L’auto elettrica a 100 euro al mese, a settembre 2026, sul listino italiano non c’è. Il noleggio sociale auto elettrica di cui leggi da luglio esiste come misura, ha un decreto e un ente che la gestisce, e il canone è quello: 100 euro al mese, IVA inclusa, per almeno 36 mesi, con ISEE sotto i 30.000 euro. Il problema sta nella riga che nessuno mette accanto al canone, cioè il tetto di prezzo dell’auto: 14.800 euro più IVA, che fanno 18.056 con l’IVA dentro. Ho preso quel numero e l’ho appoggiato ai listini ufficiali delle sei BEV più economiche che si vendono in Italia. Il conto è corto, e ti dice cosa aspettarti quando lo sportello aprirà e, prima ancora, se ti conviene aspettarlo.
Il tetto lo scrive il decreto, il listino lo scrive il costruttore
Il programma nasce dal DPCM automotive, quello che nel pezzo sugli incentivi 2026 ho già smontato voce per voce, e il suo articolo 7 destina 50 milioni di euro a un noleggio a lungo termine sperimentale affidato ad ACI. Il decreto ministeriale che lo rende operativo mette il paletto che conta: i veicoli ammessi hanno un prezzo risultante dal listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice pari o inferiore a euro 14.800,00 IVA esclusa, comprensivo di optional.
Leggi bene le tre parole che pesano. «Listino ufficiale» vuol dire che lo sconto del concessionario non conta e la promozione del mese nemmeno: fa fede il prezzo pieno pubblicato dal costruttore. «IVA esclusa» vuol dire che il numero da confrontare col cartellino, che in Italia è sempre IVA inclusa, si ottiene con una moltiplicazione: 14.800 per 1,22 fa 18.056, ed è la cifra che L’Automobile, la testata di ACI, scrive in chiaro. «Comprensivo di optional» vuol dire che se un allestimento base sta sotto il tetto per venti euro, il primo accessorio lo fa uscire.
Per te significa una cosa sola: quando leggi «auto a 100 euro al mese» devi chiederti quale auto costa meno di 18.056 euro a listino pieno. Se non ne trovi, il canone è vero e l’auto è un’altra.
Sei listini contro un tetto di 18.056 euro
Il metodo è questo, e lo dichiaro perché il risultato dipende da lui. Ho aperto il sito italiano di ogni costruttore, ho preso il prezzo «a partire da» della versione elettrica più economica così com’è scritto, con la nota in piccolo che dice cosa include, e l’ho confrontato con 18.056 euro. Niente sconti, niente ecobonus, niente prezzo promo: il decreto guarda il listino, e allora guardo il listino anche io. Sette modelli in partenza, sei arrivati al traguardo. La Leapmotor T03, che nel pezzo sulle elettriche economiche avevo già messo in fila, la lascio fuori dal conto perché la pagina di leapmotor.net oggi non mi restituisce il prezzo, e senza un numero apribile il numero non entra. Ci torno in coda.
Parto dalla più vicina. La BYD Dolphin Surf in allestimento Active costa 18.310 euro, IVA e messa su strada incluse, IPT esclusa. Sopra il tetto di 254 euro, il prezzo di un treno di gomme, e basta a lasciarla fuori.
La Dacia Spring nella versione a listino oggi, la Extreme da 100 cavalli, parte da 18.700 euro. Sopra di 644. Qui una nota che pesa: sulla pagina Dacia non ho trovato la riga in piccolo che dica se la messa su strada è dentro o fuori, quindi il confronto lo faccio sul numero nudo e lo dichiaro.
La Fiat Grande Panda elettrica ha un prezzo di listino da 23.900 euro, IVA inclusa, IPT e contributo PFU esclusi. Sopra di 5.844 euro, e la promozione con rottamazione esposta sulla stessa pagina non conta, perché il decreto guarda il listino pieno.
La Citroën ë-C3 sta a 24.399 euro, IVA e messa su strada incluse, IPT e PFU esclusi. Sopra di 6.343.
