Il nuovo Piano regionale dei rifiuti dell’Umbria, le additate “contraddizioni” sul ruolo di Terni e dell’inceneritore e del no al termovalorizzatore, ed ancora il tema dei rifiuti industriali.
Di questo si parla nel lungo intervento che ieri, a margine di una accesa diatriba sul tema “rifiuti” che ha visto schierati i diversi fronti istituzionali e politici, ha diffuso il presidente di Asm, Sergio Cardinali. Per il numero uno della partecipata, la discussione sul Piano regionale dei rifiuti “sta facendo emergere una contraddizione che l’assessore Thomas De Luca dovrebbe spiegare ai cittadini, soprattutto a quelli della provincia di Terni”.
Il primo aspetto prende in esame l’interpretazione “forzata”, data alla linea del sindaco di Terni. “Si continua a rappresentare la proposta del sindaco Stefano Bandecchi – afferma Cardinali nel suo intervento – come la volontà di costruire un nuovo sistema di incenerimento regionale di rifiuti a Terni. È falso. L’impianto a Terni esiste già, è acceso, funziona 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno e ha una potenzialità massima autorizzata di 120.000 tonnellate l’anno di rifiuti. Oggi – spiega Cardinali – tratta pulper di cartiera, in buona parte proveniente da fuori regione”.
Come punta a far notare il presidente Asm, “Bandecchi ha posto una questione completamente diversa: valutare l’utilizzo dell’impianto per le circa 30.000 tonnellate annue di rifiuto indifferenziato prodotte dalla provincia di Terni, che oggi contribuiscono ad alimentare il sistema di smaltimento e la discarica di Orvieto. E soprattutto c’è un particolare che qualcuno continua volutamente a dimenticare: quelle 30.000 tonnellate non andrebbero ad aggiungersi ai rifiuti oggi bruciati a Terni. Andrebbero a sostituire un quantitativo equivalente di rifiuti provenienti da fuori regione. Non un camion in più verso Terni, dunque, ma potenzialmente molti camion in meno: meno rifiuti importati dalle regioni limitrofe e meno rifiuti ternani trasportati verso Orvieto. Un principio di prossimità che dovrebbe essere alla base di qualsiasi politica ambientale seria”.
Per Cardinali, poi, ci sarebbe anche un possibile beneficio economico per il territorio. “L’utilizzo dei rifiuti prodotti localmente consentirebbe al Comune e al sistema territoriale di verificare la possibilità di definire con il gestore condizioni economiche capaci di produrre benefici sul costo complessivo del servizio e, conseguentemente, sulla tariffa pagata dai cittadini. L’impianto esiste già. Non deve essere costruito. Non richiede ai cittadini umbri di finanziare la realizzazione di una nuova infrastruttura. Ed è proprio qui – secondo Cardinali – che emerge la grande contraddizione del nuovo Piano De Luca. La Regione dice no alla termovalorizzazione dei rifiuti umbri a Terni, ma contemporaneamente immagina un sistema nel quale una parte del rifiuto venga trasformata in CSS – ovvero ‘Combustibile Solido Secondario’, un combustibile ottenuto dal trattamento dei rifiuti non pericolosi che non possono essere recuperati attraverso il riciclo – per essere successivamente bruciata nei cementifici umbri. Quindi diciamolo chiaramente: nel Piano De Luca i rifiuti si bruciano comunque. Solo che prima bisognerà costruire un impianto che produca il CSS, finanziarlo, gestirlo, trasformare il rifiuto, trasportare il combustibile ottenuto e infine bruciarlo nei cementifici. Un passaggio industriale aggiuntivo del quale devono ancora essere dimostrati tempi, investimenti, costi e soprattutto il vantaggio finale per la tariffa dei cittadini”.
Inoltre, per Cardinali, “l’investimento che avrà un relativo piano di ammortamento nel tempo, non consentirà di evitare il suo utilizzo al presentarsi di condizioni più green del trattamento dei rifiuti, come ad esempio la produzione di idrogeno a freddo. A Terni, invece, l’infrastruttura è già presente e funzionante. La domanda allora è inevitabile: perché bruciare CSS nei cementifici dovrebbe essere ambientalmente sostenibile e “circolare“, mentre sostituire 30.000 tonnellate di pulper proveniente da fuori regione con 30.000 tonnellate di rifiuto prodotto a pochi chilometri dall’impianto ternano sarebbe improvvisamente una scelta ambientalmente inaccettabile?”.
