Il credito alle piccole imprese continua a ridursi mentre una
parte rilevante del sistema produttivo è chiamata a sostenere
l’esecuzione degli investimenti legati al PNRR, anticipando costi
che vengono recuperati soltanto dopo la maturazione, la
certificazione e la liquidazione degli stati di avanzamento.
È su questa doppia pressione finanziaria che è intervenuta
Federcepicostruzioni, mettendo al centro del
dibattito il rapporto tra accesso al credito, liquidità delle
imprese e rispetto dei cronoprogrammi delle opere pubbliche.
Secondo i dati richiamati dall’associazione, tra settembre 2021
e settembre 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese con meno
di venti addetti sono diminuiti del 23,8%, contro
il -13,6% registrato nel quadriennio precedente. La Banca d’Italia,
sempre secondo quanto riportato nel comunicato, avrebbe rilevato
inoltre una riduzione del credito alle piccole imprese pari al
7,6% nel 2023, al 6,7% nel 2024 e
a un ulteriore 4,3% nel 2025.
«Non siamo davanti a una vera normalizzazione del
credito», ha dichiarato il presidente
nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio
Lombardi. «La crescita complessiva è sostenuta dalle
aziende più grandi, mentre le piccole continuano a perdere
finanziamenti. Significa che imprese sane, con commesse, lavoratori
e capacità produttiva, rischiano di essere escluse soltanto perché
hanno minori garanzie patrimoniali e un potere contrattuale più
debole».
Credito alle PMI in calo: cresce il divario con le imprese più
grandi
La questione assume una rilevanza particolare nel Mezzogiorno,
dove la minore patrimonializzazione e la maggiore dipendenza dal
sistema bancario tendono ad amplificare gli effetti della
restrizione creditizia.
Nel caso della Campania, Federcepicostruzioni richiama i
dati della Banca d’Italia secondo cui nel 2025 i
prestiti complessivi alle imprese sarebbero cresciuti del
2,1%, con un incremento al 2,5% nel marzo 2026. La
crescita avrebbe però interessato soprattutto le aziende
medio-grandi, +3,2%, mentre per le piccole imprese il credito
sarebbe diminuito ancora del 3,7%, dopo il -7,2%
del 2024. Nel settore delle costruzioni, inoltre, i finanziamenti
avrebbero continuato a ridursi.
«Il dato campano dimostra che la ripresa può convivere con
l’esclusione delle PMI», sottolinea Lombardi. «Quando il
credito cresce del 2,1%, ma diminuisce del 3,7% per le piccole
imprese, la media non racconta la realtà. Nel Mezzogiorno questa
selezione sottrae ossigeno a territori che dovrebbero accelerare
investimenti, occupazione, PNRR e politiche di coesione».
PNRR e liquidità delle imprese: il nodo dei SAL e dei
pagamenti
La difficoltà di accesso al credito si lega direttamente
all’attuazione del PNRR, soprattutto per le imprese impegnate nei
cantieri pubblici.
Secondo i dati richiamati da Federcepicostruzioni e attribuiti
al Ministero per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di
coesione, al 30 giugno 2026 sulla piattaforma ReGiS risultavano
spesi oltre 121 miliardi di euro, ai quali
dovrebbero aggiungersi circa 22 miliardi confluiti negli strumenti
finanziari. Il totale indicato dal Ministero arriverebbe così a
circa 143 miliardi di euro, rispetto ai 166
miliardi già incassati dall’Italia per il raggiungimento dei 416
obiettivi previsti dalle prime nove rate del Piano.
Per Federcepicostruzioni, il nodo non riguarda soltanto
l’avanzamento finanziario complessivo del Piano, ma soprattutto il
trasferimento effettivo delle risorse alle imprese che hanno già
eseguito i lavori e maturato i relativi crediti.
Le aziende del comparto devono infatti sostenere in anticipo i
costi di materiali, manodopera, energia, mezzi, sicurezza e
garanzie, mentre gli incassi restano subordinati alla maturazione
degli stati di avanzamento, alle verifiche amministrative, alla
certificazione dei SAL e ai successivi tempi di pagamento.
«Il paradosso è evidente», ha sottolineato ancora il
presidente Antonio Lombardi. «Lo Stato ha già incassato la
parte largamente maggioritaria delle risorse europee, mentre
migliaia di imprese continuano ad anticipare di tasca propria il
costo dei lavori. Non possiamo chiedere alle aziende di completare
il PNRR trasformandole contemporaneamente nelle banche del PNRR.