La Renault 5 E-Tech Electric nella versione Evolution da 120 cavalli parte da 26.050 euro, IVA inclusa, IPT e PFU esclusi. Sopra di 7.994, e siamo a quasi metà tetto in più.
La Hyundai Inster è l’unica che pubblica il listino nello stesso formato del decreto, e per questo la tengo per ultima. La XClass da 49 kWh sta a 28.900 euro chiavi in mano, con 23.114,75 euro di imponibile IVA esclusa e 700 euro di messa su strada, listino in vigore dal 10 luglio 2026. Il listino della XTech, la versione d’ingresso, non mi si è aperto, ma il verdetto non cambia: già l’imponibile della XClass vale una volta e mezza il tetto.
Il conto è zero. Sei listini aperti, sei auto sopra i 18.056 euro. La più vicina manca il bersaglio di 254 euro, la più lontana di quasi undicimila. L’auto elettrica a 100 euro al mese, quella che il titolo della misura promette e quella che il listino consente davvero, sono due oggetti diversi.
Adesso però fermati un attimo sui 254 euro della Dolphin Surf, perché lì il decreto lascia una porta socchiusa e bisogna guardarci dentro. Il tetto è «IVA esclusa» sul «listino ufficiale», e il testo tace su una voce che in Italia sta sempre nel cartellino: la messa su strada. Il listino Hyundai la mostra separata, e mostra come si compone un prezzo chiavi in mano: imponibile, più IVA sull’imponibile, più messa su strada. Se il tetto si misura sull’imponibile e la messa su strada resta fuori dal calcolo, i 18.310 euro della Dolphin Surf vanno prima spogliati di quella voce e poi divisi per 1,22, e la risposta cambia a seconda di quanto vale la messa su strada di BYD, un numero che sulla pagina non c’è. Il conto lo posso fare solo su Hyundai, dove i 700 euro sono scritti: tolti dai 28.900 restano 28.200, che diviso 1,22 dà i 23.114,75 del listino. Sulla Dolphin Surf e sulla Spring quel passaggio non lo posso fare, e non me lo invento. Resta aperto, ed è la domanda a cui il bando dovrà rispondere.
C’è poi la voce che nessun listino mette dentro: l’IPT, l’imposta provinciale di trascrizione, che le pagine dei costruttori escludono in modo esplicito. Il decreto non la nomina, e a rigore è un’imposta di immatricolazione che sta fuori dal listino. Sul tetto quindi non incide, ma è il motivo per cui il prezzo che leggi in concessionaria non coincide mai con quello del sito.
E la T03. Il suo listino, quando l’ho verificato per il pezzo sulle elettriche economiche, includeva IVA e messa su strada nello stesso numero, e stava sopra i 18.056 anche lui. Oggi non lo rileggo e non lo scrivo. Il punto è un altro: se l’unica citycar elettrica che gioca in quella fascia appartiene a un marchio cinese, e il tetto la lascia fuori per poche centinaia di euro, la gara di ACI ha davanti un mercato in cui nessuna BEV si presenta con il listino giusto. Il costruttore che vuole entrare deve abbassare il listino ufficiale, perché il decreto legge quello e ignora lo sconto. Nel pezzo sui marchi cinesi e i dazi ho spiegato perché per alcuni di loro il margine c’è.
Per te, oggi, la conseguenza pratica è secca: se aspetti il noleggio sociale per avere un’elettrica, con i listini di settembre 2026 aspetti un’auto che nessuno vende a quel prezzo. Se un costruttore muove il listino prima del bando, lo saprai dal suo sito, e su /comparatore-modelli/ puoi mettere le citycar fianco a fianco quando succede.
