Cinque regioni chiamate a unire imprese, ricerca e territori
📌 FLASH NEWS – CNA Umbria propone un Patto per l’innovazione tra Umbria, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo per rafforzare imprese e territori in vista della programmazione UE 2028-2034 e del rischio di una gestione centralizzata dei fondi Ue
Un’alleanza tra cinque regioni per affrontare la nuova fase UE
Un Patto per l’innovazione del Centro Italia capace di riunire Umbria, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo per dare maggiore forza alle esigenze delle imprese e dei territori. È la proposta avanzata dalla CNA Umbria, che punta alla costruzione di un’alleanza tra istituzioni regionali, camere di commercio, associazioni di categoria e università.
L’iniziativa nasce in vista della futura programmazione dei fondi strutturali europei 2028-2034 e dalla preoccupazione dell’associazione per una possibile drastica riduzione delle risorse disponibili e per un cambiamento delle modalità con cui queste verranno amministrate.
Il presidente regionale della CNA, Michele Carloni, ha già presentato formalmente la proposta agli interlocutori umbri a nome dell’organizzazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese della regione. L’obiettivo è muoversi rapidamente, prima che il nuovo quadro delle politiche europee di sviluppo assuma una configurazione definitiva.
Il nodo della programmazione europea 2028-2034
Al centro dell’iniziativa c’è la discussione sulla nuova stagione dei fondi strutturali. Secondo quanto evidenziato dalla CNA, il confronto europeo e nazionale è aperto ormai da circa un anno e potrebbe condurre a una forte semplificazione degli strumenti finanziari oggi disponibili.
Lo scenario richiamato dall’associazione prevede la possibile concentrazione delle risorse in due grandi fondi. Uno sarebbe amministrato direttamente dalla Commissione europea, mentre l’altro sarebbe affidato ai governi nazionali.
Un cambiamento di questa portata potrebbe modificare profondamente il ruolo delle Regioni nella gestione delle politiche per lo sviluppo. Per l’Umbria, secondo CNA, la questione assume un peso particolare proprio per le dimensioni territoriali ed economiche della regione.
Carloni sottolinea infatti il rischio che gli strumenti destinati a sostenere crescita, innovazione delle imprese e sviluppo territoriale possano essere amministrati prevalentemente attraverso i ministeri, seguendo modelli già sperimentati con il Pnrr o, in forme differenti, con il Feasr e il Complemento di sviluppo rurale.
Il timore di una minore capacità decisionale dell’Umbria
La conseguenza temuta dalla CNA è una riduzione delle risorse direttamente gestibili dall’Umbria e, parallelamente, una diminuzione della capacità del territorio di incidere sulle scelte riguardanti gli investimenti.

Per l’associazione delle imprese artigiane e delle piccole e medie aziende, la questione non riguarda soltanto l’entità dei finanziamenti. Riguarda anche la possibilità di costruire strumenti calibrati sulle caratteristiche del sistema produttivo regionale, composto in larga misura da realtà imprenditoriali di dimensioni contenute.
Da qui nasce la necessità, secondo CNA, di costruire un fronte più ampio. La dimensione regionale, considerata singolarmente, potrebbe infatti risultare insufficiente in uno scenario nel quale altri territori stanno già elaborando strategie comuni.
Le Regioni del Nord hanno già stretto un accordo
La CNA richiama quanto sta avvenendo nelle aree maggiormente industrializzate del Paese. Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna hanno sottoscritto il Distretto manifatturiero unico del Nord, concepito come una cabina di regia attraverso la quale elaborare strategie condivise sulle principali politiche industriali.
Tra i temi indicati figurano credito, innovazione, ricerca, talenti e semplificazione. Sullo sfondo ci sono inoltre l’ipotesi di ampliamento della Zes a questa area geografica, il confronto sulla programmazione europea 2028-2034 e la volontà di contrastare una gestione eccessivamente centralizzata delle politiche di sviluppo.
Per CNA Umbria, questa iniziativa dimostra quanto sia importante arrivare preparati al nuovo scenario. Presentarsi separatamente potrebbe indebolire la capacità negoziale delle regioni centrali.
Il Centro Italia rischia di presentarsi diviso
Secondo l’analisi dell’associazione, le Regioni meridionali potranno presumibilmente continuare a beneficiare di strumenti e fondi legati alle loro specifiche condizioni economiche e strutturali. In mezzo, invece, potrebbe trovarsi un Centro Italia privo di una strategia unitaria.
È proprio questo il rischio che il Patto proposto da CNA intende evitare. L’alleanza dovrebbe mettere attorno allo stesso tavolo Umbria, Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo, creando una massa territoriale ed economica più consistente e quindi potenzialmente più capace di rappresentare le proprie necessità nei confronti del Governo e delle istituzioni europee.
