Oltre il vecchio cliché del “bidello” – Nella memoria collettiva italiana, la figura del “bidello” è stata a lungo legata a un’immagine rassicurante, quasi bucolica: colui o colei che suona la campanella, custodisce l’ingresso e scambia due parole con studenti e genitori.
La realtà odierna delle scuole italiane racconta tuttavia una storia profondamente diversa. Oggi il collaboratore scolastico (inquadrato nell’area dei collaboratori del personale ATA) è un operatore polivalente su cui grava gran parte della tenuta logistica, igienica e della sicurezza degli istituti scolastici.
Eppure, a fronte di carichi di lavoro fisicamente e psicologicamente massacranti, questa figura professionale continua a rimanere esclusa dal pieno riconoscimento tra le categorie di lavoro usurante, restando intrappolata nei vincoli della legge Fornero e costretta a svolgere mansioni pesanti fino alle soglie dei 67 anni.
Un carico fisico quotidiano ad alto impatto
Per comprendere la reale natura del lavoro di un collaboratore scolastico basta analizzare una giornata tipo all’interno di un istituto comprensivo o di una scuola superiore:
Pulizia e sanificazione di ampie metrature: Corridoi, aule, palestre, laboratori e batterie di servizi igienici vengono lavati e disinfettati quotidianamente, spesso con tempi contingentati e l’uso continuo di detergenti e prodotti chimici.
Movimentazione manuale di carichi: Spostamento continuo di banchi, sedie, cattedre, pedane, pacchi di carta, forniture per la didattica e allestimenti per eventi o esami.
Postura eretta prolungata e sforzi muscolo-scheletrici: Chilometri percorsi a piedi ogni giorno lungo scale e corridoi, continui piegamenti della colonna vertebrale e movimenti ripetitivi delle braccia e delle spalle.
Assistenza specialistica e igienico-personale: Nei gradi di scuola dell’infanzia e primaria, o in presenza di alunni con disabilità grave o non autosufficienti, il collaboratore è chiamato alla cura fisica diretta (sollevamenti per il cambio, igiene personale, accompagnamento ai servizi), attività che richiedono sforzo fisico e responsabilità delicate.
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Tutti questi fattori espongono il personale a un’altissima incidenza di patologie muscolo-scheletriche croniche (ernie discali, artrosi, tendiniti, problemi alle ginocchia e alla schiena), oltre a rischi ergonomici e da contatto chimico.
Il paradosso anagrafico: pulire e sollevare a 65 anni
Uno degli aspetti più allarmanti della scuola italiana è l’**età media del personale ATA**, che supera ampiamente i 55 anni, con una percentuale consistente di lavoratori compresi nella fascia tra i 60 e i 67 anni.
Il paradosso è evidente:
> È umanamente e fisicamente sostenibile chiedere a un lavoratore di oltre 60 anni di sanificare aule su più piani, spostare arredi pesanti o sollevare alunni con ridotta mobilità?
I continui tagli agli organici operati negli ultimi decenni hanno peggiorato la situazione: con il blocco del turn-over, le reggenze e le mancate sostituzioni nei primi giorni di assenza, spesso un solo collaboratore si trova a dover coprire interi piani o plessi distaccati, moltiplicando i ritmi e i carichi di lavoro.
Il nodo normativo: tra lavoro gravoso e lavoro usurante
Dal punto di vista legislativo, esiste una netta distinzione che penalizza fortemente questa categoria:
1. Lavoro particolarmente usurante (D.Lgs. 67/2011): Consente l’accesso alla pensione con requisiti agevolati (Quota 97,6 con 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi), ma è riservato a specifiche mansioni (lavoratori notturni, a catena di montaggio, conducenti di mezzi pesanti, lavori in galleria/miniera).
2. Lavoro gravoso (Ape Sociale): Sebbene alcune categorie del mondo della scuola (come i docenti della scuola dell’infanzia e primaria) abbiano ottenuto nel tempo l’inclusione tra le attività gravose per l’accesso all’anticipo pensionistico, per i collaboratori scolastici il percorso è rimasto a lungo frammentato e non pienamente strutturato in un canale previdenziale stabile.
Le principali organizzazioni sindacali della scuola denunciano da anni questa disparità: la discrepanza tra la gravosità oggettiva delle mansioni certificate dai medici competenti e la classificazione burocratica ai fini dell’INPS.
Non solo fatica fisica: la pressione psicologica e il burnout
Accanto all’usura del corpo c’è quella della mente. I collaboratori scolastici svolgono compiti delicati di vigilanza e presidio:
Custodia degli accessi scolastici e gestione dei visitatori esterni;
Sorveglianza durante l’intervallo, gli ingressi e le uscite in ambienti ad alta densità e rumore;
Gestione di situazioni di primo soccorso ed emergenza;
Mediazione e ascolto con studenti e famiglie in situazioni di disagio.
A fronte di queste responsabilità crescenti, le retribuzioni restano tra le più basse dell’intero pubblico impiego, alimentando un senso di frustrazione, mancata valorizzazione sociale e stress lavoro-correlato (burnout).
Le proposte per il futuro: restituire dignità a chi fa funzionare la scuola
Per superare questa emergenza, la comunità scolastica e le rappresentanze dei lavoratori chiedono interventi concreti:
1. Riconoscimento per legge dello status di lavoro usurante/gravoso: Introduzione di canali di uscita anticipata dal lavoro a 60-62 anni senza penalizzazioni sull’assegno pensionistico.
2. Ampliamento degli organici e superamento delle restrizioni sulle supplenze: Assegnazione del personale non solo in base al numero secco di iscritti, ma tenendo conto dell’architettura degli edifici, del numero di disabili e della complessità dei plessi.
3. Tutela della salute e idoneità mansioni: Meccanismi flessibili e dignitosi di ricollocazione interna per chi, dopo decenni di servizio, ha subito limitazioni fisiche permanenti certificate.
4. Adeguamento salariale: Valorizzazione contrattuale proporzionata alle reali responsabilità assunte all’interno della comunità educante.
Conclusione
Una scuola moderna, inclusiva e sicura non può reggersi sulle spalle stanche di lavoratori dimenticati. Riconoscere il lavoro usurante dei collaboratori scolastici non è una concessione privilegiata, ma un atto di elementare giustizia sociale, sicurezza sul lavoro e rispetto per chi, ogni giorno all’alba, apre le porte del futuro del Paese.
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