Pensione anticipata (per tutti) a 64 anni, la proposta di riforma: a chi conviene lasciare prima il lavoro e gli effetti sull’assegno


di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La Lega propone i 64 anni anche per i lavoratori nel sistema misto. Le simulazioni Cgil: tagli fino a 366 euro al mese e possibile uso del Tfr

Consentire l’uscita anticipata a 64 anni anche a chi ha cominciato a lavorare prima del 1996. In vista dell’apertura del cantiere della nuova legge di Bilancio, la Lega torna sulla proposta di usare il Tfr per lasciare prima il lavoro. Come ha illustrato anche il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon in un’intervista al Corriere del 25 agosto scorso, la platea verrebbe allargata ai lavoratori nel sistema misto. La flessibilità avrebbe però una condizione, ovvero il ricalcolo interamente contributivo della pensione e, per chi non raggiunge l’importo minimo richiesto, l’impiego di una parte del Tfr.

Ma quanto «costerebbe» uscire prima dal lavoro? Secondo le simulazioni aggiornate al 6 settembre dell’Osservatorio previdenza della Cgil, nei tre profili esaminati il ricalcolo determinerebbe una riduzione del 10,6%, equivalente a una perdita permanente compresa tra 183 e 366 euro lordi al mese. Non sarebbe però una penalizzazione uguale per tutti: l’esito effettivo dipenderebbe dalla storia contributiva e dalle retribuzioni percepite prima e dopo il 1996.




















































Come funzionerebbe la proposta

Oggi la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni è riservata ai cosiddetti contributivi puri, cioè a chi ha iniziato a versare dal primo gennaio 1996. La Lega vorrebbe aprire lo stesso canale anche a chi possiede contributi anteriori a quella data e ricade quindi nel sistema misto.

Secondo la proposta, l’uscita sarebbe volontaria e richiederebbe almeno 25 anni di contributi. Il lavoratore dovrebbe però accettare che l’intera pensione, compresa la parte maturata prima del 1996, venga calcolata con il metodo contributivo. Resterebbe inoltre una soglia minima: l’assegno dovrebbe essere pari ad almeno tre volte quello sociale. Nel 2026 l’assegno sociale è salito a 546,24 euro e la soglia aggiornata è quindi pari a 1.638,72 euro lordi mensili.

Nel 2022, per accedere alla pensione a 64 anni, era necessario maturare un assegno pari ad almeno 1.310,68 euro mensili. In quattro anni la soglia è quindi aumentata di 328,04 euro. Secondo la nuova analisi della Cgil, per produrre questa differenza servirebbe un montante contributivo aggiuntivo di circa 83.851 euro, equivalente a quasi 254 mila euro di retribuzione lorda complessiva nell’arco della carriera. Nel 2030 la soglia viene stimata in 1.818,94 euro mensili: 508,26 euro in più rispetto al 2022. Il montante aggiuntivo necessario salirebbe a circa 129.863 euro, corrispondenti a quasi 394 mila euro di retribuzione lorda.

Per chi non riuscisse a raggiungerla con la sola pensione pubblica, si propone di trasformare in rendita il Tfr accantonato presso l’Inps. Platea e modalità operative devono però essere definite: non tutto il Tfr dei dipendenti privati è infatti depositato presso il Fondo di Tesoreria dell’Istituto.

Nell’intervista al Corriere, il sottosegretario aveva fatto questo esempio: un lavoratore che a 64 anni abbia maturato una pensione di 1.300 euro potrebbe ricavare altri 400 euro mensili dal Tfr, superare la soglia e lasciare il lavoro. Durigon aveva inoltre prospettato una tassazione agevolata della rendita e assicurato che non sarebbero state pregiudicate l’eventuale reversibilità della pensione e la tutela della componente derivante dal Tfr. In assenza di un testo normativo, tuttavia, coefficienti, trattamento fiscale e disciplina in caso di morte restano ancora da precisare.

Pensione anticipata a 64 anni per tutti? Requisiti, tagli all’assegno e uso del Tfr nella proposta della Lega

Quanto costerebbe il ricalcolo

Per misurare gli effetti sui lavoratori nel sistema misto, la Cgil ha costruito tre profili-tipo. In tutti i casi il dipendente arriva a 64 anni con 40 anni di contribuzione: nove maturati entro il 1995 e 31 dal 1996 in avanti. Le retribuzioni lorde finali considerate sono di 35 mila, 50 mila e 70 mila euro.

Il primo profilo è quello di un lavoratore con una retribuzione lorda finale di 35 mila euro annui. A 64 anni, dopo 40 anni di contributi, avrebbe maturato con il sistema misto una pensione di 1.726,15 euro lordi al mese. Per utilizzare il nuovo canale dovrebbe però accettare il ricalcolo interamente contributivo: l’assegno scenderebbe così a 1.543,38 euro, con una perdita permanente di 182,77 euro al mese, pari a 2.376 euro lordi all’anno. Il ricalcolo lo farebbe inoltre scendere sotto la soglia di 1.638,72 euro necessaria per uscire: dovrebbe quindi trasformare in rendita circa 24.360 euro di Tfr.

Il secondo profilo riguarda un lavoratore con una retribuzione finale di 50 mila euro lordi annui. Anche in questo caso si ipotizzano 64 anni di età e 40 anni di contributi, nove dei quali anteriori al 1996. La pensione maturata con il sistema misto sarebbe di 2.465,93 euro lordi mensili. Accettando il ricalcolo contributivo, l’importo scenderebbe a 2.204,84 euro: 261,09 euro in meno al mese e circa 3.394 euro all’anno. L’assegno resterebbe comunque superiore alla soglia, quindi non sarebbe necessario utilizzare il Tfr.