La proposta arriva inoltre in una fase che CNA considera particolarmente complessa per il sistema produttivo, condizionato dalle crisi internazionali e dalle loro ripercussioni sui costi sostenuti dalle aziende.
Energia e carburanti pesano sulle attività produttive
L’associazione richiama in particolare gli aumenti dei carburanti, dell’energia e dei beni di prima necessità, elementi che si aggiungono alle difficoltà affrontate dalle imprese negli ultimi anni.
Le aziende umbre, in questa fase, sono impegnate sia nella gestione ordinaria delle attività sia nell’utilizzo dei numerosi bandi e incentivi concentrati in questa parte dell’anno. A questo quadro si aggiungono le preoccupazioni per le prospettive dell’autunno e per le indicazioni relative a un possibile ulteriore incremento del costo del gas.
Per CNA diventa quindi necessario lavorare contemporaneamente sul presente e sul medio-lungo periodo. Da una parte occorre sostenere le imprese nelle difficoltà contingenti; dall’altra bisogna preparare il territorio ai cambiamenti che potrebbero interessare le politiche europee dal 2028.
Nel Patto anche camere di commercio e università
Il progetto delineato da Michele Carloni non dovrebbe limitarsi a un’intesa istituzionale tra amministrazioni regionali. CNA propone il coinvolgimento diretto delle associazioni di categoria, delle camere di commercio e delle università.
L’obiettivo è costruire una piattaforma condivisa capace di individuare priorità comuni sul fronte dell’innovazione, dello sviluppo produttivo e della competitività.
Una collaborazione di questo tipo, nelle intenzioni dell’associazione, potrebbe successivamente estendersi ad altre questioni considerate decisive per il futuro dell’Italia centrale.
Tra queste figurano in particolare le infrastrutture, con il completamento della E78 e il miglioramento dei collegamenti dell’Umbria con la rete ferroviaria ad alta velocità.
Innovazione e dimensione delle imprese al centro della proposta
Uno dei punti centrali indicati dalla CNA riguarda la produttività del sistema economico umbro. Per aumentarla, secondo l’associazione, occorre intervenire su due direttrici strettamente collegate: capacità di innovazione e crescita dimensionale delle aziende.
L’Umbria è caratterizzata soprattutto dalla presenza di imprese molto piccole. La prospettiva indicata da CNA è favorire negli anni futuri un processo attraverso il quale una parte delle microimprese possa diventare piccola impresa, le piccole possano raggiungere una dimensione media e le medie possano ulteriormente svilupparsi.
Un percorso che, secondo l’associazione, necessita di sostegni differenziati e adeguati alle caratteristiche delle singole realtà produttive, evitando strumenti troppo uniformi rispetto a un tessuto economico composto da aziende con strutture ed esigenze diverse.
La sfida dei giovani formati nelle università
La crescita delle imprese viene collegata anche alla capacità dell’Umbria di trattenere professionalità qualificate. Secondo CNA, innovazione e maggiore dimensione aziendale potrebbero creare condizioni più favorevoli all’inserimento delle figure professionali formate dall’università che oggi non riescono a trovare una collocazione adeguata nel territorio regionale.
Lo stesso processo potrebbe aumentare la capacità dell’Umbria di attirare competenze provenienti dall’esterno, rafforzando il sistema produttivo e alimentando nuovi percorsi di innovazione.
Il tema del capitale umano viene quindi inserito in una strategia più ampia nella quale formazione, ricerca, imprese e istituzioni dovrebbero operare in maniera maggiormente coordinata.
CNA chiede di aprire rapidamente il confronto
La proposta della CNA punta ora all’apertura di un confronto tra i soggetti interessati. Per Michele Carloni, i tempi disponibili impongono di avviare rapidamente il lavoro sul Patto per l’innovazione, soprattutto considerando che altre aree del Paese hanno già iniziato a organizzarsi attraverso accordi sovraregionali.
L’obiettivo dichiarato è evitare che l’Umbria e, più complessivamente, il Centro Italia affrontino separatamente una fase destinata a incidere sulle politiche industriali e territoriali dei prossimi anni.
Per l’associazione, mettere insieme cinque Regioni potrebbe consentire di rappresentare con maggiore peso le necessità delle imprese, coordinare le politiche sull’innovazione e aprire una collaborazione stabile anche sulle infrastrutture e sui collegamenti.
La prospettiva indicata dalla CNA è dunque quella di una strategia comune del Centro Italia che permetta all’Umbria di rafforzare la propria posizione nella futura programmazione europea, sostenere la crescita delle aziende e contrastare il rischio di una progressiva marginalizzazione economica e territoriale.
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