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Il Comitato dei residenti torna a mobilitarsi contro l’impianto di Green Energy. L’ex consigliere di maggioranza, oggi nel gruppo misto, Antonio Ruotolo presenta una mozione con Falsiroli, Canazza e Perbellini: chiesto il riesame dell’iter e lo stop agli atti comunali. Nel mirino falda acquifera, assenza dell’acquedotto, espropri nelle risaie, nuova viabilità e concentrazione degli impianti

ISOLA DELLA SCALA – Il biometano di San Gabriele torna ad accendere Isola della Scala. E quella che sembrava una partita ormai indirizzata dalle autorizzazioni regionali si riapre sul terreno politico, ambientale e soprattutto della mobilitazione dei cittadini.

A riportare il caso dentro il Consiglio comunale è stato, giovedì 27 agosto, l’ex consigliere di maggioranza, oggi nel gruppo misto, Antonio Ruotolo, con una mozione sottoscritta anche dai consiglieri Giampietro Falsiroli, Stefano Canazza e Lidia Perbellini.

Ma alle spalle dell’iniziativa c’è soprattutto il Comitato dei cittadini e dei residenti di San Gabriele, circa 40 famiglie, che si oppone alla realizzazione dell’impianto di biometano. Una rappresentanza della frazione era presente anche in Consiglio comunale, a testimonianza di una preoccupazione che, anziché spegnersi, sembra aver trovato nuovo slancio.

L’impianto, destinato alla produzione di biometano da matrici organiche ed effluenti zootecnici, è riconducibile alla società Green Energy ed è stato autorizzato dalla Regione Veneto nel 2022, con una successiva variante nel 2025.

Ed è proprio su quell’iter, ma anche sui procedimenti che rimangono di competenza comunale, che i quattro consiglieri chiedono ora di accendere nuovamente i riflettori.

«NON È UNA BATTAGLIA CONTRO IL BIOMETANO, MA PER SAN GABRIELE»

Ruotolo racconta di essere stato coinvolto direttamente da alcuni componenti del Comitato, che gli hanno consegnato una relazione tecnica di 23 pagine predisposta su incarico di uno dei proprietari interessati dalle procedure connesse all’opera.

«Ho studiato quella documentazione e sono emersi aspetti che, a mio giudizio, meritano di essere approfonditi seriamente», spiega Ruotolo. «Non vogliamo fare una battaglia ideologica contro il biometano. La domanda è un’altra: questo impianto è compatibile con questo territorio, con le sue risaie, con la sua falda, con la viabilità e con quello che già insiste nell’area? Prima di andare avanti dobbiamo esserne certi».

La mozione chiede infatti al sindaco e alla Giunta di inoltrare alla Regione Veneto una formale istanza per la sospensione cautelare e la riapertura in autotutela del procedimento autorizzativo, verificando nuovamente i requisiti di sicurezza ambientale e l’impatto cumulativo.

Ma c’è un secondo fronte, forse ancora più concreto: quello delle competenze del Comune.

I firmatari chiedono di sospendere gli atti comunali collegati all’opera, comprese le procedure espropriative, gli interventi di allargamento o modifica delle strade vicinali e la sottoscrizione definitiva della Convenzione compensativa.

QUANDO LA STRADA PASSA ATTRAVERSO LE RISAIE

Ed è proprio il tema della viabilità a rendere ancora più delicata la vicenda.

Per consentire l’accesso all’impianto è prevista una riorganizzazione della rete stradale locale. Secondo quanto contestato dai consiglieri e dai residenti, le opere comporterebbero espropri di porzioni di terreni agricoli, alcuni dei quali coltivati a riso, per consentire l’adeguamento e l’allargamento delle strade necessarie al transito dei mezzi.

Un punto particolarmente sensibile in un Comune che ha costruito una parte fondamentale della propria identità economica, turistica e culturale proprio sulla risicoltura.

«Qui non stiamo parlando di terreni qualsiasi», insiste Ruotolo. «Siamo nel territorio del Riso Nano Vialone Veronese IGP. Ci sono risaie interessate dalle procedure legate alla nuova viabilità e, in alcuni casi, gli interventi possono incidere pesantemente sulla continuità dei fondi agricoli. È una contraddizione sulla quale dobbiamo interrogarci: valorizziamo il nostro riso come eccellenza e poi rischiamo di sacrificare porzioni dello stesso territorio che lo produce».

Non significa che un esproprio renda automaticamente illegittima un’opera pubblica o connessa a un impianto autorizzato. Ma significa, sostengono i firmatari, che l’interesse complessivo del territorio deve essere pesato fino in fondo, soprattutto quando in gioco ci sono produzioni agricole di pregio.

IL NODO PIÙ DELICATO: L’ACQUA

Poi c’è la questione che più preoccupa il Comitato: la falda acquifera.

San Gabriele, si legge nella mozione, non è servita dalla rete dell’acquedotto pubblico potabile. I residenti si approvvigionano attraverso pozzi privati che attingono dalla falda.

Un elemento che cambia radicalmente la percezione del rischio da parte di chi vive nella frazione.

