TARANTO – Svolta drammatica sul fronte ex Ilva con uno stop immediato ai reparti produttivi dello stabilimento siderurgico di Taranto. Dalla giornata di domani, 9 ottobre, si fermeranno i motori dell’area a caldo: una decisione comunicata dai vertici aziendali di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria al Prefetto, alle forze dell’ordine e agli enti locali.
La misura si è resa inevitabile per dare corso all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano risalente al 27 luglio, dopo l’esito negativo del ricorso per la sospensiva notificato lo scorso 5 ottobre. Per far fronte al blocco dei reparti, il gruppo aziendale ha contestualmente avviato l’iter per l’accesso agli ammortizzatori sociali a tutela dei lavoratori.
La prosecuzione della storia dell’altoforno resta appesa a un filo e vincolata al verdetto della Corte di Cassazione. Nell’attesa della decisione dei giudici supremi, le strutture rimarranno in uno stato di stand-by termico per evitare il congelamento della ghisa.
Ma la tabella di marcia fissata dai commissari lascia pochissimo spazio alle speranze: se il 24 ottobre non dovessero giungere novità favorevoli dal piano giudiziario, anche le operazioni di mantenimento in caldo verranno interrotte, portando allo spegnimento definitivo di tutta l’area a caldo entro il 25 ottobre. Un punto di non ritorno che, come rimarcato dai vertici societari, segnerebbe la fine irreversibile dell’operatività degli impianti senza alcuna opzione di ripartenza futura.
La prospettiva della sospensione delle attività dell’ex Ilva provoca una nuova ondata di preoccupazione tra le istituzioni e le forze politiche tarantine. Il futuro dei lavoratori, le ripercussioni sull’indotto e il rischio di un ulteriore impoverimento del territorio sono al centro degli interventi del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, del presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, e della segretaria provinciale del Partito Democratico, Anna Filippetti. Tre prese di posizione che convergono sulla richiesta di un intervento immediato del Governo per evitare che la crisi industriale si trasformi in una più vasta emergenza sociale.
A contestare innanzitutto le modalità e i tempi delle decisioni di Acciaierie d’Italia è il sindaco Bitetti, secondo il quale l’evoluzione della vicenda non rappresenta una sorpresa assoluta, ma assume caratteristiche diverse da quelle che l’amministrazione comunale aveva previsto.
«Una decisione di questo tipo era prevedibile, ce l’aspettavamo, ma non nei termini e nei tempi adottati da Acciaierie d’Italia», dichiara il primo cittadino, evidenziando come le scelte dell’azienda abbiano accentuato le preoccupazioni sul destino dei dipendenti diretti e delle imprese dell’indotto.
Per Bitetti, il clima di incertezza che si sta determinando rischia di compromettere la possibilità di costruire un percorso condiviso per affrontare la crisi. Il Comune, sottolinea, aveva già indicato alcune priorità sulle quali intervenire, a cominciare dalla salvaguardia dei posti di lavoro e dalla necessità di individuare investimenti in grado di offrire nuove opportunità occupazionali.
La tutela dei lavoratori e della stabilità sociale del territorio avrebbe dovuto accompagnarsi, nella visione dell’amministrazione comunale, a un programma di sviluppo capace di ridurre la dipendenza economica della città dalla siderurgia.
Tra i settori sui quali Bitetti aveva chiesto di concentrare risorse e iniziative figurano le energie rinnovabili, il porto, l’arsenale, i trasporti, il turismo e l’università. Ambiti ritenuti fondamentali per favorire il riassorbimento degli esuberi e costruire prospettive economiche differenti per Taranto.
Il sindaco denuncia invece un progressivo aggravamento della situazione, attribuendo ad Acciaierie d’Italia e al Governo la responsabilità di scelte che, a suo giudizio, stanno aumentando le difficoltà di una comunità già profondamente segnata dalla vertenza industriale.
Particolarmente severa è la valutazione sul ruolo riservato agli enti territoriali, che Bitetti ritiene siano stati lasciati senza un adeguato coinvolgimento nella gestione di decisioni destinate a incidere direttamente sulla vita di migliaia di famiglie.
