Nonostante la sua ruralità, la bellezza dei due più grandi fiumi italiani, campi a perdita d’occhio e lo scrigno naturalistico del Delta Del Po, con il suo Parco, il Polesine resta la cenerentola del veneto per quanto riguarda gli agriturismi.
Nel 2025 in Veneto risultavano registrati 1.738 agriturismi attivi, in aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Quasi un terzo delle strutture si concentra nella provincia di Verona, con 525 aziende (30,2%), seguita da Treviso con 384, Vicenza con 245, Padova con 205, Belluno con 162, Venezia con 159. E Rovigo? Appena 58, dei quali 38 lungo il Po e nel Delta. Appena il 3,34% del totale veneto. Ad attestarlo è il numero di “Statistiche Flash”, dedicato proprio agli agriturismi, appena diffuso dall’Ufficio statistica della Regione.
Eppure, propio per una provincia che non è in grado di attrarre grandi flussi di visitazione, la carta del turismo slow e dell’agriturismo resta quella da giocarsi sul tavolo dell’attrattività. Vero è che, visti anche i volenterosi tentativi che non sono riusciti a decollare da queste parti, manca forse una “regia” che permetta al settore di decollare, accompagnandolo verso numeri più vicini alle altre province venete.
Fra l’altro, la domanda racconta la crescita del comparto: gli arrivi negli agriturismi che offrono alloggio sono passati dai 339mila del 2019 ai 486mila del 2025, con un incremento del 43,4%, mentre le presenze, ovvero le notti di soggiorno, hanno raggiunto 1,4 milioni, in crescita del 28,8% sul 2019. Il Veneto si colloca così al terzo posto in Italia per numero di presenze in agriturismo, dopo Toscana e Trentino-Alto Adige. E il trend prosegue anche nel 2026: nei primi sette mesi dell’anno, i dati provvisori segnano un ulteriore +2,4% degli arrivi e +1,1% delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nell’approfondimento della Regione si evidenzia anche come gli agriturismi polesani dispongano complessivamente di 728 posti letto complessivi, il 3,7% dei 19.703 totali del Veneto, mentre sono 1.296 i posti a sedere per la ristorazione delle strutture polesane, appena il 2,2% del totale regionale, pari a 60.115. Sono, invece, 47 quelli che vendono i propri prodotti. Se in Polesine gli agriturismo che offrono alloggio sono l’86,2% rispetto al 69,4% di media veneta, mentre il 43,1% ha il servizio di ristorazione a fronte di una media regionale. La vendita diretta dei prodotti, invece, è presente nell’81% delle aziende polesane, rispetto al 25,9% di media regionale.
Per il vicepresidente della Regione e assessore al turismo Lucas Pavanetto, “l’agriturismo è ormai parte a pieno titolo del modello turistico veneto. Il visitatore cerca sempre più luoghi nei quali vivere un’esperienza ‘slow’, trovare prodotti del territorio, soggiornare nella natura, scoprire paesaggi. L’agriturismo risponde esattamente a questa domanda, peraltro distribuendo i flussi anche al di fuori delle destinazioni turistiche più conosciute. La crescita del 43% degli arrivi rispetto al 2019 dimostra che non siamo davanti ad una moda passeggera, ma a una componente stabile della nostra offerta. Per il Veneto significa anche lavorare sulla distribuzione dei flussi, sulla destagionalizzazione e sulla capacità di far conoscere territori meno concentrati dal punto di vista turistico. Dietro questi 486mila arrivi ci sono aziende che hanno saputo innovare senza perdere la propria identità: è una delle direzioni sulle quali il turismo veneto continuerà a investire”.
L’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond rimarca: “L’agriturismo racconta bene, tra le altre cose, il cambiamento di prospettiva dell’agricoltura veneta. L’azienda agricola resta il cuore dell’attività, ma intorno a quella produzione costruisce ospitalità, ristorazione, vendita diretta, educazione e conoscenza del territorio. E’ una trasformazione importante perché significa creare più valore a partire da quello che già esiste, dalla terra, dal lavoro degli agricoltori, dai prodotti di qualità, dal paesaggio e dalle tradizioni rurali. C’è un dato che considero particolarmente significativo: quel 25,9% di aziende che vende direttamente i propri prodotti. Significa che il visitatore non compra una camera o un pasto ma entra in contatto con un’economia locale e può portarsi a casa un pezzo di quel territorio. E’ questo il valore dell’agriturismo: accorciare la distanza tra chi produce e chi consuma, tra campagna e turismo, tra agricoltura e comunità. E questo vale ancora di più nelle aree rurali e montane, dove ogni attività economica che rimane sul territorio contribuisce a mantenerlo vivo”.
