La Regione Puglia guarda al futuro della mobilità dolce e del turismo lento con una strategia che punta a trasformare la rete ciclabile regionale in un motore di sviluppo economico e territoriale. Durante la quinta giornata promossa dalla Regione alla 89sima Fiera del Levante di Bari dal titolo ‘Ciclovie di Puglia, per un turismo diffuso e una nuova economia dei territori’, amministratori, tecnici, imprese e associazioni si sono confrontati sulla necessità di passare dalla realizzazione delle grandi opere alla loro gestione, manutenzione e connessione sistemica.
La nuova strategia regionale
Negli ultimi anni la Puglia ha investito in modo significativo sulla realizzazione di grandi infrastrutture ciclabili, come la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (che vanta circa 200 chilometri realizzati e 150 in progettazione, con quasi 48 milioni investiti), la Ciclovia Adriatica (con i 66 chilometri completati tra Lesina e Manfredonia e ulteriori 15 chilometri finanziati) e la Ciclovia del Gargano, affiancate da oltre 146 chilometri di reti urbane e 24 velostazioni.
L’obiettivo dichiarato è dare un governo unitario ai circa 2.300 chilometri disegnati dal Piano regionale della mobilità ciclistica. “Oggi incontriamo le associazioni dei ciclisti, le amministrazioni comunali, provinciali, i cittadini per discutere di un pezzo importante della mobilità ciclistica, che è anche una componente importante del turismo per la nostra Regione. Ad oggi il 18% dei turisti che arrivano in Puglia hanno utilizzato una ciclovia – ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro – Oggi è arrivato il momento di investire risorse per la gestione e la manutenzione di queste infrastrutture importanti, di investire nei collegamenti tra le diverse infrastrutture per creare un’unica rete regionale, e poi dobbiamo offrire i servizi che sono legati alla manutenzione delle biciclette, al noleggio, alle guide turistiche, gli ostelli, i servizi di ristoro. Una serie di attività che finanzieremo con due linee previste dai Poc, che sono i fondi complementari dei Fondi di Coesione, per un totale di oltre 26 milioni di euro”.
Sulla stessa linea l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Raffaele Piemontese: “Abbiamo costruito infrastrutture, ora dobbiamo costruire il sistema che le governa. Il Piano regionale della mobilità ciclistica disegna circa 2.300 chilometri di rete: il passaggio successivo è dotarla di una gestione stabile e sostenibile, con una regia unitaria, responsabilità chiare, standard comuni di manutenzione e sicurezza, monitoraggio e risorse pluriennali dedicate. Non significa necessariamente creare un nuovo ente, ma costruire una nuova funzione di governo della rete. E su questa base pubblica dobbiamo far crescere servizi, intermodalità ed economia: collegare ciclovie e stazioni, valorizzare le velostazioni e creare opportunità per ospitalità, noleggio, assistenza, ristorazione, guide e servizi digitali. Il valore di una ciclovia si misura nei chilometri realizzati, ma anche e soprattutto nelle persone che la percorrono e nell’economia che riesce ad attivare nei territori”.
Piemontese ha ribadito un concetto chiave per il futuro del settore: “Non possiamo investire decine di milioni di euro nella realizzazione delle ciclovie e considerare poi manutenzione, sicurezza e continuità dei percorsi come questioni residuali: una ciclovia è un’opera che finisce quando chiude il cantiere, ma è un servizio che comincia proprio quando quel cantiere chiude”.
Due nuovi interventi per 26,7 milioni di euro
Per concretizzare questa visione, la Regione ha stanziato 26,7 milioni di euro attraverso due linee d’intervento. Il primo aspetto riguarda il sistema dei cammini e degli itinerari (15 milioni di euro): sono risorse destinate a enti locali e soggetti pubblici per interventi di manutenzione straordinaria, messa in sicurezza delle intersezioni e segnaletica intelligente (dotata di qr code e strumenti digitali). Il piano prevede inoltre la realizzazione di aree di sosta attrezzate vicino ai luoghi di maggiore interesse, anche recuperando elementi del patrimonio diffuso come muretti a secco ed edicole votive.
Il secondo aspetto su cui sono stati diretti gli investimenti riguarda la rigenerazione dei beni demaniali dismessi (11,7 milioni di euro): fondi orientati al recupero di stazioni ferroviarie non più utilizzate, caselli, case cantoniere e immobili pubblici lungo i percorsi, trasformandoli in green hub, ostelli, ciclofficine, stazioni di ricarica per e-bike, centri informativi e parcheggi scambiatori.
Verso un sistema integrato: dati, intermodalità e borghi
Il piano della Regione non si ferma alla cura materiale dei percorsi. Tra i cardini del progetto figurano il monitoraggio costante tramite un catasto digitale GIS e contabiciclette permanenti, e il potenziamento dell’intermodalità ferro-bici, per permettere ai viaggiatori di raggiungere la Puglia in treno con la propria bicicletta o di noleggiarla in loco.
Il dibattito, arricchito dai contributi di esperti, tecnici e stakeholder come Palmarosa Fuccella, Donato Sabatella e Paolo Pinzuti, si è sviluppato attraverso cinque tavoli tematici pomeridiani. La scommessa della Regione è chiara: destagionalizzare il flusso turistico, portare nuova economia nei piccoli Comuni e nelle aree interne e fare della mobilità sostenibile il pilastro di una nuova identità territoriale.
Al tema della governance si lega quello della conoscenza della rete. La Regione Puglia intende approfondire strumenti di monitoraggio capaci di misurare utilizzo e condizioni dei percorsi: un catasto digitale Gis, ispezioni periodiche, sistemi di segnalazione delle criticità, contabiciclette permanenti e indicatori che consentano di valutare nel tempo funzionamento e risultati del sistema.
Un altro asse strategico è l’intermodalità ferro-bici. L’obiettivo è connettere progressivamente ciclovie, stazioni ferroviarie, reti ciclabili urbane e velostazioni, facendo di queste ultime non strutture isolate ma nodi di una rete. Il viaggiatore deve poter arrivare in Puglia in treno con la propria bicicletta, o noleggiarne una, raggiungere in sicurezza l’itinerario scelto e compiere agevolmente il percorso inverso.
Il confronto è proseguito nel pomeriggio attraverso cinque stanze tematiche, dedicate alla governance delle ciclovie; a servizi, accessibilità e intermodalità; a dati, digitale e racconto; al rapporto con paesaggi, borghi e patrimonio; a eventi, imprese e nuove economie. L’obiettivo è mettere a sistema le competenze già presenti sul territorio pugliese (associazioni che conoscono i percorsi, imprese cicloturistiche, Comuni, operatori dell’ospitalità, parchi, guide e federazioni sportive) per individuare soluzioni operative e orientare le successive scelte politiche e tecniche della Regione.
Le ciclovie hanno il potenziale per rilanciare l’economia sostenibile, destagionalizzare il turismo e portare presenze, reddito e opportunità di lavoro anche nei piccoli Comuni e nelle aree interne. La Regione assicura programmazione, coordinamento e integrazione delle risorse utili a costruire una nuova economia dei territori, verde e sostenibile intorno alle ciclovie, una delle grandi infrastrutture turistiche e territoriali della Puglia.
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