Con l’ingresso nell’ultimo trimestre dell’anno, per chi sta ristrutturando casa torna una scelta concreta: quali spese pagare nel 2026 e quali lasciare al 2027? La differenza può incidere sulla detrazione, perché la legge vigente prevede aliquote più basse dal prossimo gennaio.
Il tema è ripreso oggi, 5 ottobre, da La Nazione. Non si tratta però di un nuovo taglio deciso in queste ore: è il calendario già previsto dopo la legge di Bilancio 2026. Eventuali modifiche nella prossima manovra andranno valutate quando saranno approvate, senza considerare una possibile proroga come un diritto già acquisito.
Il passaggio di anno non chiude il Bonus ristrutturazioni. Cambia, secondo le regole attuali, la percentuale applicabile alle spese. Prima di accelerare un bonifico bisogna quindi confrontare il beneficio fiscale con i requisiti del lavoro, le condizioni del contratto e le somme che possono essere effettivamente recuperate in dichiarazione.
Le aliquote previste tra il 2026 e il 2027
La legge n. 199 del 30 dicembre 2025, articolo 1, comma 22, ha mantenuto nel 2026 le percentuali più favorevoli già applicabili nel 2025. Per il Bonus ristrutturazioni, il quadro è il seguente:
| Situazione agevolabile | Spesa 2026 | Spesa 2027 |
|---|---|---|
| Abitazione principale: spesa del proprietario o titolare di diritto reale, con i requisiti previsti | 50% | 36% |
| Altri casi nei quali spetta la detrazione | 36% | 30% |
Il limite di spesa agevolabile per questi anni resta 96.000 euro per unità immobiliare. Non è una somma da incassare e non si moltiplica semplicemente per il numero di persone che pagano. La tabella riguarda l’incentivo per il recupero edilizio: non trasferisce automaticamente le sue condizioni a qualunque altro bonus.
Quanto cambia: un esempio su 24.000 euro
Consideriamo un esempio puramente illustrativo: 24.000 euro di spese tutte ammesse, sostenute dal proprietario per la propria abitazione principale, con gli altri requisiti rispettati e senza limitazioni che riducano il beneficio.
Con il 50% la detrazione teorica complessiva è di 12.000 euro; con il 36% è di 8.640 euro. Il differenziale è di 3.360 euro. Ripartito su dieci anni, corrisponde a 336 euro annui di differenza tra le due rate teoriche, non a 3.360 euro consegnati subito al contribuente.
Per una spesa della stessa entità negli altri casi agevolabili, il passaggio dal 36% al 30% cambia la detrazione teorica da 8.640 a 7.200 euro: una differenza complessiva di 1.440 euro. Sono calcoli comparativi, non un preventivo né la certificazione del bonus di una singola famiglia.
Perché contano i pagamenti e non soltanto le fatture
Per il contribuente persona fisica che utilizza ordinariamente la detrazione, vale il criterio di cassa: occorre guardare all’anno in cui la spesa è sostenuta. La sola firma del preventivo o una fattura datata dicembre non equivale a un pagamento eseguito entro il 2026.
La guida dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che, per il bonifico bancario o postale, la spesa si considera sostenuta quando viene impartito l’ordine di pagamento, non al successivo addebito sul conto. È comunque prudente verificare la ricevuta e che l’ordine sia stato effettivamente disposto, senza affidarsi a una semplice prenotazione futura del bonifico.
Un acconto realmente pagato può avere un anno diverso dal saldo: non per questo l’intero prezzo concordato assume l’aliquota dell’acconto. Vanno inoltre rispettati gli altri presupposti. Per i dettagli di compilazione resta utile la guida al bonifico parlante per le ristrutturazioni.
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Il 50% non spetta soltanto perché è la “prima casa”
L’aliquota maggiore richiede sia una condizione relativa a chi sostiene la spesa sia la destinazione dell’immobile. Il titolo di proprietà o il diritto reale deve sussistere all’inizio dei lavori, oppure al pagamento se questo precede l’avvio; l’unità deve essere adibita ad abitazione principale secondo le condizioni chiarite dall’Agenzia.
Se la casa non è ancora abitazione principale all’inizio del cantiere, la guida ammette la maggiorazione quando lo diventa al termine dei lavori. Questo non autorizza però ad applicare indistintamente il 50% a ogni immobile acquistato con l’agevolazione “prima casa”. Anche un inquilino o un familiare convivente che abbia diritto al bonus non acquisisce automaticamente l’aliquota maggiorata del proprietario.
In condominio non basta versare la propria quota a dicembre
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Per i lavori sulle parti comuni, la guida dell’Agenzia collega il beneficio all’anno del bonifico eseguito dall’amministrazione condominiale. Il versamento del singolo proprietario al condominio e il pagamento del condominio all’impresa sono quindi due passaggi da non confondere.
Chi intende verificare l’anno fiscale della spesa dovrebbe chiedere all’amministratore il calendario dei pagamenti e la documentazione pertinente. Una delibera o una raccolta di quote avvenuta nel 2026 non dimostra, da sola, che anche il pagamento del fornitore sia avvenuto nello stesso anno. La percentuale maggiorata, quando spettante, riguarda la posizione del singolo beneficiario e non l’intero edificio indistintamente.
La verifica prima di anticipare somme all’impresa
Il confronto tra due aliquote è solo una parte della decisione. Un pagamento anticipato aumenta l’esposizione verso l’impresa: prima di trasferire somme importanti conviene conoscere opere comprese, scadenze, condizioni degli acconti e documenti che saranno consegnati. È una cautela contrattuale, non un requisito fiscale aggiuntivo creato per il bonus.
Un controllo concreto può partire da quattro domande:
- Il lavoro è davvero ammesso? Una descrizione generica nella fattura non sostituisce il corretto inquadramento dell’intervento.
- Quale aliquota mi spetta? Va verificata la posizione della persona che paga, non soltanto l’immobile.
- Il pagamento è coerente con il contratto? Anticipare il saldo di opere ancora da realizzare merita una valutazione dei rischi, oltre al calcolo fiscale.
- Quanto potrò recuperare? La detrazione si utilizza nei limiti dell’Irpef e, dove applicabili, dei limiti sugli oneri detraibili: il valore teorico non è sempre quello effettivo.
Per organizzare progetto, preventivi e tempi, senza lasciare che la scadenza fiscale determini da sola l’apertura del cantiere, è disponibile la guida Ristrutturare casa: da dove iniziare, fasi, permessi, tempi e costi.
Al 5 ottobre il confronto resta fra le regole oggi vigenti. Se la legge di Bilancio modificherà le percentuali per il 2027, sarà necessario aggiornare il calcolo. Fino ad allora non è prudente promettere una proroga, né descrivere il 31 dicembre come la fine di tutte le possibilità di detrazione.
Fonti e riferimenti
- Gazzetta Ufficiale, legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 22: aliquote dei bonus edilizi nel 2026 e nel 2027.
- Agenzia delle Entrate, Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali, febbraio 2026, paragrafi 1.1-1.3 e 1.5; copia del documento pubblicata da ANCE.
- Camera dei Deputati, Bonus edilizi e tassazione immobiliare, quadro delle aliquote e dei limiti agli oneri detraibili.
- La Nazione, notizia del 5 ottobre 2026 sui pagamenti di fine anno: spunto di attualità, riscontrato sui documenti istituzionali.
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