“I dati diffusi dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto confermano che l’agriturismo è ormai una componente strutturale dell’offerta turistica regionale”. Lo sottolinea Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra Campagna Amica, l’associazione che rappresenta le aziende agrituristiche di Coldiretti Veneto, il “cuoco contadino”, chef de La Cascina da Diego, noto anche per le sue apparizioni in tv.
“La cosa più interessante – continua Scaramuzza – è ciò che questa crescita racconta: un turismo sempre più orientato alla ricerca di esperienze, autenticità e conoscenza dei territori. L’agriturismo non è semplicemente un luogo dove soggiornare è una porta d’ingresso all’agricoltura e al territorio. Gli ospiti vogliono conoscere chi produce, assaggiare i prodotti della stagione, vivere la campagna, scoprire paesaggi e tradizioni. È questo il valore dell’accoglienza agricola”.
Un modello particolarmente significativo in Veneto, dove esiste una straordinaria varietà di territori: dalle colline alle campagne, dalla montagna al Delta del Po: “Il paesaggio che il turista viene a cercare non è soltanto uno scenario: è il risultato del lavoro degli agricoltori. Sono loro che lo coltivano, lo mantengono e lo rendono vivo. Per questo l’agriturismo ha un ruolo importante: permette di entrare dentro quel paesaggio e di comprenderne il valore”.
Una visione che trova riscontro anche nell’attenzione crescente del turismo internazionale verso un Veneto meno legato alle destinazioni tradizionali. Lonely Planet, nella sua guida ha scelto la nostra regione tra le 25 destinazioni al mondo Best in Travel invitando ad andare oltre ai percorsi più conosciuti, valorizzando proprio la varietà dei paesaggi, le colline vitivinicole, i piccoli centri e i territori rurali.
“È un’indicazione che condividiamo – prosegue Scaramuzza – perché il Veneto non finisce nelle città d’arte. C’è un territorio rurale da vivere e da raccontare, e gli agriturismi possono essere il punto di partenza per scoprirlo. Non a caso la componente internazionale sta mostrando una dinamica positiva: il visitatore straniero cerca sempre più esperienze legate ai luoghi, al cibo e alle persone che li rendono unici”.
L’agriturismo rappresenta inoltre uno dei principali laboratori della multifunzionalità agricola, che negli anni ha ampliato le opportunità delle imprese: dall’ospitalità alla ristorazione, dalla vendita diretta alle fattorie didattiche e sociali, fino all’enoturismo e all’oleoturismo.
“La multifunzionalità nasce proprio dalla capacità dell’agricoltura di aprirsi al territorio – aggiunge Scaramuzza – L’agriturismo è stato uno dei primi luoghi in cui questo incontro è diventato concreto: l’agricoltore non produce soltanto, ma accoglie, racconta, educa e crea nuove occasioni di conoscenza”.
“L’agriturismo dimostra di essere una meta sempre più ambita e gradita al consumatore in particolare internazionale che ha compensato abbondantemente (+ 1,8% gli arrivi e +2,6% le presenze) il calo di presenze degli italiani ( -1% gli arrivi e -2,4% le presenze). In tal senso stiamo definendo una serie di opportunità per gli operatori per qualificare ulteriormente la ristorazione con la continuazione del percorso dei cuochi contadini ma anche definendo nuovi standard e obiettivi anche per l’ospitalità in alloggio”.
E il calendario agricolo offre nuove opportunità anche nei mesi meno turistici: vendemmia, raccolta dei prodotti autunnali, foliage, escursioni in montagna, esperienze nelle campagne e nelle colline possono diventare occasioni per vivere il Veneto anche fuori stagione.
“L’obiettivo è continuare a costruire un’offerta capace di distribuire i flussi e valorizzare territori meno conosciuti – conclude Scaramuzza –. Perché quando un turista sceglie un agriturismo non sceglie soltanto una camera o un ristorante: sceglie un pezzo di territorio, una comunità confermando che l’agricoltura produce, custodisce il paesaggio e sa accogliere”.
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