«Siamo pronti. Nuovi dirigenti scolastici entrati in ruolo, nuovi docenti e personale Ata. Quest’anno c’è stata un’altra “infornata” di presidi che ci permette di guardare con sempre più tranquillità alla gestione delle scuole venete. L’inverno demografico non è certo un bene per la salute della nostra comunità, ma anche questo contribuisce ad avere classi attorno ai venti alunni e istituti scolastici in grado di soddisfare pienamente la domanda di istruzione».
Le prime parole di Marco Bussetti, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, prefigurano un anno scolastico sereno, almeno dal punto di vista del personale e delle strutture nel Veneto.
«Anche quest’anno dalle nomine è emerso che il Veneto è ambito in particolare da chi vince i concorsi nel Sud Italia. La nostra regione è un crocevia di passaggio per molti neoassunti che provengono da altre regioni. Naturalmente il nostro auspicio è che si fermino qui e che contribuiscano a dare stabilità e continuità alla nostra didattica».
Per una buona scuola basta avere il personale e le strutture?
«Le scuole devono avere cura dei rapporti con il territorio. Occorre aprire collaborazioni, considerando che le nostre proposte formative sono un valore aggiunto per il territorio. Questo vale in particolare per il successo del nuovo percorso professionalizzante 4+2. Docenti e dirigenti devono saper fare squadra con gli amministratori locali e con i portatori di interesse del territorio. Noi, in Veneto, tra l’altro, siamo avvantaggiati da una discreta omogeneità territoriale. Le varie zone hanno caratteristiche simili e una popolazione scolastica ben distribuita».
Nello scorso anno ha preoccupato la presenza di classi quasi interamente composte da bambini italiani di seconda generazione, figli di immigrati.
«Il problema esiste in alcune scuole dell’infanzia. In generale, con il buon senso, cerchiamo di equilibrare la distribuzione degli studenti, in modo da evitare una concentrazione eccessiva e garantire a tutti – sia agli alunni italiani figli di genitori italiani sia agli alunni italiani di seconda generazione, figli di genitori stranieri – le migliori condizioni per studiare bene. Ovviamente dove i numeri lo consentono. Quando accade che proprio non ci sia la possibilità di un equilibrio, dobbiamo prendere atto della nuova situazione sociale, di cui la scuola non è responsabile».
Lei viene dal mondo dello sport. Come va lo sport a scuola?
«Mi pare che stiamo perdendo terreno rispetto ad altre nazioni. Lo sport a scuola va fatto con cura ed è un potente mezzo educativo. Serve in particolare per recuperare quelli che non fanno attività agonistica. Va fatto con costanza. Come lo facciamo oggi rischia di essere poco produttivo, nonostante la buona volontà dei docenti».
Ci sono novità per il prossimo anno scolastico da evidenziare?
«Piuttosto evidenzierei la continuità. Ovvero, perfezionare quello che abbiamo messo a terra negli anni passati. Abbiamo organici sempre più stabili, miglioriamo la programmazione e offriamo continuità. Dunque, facciamo le cose per bene e questo migliorerà ancora la scuola veneta che, come è noto, è ai primissimi posti nei dati Invalsi e ha abbattuto la dispersione scolastica».
Si parla tanto di social e di divieti.
«A scuola, come è noto, non si può usare il cellulare. Altri device sono permessi per ragioni didattiche. Per il resto del tempo, inviterei a riflettere. La storia ci ha insegnato che i divieti rimbalzano indietro. Noi, come scuola, cerchiamo di educare all’uso consapevole di questi strumenti».
Sarà l’anno dell’intelligenza artificiale a scuola?
«Noi siamo preparati. Molti docenti si sono aggiornati con i corsi realizzati con i fondi del Pnrr. Anche qui tutto dipende dall’uso che se ne fa. La scuola deve insegnare ad adattarsi ai cambiamenti, ad avere capacità critica. Lo dico perché non parlerei di intelligenza artificiale, non è corretto. L’intelligenza è altra cosa. L’intelligenza è la capacità di comprendere, apprendere, ragionare e risolvere problemi, adattandosi a situazioni nuove e utilizzando le conoscenze acquisite per raggiungere uno scopo. In parole semplici: essere intelligenti significa saper capire ciò che accade, imparare dall’esperienza e usare ciò che si sa in modo efficace. Questo fa la scuola».
42 mila insegnanti sono entrati in ruolo il 1° settembre
Con l’avvio dell’anno scolastico 2025-26, il Ministero dell’Istruzione e del Merito registra un significativo avanzamento sul fronte delle assunzioni del personale docente, concluse con tre settimane di anticipo rispetto allo scorso anno scolastico, e la riduzione delle reggenze nelle istituzioni scolastiche. Entro settembre di quest’anno, 41.901 nuovi docenti entreranno in ruolo, pari al 76,8 per cento dei posti disponibili a livello nazionale, il 30 in più rispetto allo scorso anno. Dopo le immissioni in ruolo su posto comune, la copertura dell’organico è pari al 97,3 per cento, rispetto al 94 per cento dell’a.s. 2024-25.
