Risorse europee certe e adeguate per gli agricoltori, autonomia di programmazione per le Regioni, parità di condizioni tra gli Stati membri, sostegno agli investimenti e alle filiere, strumenti strutturali per affrontare crisi climatiche e di mercato, meno burocrazia per le imprese. È su questi punti che l’Emilia-Romagna vuole costruire la propria posizione sulla Politica agricola comune 2028-2034, in una fase decisiva del confronto sul prossimo bilancio dell’Unione europea e sulle regole che accompagneranno l’agricoltura del continente nel prossimo decennio.
Una partita europea che per l’Emilia-Romagna vale molto. Il sistema agroalimentare regionale conta 46.312 imprese agricole e 4.427 imprese alimentari e ha generato 8,6 miliardi di euro di valore della produzione agricola nel 2025. E le produzioni a Indicazione geografica valgono da sole 4 miliardi di euro, il 19% dell’intero valore italiano. Numeri che collocano l’agroalimentare tra gli asset strategici dell’economia regionale e nazionale e che, allo stesso tempo, rendono particolarmente rilevanti le scelte che l’Europa compirà sulla nuova Pac.
È il quadro al centro del convegno “Verso la Pac 2028-2034, l’agricoltura e il protagonismo dei territori”, promosso dalla Regione Emilia-Romagna: una giornata di confronto, a Bologna, con rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, del Parlamento europeo, del mondo agricolo e della cooperazione, inserita nelle attività del Local dialogue del Comitato europeo delle Regioni, per portare nel dibattito sulla futura politica agricola europea le esigenze delle imprese e dei territori.
Un confronto che arriva mentre a Bruxelles è già aperto il negoziato sulla Pac post-2027 e sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. La proposta della Commissione europea prevede almeno 300 miliardi di euro destinati al sostegno al reddito di agricoltori e pescatori, all’interno del nuovo Fondo per i Piani nazionali e regionali di partenariato, accanto a strumenti dedicati alla gestione dei rischi e delle crisi. Un impianto rispetto al quale il confronto istituzionale è aperto anche sul ruolo delle Regioni: il Comitato europeo delle Regioni ha chiesto che le autorità regionali siano riconosciute come soggetti della co-decisione nella programmazione e possano continuare a operare come Autorità di gestione, tenendo conto delle profonde differenze tra i sistemi agricoli dei diversi territori europei.
Con le conclusioni affidate all’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca e ai Rapporti con l’Ue, Alessio Mammi, all’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Pasquale Di Rubbo, della direzione generale Agricoltura della Commissione europea, e Paolo De Castro, presidente Nomisma, europarlamentari della circoscrizione Nord-Orientale, Giuseppe Blasi, direttore generale del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, i presidenti Massimiliano Giansanti (Confagricoltura e Copa), Ettore Prandini (Coldiretti), Cristiano Fini (Cia), Raffaele Drei(Confcooperative agroalimentare e pesca), Cristian Maretti(Legacoop agroalimentare), Tommaso Battista (Copagri) e la direttrice generale Lisa Martini (Aop Finaf e vicepresidente Areflh).
“La Pac è una politica fondamentale per la sicurezza alimentare dell’Europa, per la competitività delle nostre imprese e filiere e per la tenuta economica, sociale e ambientale dei territori rurali- afferma l’assessore Mammi-. Per questo il confronto sulla Politica agricola comune 2028-2034 deve partire da una scelta politica chiara: l’Europa deve continuare a investire con forza nell’agricoltura e deve farlo garantendo risorse certe, adeguate e realmente accessibili alle imprese. La competizione deve avvenire sulla capacità di produrre qualità, innovare e stare sui mercati, non sulla diversa disponibilità finanziaria dei bilanci degli Stati. Serve attenzione e protagonismo ai territori, supporto all’Ocm, garanzie strutturali contro gli effetti delle crisi climatiche”.
“Allo stesso modo- prosegue Mammi– dobbiamo difendere il protagonismo dei territori. Una politica agricola comune è davvero europea se sa tenere insieme obiettivi condivisi e capacità di rispondere alle specificità dei diversi sistemi produttivi. L’agricoltura dell’Emilia-Romagna non è uguale a quella di altre aree europee e persino all’interno della nostra regione convivono esigenze diverse, dalla pianura all’Appennino, dalle aree rurali alla costa. Le Regioni conoscono le imprese, dialogano quotidianamente con le filiere, programmano gli interventi e ne gestiscono l’attuazione: questa capacità non può essere dispersa in un processo di centralizzazione. Occorre preservare una reale autonomia programmatoria regionale, il ruolo delle Autorità di gestione e l’operatività dei pagamenti, perché vicinanza ai territori significa anche maggiore efficacia della spesa e tempi più rapidi per le imprese. Dobbiamo anche supportare gli agricoltori che proteggono il territorio e prevengono con gli effetti del dissesto”.
Per l’Emilia-Romagna, prosegue l’assessore Mammi, la nuova Pac dovrà inoltre rafforzare gli strumenti dedicati alle filiere e agli investimenti, dalle aziende agricole alla trasformazione e commercializzazione, fino alle infrastrutture rurali, mantenendo e potenziando le Organizzazioni comuni di mercato e valutando interventi settoriali per le produzioni strategiche. Un’impostazione che parte dalla struttura stessa dell’agroalimentare regionale: pur rappresentando il 7% delle imprese agricole e l’8% di quelle alimentari italiane, l’Emilia-Romagna genera l’11% del valore della produzione agricola nazionale e il 17% della produzione industriale alimentare, grazie a un sistema caratterizzato da specializzazione, integrazione delle filiere e capacità di creare valore lungo tutta la catena produttiva.
“La forza dell’Emilia-Romagna nasce dal rapporto strettissimo tra agricoltura, trasformazione e territorio- sottolinea l’assessore-. Per questo è fondamentale, a livello europeo, continuare a sostenere gli investimenti e accompagnare lo sviluppo delle filiere, dalla produzione alla trasformazione e alla commercializzazione: è qui che si gioca una parte importante della capacità dei nostri territori di continuare a produrre valore e qualità. Allo stesso tempo, occorre dare alle imprese gli strumenti per affrontare sfide che stanno diventando sempre più strutturali, a partire dagli effetti del cambiamento climatico e dal ricambio generazionale. Sul primo fronte, come Regione abbiamo investito oltre 40 milioni di euro nel progetto Frutteti protetti, per aumentare la protezione meccanica delle colture in campo; sul secondo, oltre 40 milioni di euro per sostenere il ricambio generazionale. Oggi in Emilia-Romagna sono 1.802 le imprese agricole guidate da under 35 e dobbiamo creare le condizioni perché sempre più giovani possano scegliere di fare agricoltura e costruire qui il proprio futuro. La nuova Pac deve misurarsi anche con queste sfide, garantendo prospettive di lungo periodo, accesso agli investimenti e un quadro di regole certo e meno oneroso sul piano burocratico”.
Foto (c) Regione Emilia-Romagna
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