Lombardia, 120,57 milioni per nove programmi idrici


Aprire un rubinetto dura un istante. Perché quell’acqua arrivi con continuità servono captazioni affidabili, condotte capaci di collegare territori diversi, impianti che correggano i parametri critici e una rete in grado di individuare le dispersioni. La nuova assegnazione interviene proprio in questa parte nascosta del servizio, quella che protegge la disponibilità quotidiana quando una fonte cala, una tubazione si guasta oppure la domanda cresce.

Come leggere i dati: gli importi indicati nel provvedimento sono contributi massimi erogabili per domande ammesse. L’assegnazione apre il percorso contrattuale che precede erogazioni e cantieri.

Sommario dei contenuti

Nove programmi, venticinque lotti: dove vanno le risorse

La nostra lettura del provvedimento finale di Invitalia fa emergere una struttura più articolata rispetto alla formula sintetica dei “nove interventi”. Le domande ammesse sono nove e fanno capo ad altrettanti gestori; dentro quelle domande compaiono venticinque lotti. Nove appartengono al programma pavese, sei al Cremasco, quattro alla Brianza e gli altri sei corrispondono a progetti unitari. Il numero nove fotografa i programmi territoriali e i relativi gestori; i venticinque lotti ne mostrano la frammentazione amministrativa.

La quota maggiore spetta alla Valtenesi con 30.780.000 euro, seguita dall’area metropolitana milanese con 30.051.633,41 euro. Il sistema del Cremasco riceve 16.342.011,77 euro, la Brianza 14.727.867,56 euro e l’Oltrepò Pavese 12.565.570,36 euro. Completano il quadro la Valcuvia con 9.200.000 euro, Sabbioneta con 3.921.208 euro, Orzinuovi con 1.980.000 euro e Grandate con 1.000.000 di euro.

I due programmi più grandi assorbono insieme il 50,45% dell’intera dotazione lombarda. Allargando il calcolo ai primi cinque si arriva all’86,65%. La concentrazione segue la scala delle reti coinvolte e il peso delle opere di adduzione o interconnessione, mentre le assegnazioni più contenute agiscono su nodi tecnici circoscritti che possono condizionare un servizio molto più esteso del singolo impianto.

Valtenesi, il lago entra in una rete più ampia

Il programma economicamente più rilevante riguarda il primo lotto dell’Acquedotto della Valtenesi. Il quadro tecnico di Acque Bresciane attribuisce all’opera un costo di 34,2 milioni di euro, coperto al 90% dalla sovvenzione. Il bacino comprende Villa e Cunettone nel territorio di Salò, San Felice del Benaco, Puegnago, Polpenazze, Manerba, Soiano, Moniga, Padenghe e Calvagese.

Il cuore dell’intervento è a Pisenze, nel comune di Manerba del Garda, dove verrà potenziata la presa a lago. Da quel punto partiranno le condotte di adduzione verso San Felice del Benaco insieme al nuovo impianto di trattamento e alle opere necessarie per inserirlo nel sistema. L’adduzione è la parte della rete che porta grandi volumi d’acqua dalla captazione agli impianti o ai serbatoi di distribuzione: agire qui significa aumentare la capacità di alimentare più comuni attraverso un’infrastruttura condivisa.

La dimensione sovracomunale consente a una sola infrastruttura di servire un intero comprensorio. Una presa rafforzata e un trattamento collocato a monte distribuiscono il beneficio lungo la sponda bresciana del Garda e nei centri collegati. Il riferimento al “primo lotto” indica inoltre che la costruzione dell’acquedotto procede per fasi funzionali, ognuna chiamata a integrarsi con le successive.

Milano e Cremasco, due modi di costruire resilienza

Nell’area metropolitana milanese il programma di CAP Holding punta sull’ammodernamento dell’acquedotto, sulla capacità di affrontare gli stress climatici e sulla riduzione delle perdite. In una rete urbana vasta, l’acqua recuperata dalle dispersioni torna a essere disponibilità utile per il servizio; la maggiore efficienza alleggerisce inoltre il lavoro di captazione e pompaggio lungo l’intero ciclo.

Nel Cremasco l’integrazione riguarda sei sistemi comunali. Padania Acque riunisce in un unico disegno idraulico gli acquedotti di Offanengo, Romanengo, Crema, Madignano, Izano e Castelleone. Il progetto complessivo vale circa 26 milioni di euro ed è articolato in sei lotti. Qui la parola aggregazione ha un significato tecnico preciso: sistemi oggi legati ai rispettivi confini possono condividere fonti e capacità impiantistiche, così la gestione delle portate si sposta su un territorio più ampio.

