Dalla Regione Toscana una nuova legge per gestire le crisi aziendali e difendere il lavoro


Prevenire le crisi aziendali prima che diventino irreversibili, sostenere i lavoratori coinvolti nelle vertenze e rafforzare la capacità della Toscana di attrarre nuovi investimenti.

Sono questi gli obiettivi della proposta di legge regionale dedicata alla gestione e alla prevenzione delle crisi aziendali, un provvedimento inedito nel panorama legislativo italiano che, dopo l’approvazione in Giunta, sarà trasmesso al Consiglio regionale.

La proposta, elaborata con il coinvolgimento delle parti sociali, nasce dall’esperienza maturata negli ultimi anni dalla Regione nella gestione delle vertenze e punta a trasformare quel modello in un sistema organico e strutturato.

Una necessità particolarmente evidente in una fase di forte trasformazione di settori strategici dell’economia toscana, dalla moda all’automotive, e in un territorio caratterizzato soprattutto da piccole e medie imprese che spesso non rientrano nei criteri per l’apertura di tavoli nazionali.

“Puntiamo a rendere il nostro modello regionale di intervento sempre più capace di operare su due fronti a tutela del lavoro e del nostro sistema produttivo e industriale”, spiega il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani “Per questo – prosegue – abbiamo ritenuto utile, unica Regione in Italia, adottare un provvedimento che introduca nuove leve per fronteggiare le emergenze occupazionali, per prevenirle, per attrarre nuovi investitori”.

Un Fondo regionale per la gestione delle emergenze occupazionali

Tra le principali novità c’è l’istituzione di un Fondo regionale per la gestione delle emergenze occupazionali, che potrà contare attualmente su circa 10 milioni di euro e raccoglierà le risorse destinate alla ricollocazione e al reinserimento dei lavoratori coinvolti nelle crisi.

Un’attenzione particolare sarà riservata anche ai lavoratori stagionali, precari e dell’indotto, spesso fortemente coinvolti dagli effetti delle vertenze.

La nuova normativa non guarda però soltanto alle crisi già esplose. Uno dei suoi cardini sarà infatti il rafforzamento della prevenzione e del monitoraggio permanente delle imprese, con l’obiettivo di intervenire tempestivamente quando emergono i primi segnali di difficoltà. I

In questa direzione la Regione ha già avviato iniziative con FidiToscana e Unioncamere per favorire l’utilizzo degli strumenti previsti dalla normativa nazionale, dalla composizione negoziata agli accordi di ristrutturazione del debito, e per accompagnare le imprese verso il ritorno alla competitività anche attraverso le risorse FESR e del bilancio regionale.

Un ruolo importante sarà affidato ad ARTI, l’Agenzia regionale per il lavoro, che svilupperà servizi specifici, a partire dalla formazione, per sostenere il rilancio delle aziende e limitare gli esuberi. Nel caso in cui la ricollocazione esterna sia inevitabile, l’obiettivo sarà salvaguardare competenze e professionalità dei lavoratori, considerate un patrimonio non solo delle singole imprese ma dell’intero sistema economico toscano.

La proposta prevede inoltre il potenziamento dello scouting pubblico e dell’accompagnamento istituzionale per favorire l’arrivo di nuovi investitori e il rilancio dei siti produttivi in caso di cessazione delle attività.

Tra gli strumenti considerati anche il sostegno ai percorsi di workers buyout, attraverso i quali i lavoratori possono acquisire e rigenerare l’impresa, e la valorizzazione del principio della responsabilità sociale d’impresa.

“In una fase caratterizzata dal riposizionamento di importanti settori dell’economia regionale, come tra gli altri la moda e l’automotive, l’intervento normativo – dichiara l’assessore al lavoro Alberto Lenzi – si rende quanto mai necessario alla luce dei numerosi tavoli attivi e delle caratteristiche del nostro sistema economico, contraddistinto da un tessuto produttivo di piccole e medie imprese che quindi non presentano i criteri per l’apertura di tavoli nazionali, richiedendo pertanto risposte e strumenti di gestione interamente radicati sul territorio regionale. Tra gli elementi di novità, l’istituzione di un Fondo regionale per la gestione delle emergenze occupazionali, “attualmente pari a circa 10 milioni di euro stanziati dall’assessorato al Lavoro” precisa Lenzi, in cui far convergere le risorse destinate alle misure per la ricollocazione o il reinserimento occupazionale dei lavoratori coinvolti nelle crisi”.

“A fianco agli strumenti contenuti nella proposta di legge finalizzati ad intervenire per affrontare la crisi aziendale ormai ‘conclamata’ – sottolinea l’assessore Marras – Regione Toscana ha attivato altri strumenti per prevenire la crisi d’impresa e risolverla prima che si traduca in processo irreversibile. Lo ha fatto dando indirizzi a Fiditoscana e approvando un protocollo con Unioncamere. Attraverso Fiditoscana e il coordinamento con Unioncamere sarà possibile utilizzare al meglio tutte le opzioni messe a disposizione dal d. lgs. 14/2019 (composizione negoziata, accordo di ristrutturazione del debito, etc) per consentire all’impresa di affrontare la difficoltà temporanea e ricollocarsi sul mercato in condizioni di competitività riacquisita anche attraverso l’accesso ad aiuti specifici previsti dalla programmazione FESR e dal bilancio regionale”.

Le vertenze seguite dalla Regione Toscana

Attualmente, la Regione si trova a gestire una complessa mappa di vertenze. In base all’ultimo aggiornamento del report sulle attività dell’Unità di Crisi Lavoro, la struttura tecnica che affianca la Giunta nella gestione dei Tavoli di salvaguardia, dall’inizio dell’attuale legislatura sono stati 62 i casi risolti positivamente (o con soluzioni occupazionali parziali), a tutela di 7.500 lavoratori.

Venti invece i casi di crisi aziendali attive o di recente convocazione del tavolo regionale di negoziato, che coinvolgono complessivamente 7.350 lavoratori in organico, incluso l’indotto.

“In transizione” (720 lavoratori), con possibili sviluppi positivi, ci sono 7 vertenze, mentre 24 sono i tavoli di monitoraggio preventivo. Infine sono 18 i tavoli chiusi (700 lavoratori), per i quali è attivo l’impegno regionale alla ricollocazione.




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