Appunti di Sociologia del Turismo. Lo Slow Tourism come risposta all’Overtourism: viaggiare meno di corsa per abitare davvero i luoghi (Laura Tussi)


Dalla ricerca della “destinazione imperdibile” alla scoperta dei territori con tempi più umani: lo Slow Tourism propone un modo diverso di viaggiare, fondato sulla permanenza, sulla sostenibilità e sull’incontro con le comunità locali

Per anni il turismo è stato raccontato soprattutto attraverso la crescita dei numeri: più arrivi, più presenze, più voli, più strutture ricettive, più visitatori nei grandi luoghi dell’arte. Ma oggi quel modello mostra sempre più chiaramente i suoi limiti. Le città d’arte soffrono la pressione delle folle, i centri storici vengono trasformati in scenografie per visitatori di passaggio, gli abitanti sono espulsi dai quartieri più attrattivi e il viaggio rischia di ridursi a una successione di fotografie, consumate rapidamente come qualsiasi altro prodotto.

È dentro questa contraddizione che lo Slow Tourism acquista un significato nuovo. Non semplicemente un turismo “lento”, ma un diverso modo di concepire l’esperienza turistica: meno centrato sulla quantità delle destinazioni attraversate e più sulla qualità del tempo trascorso in un luogo.

La risposta all’overtourism, dunque, non può essere soltanto quella di distribuire meglio le folle. Può essere anche quella di cambiare il modo stesso in cui pensiamo il viaggio.

L’overtourism e il turismo trasformato in consumo

L’overtourism è diventato uno dei fenomeni più evidenti della trasformazione contemporanea del turismo. Venezia, Barcellona, Amsterdam, Firenze, Roma e molte altre destinazioni hanno sperimentato forme differenti di pressione turistica, con conseguenze sulla mobilità, sui prezzi delle abitazioni, sulla disponibilità di servizi e sulla vita quotidiana dei residenti.

Il problema non è necessariamente il numero assoluto dei turisti. È soprattutto la concentrazione dei flussi nello spazio e nel tempo.

Milioni di persone possono visitare un territorio senza necessariamente produrre gli stessi effetti, se i flussi sono distribuiti, se i soggiorni sono più lunghi, se il turismo dialoga con l’economia locale e se le infrastrutture sono adeguate. Al contrario, anche una destinazione relativamente piccola può essere messa sotto pressione da un turismo estremamente concentrato, caratterizzato da soggiorni brevissimi e da consumi concentrati in poche aree.

Il fenomeno del cosiddetto mordi e fuggi rappresenta forse la sua forma più evidente: arrivare, vedere, fotografare, acquistare qualcosa e ripartire.

In questo modello il territorio diventa quasi un’immagine da collezionare.

Lo Slow Tourism cambia la domanda fondamentale

Il turismo lento propone di cambiare la domanda: non più soltanto “quante cose posso vedere?”, ma “quanto posso conoscere questo luogo?”.

La differenza è sostanziale. Un viaggio lento privilegia, quando possibile, soggiorni più lunghi, mobilità sostenibile, percorsi a piedi o in bicicletta, trasporti ferroviari, piccoli centri, aree rurali, parchi, cammini e territori marginali rispetto ai circuiti turistici tradizionali.

Ma la lentezza non coincide semplicemente con il mezzo di trasporto. Si può arrivare in treno e poi vivere un’esperienza turistica completamente consumistica. Al contrario, anche un viaggio che richiede un trasferimento più rapido può diventare “slow” se il rapporto con il territorio è fondato sulla conoscenza, sull’incontro e sulla permanenza.

La vera questione è quindi culturale prima ancora che logistica.

Dal turista all’“abitante temporaneo”

Uno dei cambiamenti più interessanti riguarda il rapporto tra visitatore e comunità locale.

Nel turismo tradizionale il turista è spesso considerato un consumatore. Nel turismo lento può diventare, almeno temporaneamente, una sorta di abitante del luogo.

Compra prodotti locali, mangia nei ristoranti del territorio, conosce artigiani e produttori, frequenta mercati e negozi non pensati esclusivamente per i turisti, utilizza i trasporti pubblici, percorre itinerari meno conosciuti.

In questo modo una parte maggiore della spesa turistica può rimanere nell’economia locale.

Il turismo smette così di essere soltanto un flusso di persone e diventa una relazione economica, sociale e culturale.

È una prospettiva particolarmente importante nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove il turismo può contribuire alla sopravvivenza di attività economiche e servizi che rischiano altrimenti di scomparire.

Il tempo diventa la vera risorsa turistica

La caratteristica più radicale dello Slow Tourism è forse la rivalutazione del tempo.

Il turismo moderno ha spesso trasformato anche la vacanza in una corsa contro il tempo. Una settimana deve contenere dieci musei, cinque città, tre escursioni, una degustazione, una spiaggia e una serie infinita di fotografie da condividere.

La lentezza introduce invece un’idea apparentemente semplice: non tutto deve essere visto.

Scegliere di fermarsi tre giorni in un piccolo paese anziché visitare tre città in tre giorni significa rinunciare a una parte della quantità per guadagnare profondità.

Si può tornare nello stesso bar. Si può parlare con un abitante. Si può seguire un sentiero senza l’ossessione di arrivare rapidamente alla destinazione. Si può visitare un museo senza pensare immediatamente al successivo.

