Auto e giovani, dalla proprietà al noleggio: così cambia la mobilità delle nuove generazioni


Per generazioni la patente e la prima automobile hanno rappresentato uno dei passaggi simbolici verso l’età adulta, associati all’idea di autonomia e indipendenza. Oggi quella sequenza appare meno scontata. Non perché i giovani attribuiscano meno valore alla mobilità, ma perché l’automobile è entrata in un ecosistema più ampio, nel quale convivono trasporto pubblico, treni ad alta velocità, voli low-cost, autobus a lunga percorrenza e servizi di sharing.

A essere meno scontata, dunque, non è tanto la necessità di muoversi quanto la scelta di acquistare e possedere un’auto. Cambiano il momento dell’acquisto, le formule di accesso, il tipo di vettura e anche i marchi presi in considerazione. «I dati sulle patenti restituiscono, innanzitutto, un quadro sempre più articolato rispetto all’idea di un progressivo allontanamento dei giovani dall’automobile», afferma Tommaso Carboni, Country Director di bee2link group Italia, tech company che sviluppa piattaforme software e soluzioni software as a service. «Nel 2025, secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, su oltre 1 milione di patenti rilasciate a seguito di esame quasi il 74% è stato conseguito da under 25: il 62,33% a persone con meno di 21 anni e un ulteriore 11,46% alla fascia tra 21 e 24 anni».

La patente continua quindi a riguardare soprattutto generazioni più giovani; da una parte perché resta un rito di passaggio, spesso condiviso con i coetanei nello stesso momento della vita, e conserva un valore simbolico di ingresso nell’età adulta; dall’altra perché rappresenta una forma di autonomia potenziale, qualcosa da avere «nel caso serva» anche se nell’immediato non si possiede un veicolo.

Dalla proprietà all’accesso

Una delle prime evidenze di questo cambiamento arriva dalle formule alternative alla proprietà. Secondo il Global Automotive Consumer Study 2025 di Deloitte, il 37% degli italiani intervistati si dichiarava disposto a rinunciare al possesso di un veicolo a favore di soluzioni di Mobility-as-a-Service. Tra i 18 e i 34 anni la percentuale saliva al 42%.

Il dato va letto insieme a un altro elemento: il 49% degli italiani dichiarava di utilizzare l’auto ogni giorno. Utilizzo e proprietà, quindi, non coincidono necessariamente più come in passato. L’automobile può continuare a essere centrale nella vita quotidiana senza che il possesso rappresenti l’unica modalità di accesso.

Il fenomeno è particolarmente evidente nelle grandi città, dove la maggior disponibilità di alternative consente di costruire la mobilità combinando strumenti diversi a seconda delle esigenze.

L’indagine sulla mobilità condotta da Amat su 20 mila persone mostra che, nell’arco delle 24 ore, i residenti milanesi effettuano il 35% degli spostamenti a piedi o in bicicletta, il 31% con l’auto privata e il 29% con il trasporto pubblico. Per chi vive fuori Milano, invece, la quota degli spostamenti effettuati con l’auto sale al 53%.

Anche il parco circolante e lo sharing fotografano una situazione differente: a Milano si contano 497 auto ogni mille abitanti, contro una media italiana di 701, mentre i noleggi giornalieri dei servizi di sharing sono passati da 22.600 nel 2016 a 34.700 nel 2024.

Più che una perdita generalizzata di importanza dell’automobile, i numeri descrivono quindi una mobilità più composita. Dove metropolitane, trasporto pubblico, sharing, ciclabilità e servizi di prossimità sono facilmente disponibili, rinviare l’acquisto o rinunciare alla proprietà può essere più semplice. In provincia o nei piccoli centri, dove le alternative sono meno numerose, la stessa scelta può risultare molto più difficile.

Il fattore costo

A cambiare il rapporto con l’auto è anche il prezzo. L’edizione 2026 dell’indagine sulla mobilità realizzata da Bain & Company con Aniasa ha rilevato che oggi servono mediamente 11 mensilità di stipendio per acquistare un’auto nuova, contro circa cinque nel 2000. Nello stesso studio, il 59% degli intervistati ha dichiarato di non avere preso in considerazione l’acquisto di una nuova vettura oppure di averlo rinviato. Tra le motivazioni emergono soprattutto l’incertezza sulle prospettive di reddito e l’attesa di prezzi o formule di accesso più favorevoli.

È un contesto che pesa in modo particolare sulle generazioni più giovani. Alla retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti, pari a 27.649 euro, si contrappone infatti una media di circa 21 mila euro lordi per gli under 35, considerando la fascia 25-34 anni. E il prezzo dell’auto non è l’unica voce. Nel primo trimestre del 2026 il premio medio effettivamente pagato per la RC Auto ha raggiunto 423 euro, in aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiungono manutenzione, carburante o ricarica, parcheggio e svalutazione del veicolo.

«Innanzitutto, perché acquistare in un’unica soluzione richiede un capitale iniziale che può essere difficile accumulare; mentre un finanziamento tradizionale distribuisce l’esborso nel tempo, ma non riduce il costo dell’acquisto e vi aggiunge quello del credito. Il punto, quindi, non è necessariamente una minor attrazione verso l’automobile, quanto la sostenibilità economica dell’impegno richiesto per possederla», spiega Carboni.

