di RICCARDO COLAO – (Direttore del Quotidiano l’Italiano)
CATANZARO – C’è chi costruisce ponti per unire, chi realizza strade per collegare e chi, invece, decide di interromperle, convinto che il progresso consista nel rendere complicato ciò che prima era relativamente semplice.
A Catanzaro, sotto la guida del sindaco Nicola Fiorita, la nuova frontiera della rigenerazione urbana ha trovato la sua consacrazione in circa duecento metri di corso Mazzini, trasformati in quella che è stata suggestivamente battezzata “Isola 22”. Un nome che evoca scenari quasi esotici, oasi di tranquillità, atmosfere da grande capitale europea. Peccato che l’isola, anziché sorgere in mezzo al mare, sia comparsa nel cuore di una città che di problemi di viabilità ne aveva già abbastanza, senza bisogno di aggiungerne altri.
L’operazione, nelle intenzioni, dovrebbe restituire spazio ai pedoni, favorire la socialità e contribuire alla riqualificazione del centro storico. Tutti obiettivi nobili, per carità. Ma tra il desiderio di trasformare corso Mazzini in un elegante salotto urbano e la realtà quotidiana dei catanzaresi corre una distanza che rischia di essere assai superiore ai duecento metri interessati dall’intervento.
Perché, a ben guardare, la Giunta Fiorita sembra aver inventato una nuova formula urbanistica: togliere spazio alle automobili in un punto per costringerle a percorrere più strada tutto intorno.
In fondo si tratta di una ZTL CHE SI SENTE ISOLA PEDONALE. Il primo interrogativo riguarda la natura stessa dell’intervento. Una rivoluzione, certamente. Ma di quelle che fanno girare la testa. E soprattutto le ruote. Il tratto di corso Mazzini interessato dalle limitazioni viene presentato come spazio pedonale, ma sarebbe utile chiarire fino in fondo quale sia la disciplina effettivamente adottata: una vera area pedonale oppure una zona a traffico limitato, con accessi consentiti a determinate categorie di veicoli? Non si tratta di una sottigliezza burocratica. Le due definizioni hanno caratteristiche giuridiche e funzionali differenti.
Ma nella stagione della comunicazione politica, evidentemente, anche le parole hanno il loro peso. E vuoi mettere il fascino di un’“isola pedonale” rispetto alla prosaica denominazione di “zona a traffico limitato”? La prima richiama bambini che giocano, famiglie che passeggiano, cittadini che si incontrano davanti alle vetrine. La seconda fa pensare a cartelli stradali, autorizzazioni, divieti e multe.
Molto meglio la prima, almeno dal punto di vista dell’immagine. Il problema è che le città non si trasformano semplicemente cambiando nome alle strade o limitandone l’accesso. Perché chiudere duecento metri al traffico non significa automaticamente creare un luogo attrattivo, né tantomeno risolvere le difficoltà strutturali di un centro storico che avrebbe bisogno di interventi ben più articolati. Altrimenti basterebbe collocare qualche transenna e due panchine davanti a Palazzo De Nobili per proclamare Catanzaro capitale europea della mobilità sostenibile.
Panchine cimiteriali o monumenti funebri? Il minimalismo che fa rimpiangere l’800 e addirittura il 900. A completare il nuovo scenario urbano sono arrivate le panchine. E qui l’urbanistica sembra aver ceduto il passo a una curiosa interpretazione dell’arte contemporanea. Le nuove sedute, caratterizzate da forme essenziali e geometrie severe, richiamano, almeno secondo i gusti meno indulgenti, più l’arredo di un moderno complesso cimiteriale che quello di un elegante salotto cittadino.
Un minimalismo così rigoroso da sembrare quasi un invito alla meditazione sull’eternità. Mancano soltanto un paio di cipressi e una lapide commemorativa per completare l’atmosfera.
Naturalmente, il gusto estetico è soggettivo. Ma un dato architettonico resta: corso Mazzini attraversa un centro storico nel quale si affacciano edifici ottocenteschi, palazzi che raccontano l’identità urbana della città e testimoniano un patrimonio che meriterebbe maggiore attenzione.
E allora viene spontaneo chiedersi quale dialogo possa instaurarsi tra quelle facciate storiche e un arredo urbano dall’aspetto così austero e contemporaneo. Da una parte l’eleganza di un’epoca, dall’altra la severità di un minimalismo che sembra voler cancellare ogni riferimento al contesto. Il risultato, per chi non apprezza questa scelta, è un contrasto stridente.
La riqualificazione urbana dovrebbe valorizzare l’identità dei luoghi, non necessariamente sovrapporvi elementi che potrebbero essere collocati indifferentemente davanti a un edificio direzionale, in una piazza moderna o, appunto, nel vialetto di un cimitero. Con una differenza sostanziale: nei cimiteri, almeno, il traffico automobilistico non costituisce generalmente un problema.
