Caso Silva? Le bordate del Covepa sui consiglieri regionali


«Recentemente i media hanno dato notizia di un ulteriore ricorso promosso dai privati di Silva srl contro il diniego opposto loro dalla Provincia di Vicenza e da altri soggetti rispetto ad un progetto di potenziamento del sito produttivo di Montecchio Precalcino. La novità, illustrata nel dettaglio dal «Comitato tuteliamo la salute», che da mesi si batte contro quel piano merita una seria riflessione. Il fatto che si ricorra anche contro il provvedimento di salvaguardia con cui la Giunta regionale del Veneto ha tutelato i campi pozzi del comprensorio di Montecchio Precalcino, Dueville e Villaverla a cui attingono gli acquedotti che riforniscono Vicenza, Padova e i propri hinterland non è una notiziola da rubricare nelle pagine locali della cronaca amministrativa. La decisione dei privati infatti ci rende la dimensione di come costoro valutino il perimetro di asset imprescindibile per il bene collettivo. Il fatto poi che il privato, almeno stando a quanto si legge sui media, eccepisca sul piano della bontà costituzionale la validità del testo unico in materia di ambiente la dice lunga sul periodo in cui viviamo. Chi propugna un interesse privato può farlo valere in tutti modi previsti dalla legge: sia chiaro. Ciò che fa la differenza sta nella risposta delle istituzioni e della politica». Sono queste le parole usato da Massimo Follesa: il vicepresidente del coordinamento ecologista Covepa oggi 28 agosto infatti sulla pagine Facebook della associazione ha usato queste parole per inquadrare le ultime novità sul caso Silva, già al centro di numerosi approfondimenti di Vicenzatoday.it.

IL PUNTO DI VISTA DELLA SRL
La vicenda ruota, per l’appunto alle motivazioni aggiuntive di un ricorso già presentato dalla Silva a giugno (in alto l’ingresso dello stabilimento a Montecchio Precalcino nell’Alto vicentino: la società appartiene al colosso nazioonale Ecoeridania). Ma quali sono le doglianze avanzate dai privati? Uno dei passaggi cruciali è quello contenuto alle pagine 6, 7 e 8 del ricorso aggiuntivo presentato al Tar Veneto il 7 luglio dal professore Bruno Barel, l’avvocato della ditta. In quel passaggio il legale, detto in parole povere, sostiene che la decisione della giunta regionale veneta abbia determinato l’inclusione dello stabilimento della società «Silva srl» nella zona di rispetto allargata, sottoponendolo ai vincoli e ai divieti stabiliti dall’articolo 94, commi 4 e 5, del decreto legislativo numero 152 del 2006 e dagli articoli 15 e 16 delle «Norme tecniche di attuazione del Piano di tutela delle acque» della stessa Regione Veneto. A tali disposizioni si somma l’articolo 13 delle Norme tecniche di attuazione del «Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali», unitamente all’allegato A, elaborato D-1.1.4, che richiama i medesimi criteri di esclusione. Ovviamente i legali della Regione Veneto (in foto sotto una veduta di palazzo Balbi a Venezia, sede della giunta veneta) sono già a conoscenza delle doglianze della Silva e stanno già elaborando una contro-strategia legale: questo almeno è quanto trapela proprio a palazzo Balbi.

Ad ogni modo, per tutta una serie di ragioni, questa è la tesi del giurista ingaggiato dal privato, i provvedimenti impugnati impongono sull’area dell’azienda un vincolo urbanistico e operativo che produce effetti immediati: da un lato limita in modo consistente le possibilità di sviluppo futuro dell’attività di gestione dei rifiuti, impedendo persino la presentazione «di nuove richieste autorizzative» per l’impianto già attivo; dall’altro riduce nell’immediato «il valore economico» degli immobili aziendali situati nella zona di rispetto allargata, vincolandone l’utilizzo proprio nello specifico settore della gestione dei rifiuti. Per tutti questi motivi, i provvedimenti adottati risulterebbero illegittimi.

APPROCCIO SEVERO
E che l’approccio dell’avvocato Barel sia particolarmente severo lo si evince dalle argomentazioni addotte alle pagine 29 e 30 del ricorso. Si parla infatti di «irragionevolezza» e di «sproporzionalità» di una simile previsione. Il motivo? «Queste sono del tutto evidenti». Basti considerare che «la nozione di gestione dei rifiuti include attività assai eterogenee tra di loro, quali la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento, che per proprie caratteristiche intrinseche potrebbero anche non costituire, in concreto, alcun rischio di tipo ambientale». Si pensi ad esempio «ad un impianto per il recupero di carta o per la lavorazione di inerti; oppure all’intermediazione senza detenzione di rifiuti, ossia un’attività meramente amministrativa e commerciale che non comporta alcuna detenzione degli stessi».