Da qui l’attenzione in aumento verso modalità di accesso differenti dall’acquisto tradizionale. Il noleggio a lungo termine, in particolare, consente di trasformare una parte dei costi legati alla proprietà in un esborso più prevedibile e, alla scadenza del contratto, di restituire il veicolo. «In questo quadro, la crescita di formule alternative all’acquisto, come il noleggio a lungo termine, può essere letta come parte di un mercato che sta ampliando le modalità di accesso all’automobile anche per rispondere al bisogno di rendere più prevedibile l’impegno economico e mantenere una maggiore reversibilità nelle scelte», sottolinea il Country Director di bee2link group Italia.

In un contratto di tre o quattro anni, per esempio, alla scadenza il veicolo può essere restituito: se nel frattempo reddito, lavoro o necessità personali sono cambiati, non si resta legati alla proprietà né alla gestione della rivendita. Nel finanziamento tradizionale, invece, il prezzo viene distribuito in rate ma il percorso resta finalizzato all’acquisto del veicolo.

I dati di mercato confermano che accanto alla proprietà stanno acquisendo spazio formule diverse. Nei primi otto mesi del 2026 i privati rappresentano ancora il 53,4% delle immatricolazioni, mentre il noleggio a lungo termine pesa per il 21% e quello a breve termine per il 9,5%.

Nel 2026 è inoltre stato introdotto in via sperimentale il programma di noleggio sociale a lungo termine di autoveicoli a basse emissioni destinato alle persone fisiche con ISEE inferiore a 30 mila euro. Per i veicoli ammessi sono previsti contratti di almeno 36 mesi, con un canone sociale di 100 euro mensili, Iva inclusa, fino a 12 mila chilometri annui e con obbligo di rottamazione di un veicolo fino a Euro 4. Al termine del contratto è prevista anche la possibilità di acquistare il mezzo con uno sconto del 10% sul valore di mercato.

Più apertura verso i nuovi marchi

Il cambiamento non riguarda però soltanto il modo in cui l’auto viene acquistata. Anche la scelta del prodotto e del marchio appare più aperta rispetto al passato. Un segnale arriva dai costruttori cinesi. Nel sondaggio Areté del maggio 2026, il 75% dei giovani intervistati ha dteto che sarebbe disposto ad acquistare un’automobile prodotta in Cina. Per il 53% l’elemento di maggiore attrazione è il mix tra contenuti tecnologici e qualità del prodotto, mentre il 43% indica il prezzo competitivo.

Quasi un intervistato su due sceglierebbe una motorizzazione ibrida e il 34% guarderebbe a un’elettrica pura, mentre il 20% indica la benzina. Il dato non implica necessariamente uno spostamento generalizzato verso i costruttori cinesi, ma segnala una maggior apertura verso brand relativamente nuovi sul mercato italiano, soprattutto quando l’offerta viene percepita come competitiva in termini di tecnologia e prezzo.

Elettrico, tecnologia e convenienza

La sostenibilità entra quindi nel processo decisionale, ma non necessariamente come variabile isolata. L’interesse verso l’elettrificazione sembra infatti intrecciarsi con valutazioni economiche e tecnologiche. Il Global Automotive Consumer Study 2025 di Deloitte rilevava che prezzo, qualità e caratteristiche del veicolo restavano i principali criteri di acquisto e che l’interesse per l’elettrico aveva risentito dell’aumento dei prezzi. Tra chi prendeva in considerazione un veicolo elettrico, anche il possibile risparmio sui costi del carburante rappresentava una motivazione rilevante.

Il mercato italiano conferma, peraltro, una transizione articolata più che un passaggio netto da una tecnologia all’altra. Nei primi otto mesi del 2026 sono state immatricolate quasi 1,13 milioni di vetture: le ibride hanno rappresentato il 49,3%, le plug-in hybrid il 9,4% e le elettriche pure l’8%, mentre benzina e diesel si sono fermate rispettivamente al 19,6% e al 6,7%.

A rendere più articolata la decisione contribuisce anche la normativa. Per chi ha conseguito la patente B da dicembre 2024, nei primi tre anni valgono limiti di potenza specifica fino a 75 kW per tonnellata e, per le autovetture M1, un tetto massimo di 105 kW.

Dal 29 novembre 2026 inizierà inoltre ad applicarsi Euro 7 ai nuovi tipi di autovetture e furgoni delle categorie M1 e N1, con requisiti che riguardano non soltanto le emissioni allo scarico, ma anche aspetti come la durabilità delle batterie e le emissioni generate da freni e pneumatici.

«Ne emerge un mercato in cui l’acquisto di un’automobile richiede di tenere insieme molte più variabili rispetto al passato: alimentazione, infrastruttura di ricarica, accesso alle città, valore residuo, formule finanziarie, limiti per i neopatentati ed evoluzione normativa. E proprio questa complessità contribuisce a rafforzare il ruolo consulenziale dei concessionari, pur all’interno di un percorso d’acquisto sempre più digitale», aggiunge Carboni.

Il punto vendita fisico, infatti, non scompare. Il 60% degli italiani preferisce ancora recarsi in concessionaria per acquistare un’auto, soprattutto per vedere e provare fisicamente il veicolo, confrontare l’offerta e avere maggiore trasparenza sul prezzo. Allo stesso tempo, il 45% si è detto interessato ad acquistare direttamente online dal produttore.

Per i giovani, dunque, l’automobile entra in un portafoglio di soluzioni che comprende trasporto pubblico, treni, autobus a lunga percorrenza, sharing e altre forme di mobilità. Al tempo stesso, redditi più contenuti e costi di possesso più elevati rendono la proprietà una decisione più impegnativa. (riproduzione riservata)


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