Il Brent ha chiuso il 10 settembre 2026 sopra i 102 dollari al barile (102,4 $) e il WTI a 97,62 dollari, ai massimi da mesi. La causa non è più solo lo Stretto di Hormuz, bloccato dai Pasdaran iraniani da marzo: nelle ultime settimane gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno conquistato l’isola di Perim e la costa occidentale dello Yemen, arrivando al controllo pressoché totale dello Stretto di Bab el-Mandeb — la stessa via che l’Arabia Saudita aveva usato per aggirare il blocco di Hormuz. Per la prima volta dall’inizio della crisi, entrambe le vie d’uscita del petrolio del Golfo sono sotto assedio contemporaneamente. Ecco cosa sta succedendo davvero, se ha senso investire ora sul petrolio e con quali strumenti concreti si può fare.
Per il quadro storico della crisi, restano validi i nostri approfondimenti su crisi petrolio 2026 e Stretto di Hormuz e sulle previsioni sul petrolio a 200 dollari: qui ci concentriamo su cosa cambia con l’apertura del secondo fronte a Bab el-Mandeb e, soprattutto, su come tradurre in pratica una view di investimento.
Sommario
Due stretti sotto assedio nello stesso momento
Il petrolio del Golfo Persico ha storicamente due vie di fuga verso i mercati mondiali: lo Stretto di Hormuz (che in condizioni normali fa transitare circa il 20% del greggio mondiale) e, più a sud, lo Stretto di Bab el-Mandeb, la “Porta delle Lacrime” tra Mar Rosso e Oceano Indiano. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, a settembre 2026 sono entrambi compromessi nello stesso momento.
Hormuz, il blocco iraniano che dura da mesi
La crisi di Hormuz nasce a marzo 2026, quando l’escalation del conflitto Iran-USA porta i Pasdaran (il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) a minacciare e colpire il traffico mercantile nello stretto. Prima della crisi vi transitavano circa 15 milioni di barili al giorno; da marzo il passaggio è stato per lunghi periodi ridotto a “poche navi”, secondo le cronache internazionali, con un breve ritorno alla normalità a fine giugno e una nuova, pesante restrizione da luglio in poi.
Bab el-Mandeb, l’assedio Houthi e la presa di Perim
È il fronte più recente. Gli Houthi, milizia yemenita finanziata dall’Iran ma con una propria agenda anti-saudita, hanno conquistato la costa occidentale dello Yemen e l’isola strategica di Perim, al centro dello stretto, ottenendo secondo le fonti giornalistiche il “controllo pressoché totale” del passaggio. Il traffico petrolifero mondiale che attraversa Bab el-Mandeb è già crollato dal 12% al 5% in tre anni (fonte: Il Post).
Il paradosso della via di fuga saudita che si sta chiudendo anch’essa
Qui sta il dato che cambia davvero la lettura della crisi rispetto a qualche mese fa: uno dei nostri stessi articoli aveva spiegato perché Hormuz non può essere chiuso del tutto grazie agli oleodotti di bypass. Quella tesi si basava proprio sulla possibilità per l’Arabia Saudita di dirottare fino al 70% delle proprie esportazioni verso Bab el-Mandeb, scavalcando il blocco iraniano. Il problema è che gli Houthi hanno nel frattempo danneggiato anche l’oleodotto Habshan-Fujairah, la principale via di bypass alternativa via terra. Il risultato è un effetto tenaglia: la valvola di sfogo che doveva rendere Hormuz “non chiudibile” è oggi essa stessa sotto attacco.
| Stretto | Chi lo minaccia | Peso sul petrolio mondiale | Stato a Settembre 2026 |
| Hormuz | Pasdaran (Iran) | ~20% in condizioni normali (~15 mln b/g) | In larga parte bloccato dal luglio 2026 |
| Bab el-Mandeb | Houthi (alleati dell’Iran) | Sceso dal 12% al 5% in 3 anni | Controllo Houthi quasi totale da settembre 2026 |
Quanto vale oggi il petrolio e come ci siamo arrivati
Il rally attuale non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di un anno estremamente volatile. Ecco la cronologia essenziale per capire l’ampiezza dei movimenti già visti nel 2026:
| Periodo | Evento | Brent / WTI |
| Inizio gennaio 2026 | Mercato ancora tranquillo | 63,3 $ / 59,1 $ |
| 9 marzo 2026 | Trump minaccia il controllo di Hormuz, scoppia la crisi | Picco vicino a 120 $ |
| 18-20 marzo 2026 | Force majeure dichiarata dall’Iraq, spread Brent-WTI ai massimi in 11 anni | 112,2 $ / 98,3 $ |
| Fine aprile 2026 | Massimo storico a 4 anni, poi tregua e crollo record in un giorno | Picco ~126 $, poi -13% / -16% in un giorno |
| 24 giugno 2026 | Le petroliere tornano a passare da Hormuz, prezzi normalizzati | 73,7 $ / 69,6 $ |
| 23 luglio 2026 | Hormuz torna “in larga parte chiuso”, petroliere saudite colpite | 100 $ / >90 $ |
| 10 settembre 2026 | Anche Bab el-Mandeb sotto controllo Houthi quasi totale | 102,4 $ / 97,6 $ |
Il dato da tenere a mente è la volatilità estrema: nello stesso anno il Brent ha oscillato tra i 63 e i 126 dollari, con oscillazioni giornaliere a doppia cifra percentuale nei momenti di svolta (tregua di aprile, riapertura di giugno). Chi guarda al petrolio come investimento deve mettere in conto proprio questo: non un trend lineare, ma un susseguirsi di shock e disinneschi geopolitici.