Si aprono nuovi scenari come il Gran Tour dell’Oca: da Corso Mazzini a Via Poerio e via XX Settembre. Ma se le panchine possono suscitare sorrisi e perplessità, è la questione della viabilità a rappresentare il vero nodo dell’intervento. Catanzaro, soprattutto nella sua parte storica, non è una città pianeggiante organizzata secondo una comoda rete di strade larghe e parallele. Il centro storico si sviluppa prevalentemente in lunghezza, seguendo una conformazione territoriale complessa, nella quale le arterie principali e i collegamenti secondari svolgono funzioni difficilmente sostituibili.
Interrompere la continuità del transito lungo un tratto di corso Mazzini significa modificare gli itinerari disponibili e indirizzare parte della circolazione verso percorsi alternativi.
Ed ecco entrare in scena via Poerio, via XX Settembre e il reticolo di vicoli che collega le diverse parti del centro. Per gli automobilisti che devono spostarsi da un’estremità all’altra della zona, il rischio è quello di dover affrontare un itinerario fatto di deviazioni, svolte e allungamenti che trasformano un normale tragitto urbano in una specie di pellegrinaggio automobilistico.
Una sorta di gioco dell’oca su quattro ruote, nel quale il conducente avanza di qualche casella, gira l’angolo, torna indietro, imbocca un vicolo e spera, prima o poi, di raggiungere la destinazione. Il tutto per evitare duecento metri di strada.
A questo punto, più che una nuova segnaletica, potrebbe essere utile installare lungo il percorso qualche cartello turistico: “Complimenti, avete completato il giro del centro storico. Ora potete tornare al punto di partenza”.
Ma dietro la battuta esiste un interrogativo serio.
Se un’automobile, per evitare duecento metri di corso Mazzini, deve percorrere un tragitto sensibilmente più lungo, quale beneficio ambientale si ottiene?
Il traffico non scompare per decreto. Può diminuire, certamente, se cambiano le abitudini di mobilità. Ma può anche essere semplicemente trasferito sulle strade circostanti. E con esso possono spostarsi congestione, rumore ed emissioni.
Per stabilire se l’intervento produca effettivi vantaggi sarebbero necessarie rilevazioni dei flussi veicolari, analisi dei tempi di percorrenza e valutazioni sull’impatto complessivo della nuova circolazione. Senza questi elementi, la sostenibilità rischia di rimanere più uno slogan che un risultato dimostrato.
COMMERCIANTI E RESIDENTI: I PROTAGONISTI MENO FORTUNATI DELLA FESTA PEDONALE. Poi ci sono i commercianti. Quelli che ogni mattina alzano la saracinesca, affrontano spese, tasse, utenze e cercano di mantenere vive attività che rappresentano una parte importante dell’identità economica del centro storico.
Per loro una zona pedonale potrebbe persino costituire un’opportunità, se accompagnata da servizi adeguati, parcheggi facilmente raggiungibili, trasporti efficienti e iniziative capaci di attrarre visitatori. Ma la pedonalizzazione, da sola, non possiede virtù miracolose. Non basta impedire il transito delle automobili per moltiplicare i clienti. Anzi, quando l’accessibilità diventa più complicata, alcuni esercizi potrebbero risentirne, soprattutto quelli legati agli acquisti rapidi, al ritiro di merci o a una clientela che raggiunge il centro in automobile.
La domanda, dunque, è inevitabile: quali misure sono state previste per sostenere concretamente le attività commerciali interessate? E soprattutto: quanto sono stati coinvolti i commercianti nelle decisioni? Ma se per i negozianti la situazione solleva interrogativi, per i residenti il problema rischia di assumere contorni ancora più concreti.
In un centro storico dove trovare parcheggio è già un’impresa che richiede pazienza e fortuna, la sottrazione di ulteriori spazi di sosta potrebbe aggravare una situazione tutt’altro che semplice. Chi non potrà più parcheggiare nel tratto interessato dovrà cercare posto altrove, aumentando la pressione sulle aree rimaste disponibili. E così il cittadino, dopo aver affrontato il giro dell’oca automobilistico, potrà cimentarsi nella seconda disciplina della nuova mobilità catanzarese: la caccia al parcheggio.
Un’attività che, con un po’ di allenamento, potrebbe persino essere inserita nel programma delle prossime Olimpiadi. Specialità: parcheggio libero nel centro storico. Premio: una medaglia d’oro e il diritto di lasciare l’automobile per ventiquattr’ore.
Ma chiediamocelo: per passeggiare serviva davvero l’istituzione dell’isola “bidonale”…(alias 22) perché di questo si tratta di un “bidone” lasciato come il colpo di cannone finale della festa Fiorita… C’è poi un aspetto che rende tutta questa vicenda particolarmente singolare. Catanzaro non era esattamente una città priva di luoghi destinati alle passeggiate.
Nel quartiere marinaro esiste un lungomare chilometrico, affacciato sullo Ionio, dove cittadini e visitatori possono camminare, incontrarsi, praticare attività fisica e dedicarsi al tradizionale “struscio” senza dover affrontare complicate rivoluzioni della viabilità. C’è il Parco della Biodiversità Mediterranea, uno dei luoghi più suggestivi della città, con percorsi immersi nel verde e spazi destinati al tempo libero. E c’è la storica Villa Margherita, patrimonio della memoria cittadina e tradizionale luogo di passeggio e socialità.
