San Francesco, tre studi ad Assisi: teatro della conversione



Fo, Weil e Congdon nel nuovo spettacolo del Teatro Instabili

📌 FLASH NEWS – Ad Assisi dal 9 al 12 settembre arriva “In Francesco”, produzione del Piccolo Teatro degli Instabili. Tre studi dedicati a Dario Fo, Simone Weil e William Congdon attraversano Bosco, Giardino dei Novizi e Chiostro dei Morti.


Una nuova produzione teatrale attraversa i luoghi francescani

Tre personalità del Novecento, altrettanti percorsi di trasformazione e tre luoghi simbolici di Assisi diventano materia teatrale in “In Francesco. Tre studi per una conversione. Fo · Weil · Congdon”, nuova produzione del Piccolo Teatro degli Instabili diretta artisticamente da Fulvia Angeletti.

Lo spettacolo sarà rappresentato dal 9 al 12 settembre 2026, ogni giorno alle 18.45, con partenza dalla Piazza superiore della Basilica di San Francesco e ingresso dal Bosco di San Francesco. Ogni replica sarà riservata a un massimo di 60 spettatori.

La produzione rientra nella sesta edizione del progetto performativo “Ogni Angolo Ogni Pietra”, nato con l’obiettivo di portare il teatro fuori dagli spazi tradizionalmente destinati agli spettacoli e di utilizzare cortili, boschi, chiostri, vicoli e giardini come scenari vivi della rappresentazione.

“In Francesco” è inoltre inserito nel programma del Cortile di Francesco 2026.

Dal Bosco al Sacro Convento, lo spettacolo diventa itinerante

Il pubblico non resterà fermo davanti a una scena tradizionale, ma seguirà un percorso attraverso il Bosco di San Francesco, il Giardino dei Novizi e il Chiostro dei Morti del Sacro Convento.

La struttura itinerante accompagna una rappresentazione articolata in tre atti, nella quale parola, movimento, musica e suggestioni sonore concorrono alla costruzione del racconto.

L’idea alla base del progetto “Ogni Angolo Ogni Pietra” è proprio quella di mostrare un’Assisi diversa dai percorsi più consueti del turismo e del pellegrinaggio, trasformando luoghi già fortemente caratterizzati sul piano storico e spirituale in spazi teatrali.

La regia e la drammaturgia sono affidate a Samuele Chiovoloni, che coordina un gruppo formato da attori, musicisti, danzatori e performer del Piccolo Teatro degli Instabili.

Dario Fo, Simone Weil e William Congdon davanti a Francesco

Il cuore dello spettacolo è rappresentato dall’incontro ideale tra Dario Fo, Simone Weil e William Congdon e la figura di San Francesco d’Assisi. Tre personalità molto differenti, accomunate però da un confronto profondo, seppure sviluppato in forme diverse, con l’esperienza francescana.

Il titolo della produzione richiama e parafrasa i celebri “Tre studi per figure alla base di una crocifissione” di Francis Bacon, opere nelle quali dolore e trasformazione assumono una posizione centrale.

La rappresentazione utilizza questa suggestione per raccontare le metamorfosi generate dall’incontro con Francesco attraverso tre esperienze novecentesche distanti per provenienza, linguaggio artistico e percorso personale.

Non si tratta quindi di tre conversioni identiche, ma di tre differenti modi di confrontarsi con Francesco, con la sua spiritualità, con la sua parola e con la radicalità della sua esperienza.

Dario Fo e la forza sovversiva della parola francescana

Uno dei tre percorsi riguarda Dario Fo, del quale nel 2026 ricorrono sia i cento anni dalla nascita sia i dieci anni dalla morte.

Per Fo non si verificò una conversione religiosa. Il drammaturgo tornò però ripetutamente alla figura di Francesco durante la propria carriera, individuando nel santo una particolare forza sovversiva della parola.

Il rapporto con Francesco viene osservato attraverso la dimensione del giullare, del gesto, del canto e della rappresentazione popolare del sacro.

Il primo studio porta infatti il titolo “Eresia (Come recupero dello scarto)” e prende forma nel Bosco di San Francesco. Qui gli schizzi pittorici di Dario Fo assumono una dimensione umana e scenica, introducendo il pubblico nel percorso dello spettacolo.

La rappresentazione recupera così l’interesse di Fo per una modalità giullaresca del racconto religioso e per una rappresentazione capace di sottrarre Cristo a una dimensione elitaria.

Simone Weil e l’esperienza della Porziuncola

La seconda figura al centro della produzione è Simone Weil, filosofa, scrittrice e mistica francese.

Il suo legame con Assisi risale al 1937, quando visitò in solitudine la Porziuncola. Quell’esperienza spirituale ed estetica determinò in lei, secondo quanto ricostruito nel progetto teatrale, il gesto dell’inginocchiamento per la prima volta.

Il secondo studio, intitolato “Azione (Come eliminazione dell’Io)”, viene rappresentato nel Giardino dei Novizi.

