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Le banche etiche finanziano maggiormente l’economia reale, destinano quasi tutti i prestiti ad attività con finalità sociali o ambientali e mantengono una buona qualità del credito. Il 9° Rapporto sulla finanza etica in Europa confronta i diversi modelli bancari e approfondisce il finanziamento dell’economia sociale e della transizione ecologica. Una guida ai principali risultati della ricerca.

Quanto conta, per una banca, la scelta delle attività da finanziare? E quali differenze esistono tra un istituto orientato al credito e all’economia reale e uno dei grandi gruppi bancari europei?

Dal 2018 il Rapporto sulla finanza etica in Europa, prova a rispondere a queste domande attraverso i dati. Lo curano Fondazione Finanza Etica, Fundación Finanzas Éticas e FEBEA, la Federazione europea delle banche etiche e alternative,

La nona edizione è stata presentata il 10 ottobre 2026 al Festival dell’Economia Critica presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. La ricerca conferma che la finanza etica rappresenta un modello bancario con caratteristiche riconoscibili, non soltanto per le finalità che persegue: non soltanto per le finalità che persegue, ma anche per il modo in cui utilizza le risorse, gestisce il rischio e distribuisce il valore prodotto.

La ricerca si sviluppa lungo tre direzioni: il confronto tra banche etiche e grandi banche europee, il rapporto tra finanza ed economia sociale e l’analisi delle risorse pubbliche collegate al Green Deal europeo.

1. Le banche etiche prestano di più. Ma a chi?

Una delle differenze più significative riguarda la destinazione delle risorse finanziarie.

Per ogni 100 euro di attività, le banche etiche destinano circa 67 euro al credito, contro i 61 euro delle principali banche europee.

Questo indicatore mette in rapporto i prestiti con il totale dell’attivo bancario. Aiuta a comprendere quanto pesa il finanziamento diretto di famiglie, imprese e organizzazioni rispetto alle altre attività di una banca.

La differenza diventa ancora più evidente quando si guarda alla natura dei finanziamenti.

Il 98,36% del credito delle banche etiche è destinato ad attività con finalità sociali o ambientali, contro il 18,47% delle grandi banche europee analizzate.

È uno dei risultati centrali del Rapporto: il credito non viene valutato soltanto come una operazione finanziaria, ma anche in relazione alle attività economiche che rende possibili. Finanziare una cooperativa sociale, sostenere una impresa che investe nella transizione energetica o rendere accessibile il credito a organizzazioni che rispondono a bisogni collettivi significa contribuire a orientare lo sviluppo dell’economia.

La differenza tra i due modelli bancari non riguarda quindi soltanto la quantità di credito erogato, ma anche i criteri con cui vengono selezionate le attività da finanziare.

2. Finanziare progetti sociali e ambientali significa rischiare di più?

Una delle questioni affrontate dal Rapporto è se un modello bancario particolarmente orientato alle finalità sociali e ambientali comporti una maggiore esposizione al rischio.

Per verificarlo, la ricerca confronta anche la qualità del credito, attraverso la quota di prestiti deteriorati: finanziamenti per i quali si sono manifestate difficoltà di rimborso.

I dati del 2024 mostrano che:

  • Banche etiche: 2,11% di crediti deteriorati.
  • Grandi banche europee: 2,28% di crediti deteriorati.

Non emerge un conflitto tra finanza etica e solidità bancaria, come ha sottolineato Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica e coautrice del Rapporto

È un risultato importante per comprendere il contributo che le banche etiche possono offrire anche alla stabilità e alla diversità del sistema finanziario.

3. I risultati di una banca si misurano soltanto dagli utili?

67 euro di costi operativi per ogni 100 euro di ricavi. È il cosiddetto cost to income ratio, che nelle banche etiche è più alto rispetto alle grandi banche europee.

Il rialzo dei tassi di interesse ha fatto crescere i ricavi delle banche, ma non tutte hanno utilizzato allo stesso modo queste maggiori risorse. 

Nelle grandi banche, una parte consistente dei maggiori guadagni si è trasformata in utili da distribuire agli azionisti o da impiegare in fusioni e acquisizioni.

Le banche etiche, invece, hanno destinato una quota maggiore delle risorse al personale, al rafforzamento della propria attività e della presenza sui territori. Hanno inoltre distribuito ai clienti una porzione più elevata del valore aggiunto prodotto.

Il cost-to-income ratio delle grandi banche risulta quindi più basso, ma questo dato, considerato da solo, non racconta come sono stati utilizzati i maggiori ricavi. Il confronto mostra che dietro un indicatore di efficienza apparentemente più favorevole possono esserci scelte molto diverse sulla distribuzione della ricchezza prodotta.

Lo studio evidenzia anche una differenza nelle retribuzioni di donne e uomini. Nelle banche etiche il divario retributivo di genere è dell’8%, contro il 29% delle principali banche europee. Una differenza che rimane significativa, pur in presenza di disuguaglianze retributive in entrambi i gruppi.

