Condono edilizio e silenzio del Comune: quando spettano le spese. | Articoli


Il TAR Sardegna chiarisce che il Comune deve concludere la domanda di condono edilizio con un provvedimento espresso, anche se destinato al rigetto. Se il diniego arriva solo dopo il ricorso contro il silenzio amministrativo, il giudizio si potrebbe chiudere con l’amministrazione condannata al pagamento delle spese legali, anche qualora la decisione della PA fosse vincolata.


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Le pratiche di condono edilizio non possono rimanere indefinitamente ferme negli uffici comunali anche se lo stesso fosse palesemente non accoglibile. Il diniego giunto a seguito del ricorso da parte dell’interessato per il silenzio può comportare che la PA paghi le spese processuali per il ricorso del cittadino che ha diritto ad una risposta, benché scontata e/o negativa. Infatti l’ente ha il dovere di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.
Quanto sopra è ciò che emerge dalla sentenza del TAR della Sardegna, ove un proprietario ha diffidato l’amministrazione e poi promosso ricorso al TAR contro il silenzio dell’amministrazione.
Solo dopo l’avvio della causa, il Comune ha smosso le acque e ha prima preannunciato e poi adottato il diniego del condono.
Dopo la pronuncia della PA è decaduto l’oggetto della controversia e il TAR dichiara chiuso il giudizio. Di contro, siccome il Comune si era pronunciato solo a processo avviato, costringendo quindi la controparte a sostenere ingiustamente delle spese per avere una risposta alla propria istanza, i giudici hanno condannato l’ente a pagare le spese di tribunale.

Il silenzio sulla domanda di condono presentata

Un proprietario aveva presentato una domanda di condono edilizio nel 2004, rimasta senza risposta per oltre vent’anni. Dopo una diffida avverso la PA, si è rivolto al TAR Sardegna non per ottenere direttamente il condono, ma per costringere il Comune a concludere il procedimento, chiedendo anche la nomina di un commissario in caso di ulteriore inerzia.
Durante il giudizio, però, il Comune ha prima comunicato il preavviso di rigetto e poi ha respinto definitivamente la domanda.

Condono edilizio: il Comune decide tardi e paga le spese del ricorso

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere in quanto il Comune, pur tardivamente, aveva infatti concluso il procedimento. In particolare “Ritenuto di provvedere alla dichiarazione della cessazione della materia del contendere in conformità alla richiesta delle parti e di porre le spese di lite a carico dell’amministrazione resistente nella misura di cui in dispositivo, in quanto il provvedimento di diniego dell’istanza di condono, la cui natura vincolata non rileva ai fini della soccombenza virtuale, è stato adottato successivamente alla proposizione del ricorso.”
Dopo la presentazione del ricorso contro il silenzio, infatti, l’amministrazione ha adottato un provvedimento di diniego, non esisteva quindi più l’inerzia contestata dal ricorrente e si è verificata la cessazione della materia del contendere. Il giudice pone però le spese di giudizio a carico dell’amministrazione, perché il diniego è stato adottato solo dopo l’avvio del ricorso. A nulla rileva che il provvedimento di diniego fosse vincolato, ossia che l’amministrazione non avesse margini per accogliere la domanda. Infatti, secondo i giudici, essa avrebbe avuto comunque l’obbligo di concludere il procedimento nei tempi previsti rispondendo alla controparte.
In sintesi, il TAR condanna l’amministrazione alle spese perché il diniego è sopravvenuto soltanto dopo la proposizione del ricorso.

Un’amministrazione deve comunque concludere il procedimento di condono con un provvedimento espresso, anche se la domanda fosse destinata al rigetto (diniego vincolato) o comunque non sia contestata nel merito.
Se la PA resta inattiva e decide soltanto dopo che il privato abbia presentato ricorso, essa può essere condannata alle spese di giudizio.

Scarica la sentenza in allegato

Keywords: condono edilizio, silenzio amministrativo, spese processuali, diniego dopo ricorso.


FAQ Tecniche: Condono edilizio e silenzio del Comune: quando spettano le spese | Ingenio

Che cos’è il ricorso avverso il silenzio della pubblica amministrazione?
È l’azione con cui l’interessato chiede al giudice amministrativo di accertare l’inadempimento dell’amministrazione che non conclude un procedimento.
Non serve a ottenere direttamente il condono, ma a ottenere una decisione espressa sull’istanza.
Il riferimento centrale è l’art. 31 del Codice del processo amministrativo.

Il Comune deve rispondere anche se la domanda di condono è palesemente infondata?
Sì. La possibile infondatezza della domanda non elimina il dovere di concludere il procedimento.
Il Comune deve adottare un provvedimento espresso, motivato quando richiesto dalla disciplina applicabile.
Rileva l’art. 2 della legge n. 241/1990.
[Verificare specifica tecnica/norma] per i termini applicabili alla singola pratica.

Il ricorso contro il silenzio consente al TAR di rilasciare il condono?
No, di regola il giudizio sul silenzio riguarda l’obbligo dell’amministrazione di provvedere.
Il TAR non sostituisce automaticamente il Comune nella valutazione della domanda edilizia.
Può però ordinare all’ente di decidere e, nei presupposti di legge, nominare un commissario ad acta.

Perché il diniego adottato dopo il ricorso può comportare spese a carico del Comune?
Perché l’interessato è stato costretto a proporre ricorso per ottenere una risposta che l’ente avrebbe dovuto rendere autonomamente.
Se il diniego elimina l’inerzia durante il giudizio, la causa può chiudersi per cessazione della materia del contendere.
Le spese possono comunque essere poste a carico dell’amministrazione in base alla soccombenza virtuale.

Che cosa significa che il diniego è “vincolato”?
Significa che, accertati determinati presupposti di fatto e di diritto, l’amministrazione non dispone di un margine discrezionale per accogliere l’istanza.
Ciò non giustifica però l’inerzia: anche un provvedimento vincolato deve essere adottato.
Nel caso esaminato, la natura vincolata non è stata ritenuta decisiva ai fini delle spese.

Quali controlli deve svolgere il tecnico su una pratica di condono ancora pendente?
Occorre verificare data della domanda, integrazioni richieste, ricevute di deposito, eventuali comunicazioni comunali e stato istruttorio.
È utile formalizzare una diffida a provvedere, documentandone la ricezione.
Prima di agire, vanno controllati disciplina del condono applicabile, vincoli e competenza dell’ufficio.

Quali errori vanno evitati nella gestione dell’inerzia del Comune?
Non va confuso il ricorso contro il silenzio con un’impugnazione diretta del merito della domanda di condono.
È rischioso presumere che il silenzio equivalga ad accoglimento dell’istanza.
Occorre inoltre verificare termini, legittimazione, documentazione e contenuto della diffida prima dell’azione giudiziaria.


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