Ischia, 3,3 milioni per rilanciare le imprese colpite da sisma e alluvione – Il Dispari Quotidiano


Tre milioni e 300mila euro per finanziare l’ammodernamento delle imprese dell’isola d’Ischia che hanno già ricevuto i contributi per la riduzione del fatturato provocata dal sisma del 21 agosto 2017 o dall’alluvione del 26 novembre 2022. È la dotazione prevista dall’ordinanza commissariale n. 44 del 16 settembre 2026, firmata dal commissario straordinario Marcello Giuseppe Feola e destinata a entrare in vigore dopo il visto di registrazione della Corte dei conti.

Le agevolazioni copriranno il 100 per cento delle spese riconosciute ammissibili, entro limiti differenti in base al settore: fino a 90mila euro per gli alberghi con stabilimento termale, 60mila euro per gli alberghi senza terme, 30mila euro per gli stabilimenti termali non collegati a strutture ricettive, 25mila euro per le attività di ristorazione e 12.500 euro per tutte le altre imprese.

La misura utilizza le economie rimaste sulla contabilità speciale n. 6103 dopo l’attuazione delle ordinanze n. 34 e n. 35 del 2025, adottate per indennizzare le attività danneggiate dagli eventi meteorologici del novembre 2022. I contributi saranno concessi fino all’esaurimento della disponibilità finanziaria.

Non basta avere un’impresa sull’isola

La platea non comprende automaticamente tutte le attività economiche presenti nei sei comuni. L’ordinanza individua come beneficiarie le imprese che hanno già ottenuto un contributo per riduzione di fatturato in seguito a uno dei due eventi calamitosi.

Per il sisma del 2017 sono interessate le attività che allora disponevano di una o più sedi operative a Casamicciola Terme, Forio o Lacco Ameno e che hanno beneficiato degli indennizzi previsti dalle ordinanze commissariali n. 5 del 2019, n. 8 del 2019, n. 5-bis del 2020 e n. 18 del 2022.

Per l’alluvione del 2022 possono invece accedere le imprese operanti nei comuni dell’isola che hanno ottenuto i contributi disciplinati dalle ordinanze n. 34 e n. 35 del 2025.

Alla data di approvazione del provvedimento, l’impresa deve risultare iscritta al Registro delle imprese, avere un fatturato 2026 diverso da zero ed essere in regola con gli obblighi contributivi, previdenziali e assicurativi. Deve inoltre rispettare le norme sulla sicurezza sul lavoro, la tutela ambientale e i contratti collettivi applicabili.

Sono escluse le aziende in scioglimento o liquidazione, quelle sottoposte a procedure concorsuali dirette alla cessazione dell’attività e quelle raggiunte dalle cause ostative previste dalla normativa antimafia.

Quali acquisti possono essere finanziati

Il contributo può coprire le spese sostenute e pagate con strumenti tracciabili tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2026. L’ordinanza ammette l’acquisto e il rinnovo degli arredi funzionali all’attività, oltre a macchinari, attrezzature e dotazioni strumentali.

Rientrano nella misura anche tecnologie per l’automazione dei processi aziendali, hardware, software, licenze, applicativi gestionali e altri sistemi digitali. Possono essere finanziati interventi per la digitalizzazione, piattaforme di comunicazione, sistemi di prenotazione e vendita online, servizi specialistici di marketing digitale e promozione aziendale.

Un capitolo specifico riguarda la mobilità sostenibile. Sono ammessi i veicoli elettrici destinati al trasporto di cortesia dei clienti, le e-bike e gli altri mezzi impiegati per i servizi offerti alla clientela.

I beni devono essere nuovi di fabbrica, collegati direttamente all’attività e destinati all’unità produttiva interessata dall’investimento. Dovranno rimanere nella disponibilità dell’impresa per almeno tre anni dall’erogazione del saldo.

Le spese sono calcolate al netto dell’Iva, a meno che l’imposta rappresenti per il beneficiario un costo effettivo, definitivo e non recuperabile. Questa condizione dovrà essere attestata dall’impresa e verificata dagli uffici commissariali.

Ammessi anche gli acquisti già effettuati

L’ordinanza consente di ottenere il rimborso delle spese sostenute prima della sua entrata in vigore, purché successive al 1° gennaio 2026 e comprese tra quelle ammissibili.

Per gli acquisti precedenti all’assegnazione del Codice unico di progetto, l’impresa dovrà dimostrare che la spesa è riferibile in maniera univoca al programma presentato. Serviranno fatture quietanzate e documenti capaci di provare il pagamento tracciabile. Potrà essere utilizzata anche una dichiarazione sostitutiva del legale rappresentante.

