Dai Cfo energia e talento per gestire l’Ai e contrastare la crisi


presidente Andaf
L’autore, Agostino Scornajenchi

Energia: intellettuale certamente ma anche energia vera e propria, quella che si produce nelle centrali elettriche o che viaggia in oleodotti e gasdotti; e talento, quel che distingue gli individui e li rende abili oltre la mera formazione: sono le due risorse che i direttori amministrativi e finanziari italiani riuniti nell’Andaf – 2700 professionisti che costituiscono oggi la community manageriale forse più coesa e identitaria del Paese – intendono mobilitare per cavalcare sia l’Intelligenza Artificiale (risorsa eccezionale eppure minacciosa) sia la “policrisi” nella quale vive il mondo. E ne hanno parlato a Roma, nella due giorni del loro 48° congresso nazionale.
Un congresso denso e avvincente, segnato anche dall’annuncio che il presidente Agostino Scornaienchi, amministratore delegato della Snam, lascerà anzitempo l’incarico, subito dopo l’approvazione del bilancio d’esercizio del 2026, per dar spazio per forze nuove al vertice, qualcuno che svolga ancora la professione del Cfo e possa offrire tutto il contributo quali-quantitativo di impegno personale che non è facile erogare quando si assume una responsabilità apicale in un grande gruppo strategico.
Una scelta che lo stesso Scornajenchi ha definito difficilissima, legata a esigenze professionali intense e alla necessità di conciliare ciò che non sempre si lascia conciliare, e discussa nei tempi e nei modi con l’advisory council dell’associazione, con Paolo Bertoli, Roberto Mannozzi e altri colleghi, l’organismo al quale spetterà ora il compito di gestire la successione.”Ma naturalmente – ha sottolineato Scornajenchi – resterò comunque un uomo Andaf!”. Il suo intervento è stato insieme un bilancio e un manifesto. Scornajenchi ha ripercorso i titoli dei congressi degli ultimi anni, scelti sempre con largo anticipo e puntualmente raggiunti dall’attualità: l’«Estote parati» di Capri, nel pieno della crisi energetica; poi l’«enterprise servant», per invocare un atteggiamento di impegno e prontezza difronte alle nuove sfide; e poi il tema di ciò che i Cfo possono fare per le altre istituzioni del Paese, quindi nel 2024 l’intelligenza artificiale declinata sul vecchio slogan secondo cui “la potenza è nulla senza controllo”, chiesto in prestito a Pirelli, e ancora la Cfo innovation del 2025 fino all’energia di quest’anno, un titolo fissato quasi dodici mesi fa e diventato nel frattempo di bruciante attualità.
In questi anni, ha spiegato Scornajenchi, “il ruolo del direttore finanziario si è spostato da quello di chi osserva, conta e fornisce informazioni a quello di chi partecipa alle scelte. Anni fa, a Pescara, avevamo descritto il Cfo come la più temibile fabbrica dei no in azienda; oggi la comunità si sta rendendo conto che è soprattutto «la fabbrica dei sì e spesso dei come», un soggetto che si colloca al centro della vita aziendale e non ai margini, chiamato a definire la rotta e non soltanto a misurarla. Come il “giardiniere paziente” evocato in un congresso precedente, il Cfo svolge un lavoro talvolta oscuro e complesso, i cui frutti arrivano dopo anni, e si assume la responsabilità di decisioni che peseranno su generazioni non ancora nate, che non potranno nemmeno lamentarsi con chi le ha prese se quelle decisioni si riveleranno sbagliate”: un tema, questo, che l’amministratore delegato della Snam, erede di un grande patrimonio di infrastrutture energetiche, sente in modo particolare, soprattutto riferendole alla risorsa-energia.
Da qui l’invito a non avere paura di dire le cose come stanno, anche quando sono scomode o disallineate rispetto alle mode. Scornajenchi ha richiamato le tensioni di queste ore a Parigi e in Germania, il passaggio dalle illusioni alla delusione che attraversa le società europee, e ha ricordato che le guerre peggiori sono nate qui, non altrove: chi conosce dall’interno le aziende come uj direttore finanziario ha la competenza per parlare con autorevolezza, e sarà sempre più ascoltato, perché quando tira vento il Cfo siede sempre al tavolo. Nel congedo, il presidente ha reso merito al lavoro del direttore generale Paolo Fanti e ha riepilogato i numeri della crescita: dai 1.357 associati del 2020 ai 1.982 del 2023, ai 2.418 del 2025 fino ai 2.740 di oggi, con 2.104 nuovi ingressi a fronte di circa mille uscite per ragioni indipendenti dall’associazione, 220 eventi negli ultimi dodici mesi e un podcast. Un grazie è andato anche alla famiglia e alla moglie, seduta in sala in prima fila.  Ma il motivo di maggiore orgoglio, ha detto, è aver spinto la comunità fuori dal suo ruolo tradizionale, nello spirito di un monito di Aldo Moro: «Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere».
Nel suo successivo intervento, il direttore generale Paolo Fanti ha raccolto il testimone partendo dal logo del congresso, ispirato alla cupola del Pantheon, e dal significato antico della parola talento, un’unità di misura del peso scambiabile in ricchezza soltanto tra Stati e difficilmente nelle mani di una sola persona. Oggi il talento – ha considerato – rischia di scarseggiare: secondo una recente ricerca, solo un Cfo su cinque si sente pronto ad affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale, mentre gli altri quattro lamentano carenze di competenze, di persone e di strutture. È qui che l’Andaf vuole giocare il ruolo di «talent house», una comunità che del resto è riuscita, per i Congresso, a riunire per due giorni a Roma circa 500 dei suoi 2.700 iscritti.
Fanti ha esposto il programma dell’Associazione in quattro punti. Il primo è il riconoscimento della professione: l’iscrizione consente di ottenere gratuitamente, superando un processo valutativo, un’attestazione professionale valida ai sensi di legge, in un quadro normativo che si sta estendendo a livello europeo, mentre la formazione permanente passa per i forum mensili su bilanci e controllo di gestione, con i colleghi stessi nel ruolo di docenti e corsi in presenza che raccolgono almeno 300 partecipanti.
Il secondo è il radicamento territoriale, con dodici sezioni provinciali e quattro nuovi chapter a Monza e Brianza, in Trentino, in Romagna e a Palermo. Il terzo è la comunicazione, con 17 mila persone che seguono ogni settimana contenuti e podcast dell’associazione. Il quarto sono i giovani: il progetto Andaf Next Generation, inserito nel piano industriale, porta il mestiere nelle università insieme alla più diffusa associazione studentesca, per mostrare che il Cfo non passa le giornate davanti a un computer ma ricopre un ruolo di competenza e di compliance chiamato alla leadership. In questa direzione vanno anche il Cfo Value Program, che per sette mesi ha coinvolto un centinaio di colleghi insieme a coach e head hunter sulle cosiddette power skills, e il nuovo Chief Future Officer Award, dedicato ad Angelo Sidoti, un premio annuale pensato per accompagnare i manager più giovani verso la certificazione.
Il futuro, ha detto Fanti, sarà il filo conduttore anche del prossimo anno – quando il Congresso avrà luogo a Spoleto – e a Roma l’immagine giusta per suggellare la relazione è quella di Enea, che scende negli inferi, si confronta con il proprio passato e ne riemerge con uno scudo su cui è raffigurato il destino della città che verrà, pronto a combattere per il futuro.

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