«AdI, e il Governo, invece, stanno facendo precipitare la situazione qui, dove queste persone vivono e hanno costruito le loro prospettive, lasciando sole le istituzioni locali», afferma il primo cittadino.
Alle preoccupazioni del Comune si aggiungono quelle del presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, che richiama l’attenzione sulle conseguenze della fermata degli stabilimenti e sulla necessità di considerare la vertenza nella sua dimensione economica e sociale.
Secondo Palmisano, infatti, la crisi dell’ex Ilva non può essere affrontata esclusivamente attraverso valutazioni legate alla produzione industriale, perché coinvolge direttamente il reddito e le condizioni di vita dei dipendenti e delle loro famiglie.
«Non siamo di fronte soltanto a una vicenda industriale: sono in gioco il lavoro, il reddito e il futuro di migliaia di lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie», sottolinea il presidente della Provincia.
La richiesta rivolta all’esecutivo è quella di garantire immediatamente la protezione occupazionale ed economica dei lavoratori, accompagnando gli interventi di emergenza con un progetto industriale che definisca le prospettive della siderurgia tarantina.
Palmisano mette in guardia dal rischio che l’assenza di certezze sul futuro degli stabilimenti produca conseguenze sempre più pesanti sulla tenuta del tessuto sociale della provincia.
«Non possiamo accettare che l’incertezza industriale si trasformi in incertezza sociale», afferma, sollecitando il Governo ad assumere pienamente le proprie responsabilità e a individuare misure concrete per la salvaguardia dei posti di lavoro.
Il presidente della Provincia richiama inoltre il peso che la comunità ionica ha già sostenuto nel corso degli anni, ribadendo che non è più possibile affrontare la vertenza attraverso ulteriori attese.
«Taranto ha già pagato un prezzo altissimo. Non è più il tempo delle attese: servono risposte, garanzie e scelte concrete», conclude Palmisano.
Sulla vicenda interviene anche Anna Filippetti, segretaria provinciale del Partito Democratico di Taranto, che esprime una valutazione fortemente critica sull’evoluzione della crisi e chiede al Governo di chiarire quali iniziative intenda assumere per impedire il progressivo indebolimento del sistema produttivo locale.
Per Filippetti, la fermata degli stabilimenti rappresenta un passaggio particolarmente grave, le cui conseguenze non possono essere ridotte a una questione esclusivamente tecnica o aziendale.
La dirigente del Pd sottolinea come alle sorti degli impianti siano strettamente legate quelle di migliaia di lavoratori, delle rispettive famiglie e di numerose attività economiche che dipendono dalla continuità della produzione siderurgica.
«Lo stop che sta investendo gli stabilimenti dell’ex Ilva è un fatto gravissimo, che non può essere trattato come una semplice conseguenza tecnica», dichiara Filippetti, contestando l’assenza di indicazioni certe sulle prospettive industriali e occupazionali.
La segretaria provinciale del Partito Democratico chiede quindi all’esecutivo di rendere espliciti gli obiettivi della propria strategia per il settore siderurgico e di indicare quali risorse e investimenti siano effettivamente disponibili per sostenere il futuro produttivo di Taranto.
«Qual è il piano? Quali investimenti sono garantiti? E quale impegno concreto il Governo intende assumere per salvaguardare occupazione, produzione e futuro industriale del nostro territorio?», domanda Filippetti, ponendo una serie di interrogativi sui quali sollecita risposte precise.
La priorità, secondo la rappresentante del Pd, deve essere la definizione di impegni verificabili che consentano di superare l’attuale fase di incertezza e di offrire prospettive ai dipendenti e all’intero sistema economico collegato all’ex Ilva.
«A Taranto non servono altri rinvii né annunci. Servono responsabilità, scelte chiare e garanzie per i lavoratori», conclude la segretaria provinciale.
Le dichiarazioni di Bitetti, Palmisano e Filippetti evidenziano dunque una preoccupazione comune per le ricadute della crisi siderurgica sulla città e sulla provincia. La richiesta condivisa è quella di affiancare alle indispensabili tutele per i lavoratori un programma di investimenti e una strategia industriale definita, evitando che le decisioni sul futuro degli stabilimenti lascino senza risposte le famiglie e il territorio tarantino.
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