PIL debole, credito in calo e debito pubblico in aumento


Il quadro economico e finanziario tracciato dai dati statistici contenuti nel bollettino della Banca d’Italia descrive una congiuntura caratterizzata da una dinamica di crescita debole ma supportata da indicatori bancari e patrimoniali stabili.

Bankitalia: PIL debole, credito in calo e debito pubblico in aumento

Le proiezioni macroeconomiche elaborate dall’istituto a giugno 2026 indicano per l’Italia un incremento del Prodotto Interno Lordo dello 0,5% per l’anno in corso, dello 0,4% per il 2027 e dello 0,9% per il 2028, dati che si posizionano in sostanziale allineamento con le stime fornite dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.

Analizzando le singole componenti della domanda aggregata, gli investimenti fissi lordi evidenziano un andamento marcatamente altalenante, con una contrazione registrata del -2,7% nel 2024 seguita da un recupero del 3,9% stimato per il 2025, mentre la spesa per consumi delle famiglie residenti mantiene una dinamica molto contenuta, stimata all’1,2% per il 2025 e allo 0,3% su base trimestrale.

Questo rallentamento dell’attività reale si riflette in modo inequivocabile nell’indicatore ciclico Ita-coin e nei grafici relativi all’indice della produzione industriale, che certificano una stagnazione prolungata, accompagnata da un saldo nettamente negativo nel giudizio delle imprese sulle condizioni per investire, con indici di fiducia in flessione in particolare nel settore manifatturiero e dei servizi.

Sul fronte del mercato del lavoro, nonostante la flemma del PIL, l’occupazione continua a registrare livelli storicamente elevati, superando la soglia dei 24 milioni di unità impiegate con un tasso di partecipazione nella fascia 15-64 anni prossimo al 67%; ciononostante, le attese sulla disoccupazione da parte dei consumatori mostrano segnali di incremento, fattore che deprime parzialmente il clima di fiducia generale.

Le retribuzioni contrattuali nel settore privato non agricolo evidenziano una crescita tendenziale stabilizzata di poco al di sotto del 3%, un valore che, seppur contenuto, ha permesso un progressivo ma parziale recupero del potere d’acquisto, favorendo un leggero incremento del reddito disponibile reale delle famiglie consumatrici e una propensione al risparmio che si mantiene stabile attorno all’8%.

Parallelamente, il mercato immobiliare segnala una fase di oggettivo raffreddamento dei volumi di compravendita avviatasi nel corso del 2022, pur in presenza di prezzi nominali e reali delle abitazioni sostanzialmente resilienti e privi di drastici cedimenti.

Per quanto concerne le dinamiche dei prezzi, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è previsto in costante discesa, con stime che lo posizionano al 3,1% nella media del 2026, per poi calare al 2,0% nel 2027 e all’1,9% nel 2028; al contempo, i prezzi alla produzione dei beni industriali venduti sul mercato interno (PPI) continuano a registrare variazioni tendenziali ampiamente negative, segnalando un definitivo allentamento delle tensioni sui costi di approvvigionamento aziendali.

In questo scenario, il settore estero rappresenta un elemento di stabilità: le esportazioni di beni in valore mantengono una solida tenuta e una forte competitività di prezzo, contribuendo a generare un saldo del conto corrente strutturalmente positivo, pari a 16,7 miliardi di euro nel 2024 e a 15,6 miliardi previsti per il 2025; la posizione patrimoniale netta sull’estero, inoltre, si attesta su valori positivi stabilmente superiori al 10% del PIL.

Esaminando la situazione finanziaria del settore privato, l’Italia conferma un quadro di indebitamento strutturalmente basso nel contesto europeo: i debiti finanziari delle famiglie si confermano tra i più esigui dell’area dell’euro, attestandosi intorno al 60% del reddito disponibile lordo contro medie che superano il 90% in Francia, Spagna e in aggregato nell’Eurozona, mentre il leverage delle società non finanziarie, calcolato esclusivamente sui debiti bancari, è sceso costantemente negli ultimi anni posizionandosi ben al di sotto della soglia del 15%.

Il mercato del credito, tuttavia, è segnato da una perdurante e severa contrazione dei prestiti bancari al settore privato, con tassi di variazione sui dodici mesi negativi sia per le società non finanziarie che per le famiglie, una dinamica direttamente collegabile al livello dei tassi di interesse applicati sui nuovi prestiti, i quali si mantengono prossimi al 4% per l’acquisto di abitazioni e su livelli parimenti stringenti per i finanziamenti aziendali, causando un irrigidimento misurabile degli indici delle condizioni di accesso al credito.

Nonostante la netta contrazione degli impieghi, il sistema bancario italiano espone parametri di bilancio di estrema solidità: il “funding gap” delle banche è strutturalmente negativo, a testimonianza di una base di raccolta al dettaglio costituita da depositi e obbligazioni ampiamente superiore ai volumi degli impieghi erogati ai residenti.

I tassi di deterioramento del credito, inoltre, si mantengono estremamente contenuti, oscillando attorno all’1% per le famiglie consumatrici e di poco sopra il 2% per le imprese, permettendo all’incidenza complessiva dei crediti deteriorati (NPL) a livello di sistema di assestarsi sotto la soglia del 2,5% in termini lordi e all’1,5% al netto delle rettifiche di valore. Dal punto di vista reddituale e patrimoniale, i principali gruppi bancari continuano a registrare un Return on Equity (ROE) prossimo al 14%, sostenuto dalla massimizzazione del margine di interesse, e indicatori di capitale ai vertici storici, con un CET1 Ratio medio ponderato del 15,49% e un Total Capital Ratio del 19,48%, affiancati da indici di liquidità (LCR) ben al di sopra dei requisiti normativi.

Infine, l’analisi del perimetro della finanza pubblica descrive un percorso di faticoso rientro del disavanzo che si scontra con le criticità croniche legate allo stock di debito: il saldo complessivo delle Amministrazioni pubbliche è previsto in miglioramento dal -3,4% del PIL misurato nel 2024 al -3,1% del 2025, con l’obiettivo programmatico di raggiungere il -2,9% nel 2026, anno in cui il saldo primario al netto della spesa per interessi dovrebbe consolidarsi all’1,2%.

Il debito pubblico lordo in rapporto al PIL, tuttavia, è stimato in aumento progressivo, passando dal 134,2% del 2024 al 136,7% del 2025, per toccare il 138,1% nel 2026. Tale dinamica incrementale è fortemente influenzata dalla risalita dell’onere medio del debito, che si sta avvicinando al 3% a causa dell’aumento prolungato dei rendimenti all’emissione dei titoli di Stato benchmark, con i BTP decennali stabilmente scambiati a rendimenti compresi tra il 3,5% e il 4,5% nel corso degli ultimi semestri, pur in un contesto di mercato in cui i differenziali di interesse (spread) rispetto al decennale tedesco si mantengono relativamente stabili e compressi nel confronto con i picchi storici del decennio passato.


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