Lo studio di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi. Criptovalute solo per il 2%, addio al «Bot people» ora spazio ad altre aspettative di rendimento, ma il 72% non diversifica
Nel 2026, il 56% degli italiani è riuscito a risparmiare, accantonando in media l’11,9% del reddito disponibile, anche se la percentuale è in frazionale calo rispetto al 2020 (12%), anno della paura Covid. Le motivazioni principali sono la prevenzione (40%), la pensione e la casa (entrambe al 19%), ma cresce anche il risparmio destinato agli investimenti (6%). Lo rivela l’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, realizzata da Intesa Sanpaolo con Centro Einaudi. Dalla ricerca emerge che il ratio di avversione al rischio – misurato dal rapporto tra chi dichiara di non essere disposto a correre rischi negli investimenti finanziari e chi invece lo e -, nel 2026 ha raggiunto il livello massimo di 33,6 dal 20,5 del 2025 e dall’8,1 del 2017. I più restii «sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (ratio 84), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione», dice il dossier.
Educazione finanziaria
«La redditività è sempre connessa a un certo livello di rischio. Il risparmiatore italiano aborrisce il rischio e questo è dovuto in parte alla carenza di educazione finanziaria», spiega il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. «Ogni risparmiatore – chiarisce – ha la sua tipologia di investimento ideale. Si tratta quindi di poter disporre degli strumenti che consentono veramente di analizzare le tipologie di rischio che sono connesse anche alla durata degli investimento, all’età di chi investe e alla variabilità nelle sue necessità, quindi alla facilità di liquidare parte dell’investimento. Questo ci fa capire che bisogna insistere nell’educazione finanziaria, cioè nel mettere a disposizione strumenti per la valutazione del rischio». Il numero uno di Ca’ de Sass ha poi ribadito la visione della banca nell’Opas su Mps: «Generali è un grandissimo operatore finanziario di cui l’Italia può essere fiera. Noi come investitore puramente finanziario potremmo contribuire alla solidità di questo operatore italiano»
Poca diversificazione, tante obbligazioni
Quasi il 72% di chi investe ha portafogli «scarsamente o per nulla diversificati, esattamente il contrario di quanto la teoria economica raccomanda», anche perché l’alfabetizzazione finanziaria resta «fragile», sottolinea infatti il report. Mentre nel 2026 il possesso di obbligazioni «interessa il 23,5% degli intervistati, con un peso medio nei portafogli del 26,6%». La «cicatrice del 2022 non è tuttavia rimarginata», si legge nel documento, dato che «il 43% teme ancora la perdita in caso di vendita anticipata, mentre il 40% non si sente protetto dall’inflazione». Sale la predilezione per Etf e piani di accumulo, gli utilizzatori di criptovalute invece restano contenuti a meno del 2% e salgono solo tra i giovani con un salario superiore ai 2.500 euro (5,7%).
La tendenza di lungo periodo più nitida riguarda il rendimento a breve termine: partito con un 35% che lo portava al primo o secondo posto nel 2002, ha compiuto un declino secolare interrotto da qualche rimbalzo, e oggi si attesta al 24%. E’ la traccia del tramonto del vecchio investitore da cedola il «Botpeople» degli anni 80 e ‘90 progressivamente sostituito da profili con aspettative diverse.
Risparmiare è tuttavia giudicato indispensabile dal 28% del campione, un livello prossimo ai massimi storici e prevale la motivazione precauzionale: «Nel 78% dei casi gli intervistati si dicono pronti a far fronte a imprevisto di 5.000 euro attingendo a risparmi», conferma Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi.
La casa come integrazione
Il 66% degli intervistati continua poi a considerare la casa come un investimento sicuro, ma la percentuale è in calo per il secondo anno consecutivo (-5% rispetto al 2024). Il 23,5% del campione considera positivamente la possibilità di usare un immobile per integrare il reddito da anziano, ma soltanto il 5% sarebbe disposto a vendere la nuda proprietà.
Far convergere il risparmio sull’economia
Per trasformare «la resilienza economica dell’Italia in una leva strategica» servono investimenti. E le precondizioni per farli «ci sono, perché il risparmio è abbondante. Il tema è come portare il risparmio verso il mercato», sostiene Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo. «Lo scenario macroeconomico mondiale e italiano è indubbiamente molto complesso, implica sfide, cambiamenti e anche opportunità. L’economia italiana continua a mostrare una buona crescita, nonostante tutti i problemi». La situazione italiana, per De Felice, è a tratti paradossale. «Se ho una bassa propensione al rischio – spiega – dovrei diversificare molto di più il portafoglio per attutire i rischi. C’è poi una voce che nei portafogli è molto limitata: l’investimento azionario, utile soprattutto per le fasce di popolazione più giovane». «Credo – conclude – che una direzione futura debba essere quella di favorire un migliore investimento delle famiglie in modo graduale e diversificato, cominciando dai giovani che forse hanno meno risorse, ma più orizzonte di vita e quindi più tempo per modificare le proprie scelte per ottenere vantaggi».
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