Oltre cinquanta partecipanti all’iniziativa promossa dall’associazione Filakè. Olivicoltura, agricoltura 4.0, formazione e valorizzazione delle produzioni locali hanno animato una giornata dedicata al futuro delle aree rurali.
Filaga, frazione di Prizzi, si è trasformata per un giorno in un luogo di incontro e confronto sul futuro dell’agricoltura e delle comunità rurali. La seconda edizione del “Borgo del Gusto – L’oro verde dei Monti Sicani” ha riunito istituzioni, mondo della scuola, tecnici, imprenditori agricoli e appassionati, mettendo al centro l’olivicoltura come risorsa economica, culturale e identitaria del territorio.
Più di cinquanta persone hanno partecipato all’iniziativa, organizzata dall’associazione Filakè, con l’obiettivo di promuovere le produzioni agroalimentari e costruire nuove opportunità di sviluppo per il borgo e per l’intero comprensorio dei Monti Sicani.
Ad aprire i lavori è stato Antonino Buffa, presidente dell’associazione Filakè, che ha evidenziato l’impegno necessario per realizzare la manifestazione, sottolineando come il Borgo del Gusto rappresenti un’opportunità concreta per valorizzare Filaga e le sue risorse. L’ambizione, ha spiegato, è quella di andare oltre il singolo appuntamento, costruendo una programmazione continuativa di iniziative capaci di contribuire alla rinascita del borgo. Un percorso che punta a coinvolgere cittadini, imprese, associazioni e giovani, restituendo centralità a un territorio che possiede un patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale ancora da valorizzare pienamente.
Il sindaco di Prizzi, Luigi Vallone, ha espresso orgoglio per l’iniziativa, soffermandosi soprattutto sul valore dell’esperienza per le nuove generazioni. Il coinvolgimento dei ragazzi rappresenta, infatti, un investimento sul futuro, perché consente loro di conoscere le potenzialità del territorio e di acquisire consapevolezza delle opportunità professionali legate all’agricoltura e alle attività connesse.
Sulla stessa linea l’intervento del professor Giovì Castelli, responsabile dell’Istituto Tecnico a indirizzo Agrario, Agroalimentare e Agroindustria di Prizzi, che ha ribadito il ruolo della scuola come istituzione aperta al territorio. L’istituto, attraverso iniziative innovative e attività formative, promuove un rapporto diretto tra conoscenze scolastiche e realtà produttive. L’adesione degli studenti alla manifestazione è stata indicata come una testimonianza concreta dell’interesse dei giovani verso queste esperienze.
Il programma scientifico ha affrontato alcuni dei temi più rilevanti per il comparto agricolo.
Nunzio Amato, responsabile della Condotta agraria di Corleone, ha tracciato una panoramica dell’olivicoltura nei Monti Sicani, evidenziando le potenzialità del patrimonio olivicolo e le criticità che interessano il settore. Un comparto che deve confrontarsi con problemi strutturali, sostenibilità economica, organizzazione produttiva e necessità di valorizzare adeguatamente la qualità delle produzioni. L’olivo, in questo contesto, non rappresenta soltanto una coltura, ma un elemento fondamentale del paesaggio rurale e dell’identità agricola locale.
Gaspare Carbone, presidente di Acli Terra Palermo, ha approfondito il rapporto tra olivicoltura, giovani e organizzazioni impegnate nella promozione delle aree rurali. Il futuro dell’agricoltura, ha evidenziato, passa anche dalla capacità di costruire reti, favorire la partecipazione delle nuove generazioni e sostenere le realtà associative che operano quotidianamente per lo sviluppo delle comunità.
Uno sguardo rivolto all’innovazione è stato offerto da Carlo Greco, docente di Scienze Agrarie dell’Università degli Studi di Palermo, che ha illustrato le prospettive dell’agricoltura 4.0. Le nuove tecnologie, dalla digitalizzazione ai sistemi di monitoraggio e gestione delle colture, possono contribuire a razionalizzare gli interventi, ridurre i costi di produzione e migliorare l’efficienza delle aziende agricole. L’innovazione, dunque, non deve essere considerata alternativa alla tradizione, ma uno strumento per rendere più competitivo il patrimonio produttivo dei Monti Sicani.
La giornata è stata arricchita dagli interventi di Lucia Vintaloro, dirigente del Servizio ESA di Bisacquino; Mary Miceli Soletta, docente dell’ Istituto Tecnico a indirizzo Agrario, Agroalimentare e Agroindustria di Prizzi, Di Prizzi; e Domenico Cannariato, già docente e oggi imprenditore agricolo.
Particolarmente significativo il contributo di Rute Mercia Tripisciano, nata in Brasile, che ha raccontato il rapporto con l’olio nel suo Paese d’origine e il proprio amore per l’olio extravergine di oliva. Una testimonianza che ha ampliato il confronto, mostrando come l’olio sia un prodotto capace di attraversare culture e geografie, mantenendo un forte legame con la convivialità e la qualità alimentare.
Il Borgo del Gusto non si è limitato al confronto teorico. Il programma ha previsto un momento dedicato al panel test e all’analisi sensoriale dell’olio extravergine di oliva, offrendo ai partecipanti l’opportunità di approfondire le caratteristiche organolettiche dell’olio e comprendere l’importanza della valutazione sensoriale nella valorizzazione della qualità.
A seguire, la visita all’azienda agricola Amato di Prizzi ha consentito di entrare in contatto diretto con la realtà produttiva, osservando il rapporto tra attività agricola, territorio e organizzazione aziendale.
La giornata si è conclusa con una degustazione di prodotti tipici dei Monti Sicani, momento di convivialità che ha restituito il significato più autentico della manifestazione: raccontare un territorio attraverso le sue produzioni, le persone e le tradizioni gastronomiche.
La seconda edizione del Borgo del Gusto ha posto una questione che riguarda molti piccoli centri siciliani: come trasformare il patrimonio agricolo e culturale in una concreta opportunità di sviluppo?
Filaga, attraverso questa iniziativa, prova a indicare una strada che mette insieme agricoltura, formazione, innovazione, cultura alimentare e partecipazione.
L’olio extravergine diventa così il filo conduttore di una narrazione più ampia, nella quale il prodotto non è il solo protagonista. Al centro c’è il territorio, con i suoi agricoltori, i giovani, le aziende, il paesaggio e le comunità.
Perché la valorizzazione dell’oro verde dei Monti Sicani non passa soltanto dalla vendita di una bottiglia di olio, ma dalla capacità di far conoscere e vivere i luoghi in cui nasce.
E il Borgo del Gusto può rappresentare un primo tassello di un progetto più ampio di rigenerazione rurale, nel quale Filaga torni a essere non soltanto un luogo da ricordare, ma un borgo da frequentare, conoscere e abitare.
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