Un’attenzione particolare è riservata al sostegno: i docenti assunti sono 7.820, per un totale di circa 121.879 insegnanti di ruolo e una copertura di organico al 95,2 per cento (erano l’89 per cento prima di queste nuove assunzioni). Inoltre, per la prima volta, per garantire la continuità didattica agli studenti con disabilità, potranno essere confermati i supplenti annuali o con nomina fino al 30 giugno per i quali le famiglie hanno fatto richiesta di continuità.
Sostegno: supplenze con personale non specializzato
L’anno scolastico 2026-27 parte con un consistente piano di assunzioni che coinvolge docenti, insegnanti di sostegno, dirigenti scolastici, insegnanti di religione e personale Ata.
Resta, però, aperto il problema delle supplenze, soprattutto sul sostegno, dove continua a essere elevato il ricorso obbligato a personale non specializzato.
Le novità: Educazione civica, arriva l’intelligenza artificiale

L’anno scolastico si apre con una nuova grande protagonista: l’intelligenza artificiale. Gli strumenti per utilizzarla erano già presenti, ma da quest’anno l’IA entra anche nell’insegnamento dell’Educazione civica. Sono numerosi i corsi organizzati per formare i docenti e molti insegnanti potranno, quindi, integrarla nella propria attività didattica. Gli studenti non saranno lasciati soli, facendo un uso privato e spesso poco consapevole della tecnologia, ma potranno imparare a utilizzarla in modo critico e responsabile.
L’Ia può aiutare a ripetere, fare riassunti, esercitarsi, simulare interrogazioni e verifiche. Non sostituirà però, almeno per ora, la tradizionale prova in classe, nella quale lo studente dovrà dimostrare ciò che ha realmente imparato. Intanto la rete dei licei con curvatura Scienza dei dati e Intelligenza artificiale è arrivata a 51 istituti in Italia, due dei quali in Veneto.
Le novità per infanzia, elementari e medie
Dal 2026-27 si parte con le nuove “Indicazioni nazionali per infanzia, primaria e secondaria di primo grado”. Più spazio alla narrazione nella scuola dell’infanzia, poesie da imparare a memoria nella primaria, maggiore attenzione all’informatica e, dalla seconda classe della secondaria di primo grado, la possibilità di scegliere il latino. Per l’italiano si punta su grammatica, sintassi e lettura; per la storia cresce l’attenzione alla civiltà occidentale, con Atene, Roma e Gerusalemme, mentre torna centrale anche la geografia.
Liceo matematico e modello 4+2
La matematica cambia passo con la nuova sperimentazione nazionale del Liceo matematico, che coinvolgerà circa un centinaio di scuole attraverso il Laboratorio matematico e un approccio più interdisciplinare.
Sotto i riflettori anche i percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale, il cosiddetto modello 4+2: quattro anni di scuola superiore seguiti da due negli Its Academy. L’obiettivo è avvicinare scuola e mondo del lavoro, rafforzando laboratori, competenze tecnologiche e rapporti con imprese e territorio.
Educazione sessuale e psicologo scolastico (al palo)
Per le iniziative sulla educazione sessuale rivolte agli studenti minorenni sarà necessario il consenso informato dei genitori; per i maggiorenni deciderà lo studente. Le attività dovranno essere inserite nella programmazione della scuola e rispettare i criteri stabiliti dagli organi collegiali. In caso di mancata adesione, saranno previste attività alternative.
Resta, invece, al palo l’idea dello psicologo scolastico, figura ormai strutturata in molti sistemi educativi europei, ma ancora lontana dal diventare una presenza stabile nelle scuole italiane. Sul tavolo c’è al momento la proposta di legge del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che punta a istituire un servizio di psicologia territoriale e di comunità, ma che riguarda il territorio nel suo complesso e non le scuole.
Cambia ancora la modalità dei giudizi
La formazione linguistica si apre sempre più all’estero. Aumentano le opportunità di mobilità per studenti e docenti, con corsi di lingua e percorsi di formazione scuola-lavoro fuori dall’Italia.
Confermata anche la stretta sull’uso dello smartphone, che riguarda, ormai, sia il primo che il secondo ciclo. Per le sospensioni disciplinari superiori a due giorni potranno essere previste attività di cittadinanza solidale in strutture convenzionate con le scuole: la sanzione diventa così un’occasione educativa e di responsabilizzazione.
Addio ai giudizi descrittivi: alla primaria tornano Ottimo, Distinto, Buono, Discreto, Sufficiente e Non sufficiente. Restano, invece, i voti numerici nella scuola secondaria. Cambia ancora una volta, dunque, il modo con cui la scuola comunica alle famiglie il rendimento degli alunni.
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