di Fabio Angeloni
La seduta del Consiglio comunale su CSP è finita… senza Consiglio. Dopo una sospensione e il rinvio alle 18:30 per un’inaugurazione, alla ripresa è mancato il numero legale. Nell’ordine del giorno del Comune c’era un solo tema: CSP. Ma la situazione al 30 giugno non era stata consegnata ai consiglieri. Secondo quanto emerso nel dibattito, la presidente Francesca Romana Tomaselli ha dichiarato che la semestrale è stata approvata dal CdA. Si è parlato anche di osservazioni dei Revisori. Allora la domanda è semplice: perché i consiglieri chiamati a giudicare la situazione della società non hanno ricevuto né il documento né quelle osservazioni? Quando il Comune li ha acquisiti? Chi ha deciso che l’aula potesse riunirsi senza?
La perdita del numero legale, dopo che il tema era stato sollevato, è un fatto politico. La voce (da fonti interne, per altro non confermata) che il sindaco Marco Piendibene abbia «secretato» la semestrale, ora può dissiparla solo la maggioranza, fornendo ai consiglieri la semestrale e i rilievi dei Revisori.
«Non gestiamo noi il sito»: la frase pronunciata dalla presidente della CSP non può diventare la risposta alla mancata disponibilità degli atti.
La mancata consegna della semestrale non è, da sola, un danno erariale né prova una responsabilità personale. Se però omesse azioni e controlli producessero un danno concreto, le responsabilità dovrebbero essere accertate nei casi previsti dall’articolo 12 del TUSP e chiamerebbero in causa i consiglieri. E’ perché si vuole evitare questa assunzione di responsabilità da parte dei consiglieri di maggioranza il motivo per cui non è stata portata in aula?
Prima di tutto, dunque, viene una responsabilità politica più elementare: riconvocare il Consiglio con tutti i documenti della semestrale sul tavolo.
Una semestrale non serve solo a contare le perdite. Quali correzioni ha deciso il CdA, con quali risultati attesi, responsabili e scadenze? Se le azioni non esistono, è un problema; se esistono ma non vengono mostrate, non lo è meno. La malattia è grave; la cura resta ignota.
I conti in rosso e lo sforamento del Piano
In aula sono stati richiamati debiti verso fornitori per 3.740.000 euro e criticità di liquidità. Senza la semestrale, voci e scadenze restano da verificare. Il Piano di ristrutturazione indicava per fine 2026 debiti verso fornitori per 3.204.095 euro. In soli sei mesi lo sforamento è già di 500 mila euro. Pagare fatture ogni mese, come sostiene la presidente, non basta visto che il debito sta aumentando.
Il costo del personale di 7,915 milioni di euro nel primo semestre è superiore al budget previsto di circa 630.000 euro.
A fronte di passività correnti per 8,4 milioni di euro ci sono attività correnti per 4,139 milioni di euro. Lo squilibrio a breve è di circa 4,3 milioni di euro (in peggioramento di circa mezzo milione rispetto allo stesso periodo del 2025).
Infine la perdita d’esercizio semestrale è di 411.376 euro, a fronte di una perdita prevista di appena 24.458 euro (uno scostamento negativo di circa 387.000 euro rispetto al Piano di ristrutturazione). Sono numeri da far tremare i polsi a qualsiasi Amministrazione.
Il nodo TPL e la contabilità analitica
Il TPL rende ancora più fragile la promessa di risanamento. ASTRAL ha aggiudicato definitivamente il lotto Tirreno Nord a Bus International Service. Secondo la Regione la gara non si tocca perché sotto i riflettori dell’Anac. La possibile permanenza di CSP tramite subaffidamenti, o della redditizia linea Porto-Stazione, richiede accordi effettivi: non può essere iscritta nei conti futuri come una certezza. Se, come ha detto oggi il sindaco, l’uscita dal servizio è rinviata ma inevitabile, qual è il piano per i ricavi che si perderanno? E quale è il futuro occupazionale degli autisti?
C’è poi una lacuna nel Piano di ristrutturazione aziendale approvato a dicembre: non mostra come i costi generali vengano distribuiti fra i servizi. Il differenziale di circa 1,6 milioni ricavato confrontando totale aziendale e prospetti settoriali è un’elaborazione, non una voce che CSP abbia certificato come costi generali. Occorre che la società lo riconcili e pubblichi i criteri annunciati per attribuire personale e spese comuni ai singoli servizi. Solo allora sapremo quanto ogni attività contribuisca realmente ai conti.
L’articolo 30 del D.Lgs. 201/2022 chiede di rilevare analiticamente l’andamento economico di ogni servizio affidato; il modello ANCI indica anche costi diretti e indiretti. Non significa che ogni servizio debba vivere delle sole tariffe. Significa che i costi non possono scomparire per poi ricomparire “annegati” nel totale.
Il Piano va aggiornato e riportato in Consiglio: scenari con e senza TPL, costi pieni, liquidità, obiettivi e responsabili. I risparmi promessi su farmacie e rifiuti vanno verificati; eventuali assunzioni ed esternalizzazioni valutate per il loro costo stabile.
La cura della verità e le garanzie per i lavoratori
Un nuovo CdA con competenze adeguate alla crisi va urgentemente valutato, non per tessere di partito ma per capacità di eseguire un risanamento misurabile. Serve un taglio effettivo dei costi: perché non è stato attuato lo stop al ricorso non giustificato a interinali e ditte esterne, a cominciare dai servizi cimiteriali? A che servono le internalizzazioni, dall’Infopoint alle Affissioni, se il personale rimane a carico di CSP? In una fase di crisi aziendale, i recenti aumenti di livello vanno ampiamente documentati con costi e motivazioni.
Serve più verità, serve un Piano di ristrutturazione rifatto a costi pieni per ogni settore, con scenari credibili senza TPL e risparmi su farmacie e rifiuti che, non avendo effetti immediati, vanno scadenzati a budget e resi credibili..
E serve dire ai lavoratori ciò che i conti consentono. Il concorso annunciato per gli interinali è ancora sostenibile? Esiste una delibera che lo autorizzi, con copertura pluriennale? Quale soluzione è prevista per gli autisti nel passaggio al nuovo gestore, e quanti dei 34 evocati in aula sarebbero davvero tutelati dalla sola linea Porto-Stazione?
“Ombre e numeri – Affari di palazzo” non nasce per stabilire chi ha ragione o torto in base all’appartenenza politica. Nasce per mantenere viva una domanda semplice, ma spesso scomoda: chi ha davvero guadagnato? Chi ci ha finora rimesso? E soprattutto: chi paga il conto finale? I cittadini o i lavoratori della CSP? Magari stavolta tutti e due?
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