alcuni rilievi dell'avvocato della Silva

Barel (in alto un passaggio importante del ricorso) corrobora il suo ragionamento anche con una premessa di tipo formale e sostanziale della quale dà conto alle pagine 5 e 6 dello stesso ricorso. «Al fine di meglio comprendere i dati ed i criteri sottesi a tale perimetrazione, la società ricorrente», in data 14 maggio 2026 «ha presentato istanza di accesso agli atti» ai sensi della legge sul diritto dei soggetti direttamente interessati ad una procedura in corso, ossia la legge 241 del 1990. Allo stesso modo è styata presenatta una istanza di accesso agli atti ai sensi della legge sulla trasparenza in materia di informazioni ambientali ossia la legge 195 del 2005. Tra gli atti richiesti c’è «l’allegato A» alla delibera della Giunta regionale del Veneto la 297 del 2026 che per l’appunto dispone la tutela delle aree di prelievo dell’acqua potabile. La stessa richeista valeva per «tutta la documentazione istruttoria… richiamata». Ebbene, «l’accesso alla ridetta documentazione è stato tuttavia negato dalla Regione Veneto con comunicazione» a protocollo «399350» del giorno 01-07-2026. Un diniego che il legale «si riserva fin d’ora di impugnare» giacché quest’ultimo «costituisce un grave vulnus al diritto di difesa e al principio di trasparenza, costringendo la società a impugnare gli atti richiamati… al buio».

Al momento, sul piano strettamente tecnico-giuridico, la giunta regionale veneta non ha ancora detto la sua. La partita però, tra attese e silenzi, si gioca anche sul campo politico. Lo dimostra infatti la presa di posizione del «Comitato tuteliamo la salute», che risale al 22 agosto. E soprattutto lo dimostra l’uscita del Covepa di oggi. Il quale non va tanto per il sottile con i consiglieri regionali: sia con la maggioranza di centrodestra sia con le opposizioni, in cui il centrosinistra la fa da padrone.

Proprio la politica, secondo l’architetto Follesa, dopo le novità degli ultimi giorni «è rimasta in un assordante silenzio» che «non fa presagire alcunché di buono». Come ci si fa a dimenticare «che nel dettato costituzionale la salute, tanto sventolata da certi consiglieri, è un bene primario sempre tanto che si stabilisce all’articolo 41 che l’iniziativa economica privata è sì libera, ma sottoposta a precisi limiti legati all’utilità sociale, alla salute, all’ambiente e alla dignità umana. Alla luce di tutto ciò viene poi da chiedersi se quel ricorso al Tar del Veneto sia pensato solo per tutelare le aspettative della Silva o se ci sia qualcuno che in altri corridoi covi ben altre speranze».

Follesa non lo dice espressamente ma la stoccata è indirizzata ad alcuni ambienti confindustriali che hanno preso molto male la tutela dei pozzi ad uso idropotabile che interessa prevalentemente Vicentino e Padovano: ma è rivolta anche al Consiglio regionale a palazzo Ferro Fini, accusato di rimanere afono a fronte di un passaggio cruciale. Il presidente del Consiglio regionale oggi è il leghista Luca Zaia, fino a pochi mesi fa presidente della Giunta regionale del Veneto. «È bene ricordare – scrive frattanto il vicepresidente del coordinamento – che il provvedimento a tutela dei campi pozzi votato a fine aprile del 2026 dalla giunta veneta presieduta dal dottor Alberto Stefani funge pure da vincolo urbanistico per i territori interessati. Peraltro il sedime della ex Safond Martini oggi Silva fu interessato ed è tuttora interessato da questioni ambientali, anche con risvolti giudiziari, non trascurabili. Si tratta di dossier sui quali anche noi del Covepa ci siamo mossi a più riprese». Come la pensino sugli ultimi sviluppi i leghisti Zaia e Stefani al momento non è proprio chiaro.

E non è finita. L’architetto (che ha spiegato i suoi dubbi anche nell’audio intervista pubblicata sopra sparando a zero sui privati ma soprattutto sui consiglieri regionali di ogni schieramento) rimarca come valga la pena di ricordare come in una denuncia presentata dallo stesso Covepa nel 2021 si chiedesse ai carabinieri del Noe di Treviso nonché alla Procura competente di verificare eventuali liason dangereuse tra il dossier ambientale della Superstrada pedemontana e quello relativo alla allora Safond Martini oggi Silva (in basso una fotogalleria dello stabilimento e dei dintorni dello stesso). Quando poi Follesa parla dei vincoli, anche urbanistici, relativi alla delibera regionale che tutela i campi pozzi del comprensorio di Villaverla, Dueville e Montecchio Precalcino spiega come il dettaglio di questi ancora non sia stato reso noto «in maniera adeguata». Pertanto, «è lecito domandarsi se dietro tali incognite si celi, quantomeno, qualche partita politica?». Sotto il pelo dell’acqua, il centro della contesa, spiega lo stesso architetto ai taccuini di Vicenzatoday.it potrebbe ruotare attorno alle «incognite urbanistiche legate ai nuovi vincoli imposti da palazzo Balbi». L’impianto della Silva viene considerato strategico per vari motivi, a partire dal fatto che si occupa, tra le altre, della rigenerazione delle sabbie di fonderia: una attività cruciale per il comparto siderurgico. Il piano di potenziamento avanzato dal privato prevede la realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari e un sito di stoccaggio temporaneo di altre sostanze. La rete ecologista e molti residenti considerano tale ampliamento incompatibile con la realtà ambientale del comprensorio. Lo stesso giudizio è alla base del diniego opposto al progetto dalla Provincia di Vicenza in combinata con altri enti pubblici a partire dalla azienda sanitaria Ulss 7.  





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