Per la GFIA, assicuratori, istituzioni, imprese e cittadini devono spostare il baricentro dalla gestione del danno alla riduzione preventiva del rischio. Non solo per il contenimento delle perdite, ma per poter garantire nel tempo coperture assicurative accessibili nelle aree più esposte
Nel dibattito sulle catastrofi naturali l’assicurazione viene spesso considerata soprattutto come lo strumento che interviene dopo il sinistro, per indennizzare i danni e sostenere la ricostruzione. È una funzione essenziale, ma non più sufficiente. Con l’aumento della frequenza e dell’intensità di alluvioni, siccità, incendi boschivi, tempeste e ondate di calore, la prevenzione non può restare un’attività accessoria: deve diventare un pilastro della resilienza sociale ed economica e, al tempo stesso, della sostenibilità tecnica del mercato assicurativo.
È il messaggio che emerge dal report pubblicato a settembre 2026 dalla Global Federation of Insurance Associations (GFIA), Prevention as a Strategic Pillar of Societal and Sectoral Resilience: insurers as key players. Il documento invita a passare da una logica reattiva, concentrata sulla risposta all’evento, a una logica proattiva, orientata ad anticipare i rischi, limitarne l’esposizione e ridurne la severità prima che il danno si produca.
Un costo climatico sempre più rilevante
Il punto di partenza è il peso crescente delle perdite legate agli eventi estremi. Secondo i dati richiamati dalla GFIA, nel 2025 si sono verificati 190 grandi eventi climatici, che hanno generato 107 miliardi di dollari di danni assicurati e 220 miliardi di dollari di perdite economiche complessive. La quota assicurata ha raggiunto il 49%, mentre nell’ultimo decennio la quota media non assicurata è stata pari al 58%. Il dato segnala, da un lato, una maggiore presenza della copertura assicurativa; dall’altro, la permanenza di un rilevante gap di protezione.
Gli incendi di Palisades ed Eaton, nella California meridionale, e l’alluvione di Valencia dell’ottobre 2024 sono richiamati come esempi concreti di una dinamica che mette sotto pressione famiglie, imprese, conti pubblici e capacità assicurativa. Il fenomeno riguarda in modo particolare l’Europa, indicata dal report come il continente nel quale la temperatura sta aumentando più rapidamente, a un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale.
In questo contesto, la prevenzione ha una funzione che va oltre la riduzione immediata del danno. Interventi efficaci di mitigazione possono contenere la volatilità dei sinistri, migliorare le caratteristiche del rischio sottostante e contribuire a preservare nel tempo l’appetito al rischio degli assicuratori. Il risultato atteso è una maggiore continuità dell’offerta di copertura, anche nelle aree dove l’assicurabilità rischia altrimenti di restringersi.
Un ruolo più articolato per l’assicurazione
Il report propone una precisazione importante: prevenzione, underwriting e tariffazione basata sul rischio sono strettamente collegati, ma non coincidono. Sarebbe fuorviante sostenere che ogni investimento preventivo debba tradursi automaticamente in premi più bassi. In zone ad alta esposizione, infatti, una corretta rappresentazione tecnica del rischio può comunque condurre a premi elevati, talvolta difficilmente sostenibili.
Allo stesso modo, non è sufficiente ridurre il prezzo della copertura per produrre automaticamente comportamenti più prudenti. La leva tariffaria può contribuire a incentivare l’adozione di misure di resilienza, ma deve essere inserita in un disegno più ampio, che comprenda informazione, incentivi pubblici, pianificazione territoriale, standard edilizi e investimenti infrastrutturali.
La GFIA individua quindi un ruolo più articolato per gli assicuratori. Le compagnie non sono soltanto soggetti chiamati a valutare e trasferire il rischio, ma possono contribuire alla sua conoscenza attraverso dati sui sinistri, analisi di portafoglio, modelli catastrofali e collaborazioni con organismi scientifici. Queste informazioni possono supportare le strategie pubbliche di adattamento climatico, le scelte urbanistiche e le decisioni di investimento di imprese e cittadini.
Un esempio citato riguarda la Francia, dove i dati relativi ai sinistri da siccità vengono integrati nei sistemi pubblici di mappatura. L’obiettivo è migliorare la conoscenza del rischio connesso al ritiro-rigonfiamento delle argille e distinguere le aree potenzialmente vulnerabili da quelle nelle quali la sola presenza di suoli argillosi non si traduce necessariamente in danni.
Imprese: resilienza operativa e continuità aziendale
Per le imprese, la prevenzione coincide anzitutto con la capacità di proteggere gli asset e di garantire la continuità operativa. Il report suggerisce un approccio fondato sulla valutazione del rischio climatico a livello aziendale, sulle analisi specifiche per singolo sito, sugli audit di resilienza supportati dagli assicuratori e sulla modellizzazione catastrofale.
Le misure concrete possono comprendere il rinforzo delle coperture, il miglioramento dei sistemi di drenaggio, l’installazione di barriere contro le alluvioni, la protezione contro gli incendi boschivi e la predisposizione di procedure di business continuity. Non si tratta soltanto di opere difensive: l’obiettivo è individuare gli interventi che, a parità di risorse disponibili, producono la maggiore riduzione del potenziale di danno.
