Un piccolo salvadanaio previdenziale aperto fin dalla nascita, destinato a crescere per tutta la vita e a diventare una componente della pensione futura. È l’idea sulla quale il Governo sta lavorando e che potrebbe entrare nella prossima legge di Bilancio.
La proposta è stata rilanciata dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha definito il progetto «utile e opportuno». L’idea è creare per ogni nuovo nato un fondo previdenziale individuale, alimentato inizialmente dallo Stato e successivamente dai genitori, dai familiari e, una volta diventato lavoratore, dallo stesso beneficiario.
Non si tratterebbe quindi di una nuova pensione erogata dallo Stato alla nascita, ma di un fondo di previdenza complementare costruito molto lentamente nel corso della vita.
Il meccanismo immaginato è relativamente semplice. Alla nascita verrebbe aperta una posizione previdenziale a nome del bambino, con un primo contributo pubblico.
A questo potrebbero aggiungersi versamenti volontari da parte di genitori e familiari durante l’infanzia e l’adolescenza. Una volta raggiunta la maggiore età e iniziata la vita lavorativa, sarebbe poi il giovane stesso a poter continuare ad alimentare il fondo.
L’orizzonte temporale è proprio l’elemento che renderebbe interessante il progetto: piccoli versamenti distribuiti nell’arco di diversi decenni potrebbero trasformarsi, grazie anche alla capitalizzazione, in un capitale significativo al momento del pensionamento.
Il presidente della Covip, Mario Pepe, ha indicato un possibile scenario basato su versamenti fino a 100 euro al mese. L’obiettivo sarebbe permettere a un giovane di arrivare alla pensione con un capitale aggiuntivo importante, costruito progressivamente dalla nascita.
Secondo la simulazione riportata dal Corriere, un simile meccanismo potrebbe arrivare a generare circa 160mila euro a 65 anni, naturalmente a seconda della durata dei versamenti e dei rendimenti ottenuti dal fondo.
Si tratta di una simulazione e non di una cifra garantita: il valore finale dipenderebbe infatti dai contributi effettivamente versati, dall’andamento degli investimenti e dalle regole che verrebbero stabilite.
Alla base del progetto c’è una preoccupazione precisa: le pensioni delle generazioni più giovani rischiano di essere più basse rispetto a quelle delle generazioni precedenti.
Carriere discontinue, periodi di disoccupazione, ingresso tardivo nel mercato del lavoro e retribuzioni contenute possono infatti tradursi in un montante contributivo più basso.
Il presidente dell’Inps Gabriele Fava aveva già sottolineato la necessità di cominciare a costruire il futuro previdenziale dei giovani molto prima dell’età pensionabile, rafforzando la previdenza complementare e individuale.
L’idea è quindi quella di anticipare il momento in cui si comincia a pensare alla pensione: non più quando si entra nel mondo del lavoro, ma addirittura dalla nascita.
Un punto importante riguarda la natura del progetto. Il fondo dalla nascita non sostituirebbe la pensione pubblica, ma si aggiungerebbe ad essa.
Si tratterebbe di un ulteriore pilastro previdenziale, destinato a integrare l’assegno maturato attraverso i contributi obbligatori versati durante la vita lavorativa.
Il montante accumulato potrebbe inoltre essere trasferito, in determinate condizioni, in un fondo pensione di categoria o in un’altra forma di previdenza complementare.
Uno degli aspetti più interessanti della proposta riguarda il ruolo della famiglia.
Non sarebbero necessariamente soltanto i genitori a poter effettuare i versamenti. Il progetto potrebbe consentire anche a nonni, zii e altri familiari di contribuire al fondo, trasformando regali e somme destinate al bambino in una forma di investimento previdenziale di lungo periodo.
L’idea è quella di trasformare la previdenza in una sorta di risparmio familiare di lungo periodo, costruito progressivamente fin dai primi anni di vita.
La proposta potrebbe avere anche una funzione diversa da quella strettamente previdenziale.
Secondo l’ipotesi illustrata da Mario Pepe, una parte del capitale accumulato potrebbe essere resa disponibile, una volta raggiunta la maggiore età e secondo regole da definire, anche per finanziare gli studi in Italia o all’estero.
In questo modo il fondo diventerebbe non soltanto uno strumento per la pensione futura, ma anche un possibile sostegno alla formazione e alla costruzione dell’autonomia economica dei giovani.
Uno dei nodi da risolvere riguarda però proprio le famiglie che avrebbero maggiori difficoltà a effettuare versamenti volontari.
Per questo la proposta prevede la possibilità di introdurre meccanismi di sostegno pubblico per i redditi più bassi, così da evitare che il fondo previdenziale dalla nascita diventi un’opportunità riservata soltanto alle famiglie economicamente più solide.
È un aspetto decisivo: senza una forma di contribuzione pubblica o di incentivo, il rischio sarebbe quello di creare una previdenza complementare molto diversa a seconda della capacità economica della famiglia.
Un’esperienza simile esiste già in Italia. In Trentino-Alto Adige è stato introdotto un Fondo nuovi nati destinato alla previdenza complementare dei bambini.
La misura regionale prevede un sostegno pubblico che può arrivare complessivamente a 1.100 euro per ogni nuovo nato, adottato o affidato, attraverso un contributo iniziale e successivi versamenti annuali, a fronte di una contribuzione minima della famiglia.
L’esperienza rappresenta quindi un precedente concreto da cui potrebbe prendere spunto un eventuale progetto nazionale.
Il fondo previdenziale dalla nascita è ancora una proposta allo studio, non una misura già approvata.
La ministra Calderone ha confermato che il Governo sta lavorando al progetto e che l’ipotesi potrebbe trovare spazio nella prossima legge di Bilancio. Restano però da definire diversi aspetti: entità del contributo iniziale dello Stato, modalità dei versamenti familiari, gestione del fondo, agevolazioni fiscali e possibilità di utilizzare il capitale prima della pensione.
La discussione si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul futuro previdenziale delle nuove generazioni. L’obiettivo è intervenire molto prima che il problema delle pensioni basse diventi evidente, sfruttando il vantaggio di avere davanti decenni di risparmio e capitalizzazione.
In altre parole, la «pensione dalla nascita» non sarebbe una pensione regalata ai bambini, ma un investimento previdenziale iniziato il primo giorno di vita, con l’idea di costruire nel tempo una maggiore sicurezza economica per le generazioni future.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