4. Economia sociale: perché tante organizzazioni faticano ad accedere al credito?

La seconda parte del Rapporto si concentra sull’economia sociale. In Europa questo settore comprende oltre 4,3 milioni di organizzazioni e dà lavoro a più di 11,5 milioni di persone. Ne fanno parte cooperative, imprese sociali, associazioni, mutue e altre realtà che svolgono attività economiche con finalità sociali e collettive.

Queste organizzazioni forniscono servizi, creano occupazione e contribuiscono allo sviluppo dei territori. Eppure, nonostante il loro peso nell’economia europea, incontrano spesso difficoltà nell’ottenere finanziamenti.

Una delle ragioni è che i criteri utilizzati dalle banche tradizionali non sempre sono adatti a valutare le caratteristiche dell’economia sociale. Una impresa sociale, per esempio, può avere un progetto economicamente sostenibile, ma non disporre di immobili o altri beni da offrire in garanzia. Altre organizzazioni possono avere entrate che dipendono in parte da contributi pubblici, con tempi di erogazione non sempre prevedibili, e avere quindi bisogno di finanziamenti per sostenere le proprie attività nell’attesa di riceverli.

L’accesso al credito dipende così non soltanto dalla disponibilità di denaro, ma anche dalle condizioni alle quali viene concesso e dalla capacità delle banche di valutare progetti che perseguono obiettivi economici e sociali.

Il Rapporto esamina alcune esperienze europee e gli strumenti sviluppati per rispondere a queste esigenze: garanzie pubbliche, finanziamenti di lungo periodo, strumenti per rafforzare il patrimonio delle organizzazioni e collaborazioni tra istituzioni pubbliche e intermediari finanziari. Approfondisce inoltre il ruolo delle banche etiche, che hanno sviluppato competenze specifiche nel finanziamento dell’economia sociale e nella valutazione della sostenibilità economica e dell’impatto sociale dei progetti.

5. Green Deal europeo: quanti soldi sono stati destinati alla transizione ecologica?

Il Green Deal è il programma con cui l’Unione europea si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Prevede investimenti pubblici e privati per trasformare il sistema energetico, i trasporti, l’industria e altri settori dell’economia.

Ma quante risorse pubbliche sono state effettivamente mobilitate per finanziare questa trasformazione? E come sono state distribuite?

La terza parte del Rapporto prova a rispondere a queste domande ricostruendo i flussi finanziari collegati al Green Deal europeo: da dove provengono i fondi, attraverso quali programmi e strumenti vengono utilizzati e a quali obiettivi sono destinati.

In questa fase del lavoro stiamo ricostruendo quanto denaro è stato destinato alla transizione e come è stato impiegato. Sono informazioni necessarie per poter valutare, successivamente, quali effetti abbiano prodotto i finanziamenti pubblici.

L’analisi assume particolare rilievo in un momento in cui le priorità di spesa dell’Unione europea stanno cambiando e la transizione ecologica deve confrontarsi con altre esigenze, tra cui l’aumento degli investimenti nella difesa. Seguire l’evoluzione dei finanziamenti permette di verificare quale peso continuino ad avere gli impegni ambientali nelle scelte economiche europee.

6. Perché le banche etiche chiedono regole europee più proporzionate?

Le banche etiche e i grandi gruppi bancari europei svolgono attività molto diverse, ma devono rispettare un insieme di regole che spesso non tiene sufficientemente conto di queste differenze.

Le grandi banche possono operare sui mercati finanziari internazionali, utilizzare strumenti finanziari complessi e svolgere numerose attività oltre alla concessione del credito. Le banche etiche sono invece specializzate prevalentemente nella raccolta del risparmio e nel finanziamento di famiglie, imprese e organizzazioni dell’economia reale.

Per questo FEBEA, la Federazione europea delle banche etiche e alternative, chiede che le regole bancarie tengano maggiormente conto delle caratteristiche e dei rischi effettivi dei diversi istituti.

È il cosiddetto principio di proporzionalità. Gli obblighi normativi, i controlli e gli adempimenti amministrativi devono essere adeguati non soltanto alle dimensioni delle banche, ma anche alla complessità delle loro attività e al modello di business.

In vista delle riforme legislative europee previste per il 2027, FEBEA ha presentato un documento di proposte sulla competitività del settore bancario, accolto anche nel Rapporto. La richiesta è di riconoscere la diversità del sistema finanziario europeo, nel quale devono poter operare anche banche specializzate nel finanziamento dell’economia reale e dell’economia sociale.

“Le banche etiche chiedono inoltre di partecipare, insieme alle istituzioni e alle organizzazioni dell’economia sociale, alla progettazione degli strumenti finanziari pubblici” spiega Federica Ielasi.

Questo coinvolgimento permetterebbe di mettere a disposizione l’esperienza maturata nel finanziamento di cooperative, imprese sociali e progetti ambientali, anche per sviluppare strumenti capaci di sostenere le imprese che sta

→ Consulta i dati e scarica la nona edizione del Rapporto sulla finanza etica in Europa


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