Insomma, chi desiderava fare due passi aveva già a disposizione luoghi certamente più ampi dei duecento metri dell’“Isola 22” che tra le altre cose si sono impoveriti persino di negozi e attrattive per le vetrine… insomma Corso Mazzini in quel tratto lì nn è Via Montenapoleone (a Milano) e neppure via Condotti….(a Roma)
Questo non significa che corso Mazzini non debba essere valorizzato o che il centro storico non meriti spazi più accoglienti per i pedoni. Vuol dire, piuttosto, che una città con la particolare conformazione di Catanzaro avrebbe bisogno di una strategia complessiva, capace di conciliare mobilità, commercio, residenzialità e qualità degli spazi pubblici. Perché il problema del centro storico non è semplicemente la mancanza di duecento metri sui quali passeggiare. È la necessità di riportarvi persone, attività economiche, servizi e opportunità. E per ottenere tutto questo non bastano qualche panchina e un divieto di transito.
COMMERCIANTI E RESIDENTI: I PROTAGONISTI MENO FORTUNATI DELLA FESTA PEDONALE. La vicenda dell’“Isola 22” finisce così per assumere un valore quasi simbolico. Da una parte c’è un’amministrazione che punta a presentare un intervento come segnale di cambiamento e modernizzazione. Dall’altra c’è una città che continua a confrontarsi con problemi ben più profondi: difficoltà di accesso al centro, scarsità di parcheggi, fragilità del tessuto commerciale e necessità di una mobilità realmente efficiente.
La questione non è stabilire se le aree pedonali siano giuste o sbagliate in assoluto. In molte città rappresentano strumenti importanti di riqualificazione e possono produrre benefici significativi. Il problema è capire se questo specifico intervento, in questo specifico contesto urbano, sia stato progettato tenendo conto delle conseguenze sull’intera rete viaria e sulla vita quotidiana dei cittadini. Perché amministrare una città non significa soltanto immaginare scenari suggestivi, ma anche verificare che siano concretamente realizzabili e utili. Altrimenti si rischia di trasformare la rigenerazione urbana in una rappresentazione teatrale, nella quale la scenografia cambia ma i problemi restano. E magari aumentano.
Alla fine, l’“Isola 22” potrebbe anche diventare un luogo apprezzato dai cittadini. Qualcuno si siederà sulle nuove panchine, qualcun altro si fermerà a conversare, altri ancora approfitteranno dell’assenza del traffico per passeggiare tranquillamente.
Tutto possibile. Ma resta una domanda alla quale la Giunta Fiorita dovrebbe rispondere: era davvero necessario intervenire in questo modo su un’arteria storica come corso Mazzini, senza che risultino evidenti, almeno nel dibattito pubblico, vantaggi proporzionati ai possibili disagi? Una città lunga e stretta come Catanzaro non può essere amministrata fingendo che la sua geografia sia quella di una metropoli pianeggiante. Non si può pensare di migliorare la mobilità semplicemente spostando il traffico da una strada all’altra. E non si può immaginare di rilanciare il centro storico soltanto attraverso un intervento esteticamente discutibile e funzionalmente controverso.
La vera riqualificazione dovrebbe rendere la città più semplice da vivere, non più complicata da attraversare. E allora, mentre don Nicola Fiorita e la sua Giunta possono contemplare la nuova creatura urbanistica, il cittadino comune continua a fare i conti con questioni decisamente meno poetiche: raggiungere casa, trovare parcheggio, andare a fare acquisti, attraversare il centro senza affrontare una gimcana.
Forse un giorno scopriremo che quei duecento metri hanno rappresentato davvero l’inizio di una rinascita.
Per il momento, però, l’impressione è che l’amministrazione abbia realizzato un piccolo capolavoro di paradosso urbanistico: un’isola senza mare, una passeggiata dall’estetica quasi funeraria e una rivoluzione della mobilità che rischia di costringere gli automobilisti a girarle continuamente intorno.
In fondo, il miracolo dell’“Isola 22” è tutto qui: per consentire a qualcuno di passeggiare per duecento metri, si rischia di obbligare molti altri a percorrerne parecchi di più in automobile. E mentre le panchine attendono i loro ospiti e gli automobilisti cercano disperatamente una via d’uscita tra via Poerio e via XX Settembre, Catanzaro può consolarsi con una certezza: la Giunta Fiorita non ha ancora trovato il modo di far ripartire il centro storico, ma sembra aver trovato quello di farci girare intorno i suoi cittadini. E, a pensarci bene, per un’amministrazione che ha fatto del suo progetto politico il cambiamento, anche questa è una forma di movimento.
Peccato che sia soprattutto un movimento circolare.
RICCARDO COLAO – (Direttore del Quotidiano l’Italiano)
Nella vignetta di Bucattini è riassunta la situazione della fantomatica isola pedonale



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