Per Cardinali “è una contraddizione che diventa ancora più evidente mentre la Regione continua ad affidare una parte della chiusura del ciclo alle discariche. E mentre si parla di ‘Umbria circolare’, ad Orvieto è stata presentata una nuova richiesta di ampliamento della discarica Le Crete per ulteriori 350.000 metri cubi, sulla quale la Regione Umbria ha avviato il relativo procedimento. Questa – per il presidente Asm – è la vera questione politica: si dice no all’utilizzo immediato, limitato e transitorio di un impianto esistente a Terni, mentre si continua ad avere bisogno delle discariche e contemporaneamente si prospetta la costruzione di nuovi impianti per produrre combustibile da rifiuti che, alla fine del processo, verrà comunque bruciato”.
E dalle critiche alle indicazioni: “Noi – afferma Cardinali – vogliamo andare esattamente nella direzione opposta. La vera economia circolare deve puntare sulla realizzazione in Umbria di impianti capaci di trasformare carta, plastica, vetro, RAEE e le altre frazioni recuperabili in nuova materia, creando sul territorio valore, occupazione e ritorni economici. Ma questi impianti oggi non ci sono e non si costruiscono con gli slogan. Nel frattempo bisogna governare il presente, ridurre il ricorso alle discariche e contenere i costi che ogni anno finiscono nei PEF e quindi nelle bollette dei cittadini”
“Lo stesso principio – aggiunge – deve valere per i rifiuti industriali e, in particolare, per il delicatissimo tema delle scorie delle acciaierie ternane. Pensare di favorire il recupero delle scorie semplicemente aumentando il costo del loro conferimento in discarica, con l’obiettivo di rendere economicamente sempre più oneroso lo smaltimento e spingere così l’industria verso il riutilizzo, rischia di essere una scorciatoia pericolosa. Siamo assolutamente favorevoli al recupero delle scorie e alla loro trasformazione da rifiuto a nuova materia. Ma l’economia circolare non si impone per decreto e non nasce aumentando semplicemente i costi alle imprese. La storia industriale – sottolinea Cardinali – dimostra che le grandi trasformazioni si realizzano attraverso il dialogo, accordi mirati, investimenti, ricerca e coinvolgimento diretto delle aziende nei processi di innovazione tecnologica. Occorre costruire insieme ad AST, alle università, ai centri di ricerca e al sistema industriale una filiera tecnologica capace di trasformare sempre più scorie in materiali effettivamente riutilizzabili, garantendo contemporaneamente sicurezza ambientale, sostenibilità economica e certezza normativa. Prima bisogna creare le condizioni tecnologiche e industriali per il recupero, poi si può progressivamente ridurre lo smaltimento. Invertire questo ordine significa rischiare di trasformare una giusta ambizione ambientale in un costo aggiuntivo per l’industria. E a Terni questo rischio non può essere sottovalutato. Parliamo del cuore industriale dell’Umbria, di competitività internazionale e di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti. Una politica ambientale seria deve accompagnare la trasformazione industriale, non limitarsi a renderne più costoso il presente nella speranza che questo produca automaticamente innovazione. La transizione ecologica si governa, non si impone. E si governa mettendo allo stesso tavolo istituzioni, imprese, ricerca e territorio, individuando obiettivi progressivi, investimenti e tecnologie in grado di renderli concretamente raggiungibili”.
Per Cardinali “c’è infine una pagina della storia politica ternana che sarebbe opportuno ricordare a chi oggi grida allo scandalo. Il termovalorizzatore non lo ha costruito Bandecchi e non nasce con questa amministrazione. È un impianto che viene da lontano e che ha attraversato amministrazioni regionali e comunali dello stesso colore politico della giunta regionale attuale, peraltro in favore dell’allora Presidente della Ternana Calcio Agarini… tanto per parlare di coerenza politica. Per questo, prima di accusare qualcuno di voler ‘portare l’inceneritore a Terni’, sarebbe opportuno ricordare che l’inceneritore a Terni c’è già. La questione vera è molto più concreta: vogliamo continuare a far arrivare rifiuti da fuori regione, mandando contemporaneamente quelli ternani verso le discariche, oppure vogliamo finalmente discutere senza pregiudizi di quale soluzione produca il minore impatto ambientale e il maggiore beneficio economico per i cittadini? Su questo siamo pronti al confronto. Numeri alla mano, però. Non slogan”.
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