Ogni SAL che tarda, ogni fattura che resta in attesa, ogni verifica
amministrativa che si prolunga sottrae liquidità alle imprese
proprio mentre il sistema bancario continua a restringere il
credito alle più piccole».
Imprese con più commesse ma meno liquidità: il rischio per i
cantieri
Gli effetti si riflettono anche sulla possibilità per le imprese
di mantenere operativa la propria struttura mentre
sostengono contemporaneamente più commesse.
«Il problema», prosegue Lombardi, «non è soltanto
finanziario. Quando un’impresa deve utilizzare la propria liquidità
per sostenere per mesi i costi di un’opera già realizzata, quelle
risorse vengono sottratte agli investimenti, alle assunzioni, alla
sicurezza, all’innovazione e persino alla possibilità di
partecipare a nuove gare. E quando contemporaneamente viene meno
anche il sostegno bancario, il rischio è che un’impresa
perfettamente sana entri in difficoltà non perché non abbia lavoro,
ma paradossalmente perché ne ha troppo e deve finanziarlo con
risorse proprie».
Una dinamica che, nella lettura di Federcepicostruzioni, può
riflettersi non soltanto sull’equilibrio finanziario delle singole
aziende, ma anche sulla possibilità di rispettare scadenze,
proseguire i cantieri e partecipare a nuovi affidamenti.
Credito PMI e SAL PNRR: le proposte di Federcepicostruzioni
Per affrontare queste criticità, l’Associazione ha chiesto
l’apertura di un tavolo nazionale con Governo, Parlamento, ABI,
Cassa depositi e prestiti, Mediocredito Centrale e rappresentanze
imprenditoriali.
Tra le misure indicate figurano il rafforzamento del
Fondo di garanzia per le micro e piccole imprese,
con particolare attenzione al Mezzogiorno, il rifinanziamento e la
patrimonializzazione dei Confidi, l’introduzione
di strumenti per anticipare SAL, crediti certificati, revisioni
prezzi e fatture relative a lavori già eseguiti, oltre a meccanismi
di anticipazione garantita dei crediti derivanti dagli interventi
PNRR.
A queste proposte si aggiungono tempi massimi e monitorabili per
la liquidazione dei SAL, strumenti finanziari
ponte che consentano alle imprese di proseguire i lavori durante le
fasi di attesa, un sistema di monitoraggio dei tempi intercorrenti
tra maturazione, certificazione e pagamento del SAL, oltre a
maggiore trasparenza nelle istruttorie bancarie.
Un ulteriore punto riguarda i modelli di rating, che secondo
Federcepicostruzioni dovrebbero essere maggiormente calibrati sulle
caratteristiche dimensionali delle imprese, valorizzando elementi
come portafoglio ordini, flussi prospettici, regolarità
contributiva e qualità delle commesse, anziché attribuire un peso
prevalente alla consistenza patrimoniale.
«Non chiediamo credito indiscriminato né garanzie pubbliche
senza controlli», ha precisato il presidente Lombardi. «Chiediamo
che il merito creditizio torni a valutare anche la solidità
industriale dei progetti e la capacità di generare lavoro e valore.
Un’impresa che perde oggi una linea di credito può rinunciare a una
commessa, rallentare un cantiere o uscire dal mercato. Nel
Mezzogiorno quella capacità produttiva rischia di non essere più
recuperata».
PNRR e imprese: pagamenti e credito decisivi per sostenere i
cantieri
Portare a termine gli investimenti del PNRR significa quindi
anche garantire alle imprese una disponibilità di liquidità
coerente con la durata delle commesse e ridurre i tempi
che separano l’esecuzione dei lavori dal pagamento delle somme
maturate.
«Alle imprese viene chiesto di completare il PNRR,
rispettare cronoprogrammi sempre più stringenti, investire in
sicurezza, digitalizzazione ed efficienza energetica. Non è
accettabile affidare loro questi obiettivi e, nello stesso tempo,
lasciarle senza liquidità. Accelerare i pagamenti e riaprire
l’accesso al credito delle piccole imprese non significa sostenere
una singola categoria: significa mettere il sistema produttivo
italiano nelle condizioni di portare a termine gli investimenti del
PNRR».
La posizione dell’associazione si chiude ancora con le parole di
Lombardi: «Il credito deve tornare a essere uno strumento di
sviluppo, non un privilegio riservato a chi è già grande e
capitalizzato. E le imprese che stanno realizzando le opere del
PNRR devono essere pagate nei tempi dovuti: non possono essere loro
a finanziare il Piano con la propria cassa».
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