A Palazzo Baldeschi di Perugia una grande esposizoone artistica mette in dialogo i linguaggi dell’arte contemporanea con l’eredità universale del Santo di Assisi, nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della sua morte. A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi la sua figura continua a esercitare una forza straordinaria sull’immaginario, sulla cultura e sulla sensibilità contemporanea; è proprio da questa sorprendente capacità di attraversare i secoli che nasce “San Francesco Nostro Contemporaneo. Tra Arte e Spiritualità”, la nuova grande mostra d’arte promossa da Fondazione Perugia e ospitata nelle sale di Palazzo Baldeschi fino al 1° novembre 2026. Un progetto espositivo di particolare rilievo che, attraverso il confronto tra opere storiche e contemporanee, propone una rilettura della figura del Santo al di là delle tradizionali narrazioni agiografiche.
L’obiettivo è quello di interrogare l’eredità spirituale, culturale e civile di Francesco attraverso i linguaggi dell’arte, cercando, nelle opere di alcuni tra i maggiori protagonisti del novecento e dei primi decenni del duemila, quelle domande che ancora oggi rendono il suo messaggio straordinariamente attuale. La mostra d’arte, nasce dalla collaborazione tra Fondazione Perugia e la Galleria Nazionale dell’Umbria ed è curata da Costantino D’Orazio, direttore della stessa Galleria Nazionale dell’Umbria; il progetto ha inoltre ottenuto i patrocini del Ministero della Cultura, del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, della Regione Umbria e del Comune di Perugia. San Francesco, morto nel 1226 e proclamato santo appena due anni dopo, è molto più di una figura fondamentale della storia religiosa, nei secoli la sua immagine è diventata un vero e proprio archetipo universale, capace di parlare anche alla società contemporanea attraverso valori oggi particolarmente urgenti: il rapporto armonioso tra l’essere umano e la natura, l’attenzione verso gli ultimi, il rispetto per ogni forma di vita, il dialogo tra le creature e la ricerca di una dimensione più autentica dell’esistenza. È proprio questo patrimonio di idee e di sensibilità a costituire il nucleo della mostra d’arte. Il percorso espositivo si sviluppa nelle sale di Palazzo Baldeschi come un articolato viaggio attraverso linguaggi, epoche e visioni differenti, dimostrando come l’arte contemporanea abbia raccolto, talvolta in maniera esplicita e altre volte attraverso affinità più profonde, l’eredità del pensiero francescano.
“Con questa mostra Fondazione Perugia conferma il proprio impegno nel promuovere progetti culturali capaci di mettere in dialogo il patrimonio storico e l’arte contemporanea, valorizzando al tempo stesso l’identità e la storia del territorio”, afferma Alcide Casini, presidente di Fondazione Perugia. “In occasione degli ottocento anni dalla morte di san Francesco, abbiamo voluto offrire al pubblico una prospettiva nuova su una figura centrale per l’Umbria e per la cultura universale”. Tra le opere in mostra si incontrano i materiali poveri e intensamente evocativi di Alberto Burri, la profonda tensione spirituale della ricerca di William Congdon, le sculture di Mimmo Paladino e le potenti installazioni di Jannis Kounellis, nelle quali la materia stessa diventa spesso veicolo di memoria, sofferenza e trascendenza. Un posto di particolare rilievo è occupato dalla celebre “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto, una delle opere simbolo dell’arte italiana contemporanea. Il confronto tra la bellezza ideale della figura classica e l’accumulo degli abiti dismessi diventa una riflessione sulla complessa relazione tra natura e artificio, tra permanenza e trasformazione, tra memoria e consumo. Diretto è invece il confronto di Emilio Isgrò con l’universo francescano; le sue celebri cancellature concettuali, che non rappresentano una distruzione delle parole ma, al contrario, una forma di protezione e di concentrazione del loro significato, vengono applicate anche al Cantico delle Creature, uno dei testi più alti e rivoluzionari della tradizione letteraria italiana. Al Cantico è dedicato anche il dittico “In Lumine Dei” di Omar Galliani, nel quale la parola e l’immagine si incontrano sulla preziosa superficie dorata delle tavole. Accanto al testo inciso compare la figura di una donna vista di spalle, in un’opera che affronta il tema dell’esperienza del divino attraverso una concezione della luce non come semplice oggetto di contemplazione, ma come presenza diffusa, capace di attraversare ogni forma del vivente e di trasformare il corpo in spazio di accoglienza e possibile manifestazione del sacro. La figura di San Francesco emerge in modo più esplicito anche nelle opere di Gerardo Dottori, mentre altri artisti affrontano, attraverso sensibilità profondamente diverse, questioni che trovano una naturale corrispondenza con il messaggio francescano. È il caso di Marina Abramović, Mario Ceroli, Giuseppe Penone, Nicola Samorì, Luigi Serafini, Kiki Smith, Bruno Ceccobelli e Maurizio Cattelan. Il rapporto tra l’uomo e la natura, la precarietà della condizione umana, il mistero della vita e della morte, il senso del sacro nel mondo contemporaneo diventano così i grandi temi di un percorso che non intende proporre una semplice celebrazione, ma costruire un dialogo vivo tra passato e presente. In mostra anche “Tentativo di volo” di Gino De Dominicis, opera emblematica di una ricerca che ha spesso indagato i confini dell’esistenza e il desiderio umano di superare i propri limiti. Il percorso comprende inoltre lavori di Giuseppe Uncini, Leoncillo, Sabrina Mezzaqui, Flavio Favelli e Serse, accanto a manufatti più antichi, come medaglie devozionali e reliquiari, testimonianza della straordinaria diffusione del culto di san Francesco nel corso dei secoli.
A completare l’esposizione è un importante nucleo di dieci opere grafiche provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, firmate da alcuni protagonisti assoluti della storia dell’arte moderna, tra cui Paul Cézanne, Jean Cocteau, Alberto Giacometti, Mario Sironi, Odilon Redon, Maurice Denis, Marc Chagall, Paul Gauguin, Pablo Picasso e Henri Rousseau. La ricchezza e l’ampiezza dei prestiti costituiscono uno degli elementi distintivi della mostra d’arte.. Tra le istituzioni che hanno collaborato al progetto figurano il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la Custodia Generale del Sacro Convento di Assisi, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, la Fondazione Pistoletto Cittadellarte e la Pro Civitate Christiana. “San Francesco Nostro Contemporaneo” non è dunque soltanto una mostra dedicata a un anniversario storico, è soprattutto una riflessione sul presente, sulle grandi questioni che attraversano la nostra epoca e sulla possibilità che l’arte possa ancora offrire nuovi strumenti per osservare il mondo. A otto secoli dalla sua morte, Francesco d’Assisi continua così a essere, paradossalmente, un uomo profondamente contemporaneo; il suo messaggio di fraternità, di rispetto per la natura e di attenzione verso la fragilità dell’esistenza torna a risuonare attraverso le opere di artisti appartenenti a epoche e culture differenti.
Nelle sale di Palazzo Baldeschi, la storia e la contemporaneità si incontrano, dando vita a un percorso nel quale l’arte diventa luogo di interrogazione e di confronto. Un invito a guardare alla figura di San Francesco non come a un’immagine consegnata definitivamente al passato, ma come a una presenza ancora capace di porre domande fondamentali al nostro tempo. Nota decrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.
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