la norma fiscale che blocca il conto e quanto costa sbloccarlo


Muore un familiare e nel giro di pochi giorni la famiglia scopre che i soldi sul suo conto sono diventati irraggiungibili. Non per crudeltà della banca: per una norma fiscale che le impedisce di consegnarli a chiunque prima che lo Stato sappia chi sono gli eredi. Quanto costa sbloccarli, e a quali condizioni, sono due domande con risposte precise, e non sono quelle che circolano.

Il conto si blocca per legge fiscale, non per scelta della banca

La base non è una prassi bancaria ma una norma imperativa del testo unico sulle successioni: i debitori del defunto e i detentori dei beni che gli appartenevano non possono pagare le somme dovute né consegnare i beni agli eredi senza la prova che la dichiarazione di successione sia stata presentata.

La ratio è tributaria, non protettiva: serve a garantire che l’imposta venga dichiarata prima che il patrimonio si disperda. Non appena riceve notizia del decesso, la banca blocca tutti i rapporti intestati al defunto, e li sblocca solo su istruzioni scritte e concordi di tutti gli eredi, dopo la dichiarazione di successione o quella di esonero.

Da qui il primo dato utile: la dichiarazione va presentata entro dodici mesi dall’apertura della successione, e finché non è presentata il conto resta fermo. Chi aspetta undici mesi per andare dal commercialista sta aspettando undici mesi anche per i propri soldi.

Le spese funerarie non si possono pagare dal conto del defunto

È la convinzione più diffusa e più sbagliata su tutta la materia. Decine di pagine online sostengono che gli eredi possano comunque prelevare per il funerale. La norma non prevede alcuna eccezione, e il principale gruppo bancario italiano lo scrive nero su bianco nella propria guida alle successioni: non sono consentiti addebiti per spese funerarie sui conti del defunto prima di acquisire la dichiarazione di successione o quella di esonero. Lo stesso vale per le spese mediche.

Le spese funebri danno diritto a una detrazione IRPEF del 19% su un massimo di 1.550 euro e sono deducibili dall’attivo ereditario fino a 1.032,91 euro, ed è probabilmente da lì che nasce l’equivoco. Ma è un tema fiscale, non un diritto di prelievo: il funerale, in pratica, lo anticipa qualcuno di tasca propria e lo recupera dopo.

Vale la pena sapere che altrove funziona diversamente. Nel Regno Unito, dove il blocco è una prassi della banca e non una norma tributaria, gli istituti pagano la fattura dell’impresa funebre direttamente, dietro presentazione della fattura, prima di qualsiasi procedura ereditaria.

Le spese di pratica successoria, senza alcun tetto di legge

La banca addebita una commissione per la gestione della pratica, e in Italia non esiste alcun tetto di legge né un tariffario vincolante. La commissione è legittima soltanto se era prevista dal contratto o pubblicata nei fogli informativi alla data del decesso: una voce comparsa dopo, o mai pubblicata, si contesta.

Gli importi effettivamente praticati stanno in una forbice ampia. Alcuni istituti applicano cento euro per una successione legittima e duecento per una testamentaria. Altri ragionano per scaglioni: nulla fino a mille euro di attivo, quindici euro fino a cinquemila, e oltre quella soglia un minimo di settanta e un massimo di trecento.

Quanto costa la pratica, banca per banca

Spese di pratica successoria

da a  €

Ogni istituto apre la sua pratica e applica la sua commissione: il costo cresce con il numero di banche, non con il patrimonio

Forbice ricavata dai fogli informativi pubblicati da alcuni gruppi bancari; il tuo istituto può applicarne altre

Il costo cresce soprattutto con il numero di rapporti, molto meno con la loro consistenza, ed è la ragione per cui un vecchio libretto dimenticato in una banca lasciata vent’anni fa può costare, in pratiche e in tempo, più di quanto contenga. Se poi è fermo da oltre dieci anni, con ogni probabilità non è nemmeno più lì: è confluito nel Fondo rapporti dormienti. Accorpare i conti finché si è in vita è il regalo più economico che si possa fare a chi dovrà sistemare le cose.

Una precisazione necessaria, perché l’informazione sbagliata circola molto. Il tetto dell’1% con un massimo di poche centinaia di euro per banca non esiste in Italia: è una legge francese, ripresa da siti in lingua italiana come se fosse nostra. Chi te la cita come norma applicabile si sbaglia.

L’imposta di successione, che è tutt’altra cosa

Da non confondere con le spese bancarie: quelle remunerano il lavoro della banca, l’imposta di successione è invece un tributo dovuto allo Stato, calcolato sul valore dell’eredità con aliquote e franchigie che dipendono dal grado di parentela.

  • Coniuge e parenti in linea retta: 4%, con una franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario.
  • Fratelli e sorelle: 6%, con una franchigia di centomila euro ciascuno.
  • Altri parenti fino al quarto grado: 6%, ma senza alcuna franchigia.
  • Tutti gli altri: 8%, senza franchigia.
  • Beneficiari con disabilità grave: si applica l’aliquota del loro grado di parentela, ma con una franchigia di 1.500.000 euro.

Con quelle franchigie, la stragrande maggioranza delle successioni fra genitori e figli non paga un euro di imposta. Dal 2025 è cambiato il metodo, non la misura: l’imposta si autoliquida, cioè la calcola il contribuente e la versa entro novanta giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, con il controllo dell’Agenzia che arriva dopo.

Buono a sapersi: in alcuni casi la dichiarazione non va nemmeno presentata. L’esonero scatta quando ricorrono tutte e tre queste condizioni insieme: eredità devoluta al coniuge o ai parenti in linea retta, valore non superiore a centomila euro, e nessun immobile né diritto reale immobiliare nell’attivo. Basta un box auto e l’esonero salta, a prescindere dal valore.

Il conto cointestato, e l’errore che molti subiscono

Qui c’è una differenza fra quello che dice la regola e quello che raccontano molte guide online. Verso la banca i cointestatari sono creditori in solido, ma nei rapporti interni il credito si presume diviso in parti uguali, ed è solo la quota del defunto a cadere in successione.

La conseguenza operativa la scrive la banca stessa: in caso di rapporti cointestati il blocco agisce esclusivamente sulla quota del defunto esistente alla data della morte, lasciando disponibile quella del cointestatario. Se ti bloccano il cento per cento di un conto cointestato, hai un argomento scritto da opporre allo sportello, e vale la pena usarlo prima di rassegnarsi.

Resta il gesto preventivo che conta più di tutti gli altri messi insieme, e non costa niente: sapere dove sono i rapporti. Un elenco degli istituti, tenuto insieme ai documenti di casa, risparmia a chi rimane mesi di ricerche e una pratica in più per ogni conto dimenticato. Se stai già facendo ordine, vale la pena guardare anche come funziona un conto corrente e quali rapporti tenere aperti davvero.



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