perché l’incentivo è sceso a zero e le alternative arrivano al 65%


La caldaia si blocca alla prima settimana di freddo, il tecnico viene a vedere, e il preventivo arriva con una sorpresa che non riguarda il prezzo dell’apparecchio. Sostituire una caldaia a gas con un’altra caldaia a gas, oggi, non dà diritto ad alcuna agevolazione fiscale.

Non è l’interpretazione prudente di un commercialista: è scritto nella norma che regola le spese del triennio in corso.

Gas al posto del gas: l’incentivo è sceso a zero

Per le spese sostenute fra il 2025 e il 2027, la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con una caldaia unica alimentata a combustibili fossili è esclusa in modo esplicito dalle detrazioni. È l’effetto del recepimento della direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, quella che la stampa ha ribattezzato «direttiva Case Green».

L’esclusione non guarda al rendimento dell’apparecchio: una caldaia a condensazione di ultimissima generazione, con la sua classe energetica in evidenza sul depliant, resta fuori dal beneficio esattamente come il modello che sostituisce. Il criterio è il combustibile, non l’efficienza.

Attenzione però a non leggerci un divieto. Una caldaia a gas resta perfettamente installabile, e nessuna legge ti obbliga a cambiare tecnologia. Semplicemente, quell’intervento lo paghi per intero. Le regole generali delle detrazioni fiscali sui lavori in casa continuano invece a valere per tutto il resto.

Che cosa resta detraibile, e con quale aliquota

Nel 2026 la detrazione sui lavori di recupero edilizio vale il 50% se l’immobile è l’abitazione principale di chi sostiene la spesa, il 36% negli altri casi, seconda casa compresa. Il tetto è di 96.000 euro per unità immobiliare e l’importo si recupera in dieci quote annuali.

Il sistema ibrido assemblato in fabbrica, cioè caldaia e pompa di calore vendute come un’unica macchina, resta ammesso. È la via d’uscita meno conosciuta per chi ha i radiatori e non vuole rinunciare del tutto alla caldaia.

Che cosa si può ancora far finanziare, spese 2026
Intervento Detrazione Conto Termico 3.0
Caldaia a gas unica, in sostituzione Esclusa Esclusa
Pompa di calore elettrica 50% o 36% Fino al 65%
Sistema ibrido di fabbrica 50% o 36% Secondo la macchina
Caldaia a biomassa, solare termico 50% o 36% Fino al 65%



Detrazione complessiva

€

cioè € all’anno per dieci anni, in dichiarazione dei redditi

la caldaia a gas unica è esclusa dalle detrazioni per le spese 2025-2027, qualunque sia il suo rendimento

Il Conto Termico 3.0 arriva al 65%, ma non al gas

Accanto alle detrazioni esiste un secondo canale, molto meno usato dalle famiglie perché nato per la pubblica amministrazione: il Conto Termico. La sua terza versione è stata varata con il decreto ministeriale del 7 agosto 2025 ed è operativa dal 25 dicembre 2025.

La differenza pratica è che qui non si parla di detrazione ma di contributo erogato dal GSE, quindi non serve avere imposte sufficienti ad assorbirlo. Per una pompa di calore o un impianto solare termico la copertura può arrivare al 65% della spesa ammessa. Per una caldaia a gas, di nuovo, non c’è nulla.

I due canali hanno piattaforme, scadenze e documentazione diverse. Chiedi al tecnico su quale dei due intende impostare la pratica prima di accettare il preventivo, non dopo.

Il conto che decide davvero è la bolletta

Qui conviene essere onesti: l’incentivo sposta la decisione, ma non è la decisione. Una caldaia restituisce sempre meno calore dell’energia contenuta nel gas che brucia, mentre una pompa di calore restituisce tre o quattro volte l’elettricità che consuma. Il vantaggio nasce lì, non dal prezzo del chilowattora, che sull’elettricità resta più alto.

Il fattore che ribalta il calcolo è l’isolamento. In una casa che disperde, la pompa di calore lavora a temperature di mandata alte, il rendimento scende e il divario con il gas si assottiglia, proprio nelle giornate in cui serve più calore.

Sul fronte elettrico il riferimento è il prezzo ARERA del III trimestre 2026 per i clienti vulnerabili: 0,3163 €/kWh tasse incluse, per il cliente tipo da 2.700 kWh all’anno con 3 kW impegnati. Ed è proprio la potenza impegnata il controllo da fare prima di firmare, perché 3 kW non bastano quasi mai per una pompa di calore.

Se la caldaia si ferma adesso

Un progetto incentivato e una caldaia morta a gennaio sono due percorsi diversi, e confonderli costa caro. Le pratiche vanno aperte prima di ordinare il materiale, mentre un’emergenza invernale non aspetta.

  1. Chiedi prima se l’apparecchio è riparabile: se se la cava con qualche centinaio di euro, ripara adesso e prepara il progetto vero in primavera, quando i tecnici hanno l’agenda libera.
  2. Fai verificare l’isolamento prima di scegliere la macchina: in una casa che disperde, la pompa di calore da sola delude, e il sistema ibrido diventa l’opzione ragionevole.
  3. Prenota la manutenzione a settembre o a ottobre: a dicembre i tecnici hanno l’agenda piena e anche solo trovare una data diventa un’impresa.
  • Non ordinare il materiale prima di aver definito il canale di incentivo: una fattura con la causale sbagliata è difficilissima da sistemare dopo.
  • Non scegliere la caldaia a condensazione pensando che la classe energetica la salvi: la norma guarda al combustibile, non all’etichetta.
  • Non passare all’elettrico senza aver controllato il contatore: l’aumento di potenza impegnata pesa sulla quota fissa della bolletta per tutti gli anni a venire.

Buono a sapersi: gli importi del calcolatore riguardano solo la parte fiscale. Non comprendono l’eventuale contributo del Conto Termico, che segue una strada diversa, né i costi di esercizio dell’impianto negli anni successivi.



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