OPEC+ e riserve USA: la mossa che non basta a calmare i prezzi
Sul fronte dell’offerta, i due principali attori con potere di intervento si stanno muovendo in direzioni opposte. L’OPEC+ ha confermato la produzione invariata per settembre e ottobre 2026, rinunciando agli aumenti programmati: una scelta che, semplificando, lascia il mercato più stretto proprio mentre la domanda regge. Gli Stati Uniti, dal lato opposto, hanno invece attinto alla riserva strategica per circa 50 milioni di barili, nel tentativo di calmierare i prezzi alla pompa in vista delle scadenze politiche interne. Finora, l’effetto netto di queste due mosse contrapposte non è bastato a invertire la tendenza rialzista innescata dalla doppia crisi degli stretti.
È il momento giusto per investire in petrolio?
Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dall’orizzonte temporale, dalla tolleranza al rischio e da quanto ci si fida di una view geopolitica specifica. Ecco però gli argomenti concreti, nei due sensi.
| Motivi a favore | Motivi di cautela |
| Per la prima volta entrambe le vie di bypass del Golfo sono compromesse insieme: meno margine di manovra per l’offerta | Il 2026 ha già mostrato quanto velocemente i prezzi possano crollare a un annuncio di tregua (-16% in un giorno ad aprile) |
| OPEC+ non sta aumentando la produzione nonostante i prezzi alti | Gli USA hanno margine per rilasciare altre riserve strategiche e raffreddare il mercato |
| Le compagnie petrolifere quotate beneficiano di margini più alti a prezzi elevati, spesso con dividendi generosi | Un prezzo troppo alto a lungo rischia di innescare distruzione di domanda e rallentamento economico globale |
| Bab el-Mandeb aggiunge un secondo premio di rischio strutturale, non solo temporaneo | Gli strumenti a leva/ETC su futures soffrono di contango: si può avere ragione sulla direzione e perdere comunque soldi |
In sintesi: la view “long petrolio” oggi si basa su un rischio geopolitico concreto e verificabile (due stretti, non uno), ma resta per definizione una scommessa su un evento binario — una tregua diplomatica improvvisa può ribaltare il quadro in poche ore, come già accaduto ad aprile 2026.
Su quali strumenti si può investire in petrolio
Chi decide di prendere posizione ha essenzialmente tre strade, con profili di rischio molto diversi tra loro.
ETC ed ETF sul greggio (WTI e Brent)
Sono gli strumenti più diretti: replicano il prezzo del futures sul petrolio, quotati anche su Borsa Italiana. Vanno usati con consapevolezza del rischio di contango: quando i contratti futures più lontani costano più di quelli in scadenza, il rinnovo (roll) del contratto genera una perdita strutturale che può erodere il rendimento anche se il prezzo spot sale.
| Strumento | Sottostante | Leva | TER indicativo |
| WisdomTree WTI Crude Oil | WTI | 1x | ~0,49% |
| WisdomTree Bloomberg WTI Crude Oil | WTI | 1x | ~0,25% |
| WisdomTree WTI Crude Oil 2x Daily Leveraged | WTI | 2x | ~0,98% |
| WisdomTree Brent Crude Oil 2x Daily Leveraged | Brent | 2x | ~0,98% |
I prodotti a leva giornaliera (2x, 3x) sono pensati per il trading di brevissimo periodo, non per un investimento “buy and hold” sulla crisi: a causa del ricalcolo giornaliero della leva (volatility decay), su orizzonti di settimane o mesi il rendimento può discostarsi molto dal semplice multiplo del movimento del petrolio, anche nella direzione corretta.