Perché i 135 grammi decidono il modello
Il decreto ammette veicoli omologati almeno Euro 6 e con emissioni di CO₂ non superiori a 135 grammi per chilometro. Una BEV ha zero grammi allo scarico e passa senza discutere; il punto è che 135 grammi lasciano passare quasi tutte le utilitarie a benzina, e l’ho già scritto nel pezzo sugli incentivi 2026: il noleggio è aperto anche ai termici. È la differenza col leasing sociale francese, che L’Automobile mette nero su bianco: il programma italiano non è riservato alle vetture elettriche, e nei limiti stabiliti rientrano anche modelli a benzina, Gpl o ibridi.
Adesso metti insieme i due tetti, quello dei grammi e quello dei soldi, e guarda cosa resta. Una benzina mild hybrid di segmento A sta sotto i 135 grammi e sta sotto i 14.800 imponibili: la Fiat Pandina ha un prezzo di listino da 15.950 euro, IVA e messa su strada incluse, che diviso 1,22 dà circa 13.074 euro prima dell’IVA, cioè 1.700 euro sotto il tetto anche senza togliere la messa su strada. Non lo dico io: la stessa L’Automobile scrive che un modello che presenta tutti i crismi per rientrare nella categoria di auto sociale è la Fiat Pandina. Quando la testata dell’ente che bandisce la gara nomina un’auto sola, e quell’auto va a benzina, il meccanismo ti ha già detto come finisce.
Il bando lo conferma dall’altra parte, quella della cassa. La prima tranche di risorse, pari a 50 milioni di euro, è destinata all’acquisto dei veicoli da parte dell’ACI e punta a coprire circa 3.000 vetture: 50.000.000 diviso 3.000 fa 16.667 euro ad auto, IVA compresa, e dentro quei 50 milioni il decreto mette anche gli oneri di gestione, fino a 3.660.000 euro. Tolti quelli restano 46,34 milioni, cioè 15.447 euro ad auto. È una cifra da utilitaria a benzina comprata in blocco con lo sconto di flotta, e sta 2.600 euro sotto il tetto di listino. La scelta del modello passa da una gara pubblica, che definirà marca e modello dell’unica vettura della prima fase; il decreto lascia ad ACI la porta per «il modello ovvero i modelli», ma i soldi ragionano al singolare.
La conseguenza per te: chi entra nel noleggio sociale nella primavera prossima guiderà con ogni probabilità una piccola a benzina scelta da altri. Se l’elettrica per te è una scelta e il canone un mezzo, questa misura risponde solo al canone.
Tre cancelli prima del canone
Il canone è la parte facile. Prima ci sono tre condizioni, e ognuna da sola può tenerti fuori.
La prima è la rottamazione, ed è obbligatoria: serve un veicolo fino a Euro 4, posseduto da almeno 12 mesi. Il decreto è più preciso e più largo insieme: l’auto da rottamare dev’essere di categoria M1, immatricolata in Italia, intestata a te o a uno dei familiari conviventi da almeno 12 mesi, e la targa la comunichi al momento della domanda. Se in famiglia la vecchia Punto è intestata a tuo padre e vivete sotto lo stesso tetto, vale. Se l’hai comprata a gennaio per farla fuori a primavera, i dodici mesi ti fermano sulla porta. E chi la vecchia auto l’ha già venduta resta fuori: il programma rinnova il parco, e il parco lo rinnovi solo se ne togli un pezzo.
La seconda è la percorrenza: 12.000 chilometri l’anno, che per tre anni fanno 36.000. Divisi per 365 sono 33 chilometri al giorno, ogni giorno, feste comprese. Per chi resta dentro la città bastano. Per chi ogni mattina si mette sull’A18 verso Catania e la sera torna a Messina, sono finiti prima di Pasqua, e cosa succede oltre il limite il decreto lo rimanda al contratto: è un’altra riga che a settembre non si può leggere.
