Tutti, o quasi, assicurano che questa è la volta buona. E che, dunque, il tanto atteso e sognato nuovo palazzetto dello sport si farà e sarà realizzato all’Ente Fiera. Lo assicura il presidente di Udine Esposizioni, Antonio Di Piazza, che ha incassato una sorta di disco verde dai soci. Annuisce il presidente della Camera di commercio, Giovanni Da Pozzo, che pure precisa che “l’unico vincolo che poniamo, anche perché ce lo impone la mission della Camera di commercio, è che il palazzetto sia pensato non soltanto per lo sport, ma anche per l’intrattenimento come spettacoli e concerti”. E, soprattutto, lo conferma un entusiasta assessore regionale al Turismo, Sergio Emidio Bini, che pensa già a una società mista. Sì, l’ottimismo era di casa lo scorso lunedì 21 settembre, al termine dell’assemblea dei soci (Cciaa Pordenone-Udine, Comune di Udine, Comune di Martignacco, Intesa Sanpaolo) dell’Ente Fiera.
Anche perché si tratterebbe della svolta tanto rincorsa dopo tre anni di un percorso a ostacoli dove il progetto, anzi l’idea dello stesso, ha cambiato più volte costi, destinazione d’uso, potenziali partner e persino volto. Variabili, queste, che peraltro la nuova proposta annunciata con un certo trionfalismo non ha potuto delineare. I nodi da affrontare restano cioè sempre gli stessi. Eccone alcuni: di che tipo di progetto si parla visto che si dovrebbe trattare di una struttura polifunzionale per sport e spettacoli? Dove sarà costruito con precisione il palazzetto? Quali problemi di viabilità si dovrà affrontare? Quale sarà il costo dell’opera? I soldi a chi saranno dati in concessione? In che misura parteciperanno pubblico e privato, come anticipato da Bini? Chi gestirà una struttura che comporterà costi enormi visto che non si potrà accedere al project financing? Domande legittime che si rincorrono lungo il cammino di questo progetto che fin qui non ha certo brillato perlomeno sotto il profilo del coordinamento e della comunicazione. Domande, inoltre, che si rincorrono da tre anni, da quando per la prima volta si è parlato di nuovo palazzetto o di un rivisitato Carnera. Tre anni che vale la pena di ripercorrere.
Cosa è successo nel 2023
Siamo a novembre 2023. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è a Udine per la presentazione, in sala Ajace, del progetto Pala Carnera 4.0 – con tanto di rendering – focalizzato sull’ammodernamento dell’impianto sportivo. Sponsor politico locale dell’operazione è il deputato di FdI, Walter Rizzetto.
La nuova, più moderna e sostenibile struttura, è stato spiegato quel giorno, era pensata per ospitare anche le partite di pallacanestro dell’Apu in A1. L’iniziativa era stata fortemente voluta dal presidente della società Alessandro Pedone ed era stata promossa attraverso un partenariato pubblico-privato presentato dal commercialista e amministratore delegato Gianpaolo Graberi, che aveva definito in quell’occasione trattarsi di un project “a freddo”, in quanto mancante delle entrate necessarie per remunerare il capitale investito dal privato. In tal senso si rinviava alla futura realizzazione di opere quali un albergo 5 stelle con area wellness (piscina, saune e altro ancora). Frattanto, sul Carnera gravava già un contributo regionale di tre milioni di euro (e altri 650 mila a copertura dell’Iva da parte del Comune di Udine) per lavori di manutenzione straordinaria. Ma il cantiere non era decollato in attesa del progetto di partenariato pubblico-privato (mai arrivato). Lo stop aveva costretto il Comune a chiedere una proroga della scadenza dell’utilizzo di quei soldi, proroga che avrebbe comportato un ritardo di almeno due anni.
