Elementi della dichiarazione di successione e soggetti coinvolti


Dichiarazione di successione: chi presenta il modello e gli esoneri

L’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione riguarda anzitutto il chiamato all’eredità, cioè chi può acquisire l’eredità mediante accettazione. Sono tenuti alla presentazione quindi eredi, legatari o i rispettivi rappresentanti legali. L’obbligo di presentazione inoltre è in capo agli amministratori dell’eredità, agli esecutori testamentari e ai curatori dell’eredità giacente. Nei trust testamentari, l’obbligo può riguardare anche il trustee.

Se vi sono più soggetti obbligati, è sufficiente una sola dichiarazione di successione per la stessa successione, purché riporti dati completi su tutti i beneficiari.

L’esonero dall’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione opera soltanto quando ricorrono congiuntamente  le seguenti 3 condizioni:

  1.  l’eredità deve essere devoluta al coniuge, ai parenti in linea retta oppure a entrambi.
  2. l’attivo ereditario lordo non deve inoltre superare 100.000 euro e
  3. non può comprendere immobili o diritti reali immobiliari.

La mancanza anche di una sola condizione rende necessaria la dichiarazione di successione. La presenza di un immobile impone quindi l’adempimento anche se il valore complessivo rimane inferiore alla soglia. Lo stesso vale quando emerge successivamente un bene prima sconosciuto: in questo caso, il termine decorre dalla sopravvenienza.

Dichiarazione di successione: termini, invio telematico e ricevute

La regola generale impone di presentare la dichiarazione di successione entro 12 mesi dal decesso, momento che normalmente coincide con l’apertura della successione. In alcune situazioni, tuttavia, cambia il giorno dal quale il termine comincia a decorrere.

Il termine può partire, per esempio, dalla notizia legale della nomina del curatore. Lo stesso criterio si applica, nei casi previsti, alla nomina dell’esecutore testamentario.

La dichiarazione si trasmette ordinariamente per via telematica. Il dichiarante può procedere direttamente oppure affidarsi a un intermediario abilitato, come un professionista o un CAF.

L’Agenzia delle Entrate rende disponibile anche un software gratuito per la compilazione e l’invio. La ricevuta telematica documenta l’avvenuta trasmissione.

Nel modello, inoltre, il contribuente può richiedere l’attestazione di presentazione, utilizzata, tra l’altro, per ottenere lo sblocco dei conti intestati al defunto.

L’invio non definisce però ogni aspetto ereditario. L’adempimento fiscale resta distinto dall’accettazione dell’eredità, disciplinata dal Codice civile. Nei casi con rinunce, debiti o beneficiari incerti, occorre quindi verificare separatamente gli effetti civili degli atti compiuti, anche con l’assistenza di un professionista.

Dichiarazione di successione: frontespizio e quadri patrimoniali

Il modello della dichiarazione di successione comprende un frontespizio e diversi quadri, identificati dalle lettere da EA a ES. Il frontespizio raccoglie i dati del defunto, del dichiarante e dell’eventuale testamento. Il quadro EA riporta eredi, legatari e altri soggetti interessati.

I quadri EB ed EC sono destinati rispettivamente a terreni e fabbricati, mentre il quadro ED riguarda passività deducibili e oneri. Il quadro EE riepiloga attivo, passività e valore globale netto. Il quadro EF serve a liquidare imposte ipotecarie, catastali e altri tributi collegati; il quadro EG elenca invece la documentazione allegata.

Gli altri quadri descrivono componenti patrimoniali meno frequenti, ma spesso decisive nelle successioni complesse. In particolare, occorre verificare queste categorie:
– aziende, partecipazioni societarie, titoli e strumenti finanziari posseduti;
– navi, aeromobili e imbarcazioni compresi nel patrimonio ereditario;
– rendite, crediti e altri beni economicamente valutabili;
– donazioni e liberalità effettuate verso eredi o legatari.

I quadri EN, EO, EP, EQ ed ER accolgono aziende, partecipazioni, titoli, mezzi registrati, rendite e crediti. Il quadro ES riguarda invece donazioni e altri atti liberali del defunto. Queste informazioni possono interagire con la Quota di Legittima, ossia la parte dell’eredità che la legge riserva a determinati successibili.

Una classificazione corretta limita le incongruenze tra patrimonio dichiarato, registri catastali e documentazione bancaria.

Documenti, testamenti e prova delle passività

La documentazione allegata alla dichiarazione di successione deve consentire all’ufficio di verificare il decesso, i rapporti di parentela e la composizione dell’asse ereditario. Tra gli atti rilevanti rientrano quelli sullo stato di famiglia e i documenti che comprovano la parentela.

