Cerberus offre 300 mln euro per entrare in BFF sotto il 30%. Al tavolo anche BPER, AMCO e Sella


Il titolo BFF Bank a Piazza Affari

Cerberus Capital Management si fa avanti per entrare nel capitale di BFF Bank, la specialty finance quotata a Piazza Affari che è alle prese con il rafforzamento patrimoniale richiesto dopo le verifiche di Banca d’Italia. Secondo quanto riferito giovedì da Bloomberg, il fondo statunitense ha presentato una proposta preliminare e non vincolante che prevede un aumento di capitale di circa 300 milioni di euro, in parte riservato a Cerberus e in parte offerto agli attuali azionisti, strutturato in modo da mantenere la partecipazione finale del fondo al di sotto del 30%, soglia che farebbe scattare l’obbligo di opa.

Ma quella di Cerberus è soltanto una delle alternative arrivate sul tavolo del consiglio di BFF. Sempre secondo Bloomberg, BPER Banca ha presentato una proposta preliminare per rilevare le attività di payments e banca depositaria, mentre AMCO si è fatta avanti per le attività di factoring e Gruppo Sella ha manifestato separatamente interesse per il business dei pagamenti. BFF, BPER, AMCO, Sella e Cerberus non hanno commentato.

Gli advisor continueranno ora a esaminare le manifestazioni di interesse in vista di un nuovo consiglio di amministrazione indicato da Bloomberg per il 25 settembre, con l’obiettivo di arrivare a proposte più definite ed eventualmente concedere un’esclusiva a uno dei pretendenti.

Il processo non arriva peraltro all’improvviso. Con i risultati del primo semestre, lo scorso 5 agosto BFF aveva comunicato ufficialmente che il cda aveva avviato, con il supporto di advisor finanziari, un processo per individuare uno o più partner finanziari e strategici e che erano già pervenute manifestazioni di interesse preliminari e non vincolanti da controparti italiane e internazionali. La banca aveva inoltre precisato che erano allo studio possibili operazioni di valorizzazione di asset (si veda qui il comunicato stampa).

La partita è rilevante perché mette contemporaneamente sul tavolo due strade molto diverse per BFF: da un lato l’ingresso di un nuovo azionista attraverso un rafforzamento patrimoniale, mantenendo sostanzialmente l’attuale perimetro; dall’altro la valorizzazione o cessione di singoli business, che potrebbe ridisegnare la banca nata dall’integrazione con DEPObank nel 2022 (si veda altro articolo di BeBeez).

A spingere BFF verso queste opzioni è il complesso confronto regolamentare apertosi quest’anno con Banca d’Italia. Il 28 marzo la Vigilanza aveva adottato un provvedimento nell’ambito dell’ispezione iniziata nel dicembre 2025, nominando Raffaele Lener e Francesco Fioretto commissari in temporaneo affiancamento al cda, che ha comunque mantenuto pieni poteri. I rilievi riguardavano tra l’altro il business factoring e lending, la classificazione prudenziale delle esposizioni, i sistemi contabili, la gestione del credito e i controlli interni (si veda qui il comunicato stampa di allora).

Il rapporto ispettivo definitivo, ricevuto il 14 luglio (si veda qui il comunicato stampa), ha espresso una valutazione sfavorevole e confermato i rilievi del precedente provvedimento. In particolare, Banca d’Italia ha richiesto ulteriori rettifiche su fatture anteriori al 2016 e sulla classificazione di alcuni ospedali pubblici polacchi, con una riduzione del CET1 di circa 17 milioni di euro, parzialmente compensata da circa 25 milioni di minori RWA. Il rapporto ha inoltre formulato rilievi su governance, processo contabile, credito, organizzazione e controlli interni.

Già a febbraio la banca aveva avviato il de-risking del portafoglio factoring, contabilizzando circa 95 milioni di euro di oneri straordinari pre-tax relativi al 2025 e rettificando il patrimonio 2024 per errori nell’allocazione di incassi del factoring antecedenti al giugno 2023. Contestualmente aveva iniziato a lavorare a una possibile cartolarizzazione del portafoglio, assistita da JP Morgan e PwC Deals Strategy FS (si veda qui il comunicato stampa di allora), operazione, aveva rivelato sempre Bloomberg a metà agosto, delle dimensioni di 1,2 miliardi di euro alla quale erano interessati PIMCO, Pollen Street Capital,
Fortress Investment Group, Davidson Kempner Capital Management e la stessa Cerberus.

La situazione patrimoniale è diventata quindi il punto centrale. A fine giugno il CET1 ratio era al 10,34%, contro un requisito SREP del 9,86%, mentre il Total Capital Ratio era al 12,93%, inferiore al requisito del 13,36%. Dopo la cessione e il contestuale reinvestimento, completati il 28 luglio, di 3,1 miliardi di euro di titoli di Stato italiani Held to Collect, che hanno generato una plusvalenza pre-tax di circa 62 milioni (si veda qui il comunicato stampa), i ratio pro-forma sono saliti rispettivamente all’11,1% e al 13,6%, riportando anche il Total Capital Ratio sopra il requisito (si vedano qui il comunicato stampa sui conti semestrali e qui la semestrale consolidata).