Una rete integrata offre margini operativi durante i picchi di consumo e nei periodi in cui una captazione rende meno del previsto. Consente anche di calibrare meglio pressioni e volumi, evitando che ogni comune debba fronteggiare da solo una criticità che l’insieme può assorbire con maggiore elasticità. È questo il passaggio che trasforma sei opere distinte in un’infrastruttura comune.

Brianza e Valcuvia, la sicurezza passa dalle connessioni

In Brianza i quattro lotti affidati a BrianzAcque hanno una finalità comune: accrescere la disponibilità delle fonti e ridurre la vulnerabilità del sistema. La suddivisione permette di intervenire su componenti diverse mantenendo una sola direzione progettuale, orientata alla continuità dell’approvvigionamento.

La Valcuvia offre il quadro tecnico più dettagliato. Il progetto gestito da Alfa interessa circa 17.000 residenti e prevede 14 chilometri di nuova rete, undici punti di collegamento, tre stazioni intermedie di pompaggio e un serbatoio di accumulo. Gli atti dell’ATO Varese individuano i comuni di Brenta, Gemonio, Casalzuigno, Cuveglio, Cuvio, Rancio Valcuvia, Cassano Valcuvia, Ferrera di Varese, Mesenzana, Brissago Valtravaglia e Grantola.

Una parte dell’apporto aggiuntivo arriverà da pozzi privati a uso industriale situati tra Casalzuigno e Cuveglio, destinati alla conversione per l’impiego potabile dopo gli adeguamenti previsti. La nuova configurazione collegherà acquedotti oggi separati e creerà percorsi alternativi per l’acqua. Quando una sorgente subisce una riduzione legata alla siccità, il sistema potrà ridistribuire le risorse disponibili attraverso i punti di interconnessione e sostenere le zone in difficoltà.

Dall’Oltrepò a Grandate, quattro programmi costruiti sul bisogno locale

L’intervento dell’Oltrepò Pavese è composto da nove lotti e riguarda la nuova dorsale acquedottistica affidata a Pavia Acque. Una dorsale svolge la funzione di asse principale: raccoglie o trasporta le portate che verranno poi distribuite nelle diramazioni locali. La frammentazione in nove codici di progetto consente di realizzare segmenti distinti dentro un unico programma territoriale.

A Sabbioneta il finanziamento riguarda l’adduttrice Commessaggio-Sabbioneta e il primo lotto della rete comunale, con AQA Società Benefit come soggetto proponente. A Orzinuovi l’opera di A2A Ciclo Idrico prevede un impianto destinato alla rimozione di ferro e manganese dall’acqua del Pozzo Giardino, un trattamento mirato che agisce prima dell’immissione nella distribuzione.

Il nono programma fa capo a Como Acqua e interessa Grandate. L’atto di assegnazione rende certi il contributo e il codice unico di progetto; il quadro sintetico pubblicato non descrive ancora le singole componenti esecutive. Fermarsi a questo perimetro evita di attribuire all’opera caratteristiche che la documentazione disponibile non consente di confermare.

Un nodo circoscritto può decidere l’affidabilità di molti chilometri di rete a valle. Una condotta di adduzione oppure un impianto mirato modificano il funzionamento del sistema anche quando il relativo contributo pesa poco nel totale regionale.

Dall’assegnazione ai cantieri, il passaggio amministrativo da completare

L’ammissione al contributo apre ora il perfezionamento delle convenzioni di sovvenzione. I beneficiari devono trasmettere le coordinate del conto dedicato e le dichiarazioni assicurative previste per la propria natura giuridica; altre attestazioni riguardano i requisiti antimafia e le incompatibilità stabilite dalla normativa. Soltanto dopo questo passaggio il rapporto finanziario assume la forma necessaria per accompagnare l’attuazione.

Lo SFNIISSI riconosce sovvenzioni a fondo perduto fino al 90% del costo ammissibile per gli interventi di efficientamento e sicurezza strutturale, compresi quelli che accrescono la resilienza. La soglia arriva all’85% per i programmi di riduzione delle perdite fondati sulla digitalizzazione. I gestori coprono la parte restante attraverso cofinanziamenti o altre risorse già previste nei rispettivi piani.

Le date di apertura dei singoli cantieri non compaiono nel provvedimento di assegnazione. Da questo momento diventano centrali la progettazione esecutiva, le procedure di affidamento, il monitoraggio fisico e la rendicontazione richiesta dal PNRR. L’effetto per i cittadini dipenderà dalla capacità di trasformare la disponibilità finanziaria in opere collaudate e pienamente inserite nelle reti esistenti.


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