Occorre inoltre allegare il certificato di morte oppure la sentenza pertinente. Se esiste un testamento, deve essere prodotta una copia dell’atto di ultima volontà. La regola vale anche per il testamento olografo, dopo il completamento degli adempimenti necessari alla sua pubblicazione.

Possono essere richiesti anche l’albero genealogico e le dichiarazioni sostitutive di atto notorio. Gli allegati sono regolati dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Debiti e passività deducibili richiedono riscontri idonei a dimostrarne l’esistenza e la riferibilità al defunto. Lo stesso criterio vale per detrazioni e agevolazioni richieste. Deve essere predisposto anche il prospetto delle imposte collegate: un debito soltanto indicato, ma privo di prova, può non produrre l’effetto fiscale atteso.

Le diverse tipologie di testamento incidono sui documenti da acquisire, non sulla struttura generale del modello. Se emergono contrasti sulla titolarità dei beni, la dichiarazione non sostituisce gli strumenti civilistici. Testamenti contestati o passività rilevanti richiedono quindi una verifica specifica prima della trasmissione.

Imposte, responsabilità solidale e volture catastali

Quando l’asse comprende immobili o diritti reali immobiliari, alcune somme seguono il sistema dell’autoliquidazione. Il dichiarante calcola e versa l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, il bollo, la tassa ipotecaria e i tributi speciali entro il termine previsto per presentare la dichiarazione di successione.

L’imposta di successione segue un procedimento diverso: viene liquidata dall’ufficio sulla base dei dati dichiarati. Il pagamento deve essere effettuato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione. Questi prelievi appartengono alla categoria delle imposte indirette, poiché colpiscono il trasferimento del patrimonio.

Dichiarazione di successione: chi presenta il modello e gli esoneri

L’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione riguarda anzitutto il chiamato all’eredità, cioè chi può acquisire l’eredità mediante accettazione. Sono tenuti alla presentazione quindi eredi, legatari o i rispettivi rappresentanti legali. L’obbligo di presentazione inoltre è in capo agli amministratori dell’eredità, agli esecutori testamentari e ai curatori dell’eredità giacente. Nei trust testamentari, l’obbligo può riguardare anche il trustee.

Se vi sono più soggetti obbligati, è sufficiente una sola dichiarazione di successione per la stessa successione, purché riporti dati completi su tutti i beneficiari.

L’esonero dall’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione opera soltanto quando ricorrono congiuntamente  le seguenti 3 condizioni:

  1.  l’eredità deve essere devoluta al coniuge, ai parenti in linea retta oppure a entrambi.
  2. l’attivo ereditario lordo non deve inoltre superare 100.000 euro e
  3. non può comprendere immobili o diritti reali immobiliari.

La mancanza anche di una sola condizione rende necessaria la dichiarazione di successione. La presenza di un immobile impone quindi l’adempimento anche se il valore complessivo rimane inferiore alla soglia. Lo stesso vale quando emerge successivamente un bene prima sconosciuto: in questo caso, il termine decorre dalla sopravvenienza.

Dichiarazione di successione: termini, invio telematico e ricevute

La regola generale impone di presentare la dichiarazione di successione entro 12 mesi dal decesso, momento che normalmente coincide con l’apertura della successione. In alcune situazioni, tuttavia, cambia il giorno dal quale il termine comincia a decorrere.

Il termine può partire, per esempio, dalla notizia legale della nomina del curatore. Lo stesso criterio si applica, nei casi previsti, alla nomina dell’esecutore testamentario.

La dichiarazione si trasmette ordinariamente per via telematica. Il dichiarante può procedere direttamente oppure affidarsi a un intermediario abilitato, come un professionista o un CAF.

L’Agenzia delle Entrate rende disponibile anche un software gratuito per la compilazione e l’invio. La ricevuta telematica documenta l’avvenuta trasmissione.

Nel modello, inoltre, il contribuente può richiedere l’attestazione di presentazione, utilizzata, tra l’altro, per ottenere lo sblocco dei conti intestati al defunto.

L’invio non definisce però ogni aspetto ereditario. L’adempimento fiscale resta distinto dall’accettazione dell’eredità, disciplinata dal Codice civile. Nei casi con rinunce, debiti o beneficiari incerti, occorre quindi verificare separatamente gli effetti civili degli atti compiuti, anche con l’assistenza di un professionista.

Dichiarazione di successione: frontespizio e quadri patrimoniali

Il modello della dichiarazione di successione comprende un frontespizio e diversi quadri, identificati dalle lettere da EA a ES. Il frontespizio raccoglie i dati del defunto, del dichiarante e dell’eventuale testamento. Il quadro EA riporta eredi, legatari e altri soggetti interessati.

