Il dibattito sulla riforma pensioni 2026 si arricchisce di un protagonista che, pur non avendo potere legislativo, sta condizionando sempre più il confronto pubblico: il Presidente dell’INPS Gabriele Fava. Intervenuto al Meeting di Rimini, ha messo sul tavolo tre proposte concrete che si affiancano, senza sovrapporsi, a quelle presentate dai partiti politici, a partire dalla richiesta della Lega di consentire il pensionamento a 64 anni per tutti i lavoratori.
Il Presidente dell’Istituto ha voluto chiarire con precisione che rispetta assolutamente le prerogative del Parlamento, ma ha anche rivendicato un ruolo propositivo che negli ultimi mesi ha trovato ascolto persino al Ministero del Lavoro.
Il terzo pilastro pensionistico gestito dall’ INPS
La proposta più ambiziosa riguarda la creazione di un terzo pilastro previdenziale. Accanto alla previdenza pubblica obbligatoria e a quella privata già esistente attraverso i fondi pensione, Fava immagina un livello intermedio di tutela, gestito direttamente dall’Inps. Il modello di riferimento arriva dal Nord Europa: Svezia, Danimarca e Olanda hanno da tempo sistemi misti che combinano una base pubblica solida con strumenti aggiuntivi capaci di garantire assegni più adeguati, soprattutto per chi ha carriere discontinue o redditi bassi nella prima parte della vita lavorativa.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Fava a margine del Meeting di Rimini, la proposta è già stata accolta positivamente dalla ministra del Lavoro Elvira Calderone, che l’avrebbe definita ragionevole. Un passaggio non scontato, perché sposta il baricentro della discussione dalla sola flessibilità in uscita, tema caro ai partiti, verso una riprogettazione strutturale del sistema previdenziale italiano. Il punto politicamente più delicato riguarda proprio la gestione: Fava ha rivendicato che sia l’INPS, e non altri soggetti privati come banche o compagnie assicurative, a occuparsi di questo nuovo strumento.
Il salvadanaio previdenziale per i giovani
La seconda proposta per una riforma delle pensioni 2027 è pensata specificamente per le nuove generazioni, considerate da Fava il vero punto debole del sistema pensionistico italiano nei prossimi decenni. L’idea è quella di un salvadanaio per la pensione, ovvero una forma di risparmio nominativo che si costruisce progressivamente negli anni, accompagnato da un contributo iniziale versato dallo Stato. In sostanza, un capitale di partenza pubblico che funge da innesco per abituare i giovani lavoratori, fin dai primi contratti, ad accantonare risorse destinate a trasformarsi in una rendita integrativa.
Lo strumento nasce dalla consapevolezza che, senza correttivi, i lavoratori più giovani rischiano di andare in pensione ben oltre i 70 anni, come segnalato già da alcune proiezioni dell’OCSE e confermato dalle analisi di INPS e Istat sulla generazione dei Millennial. Fava ha inoltre sottolineato come il vero antidoto non sia soltanto lo strumento di risparmio in sé, ma un cambio culturale più profondo: più occupazione giovanile e femminile, carriere meno discontinue e salari adeguati restano, nella visione del Presidente dell’INPS, le condizioni indispensabili perché qualsiasi salvadanaio previdenziale funzioni davvero.
La defiscalizzazione per chi torna dall’estero
La terza novità per le pensioni guarda a un fenomeno che l’INPS considera ormai strutturale: la fuga dei giovani italiani all’estero. Negli ultimi dieci anni oltre 700.000 giovani hanno lasciato il Paese, spesso per difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro, stipendi poco competitivi e condizioni di precarietà diffusa. Un’emorragia di capitale umano che, secondo Fava, indebolisce direttamente la sostenibilità del sistema previdenziale, perché sottrae contributori attuali e futuri proprio nella fascia d’età più produttiva.
