Ha preso ufficialmente il via il progetto Agorà Sud! I lavori sono partiti lo scorso 12 settembre con l’evento “Il diritto a restare in un territorio che cresce” e in questa occasione, portando i propri saluti istituzionali, il Presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, ha tracciato la rotta per il futuro dell’Ente, riaffermando il suo ruolo chiave nello sviluppo del territorio, focalizzandosi su cinque direttrici chiave: tutela della biodiversità, geositi, ingegneria naturalistica, sostegno alle imprese ecosostenibili e coordinamento tra istituzioni della nostra terra.
Restare sui Nebrodi deve diventare una possibilità concreta.
Non un atto di resistenza, né una scelta imposta dalla mancanza di alternative, ma l’opportunità di studiare, lavorare, fare impresa e costruire il proprio futuro senza essere costretti ad abbandonare la propria terra.
Questo in sostanza, è il messaggio portato dal presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, all’evento di avvio del progetto Agorà Sud, l’iniziativa che a Capo d’Orlando ha riunito istituzioni, università, imprese e professionisti attorno al tema “Il diritto a restare in un territorio che cresce”.
Barbuzza ha legato il futuro delle comunità nebroidee alla capacità di trasformare il patrimonio ambientale, culturale e produttivo in nuove occasioni di sviluppo.
Una visione nella quale il Parco non può più essere considerato soltanto come organo di controllo e burocrazia per porre regole e vincoli, ma come motore di sviluppo e cabina di regia. Una visione strategica fondata su tre pilastri: ascolto dei territori, coordinamento dei soggetti e supporto operativo ai progetti sostenibili.
L’INTERVISTA
Presidente Barbuzza, cosa significa per i Nebrodi rivendicare il diritto a restare?
«Significa mettere ogni persona, e soprattutto i giovani, nelle condizioni di poter scegliere liberamente. Andare via deve rappresentare una possibilità di crescita, non una necessità. Restare deve voler dire poter studiare, trovare un’occupazione qualificata, avviare un’attività, costruire una famiglia e realizzare i propri progetti. Se queste condizioni non esistono, il diritto a restare rimane soltanto un’affermazione di principio. Un territorio cresce davvero quando nessuno è costretto ad abbandonarlo per poter realizzare i propri sogni».
Quali risorse possono sostenere questo processo?
«I Nebrodi possiedono un patrimonio straordinario. Natura, biodiversità, paesaggio, cultura, tradizioni e produzioni di qualità convivono con comunità che continuano a custodire e mantenere vivo il territorio. Queste risorse non devono essere celebrate soltanto nelle occasioni pubbliche. Devono diventare la base di una strategia capace di generare lavoro, impresa e servizi. Siamo i custodi di tradizioni e identità profonde, scrigni della memoria della nostra terra. Custodire, però, non significa immobilizzare. Significa conservare ciò che abbiamo ricevuto e, al tempo stesso, trasformarlo in un’energia capace di generare futuro».
La tutela ambientale viene spesso percepita come un ostacolo alle attività economiche. È davvero così?
«I Parchi non sono vincoli, ma straordinarie occasioni di sviluppo. La tutela ambientale, se inserita in una programmazione seria, non impedisce la crescita. Al contrario, può diventarne uno degli strumenti principali. Proteggere la biodiversità, difendere il suolo, valorizzare il patrimonio geologico e sostenere le produzioni locali significa creare le condizioni per un’economia più solida e duratura. Naturalmente servono regole chiare, tempi certi e capacità di ascolto. Il Parco deve dialogare con i Comuni, le imprese, le associazioni, gli ordini professionali, le università e il mondo scientifico. Solo così la conservazione può accompagnarsi alla valorizzazione».
Lei ha più volte affermato che l’abbandono rappresenta il peggiore nemico della biodiversità. Perché?
«Un territorio abbandonato non è necessariamente un territorio più protetto. Quando scompaiono le attività agricole e zootecniche, quando i terreni non vengono più curati e i borghi si svuotano, aumentano il degrado, il rischio di incendi e la fragilità del suolo. Molti paesaggi dei Nebrodi sono il risultato di un rapporto antico tra uomo e natura. Agricoltori, allevatori, artigiani e piccoli produttori non sono elementi estranei alla tutela: ne sono spesso protagonisti.
Difendere la biodiversità significa quindi mantenere vive le comunità e sostenere le attività compatibili con l’ambiente. L’abbandono non conserva il territorio. Lo espone a nuovi rischi».
Quale ruolo deve assumere concretamente il Parco?
