Lo abbiamo già scritto, con questi attrattori, il destino non sarà clemente. Eppure si continua. C’è l’altalena gigante, la giostra panoramica, il volo dell’aquila, il parco delle stelle, eccetera eccetera. L’ultima novità è il Waterland Skybike, una nuova attrazione turistica con annesso parco ludico-ricreativo a Viggianello, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Per la verità il progetto è più ampio, nel quadro di un sistema locale di offerta turistica denominato ‘Viggianello Waterland’. Tuttavia, la sua principale attrazione dovrebbe essere appunto la Skybike. Si tratta di una bicicletta sospesa su un cavo a 50 metri d’altezza per un percorso di circa 350 metri. Un’idea copiata dalle Filippine. La definiscono “attrazione adrenalinica”, come quasi tutte le altre ormai sparse in Basilicata. Tipo il “Volo dell’Aquila” a San Costantino Albanese, struttura ufficialmente chiusa da tempo, costata 1,6 milioni di euro, stanziati nell’ambito del Programma Speciale Senisese.
Nel quadro dello stesso Programma arrivano i fondi per la bicicletta su cavo, circa 2 milioni di euro. Il progetto prevede anche altro, tra cui la riqualificazione di un orto botanico e la costruzione dell’Edificio WOW, uno spazio multimediale e tecnologico integrato nel progetto dell’attrattore turistico principale, la Skybike. Facciamo i nostri migliori auguri al Comune di Viggianello.
Tuttavia qui proponiamo una verifica dell’impatto sul declino demografico in alcuni Comuni che ospitano questi attrattori adrenalinici e cominciamo da Viggianello. Dal 2001 al 2024 il paese perde quasi 1.000 residenti, un calo costante, oggi ha 2500 residenti registrati. Al 2025 registra un indice di vecchiaia spaventoso: 413,9. Ciò significa che ci sono 413,9 anziani ogni 100 giovani fino a 14 anni. Nel 2002 l’indice era 212. Sostanzialmente oggi nel paese vive una popolazione di soli anziani.
Il “Volo dell’Aquila”, San Costantino Albanese. La struttura è chiusa. Di questo passo rischia di chiudere anche il paese. Ha una popolazione residente di circa 550 abitanti. È una storica comunità di minoranza linguistica albanese (arbëreshë). Il comune si trova in Val Sarmento, nel cuore del Parco nazionale del Pollino. La soglia dei 1.000 abitanti è stata abbandonata definitivamente nel corso degli anni ’90. Il decennio tra il 2011 e il 2021 ha fatto registrare la contrazione percentuale più marcata, complice l’azzeramento quasi totale della natalità e l’alto tasso di mortalità legato all’invecchiamento. L’indice di vecchiaia è passato da 317 del 2021 a 627 nel 2025.
Il Volo dell’Angelo a Castelmezzano e Pietrapertosa. Castelmezzano 685 abitanti, ne aveva quasi mille nel 2001. Da quando è entrato in funzione l’attrattore, 2007-2008, il paese ha perso circa 300 residenti. L’indice di vecchiaia era 224, nel 2002, oggi è 432. Non diversa la situazione a Pietrapertosa, 850 abitanti, erano circa 1300 nel 2002. Da quando è entrato in funzione l’attrattore il paese ha perso 300 residenti. Anche qui l’indice di vecchiaia è alto: da 157 del 2002, a 345 di oggi.
Il Ponte alla luna, Sasso di Castalda. Passa da quasi 1000 abitanti a 720, il calo maggiore nel periodo 2017, anno di inaugurazione dell’attrattore, ad oggi. L’indice di vecchiaia da 178 a 302.
La giostra panoramica a San Severino Lucano. 1.304 abitanti, ne aveva circa 2000 nel 2001. Dal 2009, anno di inaugurazione dell’attrattore ad oggi ne ha persi 450. L’attrattore funziona soprattutto nei mesi di luglio e agosto e ha subito periodi di chiusura. Gli altri mesi dell’anno, tra vento pioggia e freddo il calo di utenti è netto.
Ponte fra i due Parchi di Castelsaraceno. 1.100 abitanti, ne aveva 1.700 nel 2001. Anche qui, il calo demografico è costante. Dal 2021, anno di inaugurazione dell’attrattore, a oggi il paese ha perso altri 100 abitanti. L’indice di vecchiaia è più che raddoppiato: da 192 (2002) a 401 di oggi.
IL PARADOSSO DELLE AREE INTERNE
Questi sono soltanto alcuni esempi. Un attrattore turistico non può compensare lo spopolamento né la carenza di infrastrutture primarie quali il trasporto pubblico scarso o inesistente. Perciò spesso diventa impossibile raggiungere i luoghi senza mezzi propri. I nostri statisti continuano a ridicolizzarsi sostenendo che un’altalena o una giostra panoramica contribuiscano a frenare lo spopolamento.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal rilancio delle aree interne. Qui in Basilicata ha mostrato forti criticità e rallentamenti strutturali, legati a ritardi nella spesa dei fondi e a una governance spesso incapace di trasformare gli annunci in cantieri reali.