Il tempo, da limite, torna a essere parte dell’esperienza.

Cammini, ferrovie locali e mobilità dolce

Lo Slow Tourism trova nei cammini una delle sue espressioni più naturali. Il successo della Via Francigena, dei cammini italiani e degli itinerari europei dimostra che una parte della domanda turistica contemporanea è interessata non soltanto alla destinazione finale, ma al percorso.

Camminare significa infatti dilatare lo spazio. Un territorio attraversato a piedi appare diverso da quello visto dal finestrino di un’automobile.

Lo stesso vale per la bicicletta e per il trasporto ferroviario locale. Una linea ferroviaria secondaria può diventare parte dell’esperienza turistica, non soltanto un mezzo per raggiungere una destinazione.

Questa concezione permette inoltre di collegare lo Slow Tourism alle politiche di riduzione dell’impatto ambientale dei viaggi, senza trasformare la sostenibilità in una semplice etichetta commerciale.

Non basta spostare i turisti altrove

C’è però un rischio da evitare: trasformare lo Slow Tourism in una nuova strategia di marketing per distribuire l’overtourism.

Se si invita un numero crescente di visitatori a scoprire “borghi autentici e incontaminati”, senza considerare la capacità di carico dei territori, anche quei luoghi possono diventare rapidamente nuove destinazioni di massa.

La soluzione non è quindi semplicemente spostare i flussi da Venezia a un piccolo borgo, da una spiaggia affollata a una cala ancora poco conosciuta.

Bisogna interrogarsi sulla capacità del territorio di accogliere visitatori senza perdere le proprie caratteristiche.

Un turismo veramente lento deve essere anche responsabile nei confronti dei residenti.

Il diritto al turismo e il diritto a vivere nei luoghi

Questa riflessione porta a una questione più ampia: il turismo è un diritto, ma lo è anche la possibilità per gli abitanti di continuare a vivere nei propri territori.

Una città turistica non può essere considerata riuscita soltanto perché registra milioni di arrivi. Deve essere anche una città nella quale le persone possono abitare, lavorare, studiare, fare la spesa e utilizzare i servizi.

È qui che la sociologia del turismo incontra la politica urbana.

La questione non è stabilire se il turismo sia “buono” o “cattivo”. Il turismo è ormai una componente strutturale delle società contemporanee e rappresenta una risorsa economica e culturale fondamentale. Il problema consiste nel decidere quale turismo vogliamo e per chi debba funzionare.

Lo Slow Tourism può offrire una risposta proprio perché mette al centro il rapporto tra visitatori, territorio e comunità.

Dalla crescita quantitativa alla qualità dell’esperienza

Per decenni la crescita turistica è stata considerata quasi automaticamente positiva. Oggi diventa necessario introdurre altri indicatori.

Quanto rimane sul territorio della spesa turistica? Quanto dura mediamente il soggiorno? Qual è l’impatto ambientale? Come cambiano gli affitti? Quanti residenti continuano ad abitare nei centri storici? Quali servizi vengono rafforzati? Quante attività economiche locali beneficiano realmente dei flussi?

Sono domande che spostano l’attenzione dalla semplice contabilità degli arrivi alla qualità dello sviluppo turistico.

In questa prospettiva, anche una destinazione che registra meno visitatori può essere economicamente e socialmente più sostenibile di una che raggiunge continuamente nuovi record.

Viaggiare lentamente per tornare a viaggiare davvero

Lo Slow Tourism non propone di tornare a un passato idealizzato nel quale il turismo di massa non esisteva. Propone piuttosto di utilizzare la modernità in modo diverso.

Tecnologia e lentezza possono convivere. Le applicazioni possono aiutare a conoscere itinerari meno frequentati, i sistemi ferroviari possono rendere più semplice muoversi senza automobile, le piattaforme digitali possono valorizzare le attività locali. Ma la tecnologia dovrebbe essere uno strumento, non il fine dell’esperienza.

La sfida è tornare a considerare il viaggio non come una gara a chi vede più luoghi, ma come un’occasione per conoscere meglio quelli che scegliamo.

In fondo, la risposta all’overtourism potrebbe essere racchiusa proprio in questa inversione di prospettiva: non necessariamente meno persone in viaggio, ma un modo diverso di viaggiare.

Più tempo, meno consumo. Più territorio, meno attrazioni da collezionare. Più incontro, meno folla. Più comunità, meno destinazioni trasformate in prodotti.

Lo Slow Tourism non è dunque soltanto una nuova nicchia del mercato turistico. Può diventare una proposta culturale per ripensare il turismo dopo l’epoca della crescita senza limiti: un turismo nel quale il viaggiatore non attraversa semplicemente un luogo, ma accetta di lasciarsi coinvolgere dalla sua storia, dalle sue persone e dai suoi tempi.

Ed è forse proprio questa la vera risposta all’overtourism: restituire al viaggio ciò che la corsa dei grandi numeri rischia di fargli perdere, il tempo necessario per incontrare davvero un luogo.

 

 

Laura Tussi

Nella foto: un disegno di Angela Belluschi, madre della nostra giornalista Laura Tussi, con la presenza di Nora Romero e Johanna Aguilar che insieme costituiscono un autentico presidio creativo e artistico di arte terapia a supporto delle sindromi neurodegenerative al di fuori di un contesto ospedalizzato, ma nell’ambito familiare


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม