I Tories hanno promesse per tutti. La via di Badenoch senza Farage, senza Burnham, senza Ue


 La “battaglia delle idee” di Kemi Badenoch comincia da Birmingham. Al congresso annuale del Partito conservatore, la leader dei Tory traccia la strada per riportare il partito alla guida della destra britannica e del Regno Unito. “Abbiamo soluzioni per tutti”, afferma nel suo discorso.

La sfida lanciata a Nigel Farage e Andy Burnham è solenne: “Sarà una battaglia per l’anima della nazione. Sarà dura e dobbiamo essere pronti”. Un’alleanza con Reform Uk è impossibile, aveva già sentenziato Badenoch martedì in una serie di interviste. Piuttosto che stringersi a un partito “immerso nello scandalo fino al collo”, preferisce andare alle urne da sola. Per il voto non bisogna per forza aspettare la fine della legislatura. La scorsa settimana, nel discorso alla conferenza del Labour, Burnham ha accarezzato l’idea di capitalizzare il consenso con un’elezione anticipata. Ogni momento è buono. Per cui, avverte Badenoch, bisogna farsi trovare pronti. Rifiutare un patto con Farage è un’opportunità anzitutto politica, visto che porta “un problema dopo l’altro”. Ma i conservatori devono recuperare voti. Da quando si è presa la leadership, Badenoch ha spostato il partito più a destra per provare a giocare ad armi pari. Sotto la sua guida il consenso dei Tory è aumentato, ma la distanza da Reform Uk rimane ancora sostanziale – tra i 2 e i 5 punti percentuali, secondo i sondaggisti. La rincorsa parte da un discorso deciso, senza troppo pathos se non quando Badenoch si è scagliata contro gli avversari, ma chiaro nelle proposte. Il dubbio è se riuscirà a convincere che quello conservatore sia il miglior partito per realizzarle.

“Se gestisci un’impresa, allontaneremo il governo dai tuoi affari e taglieremo le tasse.
Se sei un genitore, ti garantiremo che l’assistenza all’infanzia gratuita non venga mai revocata a causa di un aumento di stipendio.
Se desideri possedere una casa, elimineremo l’imposta di registro e ridurremo i costi di costruzione delle abitazioni.
Se sei una donna consapevole della realtà del sesso biologico – come lo sono le infermiere di Darlington – tuteleremo la tua privacy.
Se sei un agente di polizia che mette a rischio la propria vita – come ha fatto il sergente Martin Blake – ti sosterremo.
Se sei una madre che vive in un paese minacciato dall’apertura di un campo per migranti – come a Piddington – e vuoi che i tuoi figli si sentano al sicuro, espelleremo gli immigrati irregolari invece di ospitarli.
Se temi le minacce provenienti da Russia o Iran, garantiremo la sicurezza della Gran Bretagna.
Se stai per terminare gli studi, ti permetteremo di scegliere tra lavoro, università o un apprendistato di alta qualità.
Se sei un laureato che paga interessi eccessivi sui prestiti studenteschi, porremo fine a questo sistema vessatorio.
Se sei un agricoltore, elimineremo la tassa sulle aziende agricole a conduzione familiare.
Se sei un veterano, ti proteggeremo da procedimenti giudiziari ingiusti.
Se sei vittima di un reato, i colpevoli finiranno in carcere.
Se percepisci sussidi statali, ti aiuteremo a trovare un lavoro.
Se hai meno di 25 anni, ti faciliteremo l’ingresso nel mondo del lavoro.
Se sei in pensione, tuteleremo la tua pensione.
E se desideri lasciare la tua casa in eredità alla famiglia, faremo in modo che tu non debba pagare nemmeno un centesimo di tasse.
Abbiamo soluzioni per tutti”.

Badenoch prova a solleticare la pancia dell’elettorato di destra. “Nessuna imposta di bollo sull’acquisto di un immobile, nessuna tassa sulle proprietà di lusso se ci si vive e nessuna importa di successione sulla casa quando la si lascia in eredità a figli o nipoti”, garantisce sostenendo che siano misure per tutti e a sostegno del ceto medio. Lo dovrebbe essere anche la sua proposta di riforma del welfare. Per continuare a ricevere contributi, gli under 25 che non lavorano da 6 mesi dovranno aderire al programma Get to work. Se non trovano un’occupazione entro un semestre, il contributo verrà ridotto al 70%: più tempo passa, più le regole per ottenere un indennizzo saranno stringenti. Sul tavolo ci sono poi altre idee, come quella di vietare agli stranieri l’accesso ai prestiti studenteschi, di spendere 2 miliardi di sterline per costruire 50mila nuovi posti nelle carceri (i soldi verrebbero trovati dalla spesa pubblica), di ridurre le spese per la costruzione di una nuova casa, di abolire il tetto delle 100mila sterline per ricevere l’assistenza all’infanzia gratuita, di approvare nuove trivellazioni nel Mare del Nord per combattere il caro-energia.

Rispetto al discorso di un anno fa, quando doveva ancora conquistare la fiducia del partito, questa volta Badenoch sale sul palco con una sicurezza diversa, quasi beffarda. Sbeffeggia in primis Burnham: “Non lasciatevi ingannare da quest’uomo” ha affermato, ricordando che il primo ministro ha considerato l’inaugurazione del N°10 North a Manchester come il giorno più bello della sua vita. “Davvero? C’è una finta sala del consiglio dei ministri, un cartonato del gatto Larry e l’indirizzo non è nemmeno il civico dieci. È tutto finto”. L’accusa al premier è di essere “un opportunista senza principi”. E lo sfida pubblicamente: “Voglio che vinciamo le elezioni tra tre anni. Anzi, vorrei che le vincessimo la prossima settimana. Siamo pronti, non appena saranno indette. Siamo noi gli unici a conoscere la giusta via”.

Il problema è che non doveva convincere i suoi compagni di partito. Non tutti i britannici la pensano come lei. “Abbiamo cambiato il partito ma c’è ancora molto lavoro da fare. La gente guarda attraverso la vetrina, apprezza ciò che vede. Ma, diciamocelo, in pochi comprano. Dobbiamo rimediare”, riconosce Badenoch. Per riuscirci, invade il campo di Farage criticando come lui la scelta di Burnham di tornare a parlare di Brexit con un nuovo referendum. “Penso sia un’idea terribile. Riuscite a immaginare di rivivere tutto?”, afferma senza però commentare l’analisi del premier sui costi che ha comportato l’uscita dall’Unione europea.

L’opposizione al Labour è scontata. Ad oggi, il principale avversario dei conservatori rimane tuttavia Farage. Nell’arazzo esposto al convegno di Birmingham, il leader di Reform viene ritratto come un neonato che fa i capricci e butta i giocattoli fuori dal passeggino, oppure nelle vesti di un fante intenzionato a litigare con un personaggio che ha in testa un bidone – un riferimento a Count Binface, un comico nonché l’unico a presentarsi alle ultime suppletive di Clacton per sfidare Farage. Il calo nei consensi di Reform Uk non ha però comportato un riequilibrio con i Tory. Molti elettori si sono avvicinati a nuove forze estremiste, come dimostrano gli oltre 100mila presenti al raduno nazionalista convocato a Londra dall’attivista Tommy Robinson. Segno una fetta consistente dell’elettorato di destra non chiede una maggiore moderazione. Il gruppo Patriot Platform fondato da Danny Tommo, organizzatore delle proteste a Dover e Portsmouth contro gli immigrati, ha un obiettivo: compattare la working-class di destra affinché i partiti nazionali possano inserire le loro proposte nei programmi.

Difficilmente ci riuscirà finché Badenoch rimarrà alla guida dei Tory. La critica più forte rivolta a Reform Uk non è tanto quella sugli scandali dei suoi parlamentari. Quanto sull’identità nazionale: “Sono nera. Sono britannica. Sono orgogliosa del mio paese e della mia storia”. Una risposta a chi, come l’ex Tory passata a Reform Suella Braverman, non concepisce britannici neri. Badenoch indica un’altra via alla destra britannica. Da vedere in quanti si incammineranno insieme a lei.


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