Mercoledì 23 settembre si tornerà ad affrontare in Prima Commissione Consiliare Permanente lo stato dell’arte del procedimento di vendita dell’ex-Santa Chiara, dopo che da qualche settimana si rincorrono voci sulla possibilità che entro l’autunno si possa procedere alla vendita a seguito della presentazione di una manifestazione di interesse da parte di un gruppo del Nord.
È infatti indispensabile che ci sia chiarezza e trasparenza, del tutto assenti fino ad oggi. Com’è possibile che su una questione così dirimente per il futuro della città e su un’area che ha una valenza nazionale ed internazionale non si abbiano informazioni certe? Semplice: perché le scelte che ha fatto la Regione Toscana, supportate dal Comune di Pisa su tutta l’area dell’ex-Santa Chiara, sono opache ed esprimono di fatto la rinuncia ad amministrare il territorio. È stato scelto di mettere tutto in mano ai grandi capitali privati, senza garantire alcun controllo e senza imporre alcuna visione pubblica di una porzione così importante del centro storico pisano. In questo modo, ancora una volta, in maniera bipartisan si sta apparecchiando la tavola per una delle peggiori operazioni speculative su un bene pubblico dal valore culturale, sociale ed ambientale unico per Pisa.
Ad ora l’unica cosa certa è che la procedura “Regenerate Santa Chiara”, finalizzata alla vendita e valorizzazione dell’ex ospedale Santa Chiara, sia da mesi in una fase di stallo totale. Alla scadenza del marzo 2025, le tre offerte presentate erano state scartate poiché ritenute molto inferiori alla base d’asta di 120 milioni di euro. Insomma, un’operazione che fa acqua da tutte le parti, con responsabilità pesantissime tanto del presidente Giani quanto del sindaco Conti. Ricordiamo infatti che, per far andare avanti il cantiere del nuovo ospedale di Cisanello, si è costruita una surreale operazione finanziario-immobiliare: l’Inail sborserà circa 200 milioni di euro per l’acquisto e la successiva locazione all’AOUP degli edifici 10 e 30. Chi sarebbe ora l’investitore che vuole acquisire l’area? A quale prezzo? Con quale progetto? Tutto questo avviene in un momento fondamentale: ovvero mentre la discussione sul Piano Operativo Comunale — nel corso della quale la destra ha rilanciato ancora una volta l’idea fallimentare di realizzare un palacongressi — è ancora totalmente aperta.
Per questo abbiamo presentato un’articolata osservazione al POC lo scorso luglio, visto che il Comune ha rinunciato totalmente a esercitare il ruolo di governo pubblico sul più importante e strategico comparto di rigenerazione urbana del centro storico di Pisa. L’Amministrazione Conti sceglie di abdicare alle proprie prerogative, riducendo il Piano a un mero “facilitatore” per gli appetiti dei grandi fondi di investimento, a scapito del tessuto sociale del quartiere e della città. Abbiamo indicato come presupposto essenziale che il Piano non sia un mero recepimento di proposte private, ma sia subordinato all’approvazione di un progetto a regia interamente pubblica, elaborato d’intesa con gli Atenei (Università di Pisa, Scuola Superiore Normale e Scuola Superiore Sant’Anna) e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria, chiedendo di inserire una norma vincolante che subordini l’approvazione del nuovo strumento attuativo all’attivazione di un percorso formale di partecipazione democratica (ai sensi della L.R. Toscana n. 46/2013), per intercettare i reali bisogni del quartiere e co-progettare i servizi sanitari territoriali, sociali, culturali e di verde pubblico necessari alla comunità.
Occorre ribaltare la centralità data dalla destra alla funzione turistico-ricettiva e alla logica dei grandi eventi/congressi che accelererebbero la desertificazione sociale del quartiere Santa Maria. Per questo indichiamo che la priorità assoluta deve essere assegnata alla residenzialità stabile e all’edilizia studentesca pubblica, stralciando l’automatismo dei cambi di destinazione d’uso turistico-ricettivi e imponendo limiti stringenti per fermare le speculazioni in un quadrante cittadino già saturo. Per contrastare i processi di turistificazione e la fuga dei residenti dal centro storico, riteniamo che occorra restituire in questi spazi servizi di prossimità, spazi pubblici aggregativi e verde urbano.
Sul fronte della mobilità e dell’assetto urbano chiediamo un netto cambio di rotta: stop alla previsione dei parcheggi multipiano all’interno del comparto, una scelta in palese contrasto con gli obiettivi di transizione ecologica e climatica. Gli spazi derivanti dalle demolizioni di manufatti incongrui non devono trasformarsi in silos per auto, bensì servire al recupero di suolo permeabile (depaving), alla forestazione urbana e alla creazione di piazze pubbliche pedonali. Come proposto formalmente nella nostra osservazione al POC, chiediamo che l’Ex-Santa Chiara venga trasformato in un quartiere sperimentale a “mobilità zero-auto” e interamente pedonale, precluso al traffico privato e alla sosta di veicoli a motore.
Proprio per la sua straordinaria vicinanza al patrimonio UNESCO di Piazza dei Miracoli e alla Torre e la sua storica vocazione di luogo di cura, è indispensabile ripensare l’intero comparto applicando tutte le più avanzate tecniche d’avanguardia per l’adattamento al cambiamento climatico e per la sostenibilità urbana. In linea con i principi internazionali dell’Urbanistica per la Salute e della prevenzione primaria, questo comparto storico deve essere disegnato per essere un vero e proprio generatore di salute pubblica per chi ci vive e per chi lo frequenta: liberare lo spazio dalle auto e sostituire l’asfalto con il verde significa abbattere l’inquinamento atmosferico e acustico, mitigare l’effetto “isola di calore”, incentivare la mobilità attiva e favorire la coesione sociale e il benessere psicofisico della cittadinanza. Per la sua storia e la sua collocazione univa, il Santa Chiara può e deve diventare un distretto d’avanguardia e di sostenibilità su scala europea.
Questo è ciò che proporremo anche mercoledì in commissione, ribadendo che le decisioni che verranno assunte cambieranno i destini di Pisa e diventeranno un modello; proprio per questo non si può lasciare alcuna cambiale in bianco a nessuno, come invece si sta provando a fare a tutela solo degli interessi privati, ma in piena sintonia con gli enti pubblici di tutti i livelli territoriali, a partire dalla Regione Toscana fino al Comune di Pisa.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista Pisa
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