Un buco da 43 milioni di euro, una procedura di composizione negoziata della crisi d’impresa, il silenzio assordante di Palazzo di Città e un manifesto funebre creato con l’intelligenza artificiale che annuncia la “scomparsa di Amiu”.
Kyma Ambiente, la partecipata dell’igiene urbana, è nel caos più totale. Mentre l’amministrazione tace, sindacati e opposizione chiedono un confronto pubblico immediato: “Non consegnate l’azienda al silenzio”.
A Palazzo di città è l’argomento che imperversa nei corridoi, alimentando una tensione ormai palpabile. Sullo sfondo torna a riecheggiare lo spettro più temuto: il fallimento di Kyma Ambiente.
La società partecipata per l’igiene urbana si trova ad affrontare una grave crisi finanziaria, stritolata da un deficit monstre che supera i 43 milioni di euro. Un buco milionario, in gran parte ereditato dalle gestioni precedenti e per oltre metà verso l’Erario, che ha imposto l’avvio della procedura di composizione negoziata della crisi d’impresa.
Di fronte a uno stallo che pare difficile da superare, i sindacati hanno deciso di rompere gli indugi, esigendo un incontro urgente per costringere i vertici aziendali a uscire allo scoperto. La lettera, indirizzata all’amministratore unico Gaetano Nacci – che ha preso le redini dell’azienda dopo le dimissioni del presidente Alfredo Spalluto lo scorso 7 luglio – è stata inviata per conoscenza anche al sindaco Piero Bitetti e all’assessore alle Società partecipate Gianni Cataldino.
Il sollecito è firmato dai segretari generali Mimmo Sardelli (Fp Cgil), Carmelo Sasso (Uiltrasporti), Gianluca Semitaio (Fit Cisl), Giuseppe Lisi (Fiadel) e Domenico Lomartire (Siuls).
Nella nota i sindacati osservano di aver atteso “con trepidante attesa la promessa convocazione per essere aggiornati sulle richieste di modifica dell’Aia per l’impianto di termovalorizzazione e sul preannunciato piano industriale. Con rammarico rileviamo che a tutt’oggi nessuna convocazione è pervenuta, pur essendo ormai trascorso il termine del 15 settembre per l’impianto. Talvolta, l’esperienza ci insegna che il silenzio è più rumoroso e significativo di qualsiasi altra cosa”.
“Un silenzio denso di dubbi e preoccupazioni – scrivono – Richiediamo un incontro urgente. Il futuro della società non può rimanere nel chiuso delle stanze, ma deve essere oggetto di un confronto pubblico e trasparente con la presenza del socio unico”.
A dare voce alle preoccupazioni dei lavoratori è Mimmo Sardelli (Fp Cgil): “Abbiamo chiesto un incontro urgente considerando che il termine del 15 settembre per la modifica dell’Aia è passato. Ci avevano detto che ci avrebbero convocato insieme al socio unico per il nuovo piano industriale, ma è tutto fermo. Se ci sono elementi di novità devono essere condivisi”.
A testimoniare il clima surreale c’è un manifesto funebre creato con l’intelligenza artificiale che sta circolando nelle chat in cui si dà atto “con profondo dispiacere” della “scomparsa di Amiu spa Taranto. Un’azienda che per decenni ha garantito un servizio fondamentale alla nostra comunità. Ne danno il triste annuncio l’amministratore unico, il sindaco, il vicesindaco, gli assessori e i consiglieri tutti. Il ricordo di Amiu spa Taranto vivrà per sempre”.
“Non vorremmo che quel manifesto diventasse, metaforicamente, l’anticipazione di ciò che l’amministrazione intende comunicare alla città”, ha sottolineato il consigliere comunale di FdI Giampaolo Vietri, chiedendo “all’amministrazione comunale di tornare a riferire alla città e ai lavoratori in un confronto allargato, senza presentarsi davanti al fatto compiuto, annunciando la morte dell’azienda. Kyma Ambiente non può essere consegnata al silenzio. Prima di parlare di fine, bisogna parlare di rilancio, di impianti, di lavoro e di futuro”.
Vietri incalza l’amministrazione con una serie di interrogativi: “A quanto ammontano realmente i debiti? Qual è lo stato delle procedure di risanamento e quali gli interventi per il rilancio degli impianti? Che fine hanno fatto il nuovo piano industriale e il contratto di servizio con il Comune?”.
Sulla stessa linea il segretario generale della UilTrasporti Carmelo Sasso ha commentato sarcasticamente: “Il risanamento è perfettamente riuscito ma il paziente è morto”.
Intanto restano aperti tutti i nodi strategici per il salvataggio aziendale. Gli advisor Alessandro Manfredonia e Angelo Buonfrate stanno lavorando alla due diligence e al piano di risanamento, passaggi chiave per il rinnovo del contratto di servizio in scadenza il 31 dicembre. Sul tavolo il riassetto dei 416 operatori, l’interesse dei privati per il revamping del termovalorizzatore, i recuperi crediti Inps (850mila euro) e la rottamazione delle cartelle (1,64 milioni). Proprio la partita impiantistica è considerata decisiva per il recupero di risorse.
A rompere il silenzio interviene anche il M5S. In un comunicato stampa il consigliere comunale Gregorio Stano parla di “Silenzio assordante e nubi nere sulla partecipata. Dal 7 luglio attendiamo risposte ufficiali dal Sindaco e dall’Amministrazione”.
“Le notizie e l’incertezza di questi giorni sul futuro di Kyma Ambiente non fanno altro che confermare le forti preoccupazioni che avevamo già espresso e formalizzato in tempi non sospetti. Lo scorso 7 luglio, infatti, abbiamo provveduto a depositare una specifica interpellanza in Consiglio Comunale, indirizzata al Sindaco e all’Assessore all’Ambiente, per chiedere la massima trasparenza e risposte immediate sulla gestione dell’azienda in-house, sullo stato dei servizi e sulla tutela dei lavoratori”.
“Con quell’atto ispettivo abbiamo chiesto chiarimenti dettagliati sia sull’esecuzione e sulla qualità del servizio di igiene urbana e decoro cittadino, sia sui passaggi amministrativi e sulle reali prospettive industriali ed economiche della partecipata. È del tutto inaccettabile che, a distanza di mesi, le uniche notizie a disposizione siano indiscrezioni di stampa su debiti pregressi, esiti della due diligence e voci di possibile crisi, mentre da Palazzo di Città e dall’azienda continua a regnare un silenzio assordante”.
“Kyma Ambiente rappresenta un patrimonio della nostra città e dei tarantini: è dovere primario dell’amministrazione comunale affrontare pubblicamente e nelle sedi istituzionali preposte il nodo del piano industriale, il rilancio dell’impiantistica e la garanzia della gestione pubblica del servizio. I lavoratori, le loro famiglie e l’intera comunità non possono essere lasciati in uno stato di perenne incertezza. Per questo torniamo a sollecitare con la massima fermezza una risposta immediata alla nostra interpellanza del 7 luglio, affinché si faccia finalmente piena luce sul futuro della società e sul decoro urbano di Taranto”, conclude Stano.
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