#Finsubito news – Emergenza abitativa in Sardegna, a Cagliari il convegno sulle sfide e il futuro della casa


Speaker: Debby

L’emergenza abitativa, la difficoltà di trovare alloggi a prezzi sostenibili e le nuove sfide dell’edilizia residenziale pubblica sono state al centro del convegno “La Casa: persone, comunità e politiche abitative”, che si è tenuto oggi, giovedì 5 novembre, a Sa Manifattura, a Cagliari. L’incontro, organizzato da Federcasa in collaborazione con AREA, ha riunito rappresentanti istituzionali ed esperti per discutere delle criticità del settore e delle strategie necessarie a garantire il diritto alla casa.

Tra i temi principali, il recupero degli immobili sfitti, gli investimenti per la manutenzione delle abitazioni pubbliche e l’introduzione di nuovi servizi di sostegno agli inquilini più fragili. Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, il presidente di Federcasa Marco Buttieri e l’amministratore unico di AREA Matteo Sestu.

La crisi abitativa interessa anche la Sardegna, con difficoltà particolarmente evidenti nei maggiori centri urbani e nelle località costiere, dove la pressione turistica e la diffusione degli affitti brevi incidono sulla disponibilità di abitazioni.

A sottolinearlo, ai microfoni di Radio Sintony, è stato Matteo Sestu, amministratore unico di AREA, l’Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa della Sardegna. «Naturalmente, come succede in tutta Europa, anche l’Italia e anche la Sardegna soffrono del disagio abitativo», ha spiegato Sestu.

L’amministratore unico ha poi richiamato uno dei fattori che contribuiscono ad aggravare la situazione: «Oggi, purtroppo, con il fenomeno degli affitti brevi, l’offerta di alloggi a prezzi sostenibili è molto bassa», soprattutto in città come Cagliari e Sassari, ma anche lungo le coste, dove la pressione turistica è particolarmente elevata.

Un problema che, secondo Sestu, richiede investimenti consistenti e interventi su più fronti. «Il fenomeno è talmente grande che, naturalmente, servono risorse ingenti per riuscire a intervenire», ha precisato, evidenziando come la capacità di risposta dell’azienda dipenda anche dalla disponibilità dei finanziamenti.

Tra le principali iniziative figura RinnovAREA, il programma inserito nel piano straordinario da 300 milioni di euro destinato alla riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. L’obiettivo è migliorare le condizioni degli immobili esistenti e intervenire sulle abitazioni che necessitano di lavori.

«Il lavoro che noi stiamo compiendo è, da un lato, quello di fare la manutenzione straordinaria degli alloggi attraverso un programma che si chiama RinnovAREA», ha dichiarato Sestu, ricordando lo stanziamento di 300 milioni di euro. Accanto agli interventi sugli edifici, AREA sta concentrando la propria attività sul recupero degli immobili inutilizzati, con l’obiettivo di renderli nuovamente disponibili.

Sestu ha infatti sottolineato l’importanza del «recupero degli alloggi sfitti, al quale noi abbiamo dato un impulso molto importante da un anno a questa parte». Gli interventi, tuttavia, non sono sufficienti a risolvere una crisi che interessa una fascia sempre più ampia della popolazione. L’amministratore unico ha evidenziato la necessità di reperire ulteriori finanziamenti e ampliare il patrimonio abitativo pubblico.

«Da sola AREA non può risolvere questo tema. Servono risorse esterne», ha affermato.

Un altro punto affrontato durante l’intervista riguarda il Piano Casa nazionale e le prospettive di finanziamento per l’edilizia residenziale pubblica.

«Attualmente è in procinto l’uscita del bando per l’ERP del Piano Casa nazionale, col quale noi dovremmo riuscire a recuperare qualche alloggio sfitto», ha spiegato Sestu. Le risorse previste, però, vengono considerate inadeguate rispetto alla portata dell’emergenza. Secondo l’amministratore unico di AREA, infatti, «le risorse del Piano Casa sono totalmente insufficienti rispetto all’entità del fenomeno».

Non si tratta soltanto di recuperare gli immobili esistenti, ma anche di aumentare il numero di abitazioni pubbliche e aggiornare gli strumenti di pianificazione. Sestu ha richiamato la necessità di intervenire anche sul quadro normativo, con particolare riferimento agli affitti brevi, un fenomeno che, a suo giudizio, richiede regole più adeguate alla situazione attuale.