«Per San Gabriele la falda non è una questione teorica: è l’acqua delle famiglie e dei campi», sottolinea Ruotolo. «Proprio perché non c’è l’acquedotto, chiediamo che venga verificata con il massimo rigore la vulnerabilità della risorsa idrica e che sia chiarito se ogni possibile scenario sia stato adeguatamente considerato».

La mozione parla espressamente di una falda freatica superficiale ritenuta ad elevata vulnerabilità idrogeologica. Si tratta di un’affermazione tecnica che dovrà essere verificata dagli enti competenti, ma è proprio per ottenere queste verifiche che i consiglieri chiedono nuovi approfondimenti.

IL CASO VICENTINO CHE HA RIACCESO I TIMORI

A rendere meno astratte le preoccupazioni dei residenti c’è quanto accaduto poche settimane fa nel Vicentino.

Il 5 agosto a Quinto Vicentino la rottura di una struttura di stoccaggio provocò la fuoriuscita di circa mille metri cubi di digestato. L’intervento di ARPAV e degli altri enti consentì di contenere il materiale nei canali secondari, impedendogli di raggiungere il fiume Tesina.

Un precedente che non può naturalmente essere utilizzato per sostenere che un incidente analogo debba verificarsi a San Gabriele, ma che per Ruotolo rappresenta un campanello d’allarme.

«Non vogliamo creare paure né dire che quello che è accaduto nel Vicentino succederà qui», precisa. «Ma quel fatto dimostra che un incidente è possibile. E quando hai una frazione senza acquedotto, dove le famiglie dipendono dai pozzi, credo sia doveroso pretendere il massimo delle verifiche prima di procedere».

«NON POSSIAMO GUARDARE UN IMPIANTO ALLA VOLTA»

C’è poi un’altra parola che ricorre nella mozione: cumulativo.

Secondo i quattro consiglieri, infatti, il progetto di San Gabriele non dovrebbe essere valutato come una struttura isolata, ma considerando la presenza di altri impianti analoghi o strutture che già insistono sul territorio e nelle zone limitrofe.

Tra le preoccupazioni indicate ci sono il traffico pesante, le emissioni, gli odori, la pressione sulla rete viaria e più in generale la qualità della vita.

«Se continuiamo a valutare ogni impianto separatamente perdiamo la fotografia complessiva», sostiene Ruotolo. «Noi chiediamo di capire quale sia l’impatto della somma di queste strutture sul territorio. Quanto traffico generano? Quanto incidono sulla viabilità? Quali effetti complessivi possono avere sull’ambiente e sulle attività agricole? È questo che vogliamo venga studiato».

La mozione chiede infatti al Comune di avviare un’indagine formale sull’effetto cumulativo degli impianti presenti nell’area di San Gabriele, Caselle e Agrinord.

IL COMITATO TORNA AL CENTRO DELLA PARTITA

La novità politica più significativa è però probabilmente un’altra. Dopo interrogazioni, autorizzazioni e passaggi amministrativi, la protesta dei residenti torna ad avere uno sbocco formale dentro il Consiglio comunale.

Ruotolo riconosce apertamente che il nuovo impulso è arrivato proprio dal Comitato.

«Sono stati alcuni cittadini a contattarmi e a mettermi a disposizione la documentazione. Mi hanno spinto ad approfondire una vicenda che oggi conosco molto meglio», afferma. «Ho sentito il dovere civico e politico di portare la loro voce in Consiglio».

«Oggi ho elementi e conoscenze che prima non avevo. Sarebbe molto più comodo far finta di nulla. Invece ritengo che, quando emergono nuove questioni, un amministratore abbia il dovere di approfondirle».

ORA LA PALLA PASSA A MIRANDOLA E ALLA MAGGIORANZA

Ruotolo, Falsiroli, Canazza e Perbellini chiedono infine che venga convocata entro trenta giorni un’assemblea pubblica con i residenti di San Gabriele e che siano coinvolti ufficialmente il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta e il Consorzio di Tutela del Riso Nano Vialone Veronese IGP.

La mozione arriverà alla discussione e al voto nel prossimo Consiglio comunale.

Ed è lì che la vicenda entrerà nella sua fase politicamente più interessante.

Perché le autorizzazioni regionali già rilasciate rappresentano un dato amministrativo che non può essere ignorato. Ma altrettanto reale è la richiesta proveniente da una parte dei residenti di San Gabriele: prima che ruspe, espropri e nuove strade modifichino il territorio, verificare ancora una volta se tutti gli elementi siano stati valutati fino in fondo.

Il sindaco Luigi Mirandola e la maggioranza dovranno quindi decidere se condividere la richiesta dei quattro consiglieri e chiedere alla Regione di riaprire il dossier, oltre a valutare quali atti di competenza comunale possano effettivamente essere sospesi.

Ruotolo: «Un fatto è certo, utilizzeremo ogni strumento legittimo a disposizione del Comune per fare chiarezza. Su acqua, risaie, espropri e futuro di San Gabriele non possiamo permetterci superficialità».

Una cosa, dopo il Consiglio del 27 agosto, appare comunque evidente: il Comitato non considera chiusa la partita. E ora la battaglia sul biometano di San Gabriele è tornata ufficialmente dentro il municipio.

Foto: il consigliere Antonio Ruotolo e un impianto di biometano.

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