Roma, 25 settembre 2026 – La spinta del Superbonus si sta esaurendo e a risentirne è il mercato dell’edilizia immobiliare. Nel primo trimestre del 2026 gli investimenti nelle abitazioni sono scesi rispetto ai tre mesi precedenti, in controtendenza rispetto alla crescita degli investimenti complessivi. Il dato arriva dal centro studi di Unimpresa, che ha analizzato le rilevazioni di Istat e Bce. Secondo l’associazione, sulla frenata pesa anche la progressiva riduzione degli incentivi fiscali per la riqualificazione degli immobili. Il rallentamento degli investimenti residenziali riguarda anche altre grandi economie dell’area euro, ma in Italia la flessione risulta particolarmente marcata. Ad ogni modo, sottolineano gli esperti, su base annua gli investimenti nelle abitazioni restano in crescita; è il confronto con i mesi precedenti che segna una battuta d’arresto rispetto alla fine del 2025. Per Unimpresa, la prossima fase richiede una politica strutturale e prevedibile per la casa.
I dati sugli investimenti
Nel primo trimestre gli investimenti in costruzioni sono diminuiti complessivamente dello 0,4%. Il risultato deriva dal calo del 2,7% degli investimenti nelle abitazioni, compensato dalla crescita dell’1,3% dei fabbricati non residenziali e delle altre opere. La componente degli investimenti destinata a impianti, macchinari e armamenti ha seguito invece una traiettoria diversa, con un incremento del 2,3% rispetto al trimestre precedente.
Il dato residenziale, se osservato su base annua, cambia: circa 23 miliardi di euro registrati nei primi tre mesi del 2026 sono infatti il 16,6% in più rispetto allo stesso trimestre del 2025. La contrazione congiunturale segnala quindi una perdita di velocità dopo una fase di forte espansione, non ancora una caduta dell’attività rispetto all’anno precedente. E, secondo gli esperti, ciò potrebbe significare che il settore conserva una massa di investimenti consistente, ma la crescita sostenuta dagli incentivi straordinari si sta progressivamente riducendo.
Meno autorizzazioni all’edilizia
Un altro segnale arriva dai permessi di costruire. Nel primo trimestre del 2026 sono state autorizzate 12.555 nuove abitazioni nei fabbricati residenziali. Rispetto al trimestre precedente il numero è diminuito del 9,2%. La superficie utile abitabile prevista nei nuovi fabbricati ammonta a circa 1,12 milioni di metri quadrati, con una contrazione del 5,5% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025.
Il confronto con il primo trimestre dell’anno precedente attenua la flessione. Le abitazioni autorizzate risultano infatti quasi stabili, con una variazione del -0,5%, mentre la superficie utile abitabile cresce del 4,4%. Anche questo indicatore suggerisce una decelerazione dell’attività più che una brusca inversione. In sostanza, le imprese stann riducendo il ritmo delle nuove iniziative rispetto alla fine del 2025, ma i livelli restano vicini a quelli dell’anno precedente.
Produzione edilizia in calo a luglio 2026
A luglio la produzione nelle costruzioni è diminuita dell’1,4% rispetto a giugno e dell’1,2% rispetto a luglio 2025. Considerando il periodo tra maggio e luglio, la produzione è scesa dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Il bilancio dei primi sette mesi dell’anno resta però, come anticipato, positivo: l’indice corretto per gli effetti di calendario segna una crescita dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. La sequenza è coerente con quella degli investimenti.
Aumentano i prezzi delle case
Nel secondo trimestre del 2026 i valori immobiliari sono aumentati del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le abitazioni nuove hanno registrato un incremento del 5% su base annua, quelle esistenti del 3,7%. Rispetto al primo trimestre, l’aumento complessivo dei prezzi è stato dell’1,7%.
La dinamica delle compravendite risulta molto più debole. Nel secondo trimestre gli scambi residenziali sono cresciuti appena dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel primo trimestre l’aumento era stato del 4,4%.
Prospettive nel post-Superbonus
Il ridimensionamento delle agevolazioni fiscali modifica le condizioni con cui famiglie e imprese valutano gli interventi sulla casa. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026 la detrazione ordinaria per le ristrutturazioni è pari al 36%, con aliquota del 50% per gli interventi effettuati dal proprietario o titolare di un diritto reale sull’abitazione principale, secondo quanto previsto dalla normativa. Per il Superbonus, l’aliquota riferita alle spese 2025 è scesa al 65% (fatte salve alcune eccezioni). La distanza rispetto alla stagione degli incentivi straordinari è quindi molto ampia; e per il settore questo significa dover contare progressivamente su una domanda meno sostenuta dal fisco e più legata alle condizioni del mercato.
“Non servono nuovi superbonus, ma una politica strutturale e prevedibile per la casa”, sostiene il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi. Secondo l’organizzazione, gli incentivi dovrebbero essere selettivi e sostenibili nel tempo, con una programmazione capace di accompagnare la riqualificazione del patrimonio immobiliare senza riprodurre una nuova stagione di misure eccezionali. La questione riguarda una filiera ampia, composta in larga parte da piccole e medie imprese. La riduzione degli incentivi può incidere sui programmi di ristrutturazione delle famiglie, sui nuovi lavori e sulla domanda di servizi collegati all’edilizia.
I dati disponibili mostrano per ora un settore ancora distante da una crisi generalizzata. Gli investimenti residenziali restano sopra i livelli di un anno fa, la produzione dei primi sette mesi è in crescita e i prezzi delle abitazioni continuano a salire. Il rallentamento, però, è visibile in più indicatori. Gli investimenti trimestrali, infatti, diminuiscono, le nuove autorizzazioni arretrano e le compravendite hanno quasi smesso di crescere. Insomma, Il mercato resta su livelli elevati, ma senza la spinta dei bonus sarà più difficile mantenere lo stesso ritmo di investimenti.
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