«Il Parco deve riappropriarsi del ruolo di protagonista delle politiche ambientali e territoriali. Deve essere un luogo di ascolto, coordinamento e proposta. I Nebrodi comprendono realtà comunali differenti, ma accomunate da problemi e potenzialità simili. Serve una regia capace di superare la frammentazione e mettere insieme amministrazioni, imprese, associazioni e competenze scientifiche.
Non possiamo avere tanti piccoli progetti scollegati tra loro. Dobbiamo costruire una strategia riconoscibile, individuare le priorità e accompagnare i territori nella ricerca delle risorse necessarie».
Uno degli interventi riguarda il rapporto con Sicindustria. Qual è l’obiettivo?
«La collaborazione con Sicindustria nasce dalla volontà di sostenere le imprese locali che intendono coniugare sviluppo economico e tutela ambientale. Vogliamo accompagnare la nascita e la crescita di aziende ecosostenibili, favorire i progetti di economia circolare, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle produzioni. Le nostre eccellenze agroalimentari e artigianali hanno bisogno di strumenti per raggiungere nuovi mercati. Il collegamento con la rete europea può aiutare le imprese dei Nebrodi a crescere, innovare e costruire nuove relazioni commerciali.
Tutela e impresa non sono due mondi contrapposti. La sfida è creare attività economiche capaci di produrre reddito e occupazione senza consumare o impoverire il patrimonio naturale».
Tra i progetti del Parco occupa uno spazio importante la valorizzazione dei geositi. Perché?
«Il patrimonio geologico racconta la storia più antica dei Nebrodi ed è parte integrante della loro identità. Per molti anni questa ricchezza è rimasta poco conosciuta e non sufficientemente valorizzata. Grazie alla collaborazione con la Società Italiana di Geologia Ambientale e al lavoro della commissione di esperti, stiamo procedendo nel censimento e nel riconoscimento dei siti di maggiore interesse. L’obiettivo non è soltanto scientifico. I geositi possono diventare luoghi di conoscenza, educazione ambientale e fruizione sostenibile. Possono arricchire gli itinerari del Parco, attirare visitatori, coinvolgere scuole e università e generare nuove opportunità per le comunità locali».
Quali altri interventi sono in fase di programmazione?
«Stiamo lavorando all’aggiornamento del Piano di gestione “Monti Nebrodi”, uno strumento essenziale per definire le strategie di tutela e gestione delle aree appartenenti alla Rete Natura 2000. Un altro settore strategico è quello dell’ingegneria naturalistica. Parliamo di tecniche che consentono di intervenire sulla difesa del suolo, sul dissesto, sulla rinaturalizzazione e sul recupero degli ecosistemi attraverso soluzioni compatibili con l’ambiente. Ricerca scientifica, educazione ambientale, valorizzazione del patrimonio geologico e collaborazione con le istituzioni saranno le priorità del nostro percorso».
Bastano però i progetti, se gli enti gestori non dispongono di personale e risorse?
«No. Per portare a compimento le attività affidate dalla legge ai Parchi servono risorse umane e finanziarie adeguate. Non si può chiedere a un ente di tutelare un territorio vasto e complesso, promuovere sviluppo, controllare, progettare e coordinare senza dotarlo degli strumenti necessari. Il Parco deve essere messo nelle condizioni di operare. Questo richiede un confronto costante con la Regione e con tutte le istituzioni competenti. Le responsabilità devono essere accompagnate da mezzi, personale e capacità amministrativa».
Quale contributo può offrire Agorà Sud a questo percorso?
«Con Agorà Sud si apre un dibattito strategico sul futuro del Mezzogiorno oltre il PNRR e verso i prossimi fondi europei. Il valore del progetto e aver riunito soggetti diversi e puntato i riflettori attorno a una domanda concreta: quali condizioni dobbiamo creare affinché le persone possano restare o tornare al Sud? Adesso bisogna dare continuità al confronto. Il diritto a restare non si costruisce con un solo convegno, ma richiede una collaborazione permanente tra politica, istituzioni, università, imprese e territori».
Qual è, allora, l’idea di Parco che vuole realizzare?
«Un Parco aperto e presente, capace di ascoltare e coordinare. Un ente che protegga l’ambiente senza allontanarsi dalle esigenze delle comunità. Conservare e valorizzare devono diventare parti dello stesso progetto. Vogliamo un Parco che sostenga le imprese responsabili, promuova la ricerca, difenda il suolo, valorizzi il patrimonio naturale e geologico e aiuti i Comuni a fare rete. I Nebrodi possono offrire occasioni di lavoro e una buona qualità della vita. Ma occorre trasformare le potenzialità in progetti e i progetti in risultati. Il nostro compito è contribuire a costruire un territorio nel quale restare non significhi rinunciare a qualcosa, ma scegliere consapevolmente di vivere, lavorare e investire nella propria terra».
MSM
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