Il terzo profilo è quello di un lavoratore con una retribuzione finale di 70 mila euro lordi annui. Con il sistema misto avrebbe maturato a 64 anni una pensione di 3.452,31 euro al mese. Il ricalcolo contributivo ridurrebbe l’assegno a 3.086,77 euro, con una perdita permanente di 365,54 euro mensili, pari a circa 4.752 euro all’anno. Non avrebbe bisogno di utilizzare il Tfr per raggiungere la soglia. Se al nuovo canale fosse applicato anche il tetto previsto per l’attuale pensione anticipata contributiva, nei primi anni l’assegno effettivamente pagato scenderebbe ulteriormente a 3.059,25 euro mensili.

In tutti e tre gli esempi la Cgil applica una riduzione prudenziale del 10,6%, ponderata sulla composizione della carriera ipotizzata. Il dato non rappresenta quindi un taglio fissato dalla proposta: la perdita reale cambierebbe in base al numero di anni anteriori al 1996, alle retribuzioni percepite in quel periodo e alla dinamica dell’intera carriera.

Pensione anticipata a 64 anni per tutti? Requisiti, tagli all’assegno e uso del Tfr nella proposta della Lega

​Il Tfr trasformato in rendita

Il Tfr impiegato per raggiungere la soglia non sarebbe formalmente perduto, perché tornerebbe al lavoratore attraverso pagamenti mensili. Verrebbe però meno la disponibilità immediata del capitale, che non potrebbe più essere utilizzato per estinguere un mutuo, sostenere una spesa familiare o essere investito liberamente.

Nel profilo da 35 mila euro, inoltre, si produrrebbe una doppia conseguenza: prima la pensione pubblica verrebbe ridotta dal ricalcolo, poi il lavoratore dovrebbe utilizzare circa 24.360 euro della propria liquidazione per recuperare almeno i 95,34 euro mensili mancanti. La pensione pubblica rimarrebbe pari a 1.543,38 euro; la differenza necessaria per superare la soglia sarebbe finanziata con il suo salario differito.

Il possibile tetto per gli assegni più alti

Se si ipotizza che al nuovo canale vengano applicate anche le altre regole dell’attuale pensione anticipata contributiva, compreso il limite di cinque volte il trattamento minimo fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia, seguendo l’ipotesi Cgil, ai valori del 2026 il tetto sarebbe di 3.059,25 euro mensili. Nei primi due profili non produrrebbe conseguenze. Nel caso del lavoratore con retribuzione finale di 70 mila euro, invece, l’assegno ricalcolato di 3.086,77 euro verrebbe ridotto di altri 27,52 euro, fino a 3.059,25. La decurtazione aggiuntiva cesserebbe al raggiungimento dell’età di vecchiaia, mentre quella determinata dal ricalcolo rimarrebbe permanente.

Una minore pensione fino a oltre 110 mila euro

Proiettando la riduzione sulla speranza di vita residua a 64 anni utilizzata nell’analisi, la Cgil stima una minore pensione cumulata di circa:
* 55 mila euro per il profilo da 35 mila euro;
* 79 mila euro per quello da 50 mila;
* oltre 110 mila euro per quello da 70 mila.

Per le donne, in ragione della maggiore speranza di vita, la riduzione cumulata potrebbe risultare ancora più elevata.

Questi importi non rappresentano però il saldo economico complessivo della scelta. Misurano la minore pensione derivante dal ricalcolo e, nel terzo profilo, dal tetto, ma non sottraggono il valore degli assegni percepiti nei tre anni guadagnati con l’anticipo.

Chi esce a 64 anni comincia infatti a ricevere la pensione prima di chi aspetta l’età di vecchiaia. Chi rimane al lavoro, d’altra parte, continua a versare contributi e accede alla pensione con un montante più elevato e un coefficiente di trasformazione più favorevole. Senza una posizione contributiva individuale non è quindi possibile individuare un punto di pareggio valido per tutti.

Chi rischierebbe di rimanere escluso

Per molti lavoratori il problema si porrebbe ancora prima della valutazione sulla convenienza: potrebbero non raggiungere affatto la soglia. La Cgil prende come riferimento la retribuzione media annua dei dipendenti privati nel 2024, pari a 24.486 euro lordi. La media degli uomini è di 27.967 euro, quella delle donne si ferma a 19.833 euro. Con una retribuzione di 24.486 euro, la pensione contributiva stimata a 64 anni sarebbe di 893 euro mensili dopo 25 anni di versamenti, 1.100 euro dopo 30 anni e 1.546 euro dopo 40 anni.

Nelle simulazioni del sindacato, con 25 o 30 anni di contribuzione non basterebbe neppure trasformare in rendita tutto il Tfr maturato. Soltanto con 40 anni una parte consistente della liquidazione permetterebbe di superare la soglia attuale.

L’estensione al sistema misto allargherebbe dunque la platea dal punto di vista giuridico, ma potrebbe lasciare fuori dipendenti con redditi bassi, carriere discontinue, periodi di part-time o interruzioni legate al lavoro di cura.

A chi potrebbe convenire

La proposta potrebbe risultare interessante per chi possiede una pensione già superiore alla soglia, ha pochi anni nel sistema retributivo e considera prioritario lasciare il lavoro in anticipo. Più contenuta è la quota maturata prima del 1996, minore tende a essere l’effetto del ricalcolo.

La pensione a 64 anni sarebbe quindi «per tutti» soltanto nel senso dell’apertura anche al sistema misto. Non rappresenterebbe un diritto incondizionato all’uscita, ma un’opzione subordinata alla soglia economica e finanziata in larga misura dal lavoratore attraverso un assegno pubblico più basso e, quando necessario, una parte della propria liquidazione.

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7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 08:33)


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