I quadri EB ed EC sono destinati rispettivamente a terreni e fabbricati, mentre il quadro ED riguarda passività deducibili e oneri. Il quadro EE riepiloga attivo, passività e valore globale netto. Il quadro EF serve a liquidare imposte ipotecarie, catastali e altri tributi collegati; il quadro EG elenca invece la documentazione allegata.

Gli altri quadri descrivono componenti patrimoniali meno frequenti, ma spesso decisive nelle successioni complesse. In particolare, occorre verificare queste categorie:
– aziende, partecipazioni societarie, titoli e strumenti finanziari posseduti;
– navi, aeromobili e imbarcazioni compresi nel patrimonio ereditario;
– rendite, crediti e altri beni economicamente valutabili;
– donazioni e liberalità effettuate verso eredi o legatari.

I quadri EN, EO, EP, EQ ed ER accolgono aziende, partecipazioni, titoli, mezzi registrati, rendite e crediti. Il quadro ES riguarda invece donazioni e altri atti liberali del defunto. Queste informazioni possono interagire con la Quota di Legittima, ossia la parte dell’eredità che la legge riserva a determinati successibili.

Una classificazione corretta limita le incongruenze tra patrimonio dichiarato, registri catastali e documentazione bancaria.

Documenti, testamenti e prova delle passività

La documentazione allegata alla dichiarazione di successione deve consentire all’ufficio di verificare il decesso, i rapporti di parentela e la composizione dell’asse ereditario. Tra gli atti rilevanti rientrano quelli sullo stato di famiglia e i documenti che comprovano la parentela.

Occorre inoltre allegare il certificato di morte oppure la sentenza pertinente. Se esiste un testamento, deve essere prodotta una copia dell’atto di ultima volontà. La regola vale anche per il testamento olografo, dopo il completamento degli adempimenti necessari alla sua pubblicazione.

Possono essere richiesti anche l’albero genealogico e le dichiarazioni sostitutive di atto notorio. Gli allegati sono regolati dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Debiti e passività deducibili richiedono riscontri idonei a dimostrarne l’esistenza e la riferibilità al defunto. Lo stesso criterio vale per detrazioni e agevolazioni richieste. Deve essere predisposto anche il prospetto delle imposte collegate: un debito soltanto indicato, ma privo di prova, può non produrre l’effetto fiscale atteso.

Le diverse tipologie di testamento incidono sui documenti da acquisire, non sulla struttura generale del modello. Se emergono contrasti sulla titolarità dei beni, la dichiarazione non sostituisce gli strumenti civilistici. Testamenti contestati o passività rilevanti richiedono quindi una verifica specifica prima della trasmissione.

Imposte, responsabilità solidale e volture catastali

Quando l’asse comprende immobili o diritti reali immobiliari, alcune somme seguono il sistema dell’autoliquidazione. Il dichiarante calcola e versa l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, il bollo, la tassa ipotecaria e i tributi speciali entro il termine previsto per presentare la dichiarazione di successione.

L’imposta di successione segue un procedimento diverso: viene liquidata dall’ufficio sulla base dei dati dichiarati. Il pagamento deve essere effettuato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione. Questi prelievi appartengono alla categoria delle imposte indirette, poiché colpiscono il trasferimento del patrimonio.

Gli eredi e i chiamati che possiedono beni ereditari rispondono solidalmente delle somme dovute. La solidarietà permette all’amministrazione di richiedere l’intero importo a ciascun soggetto obbligato. Il legatario risponde invece soltanto delle somme riferibili al proprio legato, nei limiti della posizione attribuitagli.

Per le volture catastali, il modello consente normalmente l’esecuzione automatica. La voltura aggiorna l’intestazione catastale, ma non risolve eventuali controversie sulla proprietà.

I dati catastali devono quindi corrispondere ai titoli di provenienza, al testamento e alle regole successorie applicabili. Errori nell’identificazione degli immobili possono incidere sia sul calcolo delle imposte sia sulle successive formalità catastali e ipotecarie.

Adempimento fiscale vs. Accettazione dell’eredità

infine un errore comune è confondere la presentazione della dichiarazione con l’accettazione dell’eredità. Sotto il profilo civilistico e notarile, si tratta di due atti con finalità diverse.

La dichiarazione di successione ha una valenza prettamente fiscale e resta del tutto distinta dall’accettazione tacita dell’eredità. Questo principio è stato chiarito in modo inequivocabile dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 8053 del 29 marzo 2017, ribadendo che pagare le imposte di successione non rende automaticamente eredi.

Al contrario, la richiesta di voltura catastale può assumere un rilievo ben diverso: secondo la sentenza n. 10796 dell’11 maggio 2009 della Corte di Cassazione, eseguire la voltura costituisce un atto incompatibile con la volontà di rinunciare, configurandosi a tutti gli effetti come accettazione tacita dell’eredità.




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