Per invertire la tendenza, Fava propone una defiscalizzazione temporanea, cioè una riduzione del carico fiscale per un periodo definito, destinata a chi decide di rientrare in Italia dopo un’esperienza lavorativa all’estero. La misura si inserirebbe nel più ampio pacchetto di richieste che l’INPS ha avanzato in vista della prossima Manovra Finanziaria, insieme a detassazioni, bonus assunzione e agevolazioni abitative pensate per rendere più attrattivo il rientro dei giovani talenti.
Il confronto con le proposte dei partiti
Il contesto in cui maturano le tre proposte di Fava è quello di un sistema previdenziale sottoposto a pressioni crescenti su più fronti. La denatalità riduce progressivamente il numero di lavoratori attivi che sostengono il sistema a ripartizione. L’invecchiamento della popolazione allunga la durata media dei trattamenti pensionistici. L’emigrazione giovanile sottrae contributori proprio nella fase più produttiva della loro carriera lavorativa. A questi elementi si aggiunge una trasformazione tecnologica, legata anche all’intelligenza artificiale, che secondo Fava impone un ripensamento più ampio delle politiche di welfare a livello internazionale, tanto da avergli fatto ipotizzare la creazione di un vero e proprio G7 del welfare e della previdenza.
Le tre proposte di Fava non nascono, dunque, in un vuoto politico, ma si inseriscono in un dibattito già acceso sulla flessibilità in uscita. La Lega, in particolare, continua a spingere per estendere la possibilità di andare in pensione a 64 anni a una platea più ampia di lavoratori, oggi limitata ai soli contributivi puri. Più difficile sembra la possibilità di una Quota 41, la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, mentre il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon vorrebbe sterilizzare almeno il primo aumento dell’età pensionabile a partire da gennaio 2027.
Le proposte avanzate, invece, dal Pd puntano, invece, a rendere strutturali e ampliare i canali di uscita anticipata, come l’APE sociale (estesa anche ai lavoratori autonomi) e Opzione Donna; introdurre una pensione di garanzia universale pubblica per i giovani e per chi ha vissuto una vita di precarietà con bassi salari; e al rafforzamento dei fondi dedicati ai lavoratori impiegati in mansioni gravose e usuranti o precoci.
Fava, interrogato proprio su questi temi al Meeting di Rimini, ha risposto con cautela istituzionale: l’INPS è rispettosissima delle indicazioni del legislatore e attuerà qualsiasi decisione venga presa da Parlamento e Governo. Un atteggiamento che differenzia lo stile di Fava da quello di alcuni suoi predecessori, più inclini a intervenire direttamente sulle scelte di politica previdenziale.
In questo scenario, le tre proposte, il terzo pilastro gestito da INPS, il salvadanaio per i giovani con contributo statale iniziale e la defiscalizzazione per chi rientra dall’estero, si presentano come tasselli complementari di una strategia più ampia. Non sostituiscono le proposte dei partiti sulla flessibilità in uscita, ma provano ad affiancarle, spostando parte del dibattito dalla sola età pensionabile verso strumenti che agiscono sul lato della crescita economica, dell’occupazione e del capitale umano.
Cosa aspettarsi dalla prossima Manovra
Resta ora da capire quanto di questo pacchetto di idee troverà concreto spazio nella prossima Legge di Bilancio. Il Ministero del Lavoro ha già mostrato apertura sul tema del terzo pilastro, ma la sua effettiva realizzazione richiederà un intervento del legislatore, oltre a una valutazione approfondita dei costi per le casse pubbliche. Anche la defiscalizzazione per i rientri dall’estero e il salvadanaio previdenziale per i giovani dovranno confrontarsi con i vincoli di bilancio, in un contesto in cui il Governo deve già far fronte a nuove spese, incluso l’aumento degli investimenti nella difesa.
Ciò che appare chiaro, per ora, è che il Presidente dell’INPS ha scelto di uscire da un ruolo puramente tecnico per assumere una funzione più propositiva nel dibattito sulla riforma pensioni, provando a offrire soluzioni che vadano oltre la contrapposizione, spesso presente nel confronto tra partiti, tra chi chiede più flessibilità in uscita e chi invita alla prudenza sui conti pubblici.
Dott.ssa Serena Benedetti
La dott.ssa Serena Benedetti è un’esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell’assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi…
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