Una delle principali novità annunciate da Sestu riguarda l’avvio, dal 2027, di un servizio sperimentale di gestione sociale dell’abitare. L’iniziativa punta ad affiancare alle attività tecniche e amministrative un sostegno rivolto alle persone che vivono negli alloggi pubblici, soprattutto in presenza di situazioni di solitudine o fragilità.

L’amministratore unico ha richiamato i cambiamenti demografici che stanno interessando il Paese: «Oggi una persona in Italia su quattro è sopra i 65 anni e i nuclei familiari monocomponente hanno superato le coppie con figli».

A questo quadro si aggiunge l’indebolimento delle reti di aggregazione sociale, con conseguenze anche sulla vita quotidiana degli assegnatari delle abitazioni pubbliche. «Ci troviamo purtroppo di fronte a situazioni in cui ci sono delle persone sole che abitano i nostri alloggi», ha spiegato Sestu, sottolineando che alcuni inquilini necessitano anche di servizi capaci di occuparsi delle loro condizioni di fragilità.

Da qui la decisione di introdurre un nuovo modello di assistenza. «AREA dal prossimo anno istituirà la gestione sociale in modo sperimentale», ha annunciato l’amministratore unico. Il progetto prevede di affiancare al servizio tecnico-amministrativo un’attività di supporto sociale agli utenti, attraverso interventi di mediazione, presa in carico delle situazioni più complesse e accompagnamento all’abitare.

L’obiettivo è superare una concezione dell’edilizia pubblica limitata alla sola disponibilità di un immobile, prestando maggiore attenzione alle esigenze delle persone e alla qualità delle relazioni all’interno delle comunità.

La presidente della Regione Alessandra Todde ha richiamato la necessità di affrontare il tema dell’abitare attraverso politiche capaci di rispondere alle diverse esigenze dei territori.

Nel suo intervento ha citato il quartiere Sant’Elia di Cagliari, sottolineando l’importanza degli investimenti nella riqualificazione urbana per superare le condizioni di isolamento che in passato lo hanno caratterizzato e favorirne una maggiore integrazione nel resto della città.

La presidente ha inoltre evidenziato come la questione abitativa non riguardi esclusivamente l’edilizia residenziale pubblica, ma coinvolga anche altre categorie di cittadini. Tra le necessità richiamate figurano gli alloggi per gli studenti e le difficoltà dei lavoratori nelle località turistiche, come Olbia, dove la disponibilità di abitazioni rappresenta una criticità.

Un insieme di problematiche che, secondo Todde, richiede una visione complessiva e interventi coordinati, capaci di coniugare riqualificazione urbana, servizi e qualità della vita.

Il presidente di Federcasa Marco Buttieri ha posto l’attenzione sull’evoluzione del ruolo dell’edilizia residenziale pubblica, che nel corso degli anni ha ampliato la propria funzione sociale. Se in passato le case popolari erano destinate principalmente a sostenere le esigenze abitative dei lavoratori, oggi rappresentano anche uno strumento di supporto per persone e famiglie che attraversano situazioni di difficoltà economica e sociale.

Buttieri ha inoltre richiamato l’importanza del Piano Casa e la necessità di accelerare gli interventi per offrire risposte a chi non dispone di un’abitazione. Il convegno, moderato dal giornalista Ottavio Olita, si è articolato in due sessioni dedicate alla gestione sociale dell’abitare e alle trasformazioni della società.

Al dibattito hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, amministratori ed esperti, tra cui l’assessore regionale ai Lavori pubblici Antonio Piu, la presidente di ANCI Sardegna Daniela Falconi e il presidente dell’associazione spagnola dei gestori pubblici della casa José María Escolástico.

Dal confronto è emersa la necessità di affiancare agli investimenti nell’edilizia residenziale pubblica politiche sociali capaci di rispondere ai cambiamenti demografici e alle nuove forme di fragilità. Una sfida che riguarda non soltanto la disponibilità di alloggi, ma anche la possibilità di costruire comunità più inclusive e garantire condizioni di vita dignitose.

 

 

 

@Letizia Demontis


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