I dati del monitoraggio su Open Coesione per i cicli passati evidenziano che la maggior parte dei progetti previsti nelle aree interne risulta ancora non avviata o bloccata nelle fasi preliminari, con percentuali di effettiva liquidazione dei fondi estremamente basse.
Il rilancio dei piccoli borghi e delle aree marginali tramite i canali del Pnrr si è scontrato con la debolezza amministrativa dei piccoli comuni, incapaci di gestire la complessità delle procedure e di aprire i cantieri nei tempi prescritti. Nonostante i piani di rilancio, i piccoli centri continuano a perdere presidi essenziali: punti salute, uffici postali, bancomat e trasporti locali.
Il mancato impatto degli investimenti si riflette direttamente sulla tenuta demografica. La Basilicata ha registrato il maggior calo della popolazione in Italia secondo i dati Istat. Il fallimento percepito della strategia risiede nel fatto che la riduzione dei fondi effettivi, unita alla chiusura o al ridimensionamento dei presidi sanitari territoriali, delle scuole e delle reti di trasporto, continua a spingere i giovani e le famiglie ad abbandonare il territorio anche per mancanza di prospettive e lavoro stabile. Altro che “adrenalina” e “divertimento” garantiti dagli attrattori.
È vero, si spendono risorse in digitalizzazione o efficientamento energetico degli edifici pubblici, ma mancano i medici di base, le scuole chiudono per il calo demografico e i collegamenti di trasporto pubblico restano inesistenti.
Tuttavia, quando le procedure di finanziamento sono complicate e magari richiedono anche l’intervento di investimenti privati, siamo bravi a rallentare tutto fino a bloccare le risorse e a perderle.
Il caso delle risorse a perdere sul monte Sirino: 26 milioni evaporati
L’esempio lampante è il progetto di rilancio del comprensorio turistico del Sirino. Tutto bloccato da anni a causa di impianti chiusi, opere mai avviate. Le sciovie e le seggiovie sono ferme da tempo per mancanza di manutenzione e fondi. La slittovia non è mai entrata in funzione dopo il completamento dei lavori. Il Rifugio Italia, l’edificio storico vicino al Lago Laudemio è abbandonato e ha bisogno di grandi restauri. La pista da bob una ferraglia abbandonata a 1500m di altezza. Le strade di accesso al comprensorio subiscono spesso chiusure o disagi per la mancata pulizia e manutenzione. Questa in sintesi la condizione attuale del comprensorio. Intanto la montagna deve subire la presenza di ferraglie e altri manufatti dimenticati da anni sul terreno e tra gli alberi.
C’era un progetto di Invitalia da 26 milioni, siamo nel periodo 2019-2021, in capo all’Unione dei Comuni con in testa Lauria. Quel maxi-progetto nasce sotto forma di Contratto di Sviluppo per il turismo intermediato da Invitalia. L’obiettivo iniziale era titanico: unificare la governance del comprensorio montano e rimodernare completamente gli impianti del Lagonegrese con una massiccia iniezione di capitali. Tuttavia, il progetto è naufragato ed è stato definitivamente abbandonato per diverse ragioni fondamentali.
I contratti di sviluppo gestiti da Invitalia non finanziano mai le opere al 100% con fondi pubblici; richiedono obbligatoriamente la partecipazione attiva di un grande investitore o gestore privato che copra una quota significativa dell’investimento assumendosi il rischio d’impresa. A causa delle storiche incertezze sulla redditività delle piste del Sirino, nessun operatore privato ha mai firmato l’accordo, facendo decadere l’accesso ai fondi.
Le linee di finanziamento nazionali impongono scadenze rigidissime per l’apertura dei cantieri. I Comuni del comprensorio non disposero in tempo di progetti esecutivi e dotati di tutti i visti necessari (incluse le complesse autorizzazioni del Parco Nazionale). Senza progetti “pronti all’uso”, le risorse non sono state sbloccate.
Ma soprattutto, Invitalia richiedeva un unico interlocutore solido per la gestione di investimenti superiori ai 20 milioni di euro. La frammentazione delle competenze territoriali tra i Comuni (in primis Lagonegro e Lauria) e i ritardi regionali nella creazione di una cabina di regia unica hanno paralizzato l’iter burocratico.
Di conseguenza, quei 26 milioni teorici non sono mai stati materialmente erogati e le relative quote di stanziamento pubblico sono state revocate lasciando gli impianti del Monte Sirino nello stato di abbandono in cui si trovano oggi. Ma sul Sirino ci ritorneremo, anche perché in queste settimane la politica, tutta, gioca a scaricabarile.
Quando, invece, le procedure sono più facili e veloci (finanziamenti regionali, o denaro di provenienza royalties petrolio) siamo bravi a sprecare le risorse in interventi inutili, costosi e destinati a fallire. È il caso degli attrattori adrenalinici, delle altalene giganti, delle cestovie abbandonate, seggiovie distrutte, delle ciclovie dimenticate, dei barbecue ad alta quota e delle stravaganti piste da sci senza neve. Tutta roba che, fatta male e gestita peggio, non sta in piedi.
Ma siamo anche bravi ad approfittare di quelle risorse per favorire i clientes imprenditori, progettisti, e gli stessi decisori politici (i patronos).ARRIVEDERCI
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