I famosi 20 milioni di euro
Il progetto annunciato dal ministro Abodi ha fatto scattare – su pressing sulla Regione da parte di Rizzetto stesso – un finanziamento in finanziaria di 20 milioni di euro nella formula del project financing. L’iter aveva incontrato anche diversi contrasti dentro il centrodestra regionale. Il Comune di Udine ha preso atto di questa manifestazione d’interesse. Da sottolineare che il decreto di concessione che rappresenta il trasferimento vero e proprio nelle casse del Comune dello stanziamento è avvenuto in tempi record in assenza di una manifestazione di interesse da parte del privato. Privato che, dopo circa un anno, ha dichiarato la non percorribilità del progetto Carnera 4.0. Da lì sono emerse altre ipotesi, alcune per così dire suggestive, come quella della realizzazione di una nuova struttura per il basket ed eventi musicali in un terreno del Comune di Udine, limitrofo alla Fiera. L’ipotesi prevedeva un investimento di circa 50 milioni di euro sempre all’interno del project precedente. Sarebbero ovviamente servite poste aggiuntive cui avrebbe provveduto la Regione (con ulteriori 10-20 milioni di euro). Il Comune non aveva dimostrato contrarietà, ma aveva chiesto di recuperare il verde che sarebbe stato destinato alla nuova struttura con la bonifica dell’ex Bertoli. Poi, la storia si è arricchita di altre novità. È spuntato, infatti, il coinvolgimento di Live Nation che gestisce l’Unipol Forum di Assago e Inalpi Arena di Torino con l’idea di costruire un mega palazzetto nella stessa zona da 12/14 mila spettatori in grado di diventare punto di attrazione di Alpe Adria. Valore dell’operazione 160 milioni di euro. E nella vicenda erano entrati altri attori come lo stesso Pedone nelle vesti di promotore e Luca Tosolini di Live Nation come possibile facilitatore. Poi tutto è improvvisamente evaporato: fine di quel progetto.
L’ipotesi all’Ente Fiera
Intanto, l’Ente Fiera, grazie a 8 milioni di euro della Regione, avvia i lavori del padiglione 6 per trasformarlo in un palazzetto da dedicare a eventi musicali e convegnistica di livello per una capienza da 6/7 mila spettatori. La struttura però non può ospitare il basket, anche perché la destinazione d’uso non sarebbe coerente con la provenienza dei fondi. Nel frattempo, i lavori di demolizione sono conclusi. Il resto è storia recentissima, con quanto emerso qualche giorno fa nel corso dell’assemblea dei soci dell’Ente fiera. Dunque, come annunciato dall’assessore Bini, i 20 milioni originari ancora nelle casse del Comune dovrebbero essere dirottati verso il nuovo progetto. Ma a disposizione ci sarebbero anche gli 8 previsti per il padiglione 6. Ma c’è dell’altro che arricchisce ulteriormente questa saga che non brilla certamente per efficienza nella programmazione e che vede, come si intuisce, il Comune di Udine come mero spettatore.
Una strada ancora accidentata
A Tavagnacco, auspice l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, è stata finanziata un’associazione per realizzare un centro da destinare alla musica, per un valore di 10 milioni di euro. “La proposta è stata avanzata da un privato per finanziare la casa della musica da realizzare in partenariato con il pubblico, a cui spetterebbe il 49 per cento dell’investimento”, ci spiega lo stesso sindaco Giovanni Cucci. Ma a due anni di distanza non se ne è fatto ancora nulla. E ancora: anche se soltanto annunciati in sede di Concertazione, il Comune di Tavagnacco ha fatto una richiesta di 23 milioni di euro anche qui per realizzare un palazzetto multiuso, sport e musica. Ecco allora che il nuovo, ennesimo annuncio scaturito nei giorni scorsi – al quale la politica ha dato risalto ed enfasi – secondo il quale la strada per il nuovo palazzetto è stata tracciata ed è in discesa, va preso con le pinze. L’assenza di coordinamento tra i vari attori come gli assessori competenti, i diversi enti locali e i privati da individuare, la volontà di tenere fuori dai giochi il Comune di Udine, il fatto che siano gli assessori che dispongono dei possibili finanziamenti a dettare l’agenda rischia di rendere ancora più accidentato il percorso e di allungare ancora i tempi per realizzare la nuova struttura.
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