La terza è l’ISEE, inferiore a 30.000 euro, quindi 29.999 sì e 30.000 no. Chi passa i tre cancelli si trova davanti la parte migliore della misura, e va detta con lo stesso rigore. Il canone, che non potrà essere superiore a 100 euro al mese, IVA inclusa, comprende l’assicurazione completa, dalla RCA alla kasko, e la manutenzione anche straordinaria, secondo la tabella allegata al decreto. Cento euro per 36 mesi fanno 3.600 euro in tre anni per un’auto nuova assicurata di tutto, cioè meno di quanto molte famiglie pagano di sola RCA in una provincia siciliana. Sul bollo ho un dubbio che non riesco a chiudere: L’Automobile lo dà compreso, la tabella del decreto non lo nomina. Siccome l’auto resta di ACI e il bollo lo paga il proprietario, probabilmente non lo vedrai, ma «probabilmente» su queste pagine è una parola che non piace, e lo lascio segnato.
Poi il riscatto. Alla fine dei 36 mesi puoi restituire l’auto o comprarla con un prezzo scontato in misura non inferiore al 10 per cento rispetto al valore di mercato di quel momento. Attenzione al termine di paragone: il 10% si applica alla quotazione dell’usato a tre anni, che nessuno oggi conosce, e nulla ti obbliga a comprare. Su una benzina da 16.000 euro nuova il conto lo farai nel 2030 con i numeri del 2030.
C’è un però che pesa più di tutte le condizioni messe insieme. Le auto della prima fase sono circa 3.000 e il veicolo è assegnato da ACI nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione delle domande, su una piattaforma informatica che aprirà con un avviso. È un click day. Tremila auto su una platea di famiglie con ISEE sotto i 30.000 euro e un’auto Euro 4 in garage si esauriscono nel tempo di un caffè, e chi arriva alle 12 e cinque legge la stessa pagina di chi non ha fatto domanda. La conseguenza pratica è di preparazione: ISEE aggiornato, libretto della vecchia auto a portata di mano, intestazione controllata. Il giorno dell’avviso si compila, e basta.
Aspettare la primavera o muoversi adesso
La data di apertura non c’è. L’Automobile scrive che l’operatività concreta del programma, con il click day per la presentazione delle domande, potrebbe slittare più verso il 2027 che verso la fine del 2026; la stampa parla di primavera, ma su una pagina di ACI o del Ministero quella stagione non l’ho trovata scritta, e allora la lascio alla stampa. Il programma resta attivo fino al 30 giugno 2030, e il Ministro lo chiama un’iniziativa pilota da allargare se funziona.
Il bivio è questo. Ti conviene aspettare se passi i tre cancelli, cioè ISEE sotto i 30.000 con un’auto Euro 4 intestata da più di un anno a te o a chi vive con te, e se fai meno di 33 chilometri al giorno. Se poi ti serve un’auto nuova qualunque con l’assicurazione compresa nei 100 euro, il noleggio sociale è la cosa più conveniente che esista in Italia oggi, e prepararsi al click day è l’unico lavoro da fare. Che la vettura vada a benzina lo sai da adesso, così non ci resti male.
Ti conviene muoverti adesso se la condizione è l’elettrica, o se uno dei tre cancelli ti ferma. In quel caso il conto da fare è quello di sempre: quanto ti costa tenere una BEV comprata al listino di settembre, con la ricarica a casa e senza incentivi, che il bonus MASE è finito a giugno e qui non c’è niente che paghi l’auto di un privato. Il numero lo tiri fuori su /conviene-elettrico/, e quello che lo Stato ti dà oggi, poco, lo controlli su /incentivi-auto-elettriche/. E se nel frattempo un costruttore abbassa un listino di 254 euro per entrare nella gara di ACI, lo sapremo tutti dal suo sito, prima che dal bando.
Cifre aggiornate a settembre 2026, lette sul comunicato ACI del 23 luglio, sui testi del DPCM e del decreto ministeriale pubblicati dal MIMIT e sui siti italiani dei costruttori. La misura non è ancora operativa: la data del click day e il modello scelto arriveranno con il bando di ACI, insieme alla risposta sulla messa su strada nel calcolo del tetto, e questo pezzo verrà aggiornato allora.
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