Bresciangrana, in arrivo il bando per l’affitto dell’azienda. Imminente un tavolo di confronto in Regione. I sindacati proclamano lo stato di agitazione


Nuovi sviluppi nella vicenda Bresciangrana. A fine luglio l’azienda casearia di Cignano di Offlaga (una quarantina di addetti) ha annunciato ai conferenti lo stop per produrre Grana: un fulmine a ciel sereno su una quarantina di allevamenti della zona, oltre che sulle organizzazioni agricole subito mobilitate, insieme all’azienda e di concerto con l’amministratore delegato Serena Maurutto, per trovare in poche ore una collocazione alternativa a circa 1.200 quintali di latte al giorno (ad oggi le stalle che continuano a conferire a Bresciangrana sono oltre 40).

La società in una nota comunica oggi, 1° ottobre, che la proroga della procedura fino al 30 ottobre non è stata concessa dal tribunale (dopo la proroga di fatto goduta nel mese di settembre). Tuttavia l’attività d’impresa prosegue regolarmente anche nell’interesse del creditori, come pure l’attività dei consulenti finalizzata alla redazione e attestazione del piano di concordato, che sarà depositato come previsto entro fine ottobre.

I passi precedenti

Il 25 giugno la società aveva depositato presso il Tribunale di Brescia il ricorso per un concordato preventivo “in bianco” (con riserva): una procedura che serve a congelare temporaneamente i debiti e proteggere il patrimonio aziendale per presentare un piano di risanamento o ristrutturazione (tempo 60 giorni)

Dopodiché Bresciangrana ha presentato richiesta di proroga del procedimento preconcordatario, istanza formale con cui un imprenditore chiede al Tribunale più tempo per completare e depositare il piano definitivo di ristrutturazione dei debiti, dopo aver presentato una domanda di concordato “in bianco” o “prenotativa”.  Una proroga fino al 30 ottobre che il tribunale non ha concesso: ora l’azienda dovrà obbligatoriamente depositare la domanda di concordato completa.

Domani, 2 ottobre, sarà pubblicato il bando per l’affitto d’azienda, cui seguirà, in costanza di procedura, la cessione della stessa, a miglior tutela di dipendenti, fornitori e clienti. È fra l’altro imminente l’apertura, da parte di Regione Lombardia, di un tavolo di confronto presso l’Assessorato all’agricoltura volto a garantire per quanto possibile la filiera produttiva collegata a Bresciangrana.

La risposta dei sindacati

“Precipita drammaticamente la situazione alla Bresciangrana. A seguito della notizia, ricevuta nella serata di ieri, della reiezione della procedura da parte del Tribunale di Brescia, il quadro per lo storico sito produttivo si fa ancora più critico. Dopo mesi di incontri che si sono rivelati inconcludenti”, le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil denunciano “una situazione di gravissima emergenza sociale e industriale che minaccia direttamente il futuro di 66 famiglie” e proclamano lo stato di agitazione.

Secondo quanto dichiarato nella giornata di domani, venerdì 2 ottobre, i sindacati incontreranno in prima battuta l’amministratrice delegata, Maurutto, e a seguire riuniranno in assemblea i lavoratori per fare il punto della situazione e decidere le prossime azioni di mobilitazione. “Il rigetto della procedura da parte del Tribunale arriva al culmine di un percorso in cui l’azienda non ha saputo garantire gli impegni presi – aggiungono -. Avviato l’iter presso il Tribunale di Brescia a fronte di un’esposizione debitoria di circa 73 milioni di euro, la proprietà aveva inizialmente garantito il mantenimento della continuità occupazionale e produttiva attraverso un affitto ponte del ramo d’azienda”.

“Oggi la realtà dei fatti è drammaticamente diversa e le prospettive di continuità lavorativa sono venute meno. Oltre alla bocciatura del Tribunale, pesa il fermo produttivo causato dal guasto dell’impianto di depurazione, che necessiterà di almeno sei mesi per essere messo a norma e in sicurezza, smentendo categoricamente le promesse aziendali di un ripristino in 40 giorni – spiegano i sindacati -. A rendere il clima ancora più teso sono state le comunicazioni ricevute, ritenute frammentarie e inadeguate”.

“Siamo di fronte a uno scenario allarmante, in cui all’assenza totale di elementi che possano garantire la continuità lavorativa si somma ora il rischio concreto di lasciare le maestranze prive di qualsiasi rete di protezione”, dichiarano le segreterie territoriali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. “I lavoratori stanno esaurendo le ultime ferie arretrate. La reiezione della procedura da parte del Tribunale aggrava enormemente la posizione dei dipendenti, facendo sorgere fortissime preoccupazioni sulla reale possibilità tecnica e normativa di accedere agli ammortizzatori sociali, inclusa la Cassa Integrazione per cessata attività con pagamento diretto da parte dell’INPS, resa indispensabile dalla mancanza di liquidità dell’azienda. Il pericolo imminente è che le maestranze restino bloccate in un limbo giuridico, senza lavoro e senza alcun sostegno al reddito“.

I sindacati esprimono inoltre profonda preoccupazione per la tenuta complessiva dei dipendenti, il cui futuro è appeso a un filo senza alcuna certezza, e denunciano il rischio concreto che l’impasse procedurale e logiche speculative prevalgano sulla salvaguardia del polo produttivo e di chi vi lavora. “Non accetteremo che a pagare le colpe di precedenti gestioni scellerate siano le lavoratrici e i lavoratori, né tantomeno che vengano lasciati scoperti sul piano degli ammortizzatori sociali”, concludono Fai, Flai e Uila. “Domani, nell’incontro con l’ad dottoressa Maurutto e nella successiva assemblea con le maestranze, pretenderemo un’assunzione di responsabilità immediata: servono risposte chiare sulle tutele reddituali e un percorso che garantisca la salvaguardia integrale di tutti i 66 posti di lavoro e la piena applicazione dei contratti. In assenza di garanzie nero su bianco, metteremo in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie”. 

Le reazioni della politica

«Gli ultimi sviluppi della vicenda Bresciangrana aumentano la preoccupazione e impongono di mettere al centro le circa quaranta aziende agricole conferenti. Il decreto del Tribunale di Brescia evidenzia che nei soli mesi di luglio e agosto l’esposizione verso i fornitori è aumentata di 4,7 milioni di euro e riporta come il peso della gestione sia stato trasferito in larga misura sui creditori e, in particolare, sui conferenti». Lo dichiara Cristina Almici, deputata di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Agricoltura della Camera.

«Non possiamo permettere che siano gli allevatori a pagare il prezzo più alto di questa crisi. Per questo chiederò a Regione Lombardia di promuovere rapidamente un tavolo dedicato ai conferenti, coinvolgendo organizzazioni agricole, sistema cooperativo, Consorzio di Tutela del Grana Padano e operatori della filiera. Dobbiamo lavorare su obiettivi concreti: tutelare i crediti maturati, garantire continuità al conferimento del latte, un prezzo sostenibile rispetto ai costi di produzione e certezza nei pagamenti. Qualunque soluzione venga individuata per Bresciangrana, dobbiamo partire dagli allevatori. Non sono semplicemente creditori di una procedura: sono aziende che devono continuare a lavorare e rappresentano il patrimonio produttivo della filiera. È da loro che dobbiamo ripartire».




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