Amantea, oltre gli alibi (di Walter Giampà)



di Walter Giampà

𝐀𝐌𝐀𝐍𝐓𝐄𝐀, 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐋𝐈𝐁𝐈
Una storia fatta di ritardi, occasioni perdute e responsabilità. Ma anche di risorse, energie e possibilità ancora tutte da giocare.
C’è una domanda che il Mezzogiorno dovrebbe tornare a porsi senza paura e senza alibi: quanto del proprio destino dipende da ciò che gli è stato negato e quanto, invece, da ciò che non è riuscito a costruire?
È una domanda scomoda, perché obbliga a tenere insieme due verità.
La prima è che le disuguaglianze territoriali italiane non sono un’invenzione. Sono il risultato di una storia lunga, nella quale il Mezzogiorno ha conosciuto ritardi infrastrutturali, minori opportunità economiche, emigrazione, debolezza dei servizi e una persistente difficoltà ad agganciare pienamente i processi di sviluppo del Paese.
La seconda è che la storia, da sola, non può diventare una condanna permanente.
E proprio qui comincia la riflessione su 𝐀𝐌𝐀𝐍𝐓𝐄𝐀.

𝐔𝐍𝐀 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀̀ 𝐂𝐇𝐄 𝐇𝐀 𝐀𝐕𝐔𝐓𝐎 𝐌𝐎𝐋𝐓𝐎, 𝐌𝐀 𝐇𝐀 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐓𝐑𝐎𝐏𝐏𝐎 𝐏𝐎𝐂𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐂𝐈𝐎̀ 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐕𝐄𝐕𝐀
Amantea non è una città senza risorse.
Ha il mare, il centro storico, il paesaggio, una posizione geografica strategica, una tradizione commerciale e artigianale, una storia millenaria e un patrimonio culturale che potrebbe rappresentare un elemento distintivo dell’intera costa tirrenica cosentina.
Ha soprattutto una comunità. Eppure, da troppo tempo, queste risorse appaiono come elementi separati, raramente inseriti dentro una strategia complessiva. Il problema, allora, non è soltanto ciò che manca. 𝐄̀ 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐂𝐈𝐎̀ 𝐂𝐇𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐑𝐈𝐔𝐒𝐂𝐈𝐓𝐈 𝐀 𝐌𝐄𝐓𝐓𝐄𝐑𝐄 𝐀 𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐌𝐀.
Un territorio può ricevere finanziamenti senza produrre sviluppo. Può organizzare eventi senza costruire turismo. Può realizzare opere senza migliorare realmente la qualità della vita. Può approvare programmi e progetti senza riuscire a trasformarli in una prospettiva duratura.
È questa la differenza tra amministrare il presente e costruire il futuro.

𝐋𝐀 𝐂𝐀𝐋𝐀𝐁𝐑𝐈𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐂𝐀𝐌𝐁𝐈𝐀 𝐄 𝐋𝐄 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀̀ 𝐂𝐇𝐄 𝐑𝐈𝐒𝐂𝐇𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐃𝐈 𝐑𝐄𝐒𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎
La Calabria non è una regione immobile.
Negli ultimi anni sono cresciuti occupazione, investimenti e interventi sostenuti dalle risorse pubbliche e dai programmi di coesione. Esistono imprese, professionalità, giovani competenti, esperienze innovative e realtà territoriali capaci di produrre valore.
Ma accanto a questi segnali esistono problemi strutturali che non possono essere ignorati.
L’emigrazione verso il Centro-Nord continua a sottrarre soprattutto giovani e competenze. I servizi restano fragili. L’innovazione procede lentamente. Il turismo continua a essere caratterizzato da una forte stagionalità e da una concentrazione soprattutto lungo la fascia costiera.
In questo quadro, una città come Amantea non può permettersi di vivere esclusivamente di ciò che è stata. Deve interrogarsi su ciò che vuole diventare.

𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐂𝐇𝐈 𝐆𝐎𝐕𝐄𝐑𝐍𝐀𝐕𝐀 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀
Per troppo tempo il dibattito pubblico meridionale è rimasto prigioniero di una formula semplice: trovare un responsabile.
Lo Stato. La Regione. La Provincia. Il Comune. La burocrazia. I politici di ieri. Quelli di oggi.
Le responsabilità istituzionali esistono e devono essere denunciate quando ci sono.
Ma una comunità che attribuisce ogni problema esclusivamente agli altri rischia di diventare spettatrice del proprio destino. Amantea deve certamente chiedere allo Stato e alla Regione ciò che le spetta.
Deve pretendere infrastrutture, servizi efficienti, risorse, sicurezza, manutenzione del territorio, collegamenti e attenzione istituzionale. Ma deve anche pretendere qualità dalla propria classe dirigente.
Perché ottenere risorse è una cosa. Saperle trasformare in sviluppo è un’altra.