Restano fuori i beni usati o acquisiti in leasing, le manutenzioni ordinarie e straordinarie, le ristrutturazioni e gli interventi edilizi. Non saranno finanziati costi del personale, spese correnti di gestione, compensi ad amministratori e soci, imposte, interessi, terreni, fabbricati o acquisti pagati in contanti.

Sono escluse anche le spese sostenute nei confronti di società o soggetti legati al beneficiario da rapporti di controllo o collegamento.

Procedura a sportello: decisivo l’ordine cronologico

Ogni impresa potrà presentare una sola domanda, anche se il programma riguarda più unità produttive ubicate nei comuni dell’isola. L’istanza dovrà essere trasmessa entro il 15 dicembre 2026, esclusivamente attraverso la posta elettronica certificata all’indirizzo che sarà indicato dalla Struttura commissariale.

Moduli e modalità operative saranno approvati con un successivo decreto del commissario. Questo passaggio è necessario perché l’ordinanza, pur fissando la scadenza, non contiene ancora il modello di domanda né l’indirizzo Pec dedicato.

La procedura sarà valutativa a sportello: le pratiche verranno esaminate secondo l’ordine cronologico di presentazione e i contributi saranno concessi nei limiti dei 3,3 milioni disponibili. Se una domanda risulterà incompleta nei suoi elementi essenziali, ai fini della graduazione temporale conterà la data in cui verrà completata.

L’istanza dovrà contenere la descrizione dell’impresa e del programma di investimento, il dettaglio dei costi, le dichiarazioni sugli aiuti già ricevuti in regime “de minimis”, la visura camerale e la documentazione fiscale. Saranno richiesti anche preventivi, contratti di acquisto o fatture già quietanzate.

Tra gli allegati figura il bilancio provvisorio dell’impresa, sottoscritto da un revisore legale o da un commercialista abilitato, insieme all’estratto del cassetto fiscale relativo al 2026 con il riepilogo delle fatture elettroniche emesse e ricevute.

L’istruttoria dovrà concludersi entro 60 giorni. Eventuali richieste di integrazione sospenderanno il termine per un periodo massimo di 30 giorni. In caso di esito positivo, il commissario adotterà il decreto di concessione e comunicherà all’impresa il Codice unico di progetto.

Anticipo fino al 50 per cento

Il beneficiario potrà chiedere un’anticipazione fino al 50 per cento del contributo assegnato. Per ottenerla dovrà presentare una fideiussione bancaria o assicurativa di pari importo, irrevocabile e incassabile a prima richiesta.

La garanzia resterà valida fino all’erogazione del saldo e alla conclusione delle verifiche. Sarà svincolata soltanto dopo l’accertamento dell’assenza di impedimenti alla liquidazione definitiva.

Il programma di investimento dovrà essere completato entro il 30 novembre 2026. La richiesta del saldo, oppure dell’intero contributo se non è stato domandato l’anticipo, andrà trasmessa entro 15 giorni dalla conclusione degli acquisti e comunque non oltre il 15 dicembre.

Gli uffici avranno 30 giorni per verificare fatture, pagamenti, pertinenza degli investimenti e permanenza dei requisiti. Prima dell’erogazione saranno controllati il Documento unico di regolarità contributiva, gli eventuali debiti verso la pubblica amministrazione e, quando necessario, la posizione antimafia.

Attività e beni vincolati per tre anni

Dopo il pagamento del saldo, l’impresa dovrà continuare a operare per almeno tre anni. Nello stesso periodo i beni finanziati dovranno restare installati nell’unità produttiva ischitana e non potranno essere venduti, ceduti, affittati o destinati a finalità diverse.

La documentazione amministrativa, contabile e tecnica dovrà essere conservata per almeno cinque anni. La Struttura commissariale potrà effettuare controlli sui documenti e ispezioni nelle sedi aziendali.

Il contributo sarà revocato, integralmente o in parte, in caso di dichiarazioni false, perdita dei requisiti, mancata realizzazione del programma, pagamenti non tracciabili, doppio finanziamento o cessazione dell’attività prima della scadenza del vincolo triennale. Le somme recuperate saranno maggiorate degli interessi legali.

«Ancora un passo in direzione della serietà, della concretezza e, soprattutto, del rispetto incondizionato verso la resilienza delle realtà concretamente provate dagli eventi calamitosi del 2017 e 2022», dichiara il commissario straordinario Marcello Giuseppe Feola. «Sono certo che, una volta entrato in vigore, questo nuovo provvedimento darà un ulteriore importante impulso al processo di ripresa e di ammodernamento di tante coraggiose imprese locali».


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