“Opporsi ai grandi impianti solari per principio significa condannarsi al fossile e lasciare spazio alla speculazione edilizia tradizionale. Quando un progetto rispetta la pianificazione, tutela le matrici idriche, arricchisce la biodiversità e restituisce risorse concrete alle scuole della città, la transizione ecologica diventa un’opportunità reale. Ci auguriamo che le piantumazioni, i bacini di scolo e i cantieri alla scuola Buzzolla vengano eseguiti a regola d’arte, nell’augurio che l’energia del sole diventi sempre più un bene comune dei cittadini del Delta”. A dirlo, Legambiente Delta del Po, guidata dal presidente Ermes Bolzon, in merito al decreto del direttore della Direzione energia della Regione Veneto del 27 agosto con il quale è stato emesso il Provvedimento autorizzatorio unico regionale alla ditta Opr sun 4 srl di Milano per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico “Ca’ Bianca”, della potenza di 24,9 MW. “L’impianto – si legge nell’atto – sorgerà a circa tre chilometri a est del centro abitato, in prossimità della località Ca’ Bianca, su una superficie di circa 34 ettari, interamente in area classificata industriale”.
“La superficie captante dei pannelli fotovoltaici è pari a 114.375 metri quadrati. E’ prevista l’installazione di 36.288 moduli fotovoltaici bifacciali, con potenza nominale pari a 685 Wp”.
Con questa autorizzazione, rimarca Legambiente, “torna al centro del dibattito locale il tema dei grandi impianti solari a terra. Come associazione ambientalista, ribadiamo da sempre una linea chiara: la transizione ecologica e la fuoriuscita dai combustibili fossili non sono negoziabili, ma vanno perseguite con rigore progettuale, rispetto degli strumenti urbanistici e ricadute dirette e tangibili per le comunità locali. Troppo spesso la discussione pubblica sul fotovoltaico scivola in slogan precotti: ‘consuma suolo fertile’, ‘rovina il paesaggio’, ‘inquina l’acqua’ o ‘è solo speculazione senza ritorni per il territorio’. L’analisi puntuale degli elaborati tecnici e della convenzione urbanistica legata a Ca’ Bianca dimostra invece come un impianto ben congegnato possa essere un modello di sostenibilità a 360 gradi”.
Legambiente evidenzia come “nel caso di Ca’ Bianca la realtà amministrativa e urbanistica è radicalmente diversa: l’impianto insiste all’interno dell’Ato 1.5, un comparto che il Piano di assetto del territorio e il Piano degli interventi hanno classificato e destinato a zona industriale/produttiva (Zona D): se non vi fosse il solare, quell’area sarebbe prima o poi destinata a capannoni industriali, asfalto, piazzali per la logistica e impermeabilizzazioni irreversibili. L’impianto fotovoltaico agisce all’opposto: mette in sicurezza e ‘congela’ il suolo per i 30 anni della sua vita utile. Sotto i moduli non vi sarà alcuna colata di calcestruzzo: i sostegni degli inseguitori (tracker) sono semplici profilati in acciaio zincato infissi a secco nel terreno per battitura a 2,5 metri di profondità. Il terreno interfilare e sottostante non sarà impermeabilizzato, ma mantenuto a prato stabile inerbito gestito con periodici sfalci meccanici, senza alcun impiego di diserbanti chimici o pesticidi. Per trent’anni quel suolo beneficerà di un riposo agronomico totale, ricostituendo sostanza organica e biodiversità microbica. A fine ciclo, il piano di ripristino prevede lo smantellamento integrale e il ritorno allo stato originario, mentre le siepi perimetrali rimarranno a dimora per sempre”.
“Inoltre, l’impianto si inserisce nel paesaggio con una progettazione agronomica specialistica: 3 chilometri di fasce mitigative a verde a doppio filare (per circa 2,7 ettari complessivi e oltre 1.500 piante messe a dimora)”.
C’è poi il tema compensazioni, “uno dei punti qualificanti dell’accordo tra Comune di Adria e proponente”, rimarca Legambiente: Opr Sun 4 “finanzierà e realizzerà direttamente a propria cura e spese interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico per un importo di 250mila euro” della scuola media annessa al Conservatorio Buzzolla, con installazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura dell’edificio scolastico, coibentazione termica del tetto e sostituzione integrale dei serramenti/infissi. E, si precisa, “i lavori sulla scuola dovranno partire entro 6 mesi dall’avvio del cantiere del campo fotovoltaico. I proventi della transizione energetica andranno così a tagliare le bollette comunali e a rendere più confortevole e sostenibile un plesso scolastico ed educativo storico della città”.
Ma c’è chi dice no: per il Movimento 5 stelle di Adria “250mila euro di compensazioni non possono diventare lo specchio per le allodole”. Infatti, secondo i pentastellati “una scuola più efficiente è un beneficio concreto, ma non può essere utilizzata come giustificazione per considerare automaticamente positivo un intervento che modifica in modo significativo il territorio. Non siamo contrari al fotovoltaico. Siamo contrari all’idea che la transizione energetica debba necessariamente passare dal consumo di suolo agricolo. Perché arrivare oggi a considerare un intervento privato come l’occasione per fare ciò che un’amministrazione pubblica avrebbe dovuto programmare e realizzare utilizzando anche le risorse pubbliche disponibili? Il problema, quindi, non sono i 250 mila euro. Il problema è la prospettiva. Le opere compensative non devono diventare una sorta di “prezzo” con cui si accetta la trasformazione irreversibile di ettari di territorio. Perché un pannello può essere rimosso, una scuola può essere riqualificata, ma il territorio agricolo consumato e trasformato non torna semplicemente alla condizione precedente. Il rischio che denunciamo è semplice: privatizzare i profitti e scaricare sulla collettività i costi della trasformazione del territorio. La transizione energetica è necessaria. Il fotovoltaico è necessario. L’efficientamento delle scuole è necessario. Ma proprio perché questi obiettivi sono importanti, dobbiamo perseguirli nel modo giusto: prima di tutto sui tetti degli edifici, sulle aree già urbanizzate, sulle superfici impermeabilizzate, sulle aree industriali e dismesse, riducendo al minimo il consumo di suolo agricolo. Non possiamo limitarci a guardare i 250 mila euro destinati alla scuola e ignorare i 34 ettari interessati dal progetto. Perché il vero interrogativo non è quanto riceve il Comune come compensazione, ma quanto vale per la comunità il territorio che viene trasformato. Il M5S di Adria continuerà a sostenere una transizione energetica che produca benefici per la collettività, ma senza trasformare le campagne del Polesine in una distesa di impianti e senza confondere le compensazioni con un’autorizzazione a consumare territorio”.
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