Crisi riciclo plastica, il Senato propone sanzioni per i consorzi


A Palazzo Madama nel corso dei lavori per la conversione sul decreto legge dedicato all’obbligo di compostabilità per alcune categorie di imballaggio si torna a parlare di crisi della plastica. Tra gli emendamenti anche una sanzione per i Consorzi per “mancato ritiro” dei materiali


Sanzioni ai danni dei consorzi per il mancato ritiro della plastica raccolta, definizione precisa dei “perimetri” del sistema consortile e riduzione dell’IVA: questi i contenuti di alcuni degli emendamenti presentati in Commissione Ambiente al Senato nel corso della discussione sul decreto legge dedicato all’obbligo di compostabilità per categorie specifiche di imballaggi, che dovrà essere convertito entro il 6 ottobre. Le proposte di modifica, che dovranno essere messe ai voti nei prossimi giorni, portano la firma delle forze di maggioranza e opposizione e fanno parte di un pacchetto di emendamenti presentati in un dossier da Anci, associazione nazionale dei Comuni italiani.

Al centro dell’interesse dei Comuni, come emerge dalle proposte, non c’è tanto la sostituzione degli imballaggi in plastica tradizionale con prodotti bio, quanto la necessità di affrontare l’emergenza nella gestione della plastica da raccolta differenziata che da mesi interessa diverse regioni italiane. Una crisi che Anci propone di fronteggiare, tra l’altro, anche qualificando “il mancato ritiro da parte del Consorzio, senza giustificato motivo, come inadempimento sanzionabile”. La richiesta – confluita in una serie di emendamenti bipartisan, firmati da Fratelli d’Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle – è quella di fissare una sanzione “non inferiore a quaranta euro per tonnellata” e che comunque copra i costi aggiuntivi della gestione dell’emergenza.

Altra misura chiesta da Anci, e fatta propria dalle forze politiche, punta invece alla definizione di un regime di agevolazioni fiscali per restituire competitività alla plastica riciclata. La plastica vergine di origine asiatica, scrive infatti Anci, ha un costo di circa 800 euro a tonnellata, mentre quella riciclata nel nostro Paese ha costi che si aggirano attorno ai 1.300-1.400 euro a tonnellata. “Nessun acquirente razionale sceglierebbe dunque il riciclato a fronte di un differenziale del 70-80%, in assenza di un obbligo normativo di utilizzo”, si legge nella relazione presentata dall’associazione, che propone di correggere il disequilibrio dei prezzi con una rimodulazione dell’IVA dal 22 al 10% per chi acquista plastica riciclata proveniente dalla raccolta differenziata italiana o europea nel rispetto dei requisiti di contenuto minimo fissati dalla normativa europea sul packaging.

Lo sconto fiscale, calcola l’associazione, varrebbe circa 80-100 euro per tonnellata acquistata e si tradurrebbe direttamente “in un vantaggio competitivo per chi sceglie il materiale riciclato rispetto a quello vergine”. Questa misura, spiega Anci, si rivolge a chi produce gli imballaggi, come bottiglie, contenitori, film plastici e non al consumatore finale, non inciderebbe dunque sui prezzi allo scaffale. Il fine è quello di “premiare chi si comporta virtuosamente già oggi, prima che diventi obbligatorio nel 2030”, creando così domanda di plastica riciclata, la cui scarsa richiesta ha contribuito alla crisi attuale.

Poiché però la riduzione IVA richiede un passaggio di notifica alla Commissione europea, come proposto da Anci gli emendamenti al Senato prevedono, in alternativa, la possibilità di istituire un credito d’imposta del 12% per l’acquisto di materie prime seconde plastiche. La misura, chiarisce l’associazione dei Comuni, avrebbe un costo contenuto per le casse pubbliche: circa 18-26 milioni di euro all’anno, con un tetto di spesa fissato in legge di bilancio. Sia la riduzione dell’aliquota Iva che l’attivazione di un credito d’imposta hanno trovato spazio tra gli emendamenti proposti da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Tra le proposte di emendamento bipartisan ispirate da Anci e rilanciate da Pd, M5S e FdI, anche una clausola di salvaguardia per tutelare i comuni virtuosi e garantire che il materiale plastico raccolto in modo differenziato dai cittadini ma non ritirato dai consorzi per inadempienze del sistema di responsabilità estesa continui a essere conteggiato tra i dati della raccolta differenziata, senza esporre i Comuni a sanzioni o commissariamento.

Infine, il passaggio che Anci ritiene più importante: quello cioè di chiarire il “perimetro” della responsabilità estesa del produttore. “Il cuore del problema – scrive Anci – è rappresentato dal fatto che non esiste nel nostro ordinamento una chiara individuazione del perimetro della responsabilità estesa del produttore come prevista in senso tecnico-giuridico in ambito europeo”, in Italia esiste invece “una responsabilità limitata nella filiera, nel tipo di materiale e nelle condizioni di mercato”. Occorrerebbe quindi secondo Anci una norma che chiarisca che l’obbligo di copertura dei costi da parte dei sistemi epr si estende all’intera filiera della raccolta differenziata multimateriale, fino al destino finale del materiale, “incluse le frazioni di scarto della selezione”. Anche questa sollecitazione arrivato da Comuni italiani ha trovato l’appoggio a Palazzo Madama di Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle e Pd.

“La crisi che Anci porta all’attenzione della Commissione Ambiente – si legge nel dossier – non è una difficoltà transitoria di mercato: è il fallimento strutturale di un sistema epr che non è in grado di assorbire le frazioni difficili quando il mercato è sfavorevole. I Comuni, che svolgono correttamente il proprio compito raccogliendo quantitativi in costante crescita, sono costretti a pagare le conseguenze di un’inadempienza che non dipende da loro”.

Sempre in chiave di contrasto all’emergenza plastica, nel suo dossier Anci propone una serie di iniziative da adottare in un momento successivo alla conversione del decreto sul packaging compostabile, a partire dall’anticipazione degli obiettivi di contenuto riciclato previsti dal PPWR europeo per le categorie di imballaggi a maggiore impatto, con applicazione dal 2027 anziché dal 2030. Altra proposta riguarda il rafforzamento delle soglie di contenuto riciclato nei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per gli acquisti pubblici, con meccanismi sanzionatori per le stazioni appaltanti inadempienti. Inoltra l’associazione dei Comuni chiede di valutare il modello francese per gli incentivi: 450-1.000 euro/tonnellata per gli acquirenti di plastica riciclata da filiere EPR tracciate, finanziato internamente al sistema consortile senza oneri per la finanza pubblica.

Tornando agli emendamenti sul packaging compostabile, e restando sul fronte delle proposte di intervento ‘anti-crisi’, da segnalare anche l’iniziativa a firma della senatrice Italia Viva Silvia Fregolent che propone un quadro di misure temporanee per l’incremento delle capacità di stoccaggio negli impianti “fino al 70 per cento dei quantitativi massimi di stoccaggio previsti dall’autorizzazione vigente” per un periodo non superiore ai 180 giorni.


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