Sono le lettere di Simone Weil a fornire parte della materia attraverso la quale viene costruita questa sezione dello spettacolo. La sua esperienza diventa così il punto di partenza per esplorare scenicamente una lotta spirituale legata all’annullamento dell’Io e all’incontro con una dimensione che supera quella individuale.

Il percorso fisico compiuto dagli spettatori tra i diversi luoghi accompagna quindi anche il passaggio tra tre modi distinti di vivere il confronto con Francesco.

William Congdon, dalla guerra all’incontro con Assisi

Il terzo protagonista è il pittore statunitense William Congdon, arrivato ad Assisi dopo aver vissuto l’esperienza traumatica della Seconda guerra mondiale e dopo le prime mostre che gli avevano dato successo negli Stati Uniti.

Congdon lasciò Assisi per poi tornarvi e approdare infine alla Chiesa cattolica. Il suo percorso viene raccontato attraverso il rapporto con la pittura e, in particolare, attraverso la ricerca della luce.

A lui è dedicato il terzo studio, “Silenzio (Come attesa del risuonare di Dio)”, ambientato nel Chiostro dei Morti.

In questa parte conclusiva l’ossessione pittorica di Congdon per la luce viene trasferita sulla scena attraverso la danza, trasformandosi in corpo, carne e materia.

Il Chiostro dei Morti rappresenta così l’ultima tappa del viaggio compiuto dagli spettatori, dopo il Bosco di San Francesco e il Giardino dei Novizi.

Tre studi concepiti come un’opera in trasformazione

La definizione stessa di “studio” assume un significato preciso nella costruzione drammaturgica elaborata da Samuele Chiovoloni.

Il regista richiama infatti il significato che il termine assume nella pittura, dove indica una bozza preparatoria rispetto a un’opera destinata a svilupparsi successivamente.

I tre studi prendono quindi avvio dai materiali e dalle esperienze di Dario Fo, Simone Weil e William Congdon per costruire un’unica opera scandita in tre momenti.

Il percorso attraversa la rappresentazione giullaresca del sacro presente nell’opera di Fo, la tensione spirituale di Weil e il rapporto fisico di Congdon con la propria pittura.

“In Francesco” mette dunque in relazione tre biografie e tre differenti linguaggi attraverso un movimento che procede parallelamente negli spazi di Assisi e nella materia della rappresentazione.

Fulvia Angeletti e l’ingresso nel Cortile di Francesco

La produzione entra quest’anno nel programma del Cortile di Francesco 2026, circostanza accolta con soddisfazione dalla direzione del Piccolo Teatro degli Instabili.

Fulvia Angeletti ha definito una grande gioia la partecipazione del progetto all’edizione 2026, sottolineando il radicamento territoriale dell’iniziativa e la sua capacità di fondarsi sull’interdisciplinarietà e sul dialogo tra prospettive, competenze e culture differenti.

Il progetto viene realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo, della Regione Umbria e del Comune di Assisi.

La produzione è risultata vincitrice del Bando Progetti Speciali 2026, sezione Teatro, della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura.

Un gruppo numeroso tra attori, danzatori e performer

La produzione coinvolge un articolato gruppo artistico coordinato dalla regia di Samuele Chiovoloni.

In scena ci saranno Giordano Domenico Agrusta, Beatrice Verzotti, Paolo Rosini, Vanessa Mattei Scarpaccini, Chiara Tosti, Lorenzo Brilli, Nicola Fumo Frattegiani e Denise Tamburi.

A loro si aggiungono i performer del Piccolo Teatro degli Instabili Lucia Betti, Matteo Borrini, Marta Carloni e Ludovico Marcucci, con la partecipazione di Agata Frascarelli.

La direzione artistica e l’organizzazione sono curate da Fulvia Angeletti, mentre ideazione e produzione fanno capo al Piccolo Teatro degli Instabili.

Quattro repliche dal 9 al 12 settembre

“In Francesco. Tre studi per una conversione” sarà rappresentato mercoledì 9, giovedì 10, venerdì 11 e sabato 12 settembre 2026, sempre con inizio alle 18.45.

Il punto di accesso sarà dalla Piazza superiore della Basilica di San Francesco, attraverso l’ingresso del Bosco di San Francesco. La performance proseguirà poi all’interno degli spazi coinvolti nel percorso fino al Sacro Convento.

Il formato prevede un massimo di 60 spettatori per ogni replica, proprio in ragione della natura itinerante dello spettacolo. Agli spettatori vengono consigliate scarpe comode per affrontare il percorso.

Il biglietto unico ha un costo di 20 euro. I parcheggi indicati per raggiungere l’area sono il Parcheggio San Giacomo e il Parcheggio Giovanni Paolo II.

Quattro giornate nelle quali il teatro attraverserà fisicamente alcuni dei luoghi francescani di Assisi per mettere a confronto Dario Fo, Simone Weil e William Congdon con la figura di Francesco, trasformando tre esperienze del Novecento in altrettanti studi scenici sulla metamorfosi, sulla spiritualità e sulla possibilità della conversione.


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