Azioni di società petrolifere (esposizione indiretta)
Investire nelle azioni delle compagnie oil & gas offre un’esposizione meno diretta ma spesso più sostenibile nel tempo, perché si aggiungono utili, dividendi e buyback al semplice movimento del greggio. Tra i titoli quotati a Piazza Affari più legati al tema:
| Titolo | Business | Legame con il prezzo del petrolio |
| Eni | Major integrata (E&P, raffinazione, energia) | Diretto sull’upstream, attenuato dalla parte downstream |
| Saipem | Servizi e ingegneria per l’oil & gas | Indiretto, legato ai nuovi investimenti (capex) del settore |
| Tenaris | Tubi d’acciaio per l’estrazione | Indiretto, legato agli investimenti in nuovi pozzi |
| Saras | Raffinazione | Legato ai margini di raffinazione (crack spread), non solo al prezzo del greggio |
A queste si aggiungono le grandi major internazionali come ExxonMobil, Chevron e TotalEnergies, non trattate in questo articolo con schede dedicate ma presenti su tutti i principali broker con azioni negoziate su Wall Street o Euronext Paris. Un confronto diretto tra due titoli energetici italiani, utile per chi valuta un’esposizione settoriale più ampia, è disponibile nel nostro confronto tra azioni Eni e azioni Enel.
Futures sul petrolio: lo strumento per chi ha già esperienza
I contratti futures sono lo strumento più puro ma anche il più impegnativo: richiedono un conto specifico, margini di garanzia, gestione delle scadenze (rollover) e comportano un rischio di perdita che può superare il capitale investito. Non sono, in generale, uno strumento adatto a chi si avvicina per la prima volta alle materie prime: la stessa esposizione, con rischio più limitato, si può ottenere tramite ETC.
| Strumento | Correlazione al petrolio | Rischio principale | Adatto a |
| ETC su WTI/Brent (1x) | Molto alta | Contango sul rollover dei futures | Chi vuole seguire da vicino il prezzo spot |
| Azioni oil & gas | Media-alta, con rumore aziendale | Rischio azionario specifico dell’emittente | Chi vuole anche dividendi e minor rischio di contango |
| ETF diversificati su materie prime | Bassa-media (il petrolio è solo una componente) | Diluizione: si perde parte del beneficio se sale solo il petrolio | Chi vuole una copertura generica sull’inflazione energetica |
| Futures | Massima | Leva, margin call, perdite anche oltre il capitale | Investitori esperti con gestione attiva del rischio |
Chi preferisce un approccio più prudente e diversificato può leggere anche la nostra guida generale su dove investire nel 2026 e l’approfondimento sulle materie prime su cui investire in un contesto di prezzi in aumento, oltre alla scheda dedicata alle azioni del comparto petrolio, aggiornata con quotazioni e ticker del settore. Per capire meglio la dimensione del rischio a cui si va incontro, utile anche un ripasso sul funzionamento dell’indice VIX, il termometro della volatilità dei mercati.
Domande frequenti
È più rischioso oggi investire in petrolio rispetto a qualche mese fa?
Sì, perché per la prima volta i due principali stretti che fanno da valvola di sfogo al greggio del Golfo sono compromessi insieme, non uno alla volta: questo riduce i margini di manovra dell’offerta e aumenta il potenziale di ulteriori shock di prezzo, in entrambe le direzioni.
Conviene comprare un ETC a leva sul petrolio per sfruttare la crisi?
Solo per un trading di brevissimo periodo: gli ETC a leva giornaliera soffrono di volatility decay e contango, per cui su orizzonti di settimane o mesi possono perdere valore anche se il petrolio sale, come sa bene chi li ha usati durante i violenti sali-scendi del 2026.
Le azioni Eni sono più sicure di un ETC sul petrolio?
Non sono “più sicure” in assoluto, ma meno esposte al rischio di contango: a un’azione petrolifera si aggiungono utili, dividendi e diversificazione di business (upstream e downstream), mentre resta comunque il rischio azionario tipico dell’emittente.
Cosa può far crollare il prezzo del petrolio da un giorno all’altro?
Un annuncio di tregua o accordo diplomatico: è già successo ad aprile 2026, quando l’annuncio di un cessate il fuoco ha fatto crollare il Brent del 13% e il WTI del 16% in una sola seduta, dopo settimane di rialzi.
Perché l’Arabia Saudita non riesce più ad aggirare il blocco di Hormuz?
Perché la sua via di bypass principale passa proprio da Bab el-Mandeb, oggi sotto il controllo quasi totale degli Houthi, e perché l’oleodotto terrestre alternativo Habshan-Fujairah è stato danneggiato dagli stessi attacchi.
Nota editoriale: questo articolo ha finalità informative e divulgative, non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. I dati di mercato riportati sono verificati alle fonti citate alla data di redazione (11-12 settembre 2026) e possono cambiare rapidamente, data la natura della crisi in corso. Prima di investire in strumenti su materie prime, in particolare ETC a leva e futures, è opportuno valutare attentamente la propria tolleranza al rischio e, se necessario, rivolgersi a un consulente finanziario abilitato; per approfondire il funzionamento e i rischi di questi strumenti si può consultare il sito della Consob.
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