𝐋’𝐄𝐌𝐄𝐑𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐏𝐔𝐎̀ 𝐄𝐒𝐒𝐄𝐑𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐄𝐓𝐎𝐃𝐎 𝐃𝐈 𝐆𝐎𝐕𝐄𝐑𝐍𝐎
C’è poi una questione ancora più profonda.
Quando una città affronta continuamente problemi di acqua, viabilità, manutenzione, servizi, decoro urbano, sicurezza e organizzazione amministrativa, il rischio è che l’emergenza diventi la normalità.
Si interviene quando il problema esplode. Si cerca una soluzione quando la protesta cresce. Si organizza qualcosa quando arriva una scadenza. Si corre dietro agli eventi invece di programmare.
Ma una città non può essere amministrata permanentemente in modalità emergenziale. La buona amministrazione dovrebbe arrivare prima del problema, non dopo.
La programmazione non fa rumore come l’emergenza. Non produce necessariamente fotografie, inaugurazioni o comunicati. Ma è quella che cambia davvero una comunità.

𝐔𝐍 𝐏𝐑𝐎𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐌𝐀𝐍𝐓𝐄𝐀
Amantea ha bisogno di una prospettiva che superi la logica dei singoli interventi.
Turismo, cultura, commercio, ambiente, mare, centro storico, 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐎𝐑𝐀 𝐒𝐀𝐍 𝐆𝐈𝐎𝐕𝐀𝐍𝐍𝐈, agricoltura, attività produttive, servizi e infrastrutture non possono essere considerati compartimenti separati.
Devono diventare parti di un unico progetto territoriale. Un progetto nel quale il turismo non significhi soltanto estate, ma destagionalizzazione. Nel quale il patrimonio storico e archeologico non sia soltanto memoria, ma economia della cultura. Nel quale il mare non sia soltanto balneazione, ma identità, sport, ambiente e attrattività. Nel quale il commercio locale non venga lasciato solo davanti alle trasformazioni economiche. Nel quale Campora San Giovanni non sia percepita come una periferia, ma come una componente pienamente integrata della città. Nel quale i giovani non siano costretti a scegliere tra partire e rinunciare alle proprie aspirazioni.
E soprattutto nel quale ogni euro pubblico venga considerato non semplicemente una somma da spendere, ma un investimento da trasformare in valore per la comunità.
Questo richiede competenza, trasparenza, partecipazione e capacità di programmazione. Richiede una classe dirigente capace di ascoltare prima di decidere. E richiede cittadini disposti non soltanto a protestare quando qualcosa non funziona, ma anche a partecipare quando bisogna costruire qualcosa di nuovo.

𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐋𝐀 𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐌𝐄𝐑𝐈𝐃𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄
Il Mezzogiorno deve continuare a chiedere allo Stato infrastrutture, servizi, investimenti e pari opportunità. Ma deve anche dimostrare di saper trasformare le opportunità in risultati attraverso progetti seri e amministrazioni efficienti. La questione meridionale non può essere cancellata, ma nemmeno diventare una spiegazione buona per ogni fallimento. Il passato va conosciuto. Le disuguaglianze vanno denunciate. Le opportunità vanno rivendicate.
Ma poi bisogna fare.
Amantea ha risorse, storia, territorio e persone. Non le manca tutto. Le manca, troppo spesso, la capacità di mettere ciò che possiede dentro una direzione comune. Ed è proprio qui che deve cominciare il cambiamento.
Non aspettare il salvatore. Non cercare sempre un colpevole. Non accontentarsi dell’emergenza. Non confondere un evento con una strategia. Non scambiare un finanziamento per sviluppo.
Amantea deve pretendere di più dalle istituzioni e, nello stesso tempo, pretendere di più da se stessa.
Perché il futuro di una comunità non si costruisce raccontando soltanto ciò che non ha avuto.
Si costruisce decidendo, finalmente, che cosa vuole diventare.
𝐀𝐌𝐀𝐍𝐓𝐄𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐃𝐄𝐕𝐄 𝐏𝐈𝐔̀ 𝐋𝐈𝐌𝐈𝐓𝐀𝐑𝐒𝐈 𝐀 𝐑𝐄𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐑𝐄. 𝐃𝐄𝐕𝐄 𝐈𝐍𝐈𝐙𝐈𝐀𝐑𝐄 𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐑𝐔𝐈𝐑𝐄. (Walter Giampà)


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