La collaborazione con il mercato assicurativo assume qui una valenza strategica. Le imprese possono utilizzare le competenze di risk engineering, i modelli di valutazione e le analisi di esposizione messi a disposizione da assicuratori e associazioni di settore per orientare le priorità di investimento. Il rapporto sottolinea inoltre l’utilità di un dialogo stabile con associazioni imprenditoriali, camere di commercio, professionisti del settore immobiliare, costruttori e organizzazioni ambientali.
Cittadini e abitazioni: informazione, incentivi e trasparenza
Sul piano individuale, l’obiettivo è favorire comportamenti consapevoli e accrescere la protezione delle abitazioni. La GFIA attribuisce rilievo ai programmi di educazione al rischio climatico, alle campagne informative, alle guide operative per la protezione della casa e alla diffusione di strumenti trasparenti per conoscere il livello di esposizione territoriale.
Tra gli esempi riportati vi è l’esperienza australiana, dove assicuratori, Resilient Building Council e governo federale hanno sviluppato sistemi di valutazione della resilienza degli immobili. Tali rating aiutano i proprietari a comprendere quali interventi di rafforzamento dell’edificio possano essere utili e consentono agli assicuratori di valorizzare gli investimenti in resilienza nelle proprie valutazioni.
Negli Stati Uniti, l’Insurance Institute for Business & Home Safety (IBHS) ha sviluppato i programmi FORTIFIED e Wildfire Prepared Home, dedicati rispettivamente alla resistenza degli edifici agli eventi meteorologici estremi e alla mitigazione del rischio incendio. Il report richiama uno studio sull’uragano Sally, secondo il quale le abitazioni costruite o adeguate secondo gli standard FORTIFIED hanno registrato sinistri da vento meno numerosi e meno gravi rispetto alle costruzioni convenzionali. Le analisi successive agli incendi di Los Angeles del 2025 indicano inoltre che la ricostruzione secondo lo standard Wildfire Prepared Home potrebbe ridurre di circa un terzo le perdite attese da incendio boschivo.
Sono esempi che mostrano come la prevenzione possa rendere il rischio più gestibile. Non eliminandolo, naturalmente, ma riducendo le probabilità di danno e la sua intensità, con possibili effetti sulla disponibilità della copertura nel medio-lungo periodo.
Il ruolo delle istituzioni
Il documento riserva una parte centrale alle responsabilità di governi e autorità locali. La pianificazione del territorio e le scelte di zonizzazione incidono direttamente sull’esposizione futura. Consentire nuovo sviluppo edilizio in aree ad alto rischio, senza adeguate opere di mitigazione, può aggravare simultaneamente la pressione sulle finanze pubbliche e le difficoltà del mercato assicurativo.
Per questa ragione, le valutazioni sul rischio climatico dovrebbero essere integrate nella pianificazione urbanistica e territoriale, con restrizioni anche rigorose alle nuove costruzioni nelle zone maggiormente esposte alle alluvioni. Il report richiama inoltre l’esigenza di favorire partenariati pubblico-privati, nei quali dati, competenze e capacità di investimento possano essere messi a sistema e replicati su scala più ampia.
Gli incentivi fiscali possono rafforzare questo percorso. In Grecia, ad esempio, è stata prevista una riduzione del 20% dell’imposta immobiliare per le abitazioni assicurate contro terremoto, incendio e alluvione, purché la copertura sia commisurata al valore integrale di ricostruzione del fabbricato, escluso il terreno. Negli Stati Uniti, varie amministrazioni statali e locali utilizzano crediti d’imposta, contributi e finanziamenti agevolati per sostenere interventi quali il rinforzo delle coperture, la difesa dagli incendi boschivi e la mitigazione del rischio alluvionale.
La GFIA segnala anche un principio di particolare rilievo sotto il profilo delle politiche pubbliche: l’assistenza pubblica successiva all’evento dovrebbe essere coordinata con misure preventive adottate prima dell’evento e con l’esistenza di una copertura assicurativa. L’obiettivo è ridurre il moral hazard e rafforzare una gestione responsabile del rischio, evitando che l’attesa dell’intervento pubblico disincentivi prevenzione e assicurazione.
Dalla liquidazione alla resilienza
In conclusione, la prevenzione non sostituisce l’assicurazione basata sul rischio, né può rimpiazzare una corretta pianificazione territoriale o gli investimenti pubblici nelle infrastrutture. Deve piuttosto operare insieme a questi elementi, in una logica di responsabilità condivisa.
Per il settore assicurativo questo comporta un’evoluzione di ruolo. Le compagnie restano fornitori di protezione finanziaria, ma diventano anche partecipanti a un più ampio ecosistema della resilienza: collaborano con istituzioni, imprese, comunità scientifica e cittadini per ridurre il rischio prima che si trasformi in sinistro.
La prevenzione, in questa prospettiva, non è semplicemente una misura tecnica o un capitolo della sostenibilità. È una condizione per contenere i costi umani ed economici delle catastrofi naturali, ridurre i gap di protezione e conservare l’assicurabilità di persone, beni e attività economiche in un contesto climatico sempre più instabile.
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