La stagione delle agevolazioni edilizie lascia spazio a quella dei controlli e delle verifiche per migliaia di proprietari di immobili nel Mezzogiorno e in tutta Italia. Infatti, il ritorno alla normalità dopo la pausa estiva rischia di essere molto amaro. L’Agenzia delle Entrate ha infatti avviato in questi ultimi mesi una massiccia e capillare operazione di verifica finalizzata a scovare chi dopo aver usufruito del Superbonus 110, ha “dimenticato” di aggiornare la rendita catastale del proprio fabbricato. Un adempimento tutt’altro che formale introdotto dall’ultima manovra finanziaria che si sta traducendo in ima pioggia di lettere di compliance e che presto sfocerà in veri e propri accertamenti tributari. In particolare, dopo una prima fase sperimentale avviata lo scorso anno che ha preso di mira i casi più macroscopici gli uffici del Fisco hanno impresso un’accelerazione decisiva al fine di scovare chi non ha adeguato le rendite catastali del proprio immobile, pur avendo usufruito del bonus 110. In queste settimane è in corso una nuova e più stringente ondata di comunicazioni da parte dell’agenzia delle entrate. Infatti, l’incrocio delle banche dati dell’Anagrafe Tributaria con i dati delle cessioni dei crediti e delle asseverazioni ENEA sta permettendo all’Agenzia di individuare situazioni di netto disallineamento. Sotto la lente dei controlli attuali non ci sono più soltanto gli immobili mai censiti ma le proprietà che presentano rendite catastali irrisorie e totalmente sproporzionate rispetto all’ingente valore dei lavori strutturali o di efficientamento energetico realizzati come cappotti termici, impianti fotovoltaici e infissi di ultima generazione. Cosa prevede l’obbligo e chi rischia La normativa di riferimento è chiara: l’obbligo di aggiornamento tramite la procedura Docfa scatta ogniqualvolta gli interventi edilizi comportino un incremento del valore dell’immobile superiore al 15% del suo valore catastale originario. Di fatto, il salto di due o più classi energetiche garantito dal Superbonus si traduce quasi sempre in un automatico aumento del valore di mercato e della redditività del bene. Il mancato adeguamento si traduce in una “rendita fantasma” che penalizza le casse dello Stato e dei Comuni impositori poiché la rendita catastale è la base di calcolo per 1TMU, le imposte di registro, le tasse di successione e la stessa IRPEF. Per cui, la rendita catastale non aggiornata dal proprietario dell’immobile oltre a concretizzare una deroga sostanziale della normativa di riferimento che regola i superbonus, realizza altresì una violazione tributaria concomitante poiché permette al contribuente di versare meno imposte rispetto a quelle dovute (Imu – Registro, Irpef) considerando l’effettiva capacità reddituale del proprio fabbricato. Infatti, la rendita catastale per definizione altro non è che l’indice che quantifica la potenzialità reddituale di un fabbricato iscritto in catasto o suscettibile di essere iscritto presso il catasto edilizio urbano. In termini percentuali non sono pochi i proprietari di immobile che a seguito dei lavori di ristrutturazione dell’immobile per dotarlo di cappotti termici, impianti fotovoltaici e infìssi di ultima generazione finalizzati ad un risparmio energetico, non hanno aggiornato le rispettive rendite catastali.
Dalle lettere di compliance agli accertamenti tributari: cosa succederà nei prossimi mesi
Le lettere inviate in questi mesi dall’Agenzia delle entrate rappresentano l’ultima chiamata per il contribuente (la cosiddetta compliance); ossia, una sorta di allert con il quale l’Ade comunica in via bonaria di avere individuato l’incongruenza catastale di riferimento, invitando il contribuente ad adeguare entro un certo termine la rendita catastale dell’immobile ristrutturato. Pertanto, chi riceve ravviso (compliance) ha la possibilità di giustificare lo scostamento qualora i lavori non abbiano effettivamente modificato la consistenza o la classe dell’immobile. Diversamente entro il termine indicato dall’Agenzia delle entrate è necessario regolarizzare spontaneamente la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, potendo così presentare al catasto la variazione (catastale) di adeguamento della rendita catastale sia pure tardiva, pagando una sanzione ridotta. Così facendo, si eviterà la successiva notifica di un avviso di accertamento tributario con sanzioni particolarmente elevate.
I piani operativi dell’Agenzia delle Entrate per i prossimi mesi parlano chiaro: per chi non risponde o non si adegua al nuovo parametro catastale le lettere o avvisi bonari si trasformeranno inevitabilmente in avvisi di accertamenti tributari. In questo scenario, l’Amministrazione finanziaria provvederà all’aggiornamento d’ufficio della rendita catastale, applicando le sanzioni amministrative piene che oscillano da 1.032 euro a 8.264 euro per singola unità immobiliare. Per cui, quello che non hanno fatto i proprietari di immobili spontaneamente lo farà l’Agenzia delle entrate con un aggravio di sanzioni notevole. Ma il vero salasso fiscale arriverà dal recupero retroattivo delle imposte di riferimento; infatti, i Comuni impositori potranno emetteranno avvisi di accertamento tributari per richiedere la maggiore IMU non versata negli anni successivi alla fine dei lavori, imposta che sarà gravata da sanzioni e interessi, riconducibili nel caso di specie ad una infedele dichiarazione. Inoltre, l’assenza di un catasto aggiornato bloccherà di fatto qualsiasi futura compravendita o pratica di successione dell’immobile. Pertanto, l’invito degli ordini professionali e dei tecnici del territorio è dunque quello di non sottovalutare le raccomandate in arrivo in questi mesi e nelle ultime settimane, al fine di mettersi in regola subito in modo per evitare che il “regalo” del 110% si trasformi in una pesante sanzione.
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