Il problema è però prospettico. BFF ha dichiarato che, in assenza di iniziative esterne e sulla base delle attuali proiezioni, dal 2028 emergerebbe nuovamente un deficit patrimoniale, principalmente per l’applicazione progressiva del calendar provisioning alle esposizioni classificate past due a fine 2025. È precisamente questo il nodo che spiega perché la banca stia valutando contemporaneamente securitization, ingresso di partner, vendita di asset ed eventualmente emissioni subordinate Tier 2.

Nel frattempo il business continua a generare utili. Nel primo semestre 2026 BFF ha registrato ricavi netti adjusted per 216,1 milioni di euro, in aumento del 9%, e un utile netto adjusted di 81,3 milioni, +8%. L’utile netto reported è stato invece di 51,4 milioni, includendo tra l’altro un impatto negativo per 21,2 milioni riconducibile al rapporto ispettivo di Banca d’Italia. Il loan book era pari a 5,5 miliardi, mentre i depositi ammontavano a 7,3 miliardi.

La società di revisione KPMG aveva tuttavia richiamato l’attenzione, nella relazione sul bilancio 2025, sulla significativa incertezza relativa al presupposto della continuità aziendale (si veda qui il comunicato stampa). Il cda, anche nell’ultima semestrale, ha ritenuto comunque appropriato continuare a redigere il bilancio sulla base del going concern, considerando le misure già realizzate e quelle in corso di valutazione

Per Cerberus, un ingresso in BFF avrebbe peraltro una forte coerenza con attività che il fondo conosce già molto bene, tanto a livello europeo quanto in Italia. Nel nostro Paese il fondo aveva infatti acquisito nel 2018 il 57% di Officine CST, servicer specializzato proprio nella gestione dei crediti verso la pubblica amministrazione, lasciando il 28% al fondatore Gianpiero Oddone e nominando presidente Roberto Nicastro (si veda altro articolo di BeBeez).

Da allora Officine CST ha progressivamente ampliato il modello dal servicing all’investimento diretto nei crediti problematici. Nell’aprile 2025 l’allora ad Paolo Gesa aveva raccontato proprio a BeBeez la trasformazione della società da servicer a investitore finanziario, con la costituzione di un fondo dedicato prevalentemente ai crediti commerciali problematici verso la PA (si veda altro articolo di BeBeez). E nel luglio dello stesso anno il nuovo fondo FOCI aveva realizzato il primo investimento, sottoscrivendo titoli junior di una cartolarizzazione di crediti verso pubbliche amministrazioni italiane tramite Adalis SPV (si veda altro articolo di BeBeez). Nell’ambito di questa strategia di valorizzazione degli asset, A-Zeta Info&Collection ha progressivamente acquisito rami chiave di Officine CST. Dopo aver comprato il ramo legale a fine 2023, a luglio 2025 A-Zeta ha rilevato ufficialmente anche l’intero ramo Servicing Pubblica Amministrazione, mentre
a seguito del completamento delle vendite di tutti gli asset strategici pianificati dalla proprietà per massimizzare il valore per gli azionisti, l’ad Paolo Gesa ha annunciato la sua uscita dalla guida operativa della società nell’ottobre 2025 (si veda altro articolo di BeBeez).

Il collegamento industriale con BFF è evidente. La banca si definisce infatti il maggiore operatore indipendente di specialty finance in Italia ed è specializzata soprattutto nel factoring pro soluto di crediti commerciali vantati verso le pubbliche amministrazioni, oltre che nei securities services e nei corporate payments; opera in nove Paesi europei.

BFF ha alle spalle una storia che ha già incrociato più volte il private equity. Nel marzo 2022 Equinova UK HoldCo, veicolo di Advent International, Bain Capital e Clessidra ed ex azionista di DEPObank, aveva ceduto in accelerated bookbuilding l’ultimo 7,6% di BFF, circa 14 milioni di azioni per un controvalore nell’ordine degli 85 milioni di euro, portando di fatto il flottante della banca alla totalità del capitale (si veda altro articolo di BeBeez). La partecipazione era arrivata ai tre fondi con la già ricordata combinazione tra BFF e DEPObank nel 2022. Prima ancora, il controllo di BFF era stato di Centerbridge, che aveva acquistato Banca Farmafactoring da Apax Partners nella primavera 2015 sulla base di una valutazione indicata allora in circa 500 milioni di euro e aveva poi accompagnato la banca alla quotazione nell’aprile 2017. Centerbridge aveva completato la propria exit nel febbraio 2021, cedendo in ABB l’ultimo 6,92%; BeBeez aveva calcolato in circa 690 milioni di euro gli incassi complessivi realizzati dal fondo dal 2015 (si veda  altro articolo di BeBeez).

Ora, a distanza di quattro anni dal ritorno di BFF allo status di società sostanzialmente full public, il private equity potrebbe quindi rientrare nel capitale. Ma la struttura proposta da Cerberus appare studiata proprio per evitare un cambio di controllo formale: con una capitalizzazione di circa 594 milioni di euro al prezzi di venerdì 11 settembre, un aumento di capitale da 300 milioni sarebbe molto rilevante rispetto all’attuale equity value, ma l’offerta in opzione agli azionisti e il dimensionamento della quota riservata a Cerberus consentirebbero al fondo di fermarsi sotto il 30%.

 


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